Tu sei qui

Conosciamoci - Intervista all'Unione Satanisti Italiani (USI)

Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2018

Conosciamoci - Un incontro interreligioso

Intervista del blogger Francesco Galgani a Jennifer Crepuscolo, fondatrice dell'Unione Satanisti Italiani

Le interviste sono pubblicate con una licenza Creative Commons BY-NC-SA, in modo da favorirne e autorizzarne la riproduzione e diffusione tramite qualunque mezzo, purché nel rispetto di quanto specificato nella licenza stessa e con l'indicazione che la pagina principale del progetto è:
https://www.informatica-libera.net/conosciamoci-un-incontro-interreligioso


D1: Per prima cosa, ringrazio Lei e l'Unione Satanisti Italiani per aver aderito al progetto “Conosciamoci – Un incontro interreligioso”.
Il progetto, che vuole concretizzarsi nella pubblicazione di una serie di interviste che offrano un assaggio del variegato panorama religioso italiano, è mosso dal rispetto per il percorso di vita di ogni persona e per le sue scelte religiose. Lo slogan “Non esiste il nemico, esiste solo il frutto dell'orgoglio e dell'ignoranza”, che etichetta il senso di questa iniziativa, esprime quel desiderio di pace che motiva questo tentativo ambizioso.
Per cominciare, può illustrarci con parole semplici, comprensibili anche a chi ha una cultura, una formazione o un percorso di vita lontani dalla vostra religione, che cos'è l'Unione Satanisti Italiani?

Unione Satanisti Italiani è un progetto che si propone di restaurare il Culto di Satana e degli Antichi. Il progetto USI nasce allo scopo di offrire una corretta informazione sul Satanismo, la cui immagine è stata strategicamente deturpata da millenni di menzogne e interpretazioni faziose. Da un punto di vista teologico l’Unione Satanisti Italiani attua nei fatti quello che potremmo definire un vero e proprio revisionismo storico della figura di Satana, ricostruendone un’essenza anteriore persino alle religioni abramitiche. Satana e i Demoni, infatti, sono visti non come entità malefiche, bensì come gli antichi Dei delle Origini, in seguito demonizzati dalle religioni predominanti. Su questa semplice base l’USI si discosta dall’idea di Satanismo come culto del male, prendendo così le distanze dalle frange criminali del cosiddetto Acidismo, reo per altro di aver alimentato le distorsioni abramitiche sul Satanismo.  L’opera di informazione portata avanti dall’USI si avvale di propri canali, quali un sito web, un canale youtube e una pagina facebook, ma negli anni il progetto si è aperto anche al confronto con i Media.  L’USI, inoltre, si è adoperata anche per creare un punto di riferimento per i Satanisti italiani, offrendo diversi portali in cui i Satanisti nostrani possono conoscersi e interagire fra loro.

D2: Qual è il punto o quali sono i punti cardine del vostro credo?

Il Satanismo non è una vera e propria religione e in quanto tale non ha una dottrina che impone dogmi e dettami, ma esistono tuttavia dei valori che contraddistinguono la natura del Satanista. Potremmo anzitutto premettere che il Satanismo, differentemente da altre realtà spirituali, non è una religione del “fare”, bensì un culto dell’essere. Nella maggior parte delle religioni, infatti, l’adepto per entrare a farne parte deve semplicemente abbracciarne la dottrina, seguendo determinati precetti e azioni rituali. Nel Satanismo invece non esiste il concetto di “conversione”, proprio perché per essere Satanista non esiste una dottrina a cui sottostare ma soltanto una natura interiore da riscoprire.  I Satanisti sono legati al proprio Dio attraverso il sangue e l’anima, un legame atavico che potremmo definire una vera e propria discendenza. Ne consegue che certi valori siano così iscritti direttamente nella memoria genetica e spirituale di ogni autentico erede del Culto.  Sebbene noi Satanisti non abbiamo una morale imposta, condividiamo comunque una certa etica naturale. Nel Satanismo non esiste perbenismo, il corpo, la mente e lo spirito vengono appagati oltre ogni fariseismo, e la natura umana non viene mai demonizzata o calpestata in nome di beceri moralismi. Allo stesso tempo però crediamo anche nell’autodisciplina e benché gradiamo l’edonismo, esso non deve mai asservirci al vizio, alla dipendenza e alla debole decadenza. Nel Satanismo è dunque ampiamente accettata l’auto indulgenza, purché  il tutto sia vissuto sempre e comunque nella più totale padronanza di sé, e ogni eventuale forma di perdizione e morte spirituale è contemplata soltanto se utili ad una trasformazione evolutiva.
Ad ogni modo, per citare alcuni valori satanici, potremmo dire che il Satanista genuino è una persona che si auto determina, un individuo in linea con la sua natura che crede in se stesso e nelle proprie radici. Una persona votata alla giustizia oltre il demagogico buonismo e il politicamente corretto, un individuo dedicato alla Conoscenza totale del mondo fenomenico e di quello sovrasensibile, un essere umano libero e con una natura indipendente, capace di amare e onorare i propri Dei e i propri Avi senza tuttavia sottomettersi a nessuno.  Il Satanista è per sua indole un guerriero, animato da ideali eroici, un essere dinamico che diffida della stasi e che cerca sempre nuovi modi per crescere, mettersi alla prova e abbattere i propri limiti. Il Satanista non si sa fermare alle apparenze, è devoto alla verità in maniera talvolta spietata e senza sconti, nemmeno per se stesso. Egli non teme le famigerate tenebre dell’Abisso che anzi esplora ben volentieri alla ricerca della propria luce interiore. Il Satanista esperisce la vita stessa come una via iniziatica volta al perfezionamento e all’auto deificazione, egli è l’eretico, il teurgo, l’odierno iniziato agli antichi Misteri, colui che con lucidità razionale e tensione spirituale sceglie di camminare sulle acque della Notte per raggiungere la sua eterna Alba.
 

