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Ammalati di velocità e prestazione: una cura rinsavente per il cuore e per l'anima

Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2015

Oggi ho creato l'immagine seguente, con in calce alcune mie riflessioni:

Slow is better

Chi ormai conosce il mio blog e i miei scritti, potrebbe aver riconosciuto nelle frasi «Ama chi è con te. Ama quel che sei. Ama quel che fai» i punti conclusivi del mio "Libero Decalogo" dell'ormai lontano giugno 2008, a cui rimando. Ma procediamo con ordine, partendo dal titolo di questo articolo, che inizia con: "Ammalati di velocità e prestazione"...

E' mia opinione che le società moderne, dalla rivoluzione industriale in poi, hanno rincorso sempre di più il mito della “velocità” e della “prestazione”, caratteristiche intrinseche del sistema produttivo scriteriato alla base dei sistemi economici capitalistici (ovvero produrre sempre di più, indipendentemente dai bisogni e dalla risorse): tale mito è entrato sempre di più nella cultura dei popoli industrializzati, sino a diventare un pilastro del modo di pensare e di vivere di ogni persona, non soltanto negli aspetti lavorativi, ma anche in quelli relazionali, privati e persino intimi.

Tempo addietro pubblicai il “decalogo Slow-Internet” di Giulio Ripa, che è mosso da una severa e ragionata critica alle reti di comunicazioni sempre più veloci e pervasive, di cui può essere emblematico il nuovo totem contemporaneo che incarna “velocità” e “prestazione”, intimamente connesso alla vita delle persone, ovvero Facebook, a cui ho dedicato alcune riflessioni.

La velocità, però, ha il suo prezzo da pagare, che spesso è quello di non lasciare nemmeno il tempo di ragionare e di valutare, concedendo poco spazio a un giudizio autonomo e consapevole della qualità dei prodotti e delle possibili conseguenze dei comportamenti (le società consumistiche funzionano tanto meglio quanto più le persone riducono se stesse a consumatori acritici). Si pensi ad esempio al movimento culturale internazionale “Slow food”, nel quale la parola “slow” (lento) assume un valore positivo e contrapposto a “fast” (veloce): il “fast-food” è cibo-spazzatura e dannoso, lo “slow-food” è cibo di qualità e salutare.

Scrive Daisaku Ikeda, nel libro “Campanello d'allarme per il XXI secolo”: «Ogni passo in più lungo la strada sbagliata ci distoglie ulteriormente dalla giusta meta. Porci sulla rotta suggerita dalla saggezza riveste un peso ormai determinante. Non giova correre, ma al contrario procedere secondo una direzione corretta e ragionata. Shakyamuni e i suoi discepoli, Confucio, Socrate, Platone e innumerevoli altri grandi del passato fruivano di un bagaglio di nozioni decisamente più limitato del nostro, nonché di un complesso di beni materiali assai meno copioso di quello a disposizione della società moderna. Essi però sapevano, molto meglio di noi, quale fosse il modo più armonioso e realistico di condurre l'esistenza. Abbiamo il dovere di ammirarli e di emularli sul piano spirituale in tutte le nostre azioni, giacché si avvalevano di qualcosa di assai più profondo, di superiore a ciò che possiede l'uomo oggi.
Del resto, anche oggi le persone più serene ed equilibrate sono quelle che lavorano e lottano per il benessere dei familiari e degli amici, incuranti del denaro e della fama, opponendosi al turbamento e al disagio spirituali che caratterizzano tutte le società tecnologico-scientifiche, d'impronta spiccatamente materialistica. I loro volti esprimono la felicità interiore, e sebbene a livello individuale gli uomini non abbiano il potere di assicurare progressi rapidi e dalla prospettiva ampia, solo loro sono realmente in grado di mutare il corso delle cose. Dal momento che il numero delle persone si incammina sulla giusta strada tende costantemente ad aumentare, a poco a poco le società adotteranno una linea di condotta incentrata sull'uomo e sulla dignità umana.»

Mi sono posto una domanda: a chi giova correre e rincorrere la vita, come un automobilista che sfreccia a tutta velocità rischiando di farsi molto male al primo imprevisto, se non peggio? Secondo me, non è poi così importante quante cose facciamo e quali risultati raggiungiamo nel breve periodo... ma quanto Amore ci mettiamo: con pazienza, calma interiore e Amore... la vita diviene uno splendore!

Scoprire l'Amore e imparare ad Amare è una cura rinsavente per tanti mali... è una terapia benefica per noi stessi e per tutto il mondo.

Buona vita pacifica e buon cambiamento interiore,
Francesco Galgani,
28 marzo 2015