La NATO ci sta trascinando verso la guerra - NO GUERRA, NO NATO!

Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2016

NATO LEGAL TERRORISMVedi anche: Verso la Pace... tra pessimismo e ottimismo

Nota: la fotografia qui a destra ha fatto il giro della Rete, ma non so dove sia stata scattata né in quale occasione. L'ho scelta per stimolare una riflessione, ma assolutamente fuori da ogni logica di dividere il mondo in "buoni" e "cattivi", non è questa la mia intenzione. Siamo tutti esseri umani e abbiamo tutti paura della violenza: questo è ciò che ci accomuna, al di là della nazione, della cultura o dell'etnia.

In un mio precedente articolo, avevo pubblicato la poesia-denuncia "La patologia della democrazia", con alcune importanti noti in calce: vorrei invitarvi a rileggerla nuovamente, grazie.

In tale poesia invitavo ad un urgente cambio di governo: mi riferivo innanzitutto al governo dei nostri cuori, delle nostre anime, perché il cambiamento della società richiede innanzitutto la trasformazione interiore di chi ne fa parte. Il primo amore a cui mi riferivo nella poesia è quello delle nostri madri, simbolo di vita e di protezione della vita. Tutto ciò, però, non significa chiudere gli occhi a che cosa stanno facendo le istituzioni nazionali e internazionali, anzi, servono più che mai cittadini consapevoli per tenere sotto controllo i potenti e avere la saggezza di capire chi merita il nostro sostegno e chi no.

La situazione attuale è molto grave, ci sono tutti i segnali che ci stiamo avviando ad una guerra devastante. Avevo già denunciato che da quest'anno sono aumentate significativamente le spese militari e l'acquisto di nuove armi. Più in dettaglio, sul sito "No Guerra No NATO", in cui è presente una petizione online per uscire dalla NATO, leggiamo:

«L’Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realtà superiore che l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace quantifica in 72 milioni di euro al giorno.
Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell’Alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.
È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, per un’alleanza la cui strategia non è difensiva, come essa proclama, ma offensiva.»

Queste informazioni sembrano confermate da altri fonti: chi vuole approfondire, può farsi autonomamente una ricerca in Rete. Secondo quello che ho letto, ci stiamo preparando ad una guerra contro la Russia. In un articolo de Il Sole 24 Ore di maggio 2016, leggiamo che: «l’Assemblea parlamentare della Nato ha invitato gli alleati a prepararsi a una risposta alla «potenziale minaccia» della Russia nei confronti di uno dei Paesi membri».

Basta cercare in Rete gli articoli contenente le parole "guerra" e "NATO" per scoprire che da più parti viene annunciata come imminente e inevitabile una guerra tra Europa e Russia. A me tutto ciò sembra una diabolica propaganda mediatica a favore di una nuova guerra. La guerra è e rimane un grave crimine e deve essere assolutamente evitata: chi ritiene che sia una cosa giusta, o è un mostro o è stupido (o entrambe le cose).

Proprio pochi giorni fa, sul blog di Beppe Grillo è stato pubblicato il messaggio "No ai soldati italiani al confine con la Russia #IoVoglioLaPace":

