L'illusione di conoscere la realtà

Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2017

«Ieri ho visto una scena terribile: un grosso cane lupo - ma forse era proprio un lupo - che cercava di azzannare una bambina. Questa non aveva il coraggio di scappare perché sapeva che l'animale era molto più veloce di lei. Per difendersi gli ha dato prima da mordere una specie di coperta, già a brandelli, poi, vedendo che quello non desisteva, ha cercato di distrarlo buttando lontano la palla con cui giocava. Questo per due o tre volte, infine la bambina, terrorizzata, mentre l'altro aggrediva la palla, si è nascosta dietro un albero, ma invano... Non so come è andata a finire perché sono corso via a chiedere aiuto».

Oppure:

«Ieri ho visto una scena deliziosa: una bambina che giocava con un cane lupo più grosso di lei. Cercavano di strapparsi a vicenda una vecchia coperta a brandelli, ma si vedeva chiaramente che il cane tirava piano per non far cadere la bambina. Poi lei ha cominciato a lanciargli una palla e quello correva a riprenderla. Questo per due o tre volte, finché la bambina si è nascosta dietro un albero, e il cane per un po' ha fatto finta di non vederla... A una certa distanza c'era un altro bambino che evidentemente avrebbe voluto giocare anche lui, ma qualcuno deve averlo richiamato, perché un certo punto è corso via».

Storielle che aprono la mente anche a bambini molto piccoli: non ci sono soluzioni precostituite su qual è il modo corretto di interpretare [la realtà]. Te lo devi cercare da solo.

(tratto da un'intervista a Boris Porena, pubblicata sulla rivista "Buddismo e Società" n. 162, gennaio / febbraio 2014)

Non esiste una realtà, non esistono fatti oggettivi: esiste piuttosto il nostro personale modo di interpretarli. Noi non percepiamo e interpretiamo il mondo in un certo modo perché la realtà è in un certo modo, ma innanzitutto perché noi, in un certo momento, siamo fatti in un certo modo e ci troviamo in un certo stato psico-fisico e relazionale.

Mi tornano a mente le parole che Bud Spencer, nel ruolo di Bulldozer (film del 1978), disse a un giovane: "Non dar credito a quello che gli altri dicono, ma impara a cercarti da solo la verità".

Francesco Galgani,
19 marzo 2017

Ridono di te

Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2017

Ridono di te…

e falli pure ridere,

difendi ogni creatura,

che al mondo vuole vivere…

Non conta cosa dicono

nemmeno che gli piaccia,

ti chiuderan la bocca,

sperando che poi taccia,

ma un giorno capiranno,

e si uniranno al coro,

non giudicar sta gente

perchè eri uno di loro.

Se poi non cambieranno

almeno ci hai provato,

la voce di ogni schiavo

percosso e poi umiliato…

e brilla il cambiamento

che sai, sarà fatale…

aprendo ogni gabbia

con dentro un animale.

Vincent

http://www.larionews.com/lario/langolo-della-poesia-di-vincent-tutti-ridono-di-te

Sport: prevenzione e cura di tante malattie (tumori compresi)

Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2017

Vedi anche: i 12 COMANDAMENTI CONTRO IL CANCRO, passaparola del Dott. Franco Berrino, epidemiologo presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Ad avere un effetto preventivo sulla prevenzione del cancro sono soprattutto le attività aerobiche, perché aumentano la frequenza cardiaca. Via libera dunque a passeggiate, escursioni in montagna, percorsi in bicicletta, nuoto e corsi in palestra. Quante volte esercitarsi? L'Oms raccomanda 30-60 minuti di attività moderata-intensa almeno 5 volte alla settimana. Anche se molto, naturalmente, dipende dal livello di forma fisica e di allenamento individuale.