D3: La preghiera è una parte importante del vostro credo? Se sì, qual è il senso della preghiera?

Se per preghiera prendiamo in considerazione l’accezione più comune del termine, ossia quella di supplica e prostrazione, allora possiamo tranquillamente affermare che il Satanista non prega. Nonostante, infatti, il figlio di Satana sia profondamente spirituale, egli è anche pragmatico e risoluto nell’affrontare da solo i propri problemi.  Il Satanista ama i suoi Dei ma non si deresponsabilizza delle proprie azioni ricercando interventi divini. Satana crede nella nostra evoluzione e pertanto, nonostante possa offrire i mezzi per superare determinati ostacoli, non si sostituisce all’uomo nelle sue battaglie. Un padre o una madre che aspira a rafforzare e rendere indipendente il proprio figlio non farà mai nulla che possa in qualche modo impigrirne lo spirito, rendendolo debole e dipendente da lui/lei. Detto questo, per esperienza personale posso affermare che Satana non manca di dare il suo sostegno nei momenti particolarmente duri della vita, ma sempre senza invadenza e volgari ostentazioni di potere. Sulla base di una simile filosofia si può facilmente evincere che la preghiera non rientra nelle usanze del Satanista genuino e che non siamo abituati a scaricare sugli Dei il peso dei nostri problemi. L’unica forma di “preghiera” che un figlio di Satana concepisce è la semplice e pura comunicazione, il dialogo diretto e indiretto con Loro.  Altra ragione per cui nel Satanismo non è contemplata la preghiera è il disprezzo verso la strumentalizzazione del divino. Noi Satanisti siamo molto legati ai nostri Dei e non amiamo nessun tipo di rituale fondato sull’opportunismo, soprattutto materiale. Il Satanista non si avvicina agli Dei per “chiedere”, non ama per secondi fini. Concetti dunque come “patto col diavolo” e conseguente mercificazione dell’anima in cambio di profitti terreni è tutto fuorchè retaggio satanico. Questi luoghi comuni sono dettati dal folclore medievale, e non provengono da noi ma dalla tradizione salomonica, dove maghi Giudei e Cristiani tentavano l’approccio con i nostri Dei, demonizzandoli o sfruttandoli a seconda delle esigenze. 
 

D4: Che significato ha la parola “fede” nella vostra religione? E' un dono? E' una scelta? E' qualcos'altro?

Anche qui occorre fare delle precisazioni e se per fede si intende la cieca accettazione fideistica tipica delle religioni Yahwiste, allora no, noi non abbiamo fede. Questo perché il Satanista è dubbioso, famelico di conoscenza, non si accontenta di risposte scontate da accettare per dogma, egli non può fare a meno di essere curioso, di voler cercare, di voler capire. Se invece contempliamo la parola fede nel suo significato più puro, ossia quello di “fiducia”, allora sì, ne abbiamo da vendere. Il Satanista nonostante le apparenze è un individuo fortemente fiducioso, ha fiducia in Satana, nella sua Famiglia Spirituale, nei suoi Ideali, nel suo Cammino e soprattutto in se stesso. Senza questo tipo di fiducia, senza questa fede, nessun Iniziato al Culto avrebbe il coraggio e la capacità di discendere nelle proprie Tenebre alla ricerca del suo Sole interiore.  La fede dunque, almeno quella concepita da un Satanista, non è né una scelta né un dono, ma una dinamica spontanea che avviene dentro ogni autentico erede del Culto, esattamente come accade con l’amore.