«Nell'Italia a sovranità zero di Renzi e del suo tutor Napolitano il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, può permettersi di venire a Roma per annunciare in un'intervista, lui al posto del governo, l'invio di un contingente di soldati italiani al confine con la Russia nel 2018. Solo dopo mezz'ora Pinotti e Gentiloni hanno confermato la notizia che i nostri militari saranno 150 e verranno dispiegati in Lettonia. Questa azione è sconsiderata, è contro gli interessi nazionali, espone gli italiani a un pericolo mortale ed è stata intrapresa senza consultare i cittadini. L'Italia non ci guadagna nulla e ci perde tantissimo. In termini di sicurezza nazionale questa missione rischia di esporre il nostro Paese al dramma della guerra. Ci riporta indietro di trent'anni ed alza nuovi muri con la Russia, che per noi è un partner strategico e un interlocutore per la stabilizzazione del Medio Oriente.
Con la follia delle sanzioni abbiamo perso in due anni 3,6 miliardi di euro: l'export italiano verso la federazione russa, infatti, è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (-34%). Lombardia (-1,18 miliardi), Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni) sono le regioni che con il blocco alle vendite hanno subito gli effetti negativi più pesanti. Una mazzata pesantissima per un Paese che ha 10 milioni di poveri.
Adesso vogliono schierare i nostri uomini per provocare i russi e trascinarci nell'assurdità della guerra. Un altro fronte, oltre a quelli già aperti in Iraq, in Afghanistan, in Libia con i disastri che hanno creato. Renzi e Napolitano chinano la testa, ma l'invio di 150 uomini in Lettonia è inaccettabile. Chi pensa il contrario o non sa quello che fa o se ne frega degli italiani per altri interessi: delle due l'una. La Russia è un partner essenziale, non un nemico.
I cittadini vogliono pace e prosperità, questo governo di pavidi ci trascina verso la guerra e il disastro economico.
Nessun soldato italiano con il MoVimento 5 Stelle al governo sarà inviato al confine con la Russia, ma nel frattempo nessuno ha il diritto di giocare con la nostra pelle: #IoVoglioLaPace. Facciamoci sentire!
»

Io, come poeta e come blogger, non ho altro da aggiungere. Forse quei miei versi dove dico "ma un nuovo governo / d'urgenza servirebbe" andrebbero seriamente considerati... ma prima di tutto, servirebbero cittadini consapevoli. Seguono tre video, tutti sottotitolati in italiano, che consiglio di guardare con molta attenzione e su cui riflettere:

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Francesco Galgani,
17 ottobre 2016

La delusione di una tecnologia che dignità ci porta via...

Ultimo aggiornamento: 19 Agosto 2017

Per prima cosa, ringrazio i miei lettori per la stima e per l’affetto che da voi ho ricevuto: quando mi scrivete, cerco sempre di rispondervi, con l’auspicio che nessuna e-mail finisca per disperdersi nella confusione che in Internet (e nel nostro povero pianeta) regna sovrana. Mi state aiutando a scoprire che non solo l’unico ad avere serissime perplessità nel rapporto con le novità tecnologiche del nostro tempo. Chi mi conosce e segue il mio blog, sa che ho scritto molto a tal riguardo, dalle mie due tesi di laurea “Solitudine e Contesti Virtuali” e “L’Era della Persuasione Tecnologica ed Educazione all’Uso della Tecnologia”, all’e-book “L'era della simulazione ovvero l'oscuro desiderio di essere sempre connessi”, scritto a quattro mani con il carissimo e saggio amico Giulio Ripa, a tante poesie e articoli su questo tema. Forse quei pochi che si sono veramente avventurati fino in fondo nei miei scritti hanno compreso le difficoltà e le preoccupazioni che ho provato ad esprimere a tutela del bene di tutti e del futuro della società, sviluppando un pensiero apparentemente semplice, ma al contempo articolato e complesso, come quello del maestro Richard Stallman, integrandolo con mie considerazioni e studi di carattere psicologico e sociale, anche avvalendomi delle opere e delle ricerche di altri pensatori e studiosi. Altre persone che mi conoscono, che sanno che uso pochissimo il cellulare (su cui non sono reperibile, è quasi sempre spento) o che conoscono la mia avversione per i social, si limitano a vedermi come un anti-tecnologico, come un estremista, o peggio ancora… fraintendendo completamente quello che io sono e persino accusandomi (ingiustamente) di giudicare quello che non conosco.
Ho lo stesso rispetto per la libera condivisione della conoscenza e per interazioni umane libere come ce l’ho per la forza di gravità: tutto ciò è “secondo Natura”. Ma, ahinoi, non è questa la direzione presa dalla Cultura e dall’attuale sviluppo tecnologico, che uccide la libertà, l’ambiente e le persone nel momento stesso in cui si offre come presunto veicolo di libertà, di comunicazione, di intrattenimento. Non so quanti dei miei lettori hanno compreso pienamente quest’ultima mia frase, che nelle mie intenzioni non è un’iperbole, ma solo un’onesta constatazione, frutto di anni di studi di ciò che si cela “oltre le apparenze”. Ancora una volta, rimando a ciò che già ho scritto, in particolare alle tesi di laurea e all’e-book sopra linkati, per chi voglia tentare l’avventura di leggerseli con la stessa calma con cui una volta, tanto tempo fa, si leggevano i libri finché tv e social non ci hanno regalato modi meno riflessivi e più vacui di riempire il tempo.