Vi propongo un breve video, poi alcuni dati:

DOWNLOAD MP4

Passiamo ai dati. Il 20% dei tumori è causato dalla sedentarietà. I benefici dell’attività fisica sono evidenti e diversi studi hanno dimostrato la sua influenza su alcune delle neoplasie più frequenti, sia a livello preventivo, sia a livello curativo: l’attività fisica è sempre consigliata, infatti, anche quando la malattia si è già manifestata. In presenza di una massa tumorale alcune cellule del sistema immunitario, le Natural Killer (NK), si spostano dal circolo sanguigno e migrano verso il tumore con l’obiettivo di attaccarlo. Negli studi animali, l'attività fisica ha portato ha una riduzione del 50% delle masse tumorali iniziali.

Per quanto riguarda la prevenzione, chi ha l'abitudine di fare sport ha una minor incidenza di adenocarcinoma dell'esofago (-42%), di tumore del fegato (-27%), del polmone (-26%), del rene (-23%), dello stomaco a livello del cardias (-22%), dell'endometrio (-21%), della leucemia mieloide (-20%), di mieloma (-17%), di tumore del colon (-16%), di tumori della testa collo (-15%), di tumore del retto (-13%), della vescica (-13%) e della mammella (-10%). L'effetto protettivo dell'attività sportiva contro il tumore rimane evidente anche dopo aver considerato la dieta e l'eventuale status di fumatore. Addirittura, nel caso dei tumori di polmone ed endometrio, l'attività fisica è risultata ancor più protettiva nei soggetti in sovrappeso e obesi. Complessivamente, chi fa sport ha il 7% di rischio in meno di ammalarsi di tumore, ma in un quarto dei tumori considerati la riduzione del rischio supera il 20%.

Solo per due neoplasie l'attività fisica ha dimostrato di avere un effetto 'negativo', quello della prostata (+5%) e soprattutto nel melanoma maligno (+27%). Almeno in quest'ultimo caso però la colpa è facilmente attribuibile non all'attività sportiva, ma ai raggi del sole visto che il dato è riferibile solo agli stati statunitensi più soleggiati, quelli cioè con i più elevati livelli di radiazione ultravioletta. In questo caso il consiglio è quello di ricordare sempre di proteggersi con adeguati filtri solari durante le attività sportive all'aria aperta.

Va sottolineato che diminuire del 20% l'incidenza dei tumori equivale all'effetto terapeutico di molte terapie oncologiche usate in senso preventivo o come terapia adiuvante. In altre parole, lo stile di vita, in termini di riduzione del rischio di tumore, può avere lo stesso impatto delle terapie oggi disponibili.

Fonti:

Francesco Galgani,
19 marzo 2017

Il potere di un sorriso: chi sorride è forte!

Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2017

Fotografia di Francesco GalganiChi sorride è forte

La vita è lunga. Alcune volte vinciamo e altre perdiamo. Non dobbiamo sentirci imbarazzati da un insuccesso temporaneo, la cosa importante è vincere alla fine, non perdere mai lo spirito combattivo per quanto possa essere difficile una circostanza. Chi rimane positivo e allegro anche nelle avversità è veramente forte.
[...] Chi sorride è forte. Chi vive un'esistenza positiva è sempre allegro e ottimista
.
Se sembrate sempre stressati e depressi, butterete giù anche le persone che vi stanno intorno, non potrete essere d'ispirazione per gli altri né riuscirete a rinvigorirli. Proprio quando le cose vanno male è il momento di incoraggiare chi vi sta intorno con un sorriso splendente. Se la situazione è senza speranza, create voi la speranza. Non dipendete dagli altri, fate ardere la fiamma della speranza nel vostro cuore.

(Daisaku Ikeda, tratto dalla rivista "Buddismo e Società", n. 172, pag. 24)

Fotografia di Francesco GalganiUn sorriso fa bene al cuore

«Un sorriso allunga la vita». «Don't worry, be happy». Sono considerazioni, molto diffuse nella opinione comune, che hanno avuto negli ultimi tempi una conferma scientifica dai risultati di diverse ricerche cliniche.

Si sapeva da tempo che le emozioni negative - invidia, odio, astio, depressione - si associano ad un aumento del rischio di avere un infarto del cuore, ma è più recente invece la dimostrazione che le emozioni positive - gioia, felicità, entusiasmo, eccitazione - sono in grado di allungare la vita, migliorare le difese del nostro organismo contro gli agenti infettivi, ridurre il rischio di sviluppare ipertensione arteriosa e diabete mellito.