D5: Lei ritiene che la vostra religione possa contribuire alla felicità delle persone?

Credo che sia abbastanza disonesto delegare a qualcosa di esterno a noi la responsabilità di renderci felici. Detto ciò, ritengo che la vera felicità sia determinata dal poter vivere una vita realmente in linea con la propria natura e per ottenere questo è indispensabile conoscersi davvero. Se nella stragrande maggioranza delle religioni l’uomo tende a proiettarsi verso l’alto, verso un’ascensione volta a conoscere il divino, nel Satanismo il percorso è inverso, si tende a discendere in profondità, non si “scala” ma si “scava”, al fine di conoscere profondamente se stessi e quindi di conseguenza anche il divino. Pertanto possiamo affermare che il nostro Culto è un sentiero che mette al centro l’iniziato, incoraggiandolo a conoscersi realmente e a dipingere la propria porzione di mondo con i suoi colori. Questa è la più grande libertà che offre il Satanismo, poter imparare davvero ad essere se stessi, conoscendosi e migliorandosi, levigando la propria pietra fino a trasformarsi definitivamente nella massima espressione di ciò che siamo sempre stati destinati ad essere. Sto parlando di una libertà autentica che va oltre la banale idea moderna di trasgressione fine a se stessa, parlo di una libertà interiore che non ti fa soltanto “rompere gli schemi”, ma che ti porta anche a costruire i tuoi, del tutto in armonia con l’ordine naturale a cui appartieni.  E quando raggiungi questo livello di consapevolezza, questa forma sublime di libertà, allora la felicità diventa un’ovvia conseguenza.

D6: Un leader contemporaneo per la pace ha dichiarato che “per troppo tempo la specie umana è stata delusa da religioni, filosofie e ideologie che non hanno saputo rispettare gli esseri umani, le donne e la vita”. Nella vostra religione, che valore date alla vita? E alle donne?

La vita è tutto ciò che risiede nel suono e nel movimento, la vita è vibrazione e solo nella stasi vi è la morte. La vita è tante cose e in tante cose, ma di sicuro vita e morte non saranno mai luoghi, bensì condizioni. Il Satanista onora la vita, nei suoi aspetti più dolci ma anche in quelli più aspri. Vivere da Satanisti vuol dire contemplare ombra e luce, abissi e vette, materia e spirito, il tutto vivendo in bilico sull’orlo di un cerchio da cui desideriamo sconfinare e ciò comporta spesso anche dover Sentire oltre il giudizio. Ecco, potremmo pertanto dire che il Satanista la vita la Sente, totalmente, vivendo l’esperienza interiore ed esteriore con pathos, intensità e senza compromessi. Una visione così viscerale e romantica della vita non può che innalzare la sacralità del femmino, la donna come creatura libera, palingenetica,  muliebre, fata e strega,  meretrice e virtuosa, incarnazione pura della Natura visibile e invisibile del Creato. Nel Satanismo le donne sono dunque molto rispettate, cosa che purtroppo non riscontro nelle religioni di Yahweh, dove invece la donna viene sottomessa e demonizzata. A titolo del tutto personale però voglio precisare che da donna non mi riconosco nella mentalità femminista, poiché spesso anziché livellare le ingiuste disparità di genere, finisce per promuovere il suprematismo di un sesso sull’altro, alimentando la misandria esattamente come il maschilismo fomenta la misoginia. E preciso anche che questa mia considerazione va oltre ogni colore politico o campanilismo ideologico, essa nasce dal mio semplice rifiuto di ricercare la soluzione a un problema nella sua risposta antitetica: se per secoli la donna ha vissuto assoggettata all’uomo, soprattutto per colpa delle religioni abramitiche, ciò non significa che ora si debba incorrere nello sbaglio opposto, demonizzando e asservendo l’uomo. Nel Culto di Satana la donna viene rispettata e onorata così come viene rispettato e onorato l’uomo, maschio e femmina non sono intesi come due entità in competizione fra loro, bensì come due alleati, diversi ma complementari. Il Satanismo fonda ogni gerarchia naturale sulla base della meritocrazia e ogni individuo viene valutato per il suo valore, aldilà del suo genere sessuale. Si ricordi che nell’antico Culto Egizio durante la psicostasia (la celeberrima pesata delle anime) gli Dei solevano valutare il valore di un essere umano pesandone il cuore, non certo scrutandogli nelle mutande.

