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Comunicazione e Linguaggio

Analisi critica della comunicazione in rete

Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2014

Quanto segue è un articolo scritto da Giulio Ripa e pubblicato nel suo archivio, con licenza Creative Commons. Viene esposta un'analisi della comunicazione in rete (e anche al di fuori della rete, nella vita di tutti i giorni), partendo da una lettera scritta ad un amico più di dieci anni fa, e poi proseguendo con un'analisi di psicologia cognitiva, con considerazioni di carattere sociale.

Banalizzare, omologare, sminuire, disconoscere la diversità culturale e la realtà dei fatti... ovvero come crearsi nemici grazie all'ignoranza e all'arroganza

Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2015

Siamo nell'epoca dei mass media, della comunicazione di massa, dell'informazione di massa, della cultura di massa... un'epoca in cui le stesse notizie girano su tutti i network, a volte propinate all'infinito, fino alla nausea, ma senza mai scendere nella profondità dei problemi, senza mai una seria messa in discussione del sistema stesso in cui siamo inseriti...

La sindrome di mezzo mondo, ovvero come la tv rovina le persone: la Cultivation Theory di George Gerbner (con documentario)

Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2015

Aggiornamento del 26 febbraio 2015 - Riporto un intervento di Sara De Luca, che ha così commentato il presente articolo sulla Teoria della Coltivazione:

Vi offro il mio punto di vista un po’ provocatorio ispirato ai contenuti di un testo molto interessante “Television and its viewers: Cultivation Theory and research” da cui ho tratto i dati che seguono.

Un’altra faccia della “Coltivazione” è la concentrazione (o scarsa distribuzione) in termini di proprietà di canali televisivi e di produzione.

Karl Popper: TV e VIOLENZA (intervista) - La TV è una maestra cattiva e violenta, proposta per una TV migliore

Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2015

Quanto segue è tratto da un'intervista del 13 aprile 1993 a Karl Popper, pubblicata sull'Enciclopedia Multimedia delle Scienze Filosofiche di Rai Educational, divisa in due video sotto riportati, con il calce una trascrizione parziale.

Teoria dell'obbligatorietà della connessione in mobilità (di Francesco Galgani)

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2015

Problemi postura smartphone«La TV è un modo malsano di riempire un vuoto. Facebook e i telefonini anche.»
(Francesco Galgani)

«Non c’è molta differenza tra il cellulare e il “braccialetto elettronico” indossato dai condannati in semilibertà: in quest'ultimo caso il controllo della polizia è in tempo reale; nel caso del cellulare invece il controllo, sempre possibile, è in differita: ci vuole un po' più di lavoro, ma il risultato è lo stesso (i dati vengono conservati dalle società per anni).»
(Franco Lever, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale, Università Pontificia Salesiana)

Premessa

Dire che il cellulare è un telefono è un’affermazione impropria e riduttiva. In realtà è un nuovo strumento di comunicazione personale, che ha – accanto a molte altre potenzialità – alcune forme di utilizzazione tipiche del telefono; per questo è chiamato telefonino, telefono cellulare, cellulare o smartphone (quest'ultimo termine letteralmente significa “telefono intelligente”, lo smartphone unisce alle caratteristiche di un telefono cellulare le potenzialità di un piccolo computer con fotocamera, videocamera, servizio GPS, presenza di un sistema operativo completo, autonomo e personalizzabile con una vasta scelta di applicativi disponibili, normalmente dotato di un collegamento a Internet continuo ed efficiente).

Appunti di Psicologia della Comunicazione (sintesi)

Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2015

Appunti di Psicologia della Comunicazione (sintesi)
(download PDF)

a cura di Francesco Galgani
www.informatica-libera.net

«La TV è un modo malsano di riempire un vuoto. Facebook e i telefonini anche.»
(Francesco Galgani)

«Non c’è molta differenza tra il cellulare e il “braccialetto elettronico” indossato dai condannati in semilibertà: in quest’ultimo caso il controllo della polizia è in tempo reale; nel caso del cellulare invece il controllo, sempre possibile, è in differita: ci vuole un po’ più di lavoro, ma il risultato è lo stesso (i dati vengono conservati dalle società per anni).»
(Franco Lever, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale, Università Pontificia Salesiana)
 

Abstract

Questo mio elaborato mi ha accompagnato nella preparazione di un esame di Psicologia della Comunicazione: desidero condividerlo, nella speranza che sia utile anche ad altri. Ovviamente non posso escludere che contenga errori. La scelta degli argomenti e del livello di approfondimento è stata motivata perlopiù da mie esigenze di studio: le note bibliografiche potranno servire per ulteriori approfondimenti.
Parte dei testi sono liberamente tratti da quanto ho riportato nelle note bibliografiche. Tutti i testi tratti e/o rielaborati da http://www.lacomunicazione.it, che ha costituito il mio principale punto di partenza per la preparazione di questa sintesi, hanno licenza “Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo”, pertanto la presente pubblicazione è da considerarsi con la medesima licenza.
Francesco Galgani

I social network sono il regno della non-comunicazione

Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2016

«Scrivo perché nessuno mi ascolta!»
Questo è il messaggio che leggo e rileggo ogni volta che mi trovo alla stazione ferroviaria di Navacchio (Pisa): poche parole che indicano le difficoltà esistenziali di un'intera società...

Scrivo perché nessuno mi ascolta!

Smartphone alienazioneSu questo tema, segue la recensione del libro "Parlarsi. La comunicazione perduta" di Eugenio Borgna, psichiatra, docente e saggista, a cura di Lelio Demichelis e pubblicata su Alfabeta2.

Siamo una società che parla molto, ma che non ascolta. Ed è un parlare compulsivo e veloce, dove tutti dicono tutto, tutti vogliono dire qualcosa e non importa cosa. Ma se tutti dicono, anzi gridano, bisogna infine dire gridando più forte per superare il rumore di fondo di grida senza comunicazione. Tutti parlano e tweettano e bloggano e sui social network il dire o i selfie sono subito superati dal dire e dal selfie successivo, il dire non ha sedimentazione, non nasce da riflessione interiore, non dialoga anche quando si crede di condividere (condividere non è dialogare) perché ciò che si è detto in realtà non si sedimenta in chi riceve. Producendo appunto un rumore fatto di parole in libertà che passano attraverso molteplici canali di comunicazione, dando l’illusione di una grande libertà ma che cadono quasi sempre nel vuoto del non ascolto, o dell’ascolto appunto istantaneo (che produce un vuoto analogo), tutti futuristicamente sedotti dal mito della velocità delle parole mentre in realtà comunichiamo monologhi, stimolati dalla potenza facile del mezzo tecnico che sembra offrire a tutti una tribuna immensa di potenziali ascoltatori.