Un recentissimo studio effettuato nella Nuova Scozia (Stati Uniti), su oltre 1500 persone, ha ora anche documentato come vivere intense e frequenti emozioni positive comporta un più basso rischio di andare incontro ad un infarto cardiaco. Sappiamo qualcosa, ma non tutto, sul perché questo possa succedere. Innanzitutto le emozioni positive aumentano la attività di quella parte del nostro sistema nervoso autonomo, cioè non soggetta al controllo della volontà, chiamata «sistema parasimpatico».

[...]

Risulta quindi evidente, alla luce di tutte queste osservazioni, che cercare di vivere la propria vita con serenità, riuscendo ad apprezzare ogni piccolo piacere del quotidiano, limitando per quanto possibile le reazioni aggressive e rabbiose, permette di attivare nel nostro corpo processi che agiscono molto favorevolmente sulla salute del cuore. Possiamo tranquillamente affermare che «sorridere alla vita allunga la vita».

Cerchiamo quindi, per quanto chiaramente non sia sempre facile, di affrontare la nostra esistenza in modo sereno e positivo: non abbiamo che da guadagnarci.

(Flavio Doni, direttore della Cardiologia e Unità coronarica - policlinico «San Pietro» - Ponte San Pietro, l'articolo completo è su l'Eco di Bergamo)

L'essere umano è inconsapevole, emotivo e intuitivo... non agisce per ragione, ma per emozione!

Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2017

Chi siamo?

I fattori limitanti della natura umanaL'essere umano è inconsapevole, emotivo e intuitivo... è follemente intelligente nella sua irrazionalità.
Le nostre decisioni - tutte le decisioni - prendono le mosse dalle emozioni, e tali decisioni sono già pronte "prima" che il pensiero conscio (la nostra coscienza, la nostra voce interna) se ne renda conto (per la precisione, mezzo secondo prima). Ovvero: prima le nostre decisioni si formano a un livello del tutto inconsapevole e secondo processi mentali a noi ignoti; soltanto in secondo momento, entrano nella nostra coscienza e le razionalizziamo, magari per giustificarle o comunque per dare al nostro pensare e al nostre agire un senso di coerenza interna, illudendoci che le "nostre" scelte siano la conseguenza di un pensiero cosciente e razionale (ma così non è). Sarebbe invece più corretto ritenere la razionalità come la serva delle emozioni e delle nostre decisioni già prese a un livello inconscio, non il contrario.

In altre parole... A un livello basso c'è il pensiero razionale, che da solo però non serve assolutamente a nulla, perché non muove né noi né l'intera umanità: con la sola razionalità, infatti, non saremmo capaci di prendere alcuna decisione che ci riguardi, nemmeno la più semplice (come scegliere un giorno per un appuntamento), non saremmo capaci di relazionarci in modo socialmente conveniente, né di svolgere efficacemente un lavoro. A un livello ben più alto ci sono le emozioni, che sono la vera forza che muove ogni persona e la società intera, e che ci rende veramente "vivi" ed "umani". Ovviamente non sono nostra prerogativa: come noi, anche gli animali hanno emozioni, e del resto l'homo sapiens appartiene al regno degli animali. Persino le piante provano emozioni.

Quanto ho fin qui scritto, sicuramente in controtendenza rispetto al comune sentire e all'idea (infondata) della pura razionalità, ha precise basi neurologiche, riscontrabili nell'esperiento di Libert e nel caso clinico di Elliot, di seguito illustrati.

Chi ha sofferto di più, ha il diritto di diventare la persona più felice! (Messaggio per l'8 marzo)

Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2017

8 marzo - Festa della Donna«Lo spirito di una donna che dedica la sua vita alla pace e al bene dell'umanità è nobile, forte e prezioso. Non c'è nulla di altrettanto eterno.»