Se sei arrivata, o arrivato, a leggere fin qui senza cambiare pagina e senza esprimere giudizi affrettati, semplificati e illusori del tipo “la tecnologia è neutrale, dipende solo da come si usa”, oppure “non siamo tutti uguali, a me whatsapp piace e non ci trova nulla di male”, o simili altre considerazioni, è buon segno: io non sto giudicando chi fa (o è forzato a fare) certe scelte piuttosto che altre, io sto solo cercando di mettere in luce ciò che di importante è rimasto e continua a rimanere in ombra. Ad esempio, siamo tutti vittime di un attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante la Rete, a danno nostro, dalle grandi multinazionali che giocano nel mondo dell’ICT (non mi riferisco soltanto a Facebook o Google, ma anche a tante altre realtà); queste corporations spiano, assalgono, molestano e danneggiano in modo continuato e sempre più invasivo, con la loro tecnologia, gli utenti sprovveduti e persino desiderosi di diventare oggetti inconsapevoli del loro profitto. Ma questo è solo un aspetto del problema, che ne sarebbero altri da considerare, ma ancora una volta rimando a ciò che già ho scritto.

Troppo potere in mano a pochi ha sempre portato abusi… ma andiamo oltre… manca ancora qualcosa. Ciò che forse non ho mai espresso finora è la mia delusione per come siamo arrivati al punto di rinunciare alla nostra stessa dignità pur di stare al passo con la tecnologia (pilotata da un potere economico-dittatoriale mascherato da altro). “Dignità” è una parola grossa, ma l’unica che mi è venuta in mente dopo aver visto il video qui sotto riportato. La scienza e i suoi prodotti non sono nati per questi scopi, Internet nemmeno, l’Informatica e l’Elettronica neanche: tutto ciò è solo un’aberrazione… come del resto sono stati un’aberrazione e un’attentato alla dignità umana l’invenzione e l’uso della bomba atomica. Ovviamente con differenze significative: la tecnologia di oggi distrugge senza farsi sentire, senza farsi vedere, rimanendo dietro le quinte e senza mai atteggiarsi come minacciosa, ma casomai come (falsa) amica.

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P.S.: Vorrei soltanto precisare, per coloro a cui il paragone con la bomba atomica risultasse fuori luogo o eccessivo, che la produzione delle attuali tecnologie hi-tech, che già pongono intrinsecamente seri problemi di dignità per ciò per cui sono progettate, ha già comportato più di 11 milioni di morti (per il coltan, dato aggiornato al 2013), oltre a continuo sfruttamento di vite umane (per lo più bambini, bambine e adolescenti) e a incalcolabili disastri ambientali (ad es., per produrre un singolo smartphone servono quasi 13 tonnellate d’acqua e 18 metri quadrati di suolo). Tutto questo è documento in "L'Era della Persuasione Tecnologica ed Educazione all'Uso della Tecnologia" (buona lettura). Cos'altro aggiungere? La dignità è l'ultimo sussulto che ha l'essere umano per prendere un'altra strada che non sia quella attuale.