D7: Che cosa fate per diffondere nella società ciò in cui credete?

Premetto che non siamo interessati al proselitismo. Noi non crediamo nel concetto di “conversione”,  perché nessuno “diventa” Satanista, semmai arriva un momento nella vita in cui un individuo si può riscoprire tale. Il Satanismo è come le dicevo un culto dell’essere, quindi l’autentico Satanista non è semplicemente il membro di una religione ma l’appartenente ad una vera e propria razza spirituale. Pertanto convertire un Non Satanista in un Satanista per noi non ha alcun senso, non ne ricaviamo niente e anzi talvolta è persino dannoso, giacché ci arreca soltanto disagi e corruzione del Culto. Il nostro unico scopo è dunque fare informazione quanto basta per risvegliare la Memoria di chi ancora non ha riscoperto la sua natura primeva.

D8: C'è uno scopo ultimo a livello sociale della vostra religione?

Non credo che il Satanismo sarà mai un culto di massa, nemmeno lo desideriamo, e non siamo nemmeno troppo interessati al riconoscimento sociale. Tutto ciò che noi vogliamo è ritagliarci il nostro spazio, riunire il popolo di Satana e restaurare così la nostra identità come famiglia spirituale. Per quanto concerne gli Esterni al Culto non pretendiamo approvazione e consensi, tutto ciò che desideriamo è semplicemente il rispetto. E auspico vivamente che attraverso l’informazione sempre più persone possano far crollare una volta per tutte i propri pregiudizi sul nostro Culto e il nostro Dio. In una società come la nostra, fondata su valori GiudeoCristiani, non è facile la vita di un Satanista dichiarato e moltissimi Fratelli sono costretti a celare la propria spiritualità quasi come se fosse un crimine. Ma è bene che la gente comprenda che noi non siamo criminali e che sebbene rappresentiamo soltanto una minoranza, abbiamo anche noi il diritto di vivere liberamente il nostro Culto. Ho assistito personalmente alle tribolazioni sociali di tantissimi Satanisti dichiarati, sia a livello famigliare, relazionale, lavorativo e persino legale, come ad esempio in caso di divorzi e conseguente custodia dei figli. Persone perfettamente normali, lavoratori, padri e madri di famiglia, discriminati soltanto sulla base della propria religione.  Posso dunque affermare che l’abbattimento dei pregiudizi sociali rientra senza dubbio fra le priorità dell’Unione Satanisti Italiani, il tutto affinchè i Satanisti di domani possano godere di una dignità sociale che a noi molte volte ci è stata negata.

D9: Un'epoca senza guerre armate cruente è ancora inedita nella storia dell'umanità: sulla base del vostro pensiero religioso, credete nella possibilità di realizzare un periodo storico nuovo diverso dai precedenti? Se sì, come?

Noi Satanisti crediamo in un’Età dell’Oro, un’Epoca Aurea dove Uomini e Dei hanno camminato insieme, in nome della vita, dell’armonia e della bellezza. L’uomo era più evoluto e ispirato da nobili valori, trascorreva la sua esistenza alla ricerca dell’auto perfezionamento, scoprendo se stesso e il mondo con l’entusiasmo dei fanciulli e la saggezza dei vegliardi. Non credo che sia mai davvero esistito un mondo totalmente perfetto, la perfezione è troppo asettica per adattarsi alla vastità delle sfumature umane. Tuttavia è innegabile che nell’Aurea Epoca la realtà era più pura, più pulita, meno corrotta e c’era un’innata tendenza a vivere alzando il capo anziché chinarlo.
Per quanto mi riguarda, non posso certo affermare che noi Satanisti abbiamo la soluzione a tutti i problemi del mondo, né messaggi messianici di salvezza o verità assolute da elargire. Ma non posso nemmeno negare che una persona consapevole e con un’anima sana può concretamente migliorare la sua porzione di mondo e che quindi molte anime complete e consapevoli potrebbero fare altrettanto, dando il via a quello che potrebbe rivelarsi a tutti gli effetti il preludio di un reale cambiamento. La nostra realtà non è altro che la proiezione di ciò che siamo, pertanto un’anima corrotta e confusa non potrà che generare una società altrettanto corrotta e confusa. E’ per questo che per noi Satanisti l’individuo è così importante, non è soltanto questione di ego come molti credono, ma la certezza che la guarigione collettiva parte proprio dalla guarigione del singolo. Non occorre aspettare nessun dio che ci venga a salvare, noi stessi abbiamo tutti i mezzi a disposizione per salvarci da soli. La vera domanda che dobbiamo porci è se l’uomo vuole davvero essere salvato; perché salvezza è libertà e libertà comporta responsabilità. L’uomo è davvero pronto ad assumersi le proprie responsabilità?  Shakespeare scrisse una volta:  "Quando la tua anima è pronta, lo sono anche le cose". E credo che vi sia più verità in questo semplice pensiero che in tutti i libri rivelati messi insieme.