(Daisaku Ikeda, tratto dal libro "La mappa della felicità", Esperia editore)

«[...] Nulla è più spregevole della violenza contro le donne. È una cosa assolutamente imperdonabile. Voglio che tutti gli uomini lo ricordino. Purtroppo, nella società di oggi c'è una generale tendenza a incoraggiare la promiscuità sessuale e la violenza. Il punto è non cadere vittime di questa tendenza. Spero che gli uomini si comportino sempre in maniera irreprensibile. Sarebbe una vergogna se si comportassero diversamente. Le donne, da parte loro, dovrebbero essere sagge e prudenti, ed esercitare la massima attenzione per proteggere se stesse.
Posso solo immaginare l'incredibile angoscia fisica e mentale che devono provare le donne che sono vittime di violenze sessuali. A chi ha attraversato questa dolorosissima esperienza voglio dire: benché abbiate perso la fiducia negli altri o vi sentiate annientate, ricordatevi per favore che nessuno può distruggere ciò che siete. Per quanto crudelmente siate state ferite, voi restate immacolate come la neve appena caduta.
Il Buddismo insegna che il fiore di loto cresce nelle acque melmose. Ciò significa che le nostre vite assolutamente nobili continuano a brillare anche in mezzo alle più sgradevoli realtà della vita, come il puro bianco fiore di loto che sboccia in mezzo al fango senza esserne sporcato.
Proprio a causa di ciò che avete subito, ci sono dolori e sofferenze nei cuori degli altri che solo voi potete notare, e puri sentimenti di amore e di amicizia che solo voi potete scoprire. Sicuramente ci sono tante persone che hanno bisogno di voi. Se vi date per vinte, sarete solo voi a perderci.
Nulla, nessuno potrà mai offuscare il vostro intrinseco valore. Vi chiedo di avere coraggio, di dire a voi stesse che non permetterete che questa terribile prova vi sconfigga.
Chi ha sofferto di più, chi ha sperimentato la tristezza più grande ha il diritto di diventare la persona più felice. A che servirebbe la nostra pratica buddista se i più infelici non potessero diventare felici? Le lacrime che versate purificano la vostra vita e la fanno brillare. Vivere con questa convinzione e continuare ad andare sempre avanti è lo spirito del Buddismo ed è anche l'essenza della vita.
Forse non volete parlare a nessuno del vostro dolore e della vostra angoscia, ma vi raccomando con forza di confidarvi con qualcuno, fosse anche un'unica persona di cui avete fiducia e sulla cui discrezione potete contare. Non dovete soffrire in totale solitudine.
[...]»

(Daisaku Ikeda, tratto dal libro "Amore e amicizia", Esperia editore, pag. 69)

 

We're all responsible  to make a change

In Italia per curare tutti: progetto "Nessuno Escluso" di Emergency

Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2017

In Italia, 11 milioni di persone non hanno accesso alle cure mediche.

In questo blog ho già dedicato un articolo a "Medici Senza Frontiere". Stavolta vorrei dare visibilità a una campagna di Emergency, dal titolo "Nessuno escluso", che sostanzialmente consiste in una raccolta fondi tramite sms solidale di 2 euro al 45565, fino al 17 aprile 2017, allo scopo di aprire un centro di orientamento sociosanitario e finanziare due ambulatori mobili a Milano. La situazione umanitaria italiana è gravissima ed Emergency offre cure mediche gratuite ai più bisogni (italiani o stranieri che siano, senza distinzioni), arrivando dove non arriva la sanità pubblica. Maggiori informazioni sulla campagna si trovano alla pagina: http://www.emergency.it/numero-solidale-45565.html

In Italia, Emergency ha offerto oltre 260.000 prestazioni (dato aggiornato al 31 dicembre 2016).