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
14 ottobre 2016

Istruzione globale per una cittadinanza globale: una risposta alla crisi di migranti e rifugiati

Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2016

Comunicato stampa

The Online, Open and Flexible Higher Education Conference” EADTU 2016
ISTRUZIONE GLOBALE PER UNA CITTADINANZA GLOBALE: UNA RISPOSTA ALLA CRISI DI MIGRANTI E RIFUGIATI

Se ne parlerà a Roma, dal 19 al 21 ottobre, durante la conferenza internazionale organizzata dall’EADTU (Associazione Europea delle Università a Distanza) e dall’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO

 

APRE I LAVORI IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA, STEFANIA GIANNINI

Dieta Pro Ana: ragazza che cerchi la perfezione, qui c'è una poesia per te

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre 2016

Non so come sei giunta in questa pagina. Nel mondo parallelo, e spesso sommerso, della Rete, fatto di tanti luoghi di incontro tra sconosciute, di scambio di fotografie, di incoraggiamenti reciproci, di successi condivisi, di test di ingresso per gruppi pro-ana, c'è di tutto... tutto, forse, tranne quella carezza d'Amore e di Accettazione che stai cercando.

Ti senti forte e ben motivata, convinta e mai arresa, e così? Oppure ti senti continuamente giudicata, e i tuoi pensieri ruotano attorno a cibo, bilancia e specchio? Faresti di tutto per la tua scelta di vita "pro ana"? Ognuna (e ognuno) di noi è sicuramente capace di mettersi un'armatura caratteriale per difendersi dal dolore, per non sentirlo... alla ricerca d'una perfezione che dia sicurezza, nel caos esistenziale e nella sofferenza.

Ma le bugie non servono. In giro c'è tanta sofferenza, spesso nascosta, ma c'è, fatta non solo di un disperato bisogno di dimagrire ad ogni costo, anche mettendo a rischio la salute, le relazioni, la stessa possibilità di vivere, ma anche di altro, come infilarsi le dita in bocca in ginocchio davanti al water, il sentirsi tremendamente in colpa, l'autopunizione... e non ultima, l'idea di morire. Alcune di noi hanno uno schifo profondo di se stesse: fanno di tutto per non dirlo, ma è così (questo non vale solo per le femmine, ma anche per i maschi, quando dico "noi" includo tutte e tutti). Non è sofferenza, questa? Sotto sotto, non c'è un senso di inferiorità?

E la felicità, dov'è?   

Ti regalo una poesia, sotto la quale troverai un messaggio per te:

Orrore di me stessa

Evito lo specchio,
troppe ansie mi divorano,
lo schifo è parecchio,
brutture m'addolorano...

Non vado mai bene,
ma so cosa fare:
dimagrir mi conviene,
e così il digiunare!

Più bella mi vedranno,
forse, 
prima o poi,
m'ameranno!

Se il Cielo lo volesse
saremmo tutte belle,
se pietà per noi avesse
ci farebbe modelle,

ma sgorbio son venuta,
ed è solo colpa mia,
detenuta m'è l'anima
da questa anomalia

dell'esser troppo brutta,
deforme e con la pancia,
in cuor son distrutta,
cerco sempre la bilancia...

M'additano malata,
prescrivendo il curare,
ma ormai son preparata,
non mi faccio più ingannare:

ho già perso 30 chili,
son fiera e soddisfatta,
sono sforzi incredibili,
ma alla fine ce l'ho fatta!!! :)

Sempre al corpo penso,
io lo cambierò,
ancor non è troppo
dimagrir che avrò...

ma chi troppo pensa
non può esser felice,
la pena è immensa,
e adesso maledice

questa intera società
così tanto ingrata,
priva di pietà,
dai bei corpi stregata!

Nel caos dell'esistenza
una certezza ho trovato:
del cibo l'astinenza
sempre m'ha aiutato!

I larghi vestiti
sanno ben celare
i difetti infiniti
che non voglio rivelare...

nelle pudiche docce
ho un costume da indossare,
provo a toccar poco
dove più fa vergognare...

Femminil nudità
troppo cruda è per me,
anche in intimità
proprio non mi confà:

di più lui vorrebbe,
ma bimba ancor mi sento,
per evitar l'abbandono
taccio e l'accontento... :(

Se ci fosse un Amore,
un Amore forte e puro,
che arrivasse al Cuore
in modo vero e sicuro,

senza inganni né apparenze,
senza farsi sprezzevole,
non dovrei più fuggire
da questo tempo sgradevole.

Aiuto!