D10: Secondo l'“Enciclopedia delle Religioni in Italia” (Elledici, Torino, 2013), attualmente in Italia ci sono 836 confessioni religiose. Presumo che solo pochi studiosi si siano cimentati nell'ardua impresa di avere una conoscenza di ciascuna di esse, pertanto mi rendo conto che la domanda che sto per farLe può essere complicata: secondo la Sua esperienza, oppure secondo ciò in cui Lei crede, ritiene che esista, o che possa esistere, una saggezza o un valore positivo intrinseci in ogni religione?

Sono sempre stata contestata per aver teorizzato l’idea di un Culto delle Origini, con un pantheon di Dei originali, Dei che hanno trasmesso all’uomo determinate conoscenze e dato concretamente inizio ad una propria Stirpe. Gli eventi che avvennero in quell’Epoca, sia quelli grandiosi che quelli terribili, sono a mio avviso alla base di ogni altro culto posteriore. Quasi ogni religione ha riportato a modo proprio questa antica Storia, ne ha ripreso gli Dei e i Saperi, dando così vita alle proprie tradizioni. Sono stata spesso contestata perché secondo la storia ufficiale si pensa invece che ogni culto si sia sviluppato in maniera indipendente, ma resto fermamente convinta che non sia così e mi auguro che un domani altri studiosi possano avvalorare le mie tesi. Recentemente son state ritrovate alcune effigi in diverse parti del mondo, praticamente identiche ma risalenti a luoghi ed epoche diverse. La mia idea è che i segreti del Culto delle Origini, trasmessi direttamente dagli Dei discesi, siano stati a loro volta tramandati dai primi discendenti della nobile Stirpe. Certo, la forma di ogni culto varia sempre, soprattutto col passare del tempo, perché più una storia si allontana temporalmente dalla sua origine più rischia di venire alterata.  In più occorre considerare che certi insegnamenti entravano nel cuore e nella mente di popolazioni differenti e quindi di volta in volta questa essenza originaria mutava anche a seconda della natura che la andava ad interpretare. Accade così che un omaggio agli Dei presso certi popoli assumeva i contorni dell’arte e della natura, mentre in altri più cruenti diventava un sacrificio di sangue. Allo stesso modo col passare del tempo anche il Pantheon degli Originali mutava, i nomi e gli appellativi si moltiplicarono, un singolo Ente magari veniva scisso in più Dei sulla base degli aspetti che rappresentava, così come magari più Dei confluivano in uno solo. Oggi quindi la confusione è babelica, la forma prevale sull’essenza, si litiga sulla base di nomi e termini, si tende a mettere sempre nuove vesti addosso alla Verità, anziché cominciare a spogliarla per conoscerne finalmente le vere carni. Quindi sì, credo che esista una verità di base che unisce tutti i culti e le vie esoteriche, e che poi sia la natura di chi le abbraccia a generare le sostanziali differenze.

D11: La diversità tra le religioni è un valore positivo, è una ricchezza, oppure è un problema?