Nonostante sia un diritto riconosciuto, anche in Italia il diritto alla cura è spesso un diritto disatteso. Nell'articolo "I giochi sporchi delle case farmaceutiche e il popolo che muore" (pubblicato il 3 marzo 2017 sul blog di Grillo), leggiamo:

«[...] I tagli ai servizi pubblici essenziali, imposti dalle politiche di austerity dell'Europa, hanno costretto ben 11 milioni di italiani a rinunciare alle cure mediche. In Grecia cala l'aspettativa di vita, mentre lo Stato taglia del 94% i trasferimenti ai 140 ospedali pubblici del Paese. Secondo il rapporto "Povertà e diseguaglianze in aumento", curato da Caritas Europa nel 2015, nei sette Paesi che hanno sofferto di più della crisi (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania, Cipro) il 22,8% dei cittadini ha rinunciato a curarsi perché non hanno i soldi: stiamo parlando di oltre 35 milioni di cittadini. Il gruppo Efdd - Movimento 5 Stelle lotta al Parlamento europeo per difendere i cittadini. La salute è un diritto fondamentale. Piernicola Pedicini ha denunciato l'asservimento della classe politica alle lobby farmaceutiche. Nel suo discorso cita quattro esempi:

- SOFOSBUVIR: farmaco usato per il trattamento dell'epatite C, viene venduto in Unione Europea a un prezzo che è 277 volte quello di produzione. (fonte)

- VACCINO PER LA PERTOSSE: si produce a meno di un dollaro ma in Unione Europea si vende a 120 dollari. (fonte)

- ERLOTINIB: è un farmaco usato per il trattamento dei tumori al pancreas, costa 15.000 euro e produce un aumento medio della sopravvivenza di appena 10 giorni. (fonte)

- CETUXIMAB: è un anticorpo somministrato per il trattamento dei tumori al polmone, costa 8.000 euro a paziente e produce un aumento medio della sopravvivenza di un mese e mezzo. (fonte)»

Per maggiori informazioni sull'attività di Emergency, riporto alcuni link:

Le diversità sono normali, necessarie e arricchenti, i pregiudizi no

Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2017

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LGBTQ+: lesbiche, gay, bisessuali, transgender, transessuali, queer, ecc... il mondo è variegato e colorato

Diversità sessualeSeguono un articolo e un comunicato stampa che guardano all'omosessualità e alle sue dinamiche psico-sociali da un punto di vista scientifico, educativo e lessicale. Purtroppo cercando in Rete parole chiave come "omosessualità" e "scienza" escono tanta disinformazione e odio, per questo ho voluto dar voce a chi sa rispettare la dignità e l'umanità di ogni persona: l'articolo è scritto da Margherita Graglia, psicologa-psicoterapeuta e sessuologa, che progetta e conduce corsi sui temi dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere rivolti a psicologi, operatori socio-sanitari ed educatori, e il comunicato stampa è dell'AIP, Associazione Italiana Psicologi.

Ad ogni modo, e questo ci tengo a precisarlo, chi sa guardare le persone e i fatti della vita con gli occhi dell'Amore non ha bisogno di tante spiegazioni! :)


Omofobia, eterosessismo, omonegatività

di Margherita Graglia

Finché c'è conflitto c'è speranza!

Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2017

Quanto segue è un piccolo estratto di un'intervista a Daniele Novara, che si occupa professionalmente di gestione educativa dei conflitti e di progetti relativi ai diritti dei bambini, pubblicata sulla rivista "Buddismo e Società n.136 - settembre ottobre 2009", dal titolo "La pace nasce se si affronta il conflitto", a cui rimando per ogni approfondimento.

Spero che quanto segue possa essere di aiuto a tutti noi, nell'affrontare meglio le nostre vite e le nostre relazioni,

Francesco Galgani,
25 febbraio 2017

La distinzione tra violenza e conflitto

di Daniele Novara

VIOLENZA CONFLITTO
Danneggiamento intenzionale dell'avversario per creare un danno irreversibile. Contrasto, divergenza, opposizione, resistenza critica senza componenti di dannosità irreversibile.
Volontà di risolvere il problema (conflitto) eliminando chi porta il problema stesso. Intenzione di mantenere il rapporto.
Eliminazione relazionale come forma di "soluzione" semplificatoria. Sviluppo della relazione possibile, anche se faticosa e problematica.

La violenza

Come si nota dalla tabella proposta, le caratteristiche della violenza sono sostanzialmente tre:

  • il concetto di danno irreversibile;
  • il concetto di identificazione del problema con la persona;
  • il concetto di eliminazione del problema con la persona.