(Francesco Galgani, 25 settembre 2016, pubblicata su galgani.it)

Tante farfalle stupende non riescono a vedersi con gli occhi dell'Amore: i centimetri o i chilogrammi non misurano la tua bellezza, perché l'essenziale è invisibile agli occhi, puoi vederlo soltanto con il Cuore. Non conta ciò che vediamo, ma quali occhiali indossiamo.
Se ti riconosci anche solo un poco in questa poesia, hai tutto il mio rispetto: anch'io una volta mi guardavo con occhiali non adatti a me, erano occhiali ingiusti e deformanti, che mi hanno ingannato e disprezzato.
I cosiddetti "disturbi del comportamento alimentare" (DCA) non sono soltanto una prigione per chi li vive, ma anche uno specchio della nostra società che, nel complesso, è molto disturbata e molto malata, troppo attenta al vano, troppo distante dall'Amore e dal Rispetto per la Vita.

Dicono che il "pro ana" non sia una dieta, ma uno stile di vita: ma di quale vita stiamo parlando? Finora non ho usato parole "scomode" e per certi versi rifiutate come anoressia, bulimia, cutting (il tagliarsi), amenorrea (assenza di mestruazioni), alimentazione incontrollata, obesità, suicidio, e altro, ma se queste parole esistono è perché indicano qualcosa che realmente esiste, anche se vorremmo che non esistesse, o perlomeno che non creasse tutta questa devastante sofferenza. Ognuna (e ognuno) è "ok" così com'è, come Natura ci ha voluti... e allora, perché tutto questo martirio?  

Fai attenzione, tutto questo l'ho scritto con il Cuore in mano.

Grazie.

Nuove Frontiere di Terapia Psicologica: alla scoperta della Psicoterapia Equestre (dott.ssa Alessandra Foti)

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre 2016

Alessandra Foti è dott.ssa magistrale in Psicologia Clinica e della Salute. Ha anche pubblicato l'articolo "Psicoterapia equestre", è possibile? sulla rivista CriticaMente.

«Nuove Frontiere di Terapia Psicologica: alla scoperta della Psicoterapia Equestre» è la sua tesi di laurea magistrale, scaricabile ai seguenti link:

Il libro è disponibile anche su Google Libri, Google Play e su Archive.org. Ringrazio l'autrice per aver autorizzato la libera condivisione della sua opera.

Abstract

Le Terapie Equestri rappresentano uno scenario in continua espansione ma ancora troppo poco conosciuto. L'Ippoterapia risulta la forma di Terapia per Mezzo del Cavallo (TMC) più diffusa, ma questi straordinari animali possiedono un insieme di caratteristiche comportamentali e cognitive tali da costruire una fonte davvero preziosa di risorse per il benessere psicofisico umano. Le ricerche in tal senso sono ancora limitate, ma i risultati sono incoraggianti per ulteriori sviluppi.
In Italia le norme e la regolamentazione in materia contemplano la TMC all'interno delle Pet-Therapy, mentre nel panorama internazionale e in particolare in America, la visione è molto più ampia e particolareggiata.
I cavalli, grazie alle loro particolari attitudini e capacità comunicative possono divenire per l'uomo metafora delle relazioni di vita, permettendogli di sperimentare sia a livello comportamentale che emotivo, modalità adattive di rapportarsi con il mondo e con gli altri. Per questo motivo anche la quotidianità con il cavallo può divenire curativa, non soltanto per le patologie neurologiche e psichiatriche, ma anche per le più frequenti problematiche psicoaffettive.
I modelli Horse Activities, ispirati ai protocolli di intervento americani, puntano a sottolineare la valenza terapeutica di tutte le attività di scuderia che coinvolgono il cavallo, senza limitarsi al solo lavoro in sella.
La Psicoterapia Equestre potrebbe rivelarsi un effettivo strumento terapeutico per svariate problematiche, integrando alla Terapia tradizionale protocolli di Horse Activities accompagnati ed assistiti da figure professionali come lo Psicologo e lo Psicoterapeuta.
Una breve indagine è stata fatta per osservare come una sessione completa di Equitazione e Attività di Scuderia possa apportare benefici nelle persone, abbassando i livelli di ansia e tensione emotiva.
Molti aspetti vanno ancora approfonditi e la ricerca può fornire ancora tanti spunti di indagine e di riflessione al riguardo.
C'è da augurarsi che tutte le preziose scoperte non vengano trascurate ma che spingano sempre più l'interesse scientifico, sanitario e clinico in questa direzione.