La diversità in generale non è né un valore positivo né un valore negativo, è semplicemente un valore naturale. E la gente farebbe meglio ad accettarlo anziché trincerarsi dietro a una coltre di raccapricciante buonismo. Oggi in nome del politicamente corretto si tende a voler appianare le differenze, a voler uniformare tutto e tutti. Ma l’uguaglianza che oggi viene elevata a grande valore umano è in realtà la prima nemica dell’umanità. Gli uomini non sono tutti uguali, esistono i meritevoli e gli inetti, esistono i virtuosi e i mediocri, esistono nature diverse, sia fra singoli che addirittura fra popoli. La società in cui viviamo spinge per farci credere che non esistano differenze di genere, che non esistano le razze, che non esistano differenze culturali. Ognuno è libero di credere in ciò che preferisce ma io penso che sia una visione deleteria. Le differenze esistono, sono un’evidenza che solo gli ipocriti possono negare. E per quanto possa sembrare un controsenso, chi sente il bisogno di annullare le differenze è proprio chi intimamente le teme, chi non riesce a concepire l’idea di “diversità” senza includere anche il suprematismo. Io ad esempio riconosco che uomo e donna siano creature biologicamente e spiritualmente diverse, ma nessuna delle due è migliore dell’altra. Idem per le razze, io credo che esistano differenze razziali e oggi soltanto dire una cosa simile pare una bestemmia. Ma il fatto che io riconosca differenze biologiche e tendenze naturali fra i diversi popoli non significa che ritenga una razza superiore all’altra. Credo che l’uomo moderno debba superare la paura del diverso, sia il discriminatore che il buonista, entrambi rei di disprezzare le differenze. Le differenze vanno riconosciute e rese una fonte di arricchimento reciproco. Una donna dovrebbe essere fiera della propria femminilità, così come un uomo dovrebbe esserlo della sua virilità, ed entrambi dovrebbero ricercare l’uno nell’altra la completezza e la complicità. Idem con le razze, ogni popolo dovrebbe essere fiero delle proprie radici, della propria cultura, dei propri avi, perché nei fatti è solo l’insicurezza e l’assenza di identità a generare odio e squilibri.  La gente deve capire che amare il proprio popolo non significa odiare gli altri. Solo in questo modo si può aspirare a un mondo ricco di colori e sapori, un mondo in cui è bello viaggiare e imparare, un mondo in cui viene rispettata l’unicità dei singoli e delle grandi famiglie, tutte diverse ma unite da una comune consapevolezza, da una serenità dettata dal vivere in linea con la propria natura. Una realtà onesta che permetterebbe a tutti di andare molto più d’accordo che in un mondo in cui vige l’omologazione e l’oclocrazia. Le differenze religiose sono pertanto direttamente proporzionali alla propria indole spirituale, ogni religione è il prodotto di una verità originaria integrata ad una certa indole. Ecco che quindi accettare e riconoscere le differenze di base fra diverse nature può permettere anche l’armonia fra le religioni. Detto questo, non posso negare che purtroppo esistano anche determinate nature a quanto pare incapaci di vivere in armonia con le altre.

D12: E' possibile un dialogo e un reciproco miglioramento tra le religioni?

Quando si vuole realmente qualcosa tutto è possibile. Ma la domanda resta sempre la stessa: Lo vogliamo?
Nei tempi antichi, quando imperavano ancora i culti Gentili, le persone erano più aperte verso le altre culture. Erano religioni politeiste e pertanto c’era più tolleranza verso gli Dei altrui. Quando ad esempio Romani ed Egizi entrarono in contatto, una cultura influenzò l’altra, si confrontavano senza discriminarsi e magari capivano che la loro Demetra poteva corrispondere a quella che gli Egiziani chiamavano Iside, senza faide o competizioni di sorta. Da quando invece affiora nel nostro mondo il monoteismo di Yahweh le cose cambiano, ogni altro Ente antico viene demonizzato, chiamato diavolo, tutto per innalzare il loro unico dio. Da lì ebbe inizio un reale degrado sociale, culturale e spirituale, e con esso cominciarono anche le guerre, la repressione e l’ignoranza. Le religioni di Yahweh sono talmente violente e intolleranti che, una volta sterminati i Pagani, hanno iniziato ad ammazzarsi pure fra di loro. Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo sono religioni che da sempre vivono nella superbia di essere i detentori della verità assoluta e pertanto chiunque abbia un’idea diversa dalla loro diventa un nemico. Oggi siamo abituati ad associare queste religioni al concetto più ampio di “Religione”, ma la verità è che nel tempo sono esistiti culti millenari molto più sani e meno castranti. Purtroppo gli esempi negativi finiscono per offuscare il ricordo di quelli positivi. Quindi il dialogo fra religioni a mio avviso è possibile solo in due casi. Il primo è quando ci sono in ballo giochi di potere, dato che davanti al denaro e al prestigio è ben più facile fingere e accettare compromessi. Il secondo caso è quando si ha a che fare non con la massa ma con singoli, magari persone molto diverse fra loro ma tutte unite da un’intelligenza e una sicurezza interiore che gli permette di confrontarsi senza il bisogno di demolire l’idea dell’altro.  Io ad esempio non apprezzo le religioni di Yahweh, ma ho persone di religione cristiana a cui voglio bene, perché magari si son rivelate persone tolleranti, equilibrate e senza pregiudizi.