Forse l'elemento più importante in questa formulazione è la connotazione di violenza come danno irreversibile. Sia dal punto di vista fisico che psicologico, per danno irreversibile si intende un'azione, estemporanea o prolungata nel tempo, volta a creare intenzionalmente un danneggiamento permanente in un'altra persona. Abusi fisici, abusi sessuali, abusi psicologici rientrano ovviamente in questa categoria, mentre non vi rientrano azioni non intenzionali tra bambini piccoli, che possono effettivamente produrre un danno irreversibile ma dove viene a mancare un'intenzionalità consapevole.

Inoltre, la violenza appare un'azione, più o meno premeditata, volta a sospendere la relazione, perché si ritiene che la problematicità della relazione dipenda dalla persona stessa e che quindi, per eliminarla, occorra eliminare la persona. Appare pertanto una strategia arcaica, semplicistica, ma proprio per questo in grado di far uscire dall'ansia e dall'incertezza per raggiungere uno spazio ripulito dalle complicazioni conflittuali.
La violenza insomma non è, come nel senso comune, una conseguenza del conflitto ma, proprio al contrario, un'incapacità di stare nel conflitto, visto invece come momento fondativo della relazione, capace di creare una distanza che preserva la relazione stessa dalle sue componenti inglobanti e tiranniche.

Il conflitto

Si tratta di un contrasto, una divergenza, un'opposizione che esclude comunque componenti di dannosità irreversibile.
Appartiene all'area della competenza relazionale, mentre la violenza e la guerra appartengono all'area della distruzione, cioè dell'eliminazione relazionale. È pertanto la relazione e non la bontà - come nel senso comune si è spesso portati a credere - la misura discriminante fra conflitto e violenza.

La fatica nel conflitto come condizione imprescindibile per buone relazioni

Evitare il conflitto appare pertanto una scorciatoia sempre più impraticabile. La violenza e la guerra, anche nei casi dei grandi drammi familiari che compaiono sui giornali, sono legate all'incapacità di stare nelle situazioni di tensione e conflittualità problematica e di gestirle. Allo stesso tempo, possiamo dire che le buone relazioni consentono il conflitto, mentre le cattive relazioni lo impediscono, e stabiliscono una specie di tranquillità cimiteriale dove non è possibile alcun disturbo reciproco né comunicazione discordante e dove tutto sembra morire in un appiattimento conformistico.
Si potrebbe dire che finché c'è conflitto c'è speranza. Perché la conflittualità consente di vivere le relazioni come vitali e significative, e quindi rappresenta l'antidoto naturale alla distruttività umana. Occorre però un processo di alfabetizzazione di lunga durata.
La tendenza naturale dell'essere umano è piuttosto quella di ripristinare la simbiosi, intra ed extrauterina dei primi tempi della vita, che appare come un desiderio che risorge sistematicamente, il mito a cui ci si aggrappa nell'incapacità di accettare la crisi come occasione di crescita.
Il caso dei genitori alle prese con gli adolescenti, o preadolescenti, è abbastanza emblematico. Per il genitore è sempre uno shock quando il figlio o la figlia reclamano uno spazio di indipendenza e quindi un bisogno di allontanamento che appare quasi minaccioso. In realtà questo conflitto ha una funzione generativa straordinaria, non per niente si dice che l'adolescenza rappresenti una seconda nascita, cioè il passaggio verso il mondo e la vita adulta da parte del bambino. Anche la trasgressione delle regole, nel momento in cui le regole ci sono, rappresenta per lui un confronto estremamente significativo, carico di sviluppi. Per i genitori è una grande fatica perché vivono anche loro un sogno di fusionalità e di permanenza con i figli molto forte.
Il conflitto adolescenziale è una necessità imprescindibile per costruire un allontanamento individuativo. Dal punto di vista pedagogico ci sono tanti modi per vivere questa situazione: lo si può fare in modo isterico, in modo punitivo, tirannico o anche in modo eccessivamente confidenziale. Quello che conta è capirne la sostanza e stabilire una distanza giusta che non è più quella dell'infanzia.