Riforma della Costituzione Italiana: il popolo è chiamato ad esprimersi...

Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre 2016

E se si votasse sulla Costituzione familiare? Ecco il cortometraggio sui risvolti della riforma

Il cortometraggio seguente, prodotto da Pietro Adami (fonte), fa capire i risvolti dell'attuale riforma costituzionale, traslandola in un'ipotetica "costituzione familiare":

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Riforma della Costituzione ItalianaDov’è oggi la sovranità, quella sovranità che l’art. 1 della Costituzione pone nel popolo e che l’art. 11 autorizza bensì a “limitare”, ma precisando le condizioni (la pace e la giustizia tra le Nazioni, e non le tante guerre e vendite di armi a cui l'Italia partecipa, con 50 milioni di euro di spesa giornaliera) e vietando che sia dismessa e trasferita presso poteri opachi e irresponsabili? È superfluo ripetere quello che da tutte le parti si riconosce: per molte ragioni, il popolo sovrano è stato spodestato.

Se manca la sovranità, cioè la libertà di decidere da noi della nostra libertà, quella che chiamiamo costituzione non più è tale. Sarà, al più, uno strumento di governo di cui chi è al potere si serve finché è utile e che si mette da parte quando non serve più.

La prassi è lì a dimostrare che proprio questo è stato l’atteggiamento sfacciatamente strumentale degli ultimi anni: la Costituzione non è stata sopra, ma sotto la politica e perciò è stata forzata e disattesa innumerevoli volte nel silenzio compiacente della politica, della stampa, della scienza costituzionale. Ora, la riforma non è altro che la codificazione di questa perdita di sovranità.

Suggerisco ai miei lettori una lettura di: "La patologia della democrazia".


Perché votare “No”?

Se la riforma dovesse essere approvata, gli spazi democratici verrebbero limitati. Si concentrerebbe maggior potere nelle mani del governo italiano, riducendo il ruolo del parlamento e limitando il pluralismo attraverso una legge elettorale che garantirebbe una maggioranza assoluta al partito col maggior numero di voti. 

Inoltre la riforma ridurrebbe il potere delle regioni, ostacolando le autonomie locali. 

Vista ancor più ampiamente, la riforma sarebbe un’altra espressione dell’attuale richiesta della UE di avere governi nazionali affidabili che possano applicare decisioni tecnocratiche senza il disturbo di un’opposizione politica e del dissenso organizzato. La “governabilità" a tutti i costi, in altre parole. Vedremmo sicuramente una crescita della retorica del tipo “Non ci sono alternative”, che ha caratterizzato la posizione dell’Unione e dei suoi stati dalla crisi del 2008. 

Si veda anche il mio precedente articolo: "A proposito di referendum ed elezioni politiche".

Francesco Galgani,
scritto inizialmente il 23 settembre 2016, aggiornato il 20 ottobre 2016

(In questa brevissima riflessione di sono servito di parole liberamente tratte da un documento di Gustavo Zagrebelsky e da un comunicato del Diem25; la vignetta è stata pubblicata su "Il Vernacoliere" di agosto/settembre 2016)

DOSSIER - Disinformazione vegan: prime vittime i bambini

Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2016

Fonte dell'articolo, a cui consiglio di far riferimento anche per eventuali aggiornamenti: http://www.famigliaveg.it/genitori/dossier-bambini-vegan-stampa.html

DOSSIER - Disinformazione vegan: prime vittime i bambini

E' in atto da oltre un anno una campagna stampa probabilmente orchestrata a tavolino per creare nel pubblico paura e diffidenza verso l'alimentazione vegan nei bambini; una campagna di disinformazione che può creare gravi danni, ingenerando diffidenza dei genitori verso i medici (che i giornali dipingono come contrari all'alimentazione vegan nei bambini, mentre così non è nella maggior parte dei casi).