D13: Avete partecipato a incontri pubblici con altre confessioni religiose?

Non è mai capitato, almeno non in circostanze di rappresentanza, anche perché ai membri del clero ovviamente non piacciamo, così come loro non piacciono a noi. Però senza dubbio, l’incontro interreligioso,  è qualcosa che nei fatti accade tutti i giorni se si pensa ad amici e parenti. Il Satanismo non è qualcosa che deve dividerci dai nostri cari, quindi, laddove è possibile, è sempre preferibile il dialogo e non la chiusura. Tante volte mi è capitato di parlare con Fratelli spaventati dalla reazione dei propri famigliari, li vedevo allontanarsi dai propri cari e questo mi dispiaceva molto. Perché il Culto deve essere qualcosa che impreziosisce la tua vita e non qualcosa che la impoverisce. Le persone che si sono fatte coraggio e hanno imparato a comunicare con i propri cari, si sono rese conto che spesso la paura degli Esterni al Culto nasce soltanto dall’ignoranza, dal non sapere,  e che parlando sinceramente molti parenti ed amici si sono aperti e rasserenati. Certo, questo poi varia da soggetto a soggetto, ma è innegabile che la trasparenza e la purezza d’intenti alla lunga premiano sempre. Il Satanismo è una via dura e spesso ti porta a dover affrontare anche sacrifici e sfide ma credo che, quando è possibile, sia sano venirsi incontro, purché questo non implichi il doversi annullare o rinnegare la propria natura.

D14: Crede che sia possibile un sodalizio tra le religioni per l'obiettivo della pace, nel senso più ampio che questa parola può assumere?

Sinceramente lo trovo molto difficile, anche perché la cospicua presenza di facinorosi, più che alla religione, è da imputare al basso livello di consapevolezza umano. In un mondo prettamente materiale si tende a sottovalutare la malattia dell’anima, ma è innegabile che un inconscio in squilibrio genererà un enorme numero di scompensi caratteriali e psicologici e ciò andrà ad alterare anche l’andamento della società e delle nostre stesse vite. Lo ripeto, persone savie, in pace con se stesse, potranno creare pace attorno a loro. La vera guerra è dentro di noi e a volte può farci anche bene, perché attraverso la lotta interiore possiamo conoscerci davvero e migliorarci. Ma se la guerra, anziché uno sprono per crescere e mettersi alla prova, diventa invece soltanto la mera manifestazione di un disagio interiore che ci soggioga e che non riusciamo a sconfiggere, allora essa prenderà il sopravvento e si riverserà nel mondo. L’uomo spesso odia negli altri ciò che odia in se stesso e non riuscendo a “vincersi”, ricerca il suo riscatto vincendo sugli altri. Io non sono una persona buonista, non credo nel porgere l’altra guancia e in quanto donna vive in me un istinto materno e protettivo che non può fare a meno di estendersi anche al mio ambiente e a tutto ciò che amo. Per questa ragione io concepisco l’idea di guerra se devo difendere me e la mia famiglia, sia in senso stretto che ampio, ma se invece la guerra diventa qualcosa per compensare complessi personali, invidie e risentimenti atavici o addirittura è mossa da bassi istinti, quali la smania di denaro e giochi di potere, allora non posso che esserne avversa.

D15: Come può contribuire, oppure come già contribuisce, l'Unione Satanisti Italiani nella gestione e risoluzione dei conflitti?

Guardi, non ci sono dubbi che USI a modo suo possa davvero portare la pace fra le religioni, dato che se non altro l’odio verso di noi ha dato finalmente a tutte le altre religioni un punto su cui essere d’accordo!
Ironia a parte, l’USI non ha ovviamente il potere di cancellare l’odio dal mondo, attrazione e repulsione, sono sentimenti umani che dubito fortemente si potranno mai estirpare. L’uomo è per indole combattivo e purtroppo non sapendo canalizzare in modo sempre proficuo questa energia finisce per usarla in modo conflittuale e distruttivo, anziché per costruire qualcosa di utile per se stesso e gli altri. Detto questo, sebbene il nostro progetto non possa magicamente eliminare le tare del mondo, da molti anni stiamo però cercando di eliminare almeno quelle del nostro ambiente. Attraverso l’informazione e le nostre attività abbiamo infatti cercato di mettere in guardia da truffatori, guru, maestri, e tutte quelle realtà inquietanti legate alle psicosette. La cosa sorprendente è che, contrariamente al pensare comune, la maggior parte di queste non sono di matrice “satanica” ma cristiana. Anche recentemente la cronaca annovera molti casi di psicosette capeggiate da sacerdoti e santoni cristiani, e ciò lo si è potuto evincere dall’uso di esorcismi contro “il demonio”, simbologie cristiane o salomoniche e invocazioni ad angeli e arcangeli. Poi ovviamente i media non conoscendo generalizzano, parlando di Satanismo, ma ad un’attenta analisi traspare tutto fuorché “odor di zolfo”.
In conclusione, non credo che un solo gruppo di persone possa avere la presunzione di poter far rifiorire un intero deserto, ma credo che se ognuno di noi si prendesse cura del proprio piccolo pezzetto di terra, probabilmente un domani dall’alto si potrebbe vedere meno sabbia e più giardini.