Tutt'altro che sinonimi

Nell'ideogramma cinese la parola conflitto ha il doppio significato di opportunità e di catastrofe. Nella tesi che sostengo la catastrofe non è il conflitto bensì la guerra e la violenza.
Se è vero che la cultura mediatica utilizza il termine conflitto come sinonimo di guerra, è anche vero che nella vita quotidiana questo è impossibile. Nessuno si sognerebbe di definire la dura discussione avuta col figlio sulle regole con lo stesso termine utilizzato per definire i combattimenti in Iran, in Iraq o in Afghanistan. In altre parole, la confusione appare anche legata a componenti ideologiche, abbastanza palesi, volte a edulcorare le componenti più tragiche dello scontro armato. Anche la tendenza a voler aggiungere parole di benevolenza al termine conflitto per caratterizzarlo in un certo modo - come gestione nonviolenta dei conflitti, gestione positiva dei conflitti - appare anch'essa frutto di una visione ancora piuttosto bipolare dove la polarizzazione è fra il mondo dell'armonia e il mondo del conflitto. Si tratta di una visione arcaica, tipica di una società rigida, volendo anche piuttosto patriarcale. Nel mondo attuale, sempre più complesso, la capacità di stare nei conflitti appare una necessità quasi di sopravvivenza in una società in cui i cambiamenti implicano una tensione quasi frenetica nell'affrontare nuove situazioni, leggerle, capirle, decodificarle.
Ho approntato una mappa orientativa nei confronti della gestione dei conflitti, e parlo di gestione non di soluzione, rimandando a una visione processuale e non finalistica:

  1. Distinguere la persona dal problema, in modo da evitare ogni forma di giudizio e di colpevolizzazione generalizzante, limitandosi a individuare i contenuti specifici del conflitto, restando sugli aspetti tangibili piuttosto che su componenti arbitrarie.
     
  2. Aspettare il momento giusto, lasciando decantare le emozioni negative, creando una distanza sufficiente per vedere il conflitto dall'alto piuttosto che dall'interno.
     
  3. Cogliere le ragioni altrui, dando senso e comprensione a quello che sta succedendo, cogliendone i significati soggettivi e non solo quelli della propria parte.
     
  4. Strutturare critiche costruttive, e in generale evitare un linguaggio giudicante, preferendo piuttosto una comunicazione che faciliti la comprensione del conflitto.
     
  5. Cercare l'interesse comune piuttosto che la vittoria a ogni costo, superando la forma del muro contro muro, uscendo dalla logica delle posizioni per entrare in quella dei vantaggi reciproci.

Più che ricette pronto-uso, ritengo questi punti un ottimo programma di lavoro e di apprendimento per tutti coloro che desiderano che la vita e le relazioni abbiano un esito felice.

tratto da: http://www.sgi-italia.org/riviste/bs/InternaTesto.php?A='2268'

Abbigliamento e arredamento criminale: vestiamo etico, vestiamo vegan

Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2017

Noi siamo in questa vita per allenare la capacità di amare, di salvare vite, di amare la vita... ogni offesa alla vita, ogni sofferenza arrecata nella totale insesibilità e disinteresse, la ripaghiamo tutta e con gli interessi. Fingere di non sapere, o starsene in una tranquilla ignoranza, o cercare qualsiasi giustificazione nell'infliggere tanta inutile sofferenza, non potrà che aggravare le cose.

Gli animali sono fatti per essere amati, e come loro ogni altro essere vivente. Se non sentiamo una fitta al cuore nel prendere consapevolezza di quanto stiamo facendo ai nostri inermi coinquilini sul pianeta Terra, allora non siamo degni di definirci "umani". Per ogni animale maltrattato, seviziato, ucciso, rinasceremo mille volte come animali da allevamento o da pelliccia.

Stiamo compiendo ogni giorno dei crimini, dal piatto in cui mangiamo, ai vestiti che indossiamo, all'arredamento della nostra casa.

Parliamone un attimo. Facciamo qualche esempio.

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