Una campagna davvero amareggiante, perché ha come prime vittime i bambini: le paure che essa crea nei genitori rischiano di causare un allontanamento dai medici e un probabile rifugiarsi presso altri "esperti" che invece esperti non sono affatto, ma si atteggiano a guru di dottrine non basate sulla moderna scienza, bensì su vecchie teorie non scientifiche.

E questo sì può creare danni alla salute dei bambini, non certo l'alimentazione vegan!

La patologia della democrazia

Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2016

La patologia della democrazia

Fra tanti inutili fuchi
se ne cerca il peggiore,
l'unico col pungiglione
e pure un po' coglione,

pronto a comandare
nuove spese militari,
a godimento di quei maiali
psicopatici e brutali,

dal cervello bacato,
nei soldi imprigionato,
che son ladri di vita,
d'anima aberrita:

questa è la follia
d'un'ottusa democrazia,
smarrita nel ragionamento,
egoista nel sentimento,

che si lascia abbindolare,
e facilmente soggiogare,
da fin troppe carogne
abili nel parlare.

I signori della guerra
dominano il mondo,
ma a loro non mi piego,
c'è altro nel mio profondo!

Dove vogliamo andare?
Chi vogliamo a comandare?

Per un grande miglioramento
pochissimo basterebbe, (1)
ma un nuovo governo
d'urgenza servirebbe: (2a,b)

è tempo d'una rivoluzione
che parta dal Cuore,
che ritorni alle origini
del primo vero Amore!

E' tempo d'inchinarci
a chi vive le dolci attese,
riverendo le mamme,
sagge ma indifese,

fin troppo disprezzate,
eppur sempre degne
d'essere ascoltate:

per nessun sortilegio
si farebbero ingannare
da chi i bimbi ferisce
o fa ammazzare.

(Francesco Galgani, 9 settembre 2016)
https://www.galgani.it/poesie/index.php/poesie/608-la-patologia-della-democrazia

Note:

Criteri per confrontare e verificare gli insegnamenti religiosi

Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2016

Quanto segue sono parole di Daisaku Ikeda (che si riferisce a se stesso con lo pseudomino Shin'ichi Yamamoto), pubblicate in questa puntata della Nuova Rivoluzione Umana:

«Le epoche cambiano e la religione ha la missione e la responsabilità di continuare a infondere nello spirito umano la luce della saggezza per la costruzione della pace e della felicità.

A tale scopo è essenziale che le persone di fede continuino ad approfondire insieme la ricerca della suprema verità e si sforzino di confrontare e verificare gli insegnamenti stimolandosi reciprocamente per migliorare se stesse, altrimenti la religione finisce con l’allontanarsi dalla sfera sociale.

Quali sarebbero dunque i criteri che dovremmo utilizzare per confrontare e verificare gli insegnamenti religiosi? In parole semplici, potrebbero esprimersi sinteticamente nelle seguenti domande:

“Tali insegnamenti rafforzano o indeboliscono gli individui?”,

“Li rendono migliori o peggiori?”,

“Più saggi o più stolti?”.

Le religioni dovrebbero inoltre competere tra loro per poter contribuire al meglio all’umanità, ovvero dovrebbero sforzarsi di fare quella che il primo presidente della Soka Gakkai, Tsunsaburo Makiguchi, chiamava “competizione umanitaria” (*).

Ciò significa che, invece di sottomettere l’altro con la forza, ad esempio militare, impegnarsi per conquistare la simpatia e l’approvazione della gente per ciò che si fa per la propria e l’altrui felicità, e per far crescere persone di valore che possano contribuire alla pace mondiale.

Se necessario per il conseguimento della pace e della felicità, sarà ugualmente importante collaborare e creare rapporti di solidarietà che trascendano le differenze religiose.

[...]»

(*) Ho trovato questo documento in cui, da pag. 4 (ultimo paragrafo), è spiegato cos'è la "competizione umanitaria": http://www.sgi-italia.org/pdf/SokaGakkai/Ikeda%20presenta%20SGI_INTEGRALE.pdf

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