D16: Ha un messaggio per tutti, anche per coloro che non si riconoscono nel vostro credo, ma che desiderano la pace?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di seguire la vostra natura, di amarvi quanto basta da sapervi accettare per ciò che siete, senza lasciarvi condizionare troppo da ciò che gli altri pensano. La vita non è un ammasso di minuti, ore, giorni, mesi e anni da far passare vivendo in un ruolo che non ci appartiene, indossando sempre una maschera per compiacere tutti e chinando sempre la testa per paura di perdere qualcuno o qualcosa. Perché poi si finisce che per non perdere gli altri perdiamo noi stessi, accorgendocene quando ormai è troppo tardi, comprendendo  con la morte nel cuore che tutto il nostro tempo è semplicemente scivolato via e non ci resta nulla se non incompletezza, vuoto e rimpianti. Quindi il messaggio è unicamente quello di interrogarvi sulla vostra vita e chiedervi se è davvero in linea con ciò che siete. E se non lo è, cambiatela, anche se non riuscite nell’immediato, anche se dovesse costarvi sacrifici e tempo, anche se dovesse sembrare folle e impossibile. Provateci, perché l’unica vera pace che conosco è quella interiore e se stiamo bene con noi stessi, se siamo fieri e ci fidiamo di noi stessi, allora anche nel tumulto del mondo potremo davvero trovare la nostra oasi di pace.

D17: Il mio invito, rivolto a tutti coloro che leggeranno l'intervista, è quello di non fermarsi mai alla prima impressione, perché la conoscenza reciproca richiede sempre tempo e disponibilità, inoltre è difficile sintetizzare in poco spazio un sistema di pensiero religioso. I temi qui proposti, ovviamente, sono sempre aperti ad approfondimenti e confronti.
Coloro che desiderano maggiori informazioni sull'Unione Satanisti Italiani, a chi possono rivolgersi?

Chiunque voglia conoscere meglio l’Unione Satanisti Italiani può facilmente cercarci in rete. Chiunque invece avesse semplicemente voglia di avvicinarsi al Culto può direttamente cercare Satana. Perché a volte per capire davvero qualcosa bisogna soltanto avere il coraggio di conoscerla, senza intermediari, senza filtri, senza pregiudizi e soprattutto senza paura. Per tutto il resto noi siamo qua.

D18: Ci sono libri o altri testi di cui vuole consigliare la lettura?

Satana non ha mai lasciato libri rivelati, tutto quello che dovevamo sapere lo abbiamo già dentro di noi e attraverso la nostra Grande Ricerca lo rievochiamo poco a poco. La verità del Culto delle Origini la si può trovare in tante cose se si sa osservare, disseminata nei libri, nell’arte, nel mondo stesso. Consiglio quindi ad ogni iniziato di dedicarsi alla meditazione, alla gnosi, al Sentire, acuendo così la sua percezione e potendo comunicare direttamente con l’anima e gli Enti. Al contempo lo invito a ricercare anche sui libri, a studiare seriamente, ma sempre senza prendere tutto come oro colato, imparando a discernere il vero dal falso, l’utile dall’inutile, l’onesto dal tendenzioso. Nella maggior parte delle religioni i fedeli vengono indottrinati fin dall’infanzia, ma noi uomini non siamo sacchi vuoti da riempire e la vera spiritualità dovrebbe educarci a tirare fuori, non a infilare dentro. Il cammino perfetto è dato dal sodalizio di teoria e pratica, di intuizione spirituale e logica razionale, di trasporto emotivo e coinvolgimento mentale, sempre con onore, passione, perseveranza e indipendenza. Tutto al fine di rendersi definitivamente completi e consapevoli, ricostruendo giorno dopo giorno la propria Memoria.

Intervista pubblicata il 22 marzo 2018

Classificazione: