Il bene del mondo sei tu che emani positività!

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2021

Gratitudine per ogni istante di vitaAl dolore di solito reagiamo con chiusura, rabbia, risentimento. Ma nel momento in cui la rabbia svanisce, oltre il velo delle illusioni, scopriamo un mondo nuovo.
Oltre il giusto e lo sbagliato, oltre il piacevole e lo spiacevole, oltre ogni pensiero, c’è soltanto la gratitudine per ogni istante di vita.
Nessun rimorso o nostalgia perché nulla va perduto: tutto è servito per arricchirci, tutto per arrivare all’istante attuale, che è l’unica cosa che esiste. Tutto per arrivare a capire che l’unica cosa che conta è essere grati per il sacro istante attuale di vita, che non è mai banale, è un dono che desta meraviglia.
Grazie!

Vaccini e umanità prostituita

Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2021

Amici miei,
leggendo la notizia che ho qui sotto fotografato, di poche ore fa, mi sono tornati in mente miti e storie antiche. Per fortuna esistono i miti, le leggende, i racconti, le favole e altre narrazioni che, al di là del voler o non voler attribuire loro una funzione storica, possono dirci molto sul nostro passato, sul nostro presente e sul nostro futuro: possono dirci molto su noi stessi.

Ad esempio, prendiamo in considerazione coloro che sono dediti al “bene comune”. Prove terribili dovranno superare, in ogni epoca, e tentazioni a non finire: quaranta giorni di digiuno non fanno parte solo della tradizione cristiana. I martiri? Tra coloro che sono dediti al bene comune non mancano mai, in nessuna tradizione.

Cosa ci insegna il mito su chi vuol tentare di portare un messaggio di pace, di amore, di giustizia, di fratellanza e sorellanza, di perdono compassionevole, di solidarietà, di buona salute mentale, spirituale e fisica? Ci insegna che finisce appeso in croce come il peggiore dei delinquenti. E quando succede? Ogni giorno. Nel tempo circolare, il mito si ripete ogni giorno e ogni giorno qualcuno o qualcuna finisce in croce o comunque nella morsa di disumane torture come il più spregevole degli esseri. Julian Assange, giusto per citare un personaggio noto e a noi contemporaneo, che fine ha fatto?

E cosa dice il mito della ricerca spirituale? Chi è più vicino a “Dio” (qualunque cosa significhi questa parola)? E’ a Dio più vicina la Maddalena prima di essere lapidata o il ricco, il potente, l’erudito? Il mito è chiaro e, anche oggi, le povere, giovani e umili “maddalene”, dopo aver “servito” qualcuno, magari cercano quel che i potenti del nostro mondo neanche immaginano, visto che dove c’è grande concentrazione di soldi c’è anche l’“opposto di Dio” (in qualunque modo lo si voglia chiamare). Se “Dio” potesse essere inteso con l’accezione non fideistica, non confessionale e anche laica di “bene comune”, o comunque come qualcosa che lo rappresenti, il discorso sarebbe lo stesso: vi invito, sul serio, a rileggere quest’ultimo paragrafo sostituendo la parola “Dio” con “bene comune” e a verificare se il discorso vi “torna”.

Sì, ma la notizia qui fotografata cosa c’entra?

A buon intenditore poche parole,
4 maggio 2021

Pfizer, primo trimestre boom: ricavi a 14,58 miliardi di dollari (4 maggio 2021)

Vaccinazioni e morti: un grafico dell’India, con amore

Ultimo aggiornamento: 1 Maggio 2021

L’amore a cui alludo nel titolo è quello che possiamo metterci noi nel guardare la realtà, nel relazionarci con noi stessi e con gli altri.

Viviamo nell’epoca dell’incapacità appresa di amare. Ma cosa proviamo quando riceviamo energia, amore, compassione e sostegno dalle persone a noi vicine? Conosciamo questa sensazione di appartenenza ad una comune umanità? Anche gli altri hanno bisogno di questo da noi.

Viviamo nell’epoca dell’ignoranza e delle creazioni illusorie, ovvero in cui la pretesa di conoscere la realtà è in sé e per sé la peggiore ignoranza; le illusioni sono il nostro personale modo di costruire la realtà.

Perché tutte queste premesse? Io per primo cerco di deporre le armi. Troppa strumentalizzazione viene fatta delle notizie, che talvolta sono anche costruite dal nulla e basate sul nulla, pur di poter argomentare la giustezza del proprio punto di vista. Proviamo ad accogliere la sofferenza senza strumentalizzarla e senza voler costruire su di essa una visione della realtà che abbia la pretesa di essere univoca. Dietro i grafici, i numeri, i ragionamenti matematici, in questo caso ci sono persone sacre e preziose come noi.

Pensi che, conoscendo più o meno le cose che ho scritto nell’ultimo anno, mi stia contraddicendo, cioè che voglia portare acqua al mio mulino? Potresti avere ragione, è difficile avere il cuore completamente ripulito e al contempo uno sguardo molto ampio alla realtà. Comunque la mia intenzione, in questo caso, è soltanto quella di far notare a me, a te e a chiunque altro sia giunto fino a questa pagina che, come umanità, al di là delle idee personali, stiamo sbagliando qualcosa di molto importante.

Suggerisco di guardare il grafico in calce con il cuore innanzitutto, e poi anche con l’intelletto.
Tale grafico è basato su questa fonte di dati, che riguarda tutto il mondo:
https://covid.ourworldindata.org/data/owid-covid-data.xlsx

Chi c’è dietro questa raccolta mondiale di dati? La lista delle persone interessate si trova in fondo a questa pagina, insieme ad altre informazioni:
https://github.com/owid/covid-19-data/tree/master/public/data

Questo è il grafico, sotto un brevissimo commento:

India: morti, vaccini, covid, aprile 2021

Ecco, ora il mio commento: non faccio alcun commento, perché il grafico è (tristemente) autoesplicativo.

Cosa dici? Non è chiaro? Sei sicuro che non è chiaro? Ok, facciamo così. Se io ti spiegassi in dettaglio questo grafico e che quello che sta accadendo in India sta accadendo anche altrove, potrei entrare in un discorso che invece vorrei evitare. A me interessa soltanto sottolineare che stiamo sbagliando qualcosa di molto importante, che stiamo calpestando la dignità, la libertà e la salute di molte persone che hanno la nostra stessa sacralità e preziosità. Se tu vuoi approfondire, questo specifico grafico e altri grafici analoghi sono spiegati in dettaglio e soprattutto contestualizzati in questo report di pochi giorni fa, pubblicato il 25 aprile 2021: https://dailyexpose.co.uk/2021/04/25/indias-covid-crisis-has-been-hijacked-the-mainstream-media-are-lying-to-you/

Buona assenza di paura,
buona pace interiore,
1 maggio 2021

Un'analisi profetica (e vista dal futuro?) del presente

Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2021

Nel video seguente (fonte), Piero Cammerinesi guarda al presente, alla contemporaneità, al primo anno di coronavirus, con uno sguardo che, seppur parziale (come parziale è ogni punto di vista), mi ha colpito positivamente perché spiega, in una maniera che guarda al senso comune ma va al di là di esso, alcune delle questioni che stanno alla base della profezia e delle indicazioni contenute nella Religione dell'Ultima Lotta. In realtà tale profezia tocca anche altre questioni di cui Cammerinesi non parla in questo video, ma ciò che lui dice sarebbe già sufficiente per mettere in seria discussione la narrazione del presente, il modo con cui si costruisce una morale e le relazioni con se stessi, con la natura, con i coinquilini umani e non di questo pianeta, con l'aberrante scienza e tecnologia del presente e con gli insegnamenti del passato. Sostanzialmente, sento di concordare con tutto quello che Cammerinesi qui espone, pur nella consapevolezza della parzialità di tale sguardo.

Da parte mia, avrei ulteriormente approfondito indagando gli aspetti più problematici, cioè le "cause". Il video, infatti, si conclude con queste parole: «E' evidente che noi andiamo incontro a questa situazione. Tutto quello che ci troviamo oggi davanti è l'effetto di quello che abbiamo fatto e continuiamo a fare, esclusivamente per ingordigia, per un senso di dispregio totale per il vivente, e con un concetto materialista e avido nei confronti della Terra. Quindi, l'uomo, sostanzialmente, andrà in questa direzione e non potrà fermarsi se non cambieranno le cause».

Appunto, le cause. Una delle questioni che potrebbero lasciare più sbigottiti, secondo me, è la "necessità" di ciò che sta accadendo, del cammino dell'umanità verso l'autodistruzione. «Questa è l'ultima possibilità, l'ultima lotta, prima che tutto venga distrutto», così disse la Saggezza Universale e queste parole riecheggiano spesso dentro di me, insieme a tutte le altre parole contenute nella Religione dell'Ultima Lotta. Tale necessità è una diretta conseguenza della mancanza di consapevolezza. Solo un salto di consapevolezza coscienziale, che di solito passa attraverso il dolore, può cambiare le "cause" dell'agire umano. Senza esperienza, non c'è consapevolezza, e senza consapevolezza nulla può essere cambiato.

Buone riflessioni,
30 aprile 2021

DOWNLOAD MP4

Negligenza voluta, epidemia dolosa, strage di stato, azione terroristica dello stato italiano contro i cittadini? Una denuncia in procura.

Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2021

Io avrei molte domande, che riguardano soprattutto le relazioni interpersonali.
La prima la rivolgo a te: perché stai leggendo questo articolo? Che emozioni (positive o negative), o assenza di emozioni, ti comunica il titolo di questo articolo? Perché?

Cosa stai cercando? Giustizia? Conferma del tuo punto di vista? O, più coraggiosamente, vuoi provare a mettere a confronto il tuo punto di vista con uno diverso?

Senti rabbia? Cosa c’è dietro questa rabbia? Oppure senti altro?

Il senso di queste mie domande è quello di porre attenzione alle emozioni e alla qualità delle relazioni interpersonali che ne conseguono: una persona rabbiosa, o che abbia molto risentimento, o che si senta nella condizione di dire agli altri cosa devono o non devono fare, può portare un’azione benefica nel suo ambiente o finirà con l’evocare altrettanta o maggiore rabbia negli altri?

Queste erano le premesse, seppur difficili, perché capisco le motivazioni della tanta, tantissima rabbia che sta crescendo sempre di più, in un contesto in cui le relazioni sono sempre meno empatiche e rispettose e in cui, spesso, ciascuno potrebbe sentirsi abbandonato a se stesso (spero che non sia questo il tuo caso). Secondo me, il miglior modo di guardare a questa denuncia è con pace interiore e senza pretesa di avere la verità assoluta: senza pace (cioè accettazione della necessità, ovvero delle cose che accadono, in maniera sgombra da lamentele, pretese o accuse che, nel complesso, spesso sono maniere velate di bestemmiare) e senza umiltà, si rischia di sprecare un sacco di energie e di tempo senza ottenere nulla.

In una denuncia del genere, ovvero del singolo cittadino contro lo stato, qual è il confine tra senso civico, dovere morale, voglia di protagonismo o arroganza di sentirsi migliori o prescelti per fare qualcosa che pochi altri stanno facendo? Stiamo attenti, il mio invito è alla prudenza, al di là che il contenuto della denuncia sia condivisibile o meno.

Un approccio equilibrato potrebbe essere quello di usare questa denuncia per imparare qualcosa di nuovo. Tra l’altro, molte affermazioni in essa contenute sono corredate da link di approfondimento.

Gli argomenti trattati sono:

  • «L’epidemia di Covid-19 era prevista ed ampiamente anticipata»,
  • «Gli esperimenti “gain of function”»,
  • «Piena consapevolezza delle Autorità sanitarie internazionali e italiane dei rischi pandemici»,
  • «L’allarme coronavirus diffuso dall’OMS e la colpevole inerzia del Governo»,
  • «Mancato aggiornamento del Piano Pandemico (PP) 2006»,
  • «Disapplicazione delle azioni prioritarie previste dal Piano Pandemico 2006»,
  • «La vicenda delle autopsie»,
  • «Le cause del terrore: errori diagnostici, inadeguatezza terapeutica soprattutto domiciliare e notizie allarmistiche»,
  • «Autorità sanitarie: non c’è alcuna cura per Covid-19 – la realtà scientifica: esistono cure domiciliari molto efficaci»,
  • «Farmaci efficaci utilizzati dai MMG e altri clinici per la cura di Covid-19»,
  • «Minerali, vitamine e nutraceutici: prevenzione e cure adiuvanti di Covid-19»,
  • «Ostracismo delle Autorità sanitarie a farmaci e a integratori di sostegno»,
  • «Elementi critici sull’ efficacia e sicurezza dei vaccini anti Covid e della campagna vaccinale di massa in corso di pandemia»,
  • «Le misure restrittive più severe producono danni sociali e sanitari sproporzionati e non sono efficaci»,
  • «L’accertamento dei fatti esposti e l’individuazione dei responsabili».

Qui c’è il testo completo: Denuncia-Gestione-Covid.pdf
Sito di riferimento da cui l’ho scaricato: http://www.riapriamolitaliainsalute.it/

Buona lettura e buono studio,
28 aprile 2021

Rendersi liberi

Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2021

Libertà e assenza di giudizio personale, fondamentalmente, sono la stessa cosa. La questione, però, non è così semplice, perché le stesse parole “libertà” e “giudizio” hanno accezioni che cambiano in base a te che stai leggendo, al contesto culturale in cui ti trovi, alle tue esperienze di vita, al senso di connessione che hai con te, con la vita, con gli altri. Per tale ragione, la libertà di cui sto parlando non è definibile in modo concettuale, ma può soltanto essere esperita quando l’anima è pronta: libertà, in questo contesto, diventa sinonimo di pace, di fiducia, di interconnessione. Dal momento però in cui asserisco che non posso definire con le parole ciò di cui sto tentando di parlare, il testo che sto scrivendo diventa quindi possibile, anzi probabile, fonte di fraintendimento. Tra l’altro, se hai già letto i miei ultimi scritti, potresti chiederti cosa possa esserci di nuovo in quest’ultima mia stesura.

In effetti, già il fatto che parta da un presupposto di incomunicabilità e che mi rivolga direttamente a te, sono già passi ulteriori rispetto agli altri miei scritti. Ma questa incomunicabilità come la risolviamo? Semplicemente, non la risolviamo: se ti senti in sintonia con quello che sto scrivendo, allora hai già capito e non c’è bisogno di troppe spiegazioni, se invece “non ti risuona”, c’è sempre la speranza che ciò che adesso ti appare in modo confuso domani possa sembrarti molto più chiaro e sensato (ma senza pretesa, da parte mia, che lo sia). Tutto ciò, però, porta ad un ulteriore problema: la comunicazione si fa almeno in due, alla pari, e i significati si costruiscono insieme, qui invece sto scrivendo da solo. E quindi? E quindi lascio accesa la fiammella della speranza che le mie parole non rimangano come lettera morta, ma come vite vive che possano incontrarsi: magari un giorno io e te ci incontreremo o reincontreremo, qui o altrove, in questa vita o in altre, e nel frattempo queste riflessioni che sto scrivendo potrebbero aver già lasciato elementi di unione. Come dicevano gli antichi, e con un’accezione ben diversa da quella contemporanea: «Verba volant, scripta manent», ovvero: la parola scritta rimane dove si trova, non va da nessuna parte e quindi serve a poco; le parole dette a voce, a tu per tu, possono arrivare invece molto lontano nel tempo e nello spazio, perché “volano”, e quindi lasciare qualcosa di molto più profondo e duraturo. Io non posso far “volare” da solo le mie parole come in quest’accezione (piuttosto inconsueta) della citazione latina, ma possiamo farlo insieme e, nel farlo, già non sarebbero più “mie” parole, ma “nostre” (il che già sarebbe molto meglio e auspicabile). I “miei” pensieri e sentimenti non sono in realtà “miei”, ma sono entità che viaggiano e che ci attraversano: da quali pensieri e sentimenti vogliamo farci attraversare? Cosa vogliamo contribuire a diffondere?

Dopo queste premesse, che già potrebbero averti dato un po’ di disorientamento (ma che sono funzionali al proseguo), vorrei tornare all’argomento espresso all’inizio, cioè alla libertà.

Per favore, fermati un attimo sulle ultime cose che ho scritto: i pensieri e i sentimenti non sono nostri, ma sono entità che viaggiano, che si spostano da una persona all’altra, pur con il contributo di ciascuno di noi. Ci sei? Stai entrando in questa visione? Dovrebbe già essere l’inizio dello smontaggio del proprio ego separativo, per chi ancora non l’avesse smontato.

All’inizio ho scritto: «Libertà e assenza di giudizio personale, fondamentalmente, sono la stessa cosa». Ti suona o non ti risuona? Provo a esplicitare meglio questa frase, per quanto mi è possibile.

In sintesi: pace e accettazione incondizionata (cioè senza giudizi personali) della volontà del tutto, o volontà divina, o volontà della vita, o volontà della rete di Indra, o necessità (cinque modi diversi di nominare la stessa essenza), sono la stessa cosa. Da questo punto di vista, le sofferenze e le bellezze di questo mondo, le sue assurdità e i suoi misteri (belli e brutti) sono una necessità. Già, ma una necessità per... cosa? Dal mio punto di vista, sono una necessità per allenare la capacità di amare. Tale allenamento va di pari passo con il miglioramento della nostra consapevolezza e dei nostri rapporti. Ovviamente il presupposto di base per tutto ciò è che ci sia piena fiducia nella vita e nelle cose che ci propone, soprattutto in quelle cose che vanno al di là della nostra comprensione.

Il precedente paragrafo in corsivo è un po’ denso, se ti va ti suggerisco una pausa.

Se te la senti di andare avanti, vorrei ora chiederti di mettere a confronto la visione delle cose che ti ho finora suggerito con il breve testo seguente che, in tempo di coronavirus, circola spesso sui social per evidenziare che le attuali politiche governative, più o meno a livello planetario, servono per renderci schiavi. Mi riferisco a questi cinque punti attribuiti a Osho Rajneesh (1931-1990):

«Come rendere l'uomo schiavo in cinque passi:
1. mantieni l’uomo il più debole possibile;
2. mantieni l’uomo il più possibile nell’ignoranza e nell’illusione;
3. mantieni l’uomo il più spaventato possibile;
4. mantieni l’uomo il più infelice possibile;
5. mantieni gli uomini lontani gli uni dagli altri il più possibile».

Che te ne pare? Come ti senti? Questi cinque punti sono davvero un’analisi socio-politica della contemporaneità?

Se, dopo le tue riflessioni, vuoi conoscere anche le mie, ti dico che, pur essendo d’accordo, c’è qualcosa che non mi torna: una lettura letterale porterebbe a pensare che la schiavitù (e con essa la libertà) sia una condizione legata a scelte che non dipendono da noi (in questo caso a scelte politiche, di cui nello specifico tutte quelle fatte in tempo di coronavirus). Mi “suona” male, non è questa la libertà o la schiavitù a cui sto pensando.

Provo a riscrivere queste frasi in un modo che mi sembri più armonico e anche più responsabilizzante:

«Come rendere la tua anima libera in cinque passi:
1. mantienila il più possibile forte, cioè fiduciosa nella vita, di fronte agli accadimenti sgraditi o dolorosi: il male non viene mai per nuocere;
2. accompagna la cura delle relazioni cuore a cuore con la cura dell’intelletto, affinché l’ignoranza e l’illusione (ovvero le credenze di conoscere la realtà) lascino il posto ad uno spirito di ricerca che non pretenda di sapere;
3. lascia al tuo corpo il diritto di ammalarsi e di morire quando la volontà del tutto così desidera: l’anima ha cura del corpo e l’intelletto cerca di mantenerlo in buona salute, ma l’anima ha bisogno anche di fare l’esperienza della morte: quando vivi così, difficilmente puoi spaventarti;
4. abbi cura delle relazioni con te, con l’ambiente, con gli altri, con la vita: felicità è gioire di esistere;
5. fai quello che desideri e che più è vicino alla tua natura, alla tua sensibilità e alla sensibilità delle persone intorno a te, senza piegarti acriticamente a regole e leggi su cui la tua anima non è d’accordo».

Che te ne pare? Continua tu, se hai riflessioni da aggiungere puoi scriverle o comunque condividerle con chi vuoi. Fai di questo testo ciò che vuoi.

testo di pubblico dominio, no rights reserved,
28 aprile 2021

L’amore per la verità è una forma di cecità?

Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2021

Nel giardino della vita, gli esseri umani sono felici e a proprio agio. Questo giardino è pieno di piante e animali d’ogni genere, alberi pieni di frutti, alberi senza frutti, l’aria è buona e la temperatura gradevole. Qui gli esseri umani amano la realtà, cioè il tutto, senza giudizi personali: la principale consapevolezza e conoscenza di ogni essere umano è quella di sentirsi parte del tutto e interdipendente con tutto. Da questo senso di unione, sgorga un amore che permette di conoscere l’esistente tramite covibrazione, empatia, gratitudine, compassione.

Nel giardino, gli umani non hanno paura di morire e non disprezzano le esperienze di dolore, perché, sentendosi nodi di un’immensa rete, la rete della vita, hanno uno sguardo poco centrato su di sé e molto orientato invece alla qualità delle relazioni. La volontà del tutto, cioè della vita, viene accettata per quello che è, senza sovrapposizioni di giudizi personali.

In questo giardino, non esistono il bene e il male, il giusto e lo sbagliato: le proprie azioni sono guidate innanzitutto dal cuore e dalle relazioni. La mente, utile per risolvere i problemi pratici, come costruirsi una casa o procurarsi del cibo, esiste in ogni essere umano, ma, essendo al servizio del cuore e della collettività, è una mente con poche inquietudini: non ha idee da difendere, non ha avidità, non conosce l’orgoglio.

Non ci sono persone molto ricche o molto povere: il senso di appartenenza alla collettività umana e, con essa, alla natura, prevale sulla tentazione di accumulare. Nel giardino, prima di uccidere un albero per costruire una casa o altre piante per procurarsi del cibo, gli umani recitano preghiere di ringraziamento e misurano le proprie azioni alle reali necessità, perché, nel cuore di ognuno, vale il principio di creare la minor sofferenza possibile. Per questa stessa ragione, gli animali non sono considerati cibo, ma coinquilini della casa comune, cioè del giardino della vita, con sentimenti e necessità da rispettare. La solitudine, intesa come condizione problematica esistenziale, non è conosciuta.

In questo giardino, ci sono però alberi magici che hanno effetti particolari, alberi da rispettare ma anche da evitare. Si sa che uno di questi, simile nell’aspetto ad un albero di arance, offusca la vista e, nei casi peggiori, può rendere ciechi. E’ chiamato “albero delle molteplici verità” o “albero delle creazioni illusorie”. Si dice che chi mangi dall’albero venga colpito dal germe infettivo della “verità” e del “giudizio” e che tale germe possa contagiare altre persone, creando una disastrosa epidemia.

Un giorno accadde che alcune persone, forse non credendo alla pericolosità dell’albero o forse non riconoscendolo, cominciarono a mangiarne alcuni frutti, simili in tutto e per tutto ad arance. Al primo spicchio, ciascuno cominciò a percepire il frutto che aveva in mano come diverso e migliore degli altri frutti. Ciascuno cominciò anche a sentirsi più intelligente e più nel “giusto” rispetto agli altri. Al secondo spicchio, accadde qualcosa di straordinario. Un uomo gridò: «Questo è lo spicchio della verità!». Un altro uomo: «No, questo spicchio che ho io è lo spicchio della verità!!». Iniziò un’accesa discussione in cui volò anche qualche schiaffo, ciascuno pretendeva di avere ragione. Il litigio coinvolse tutti, uomini e donne, bambine e bambini, vecchi e giovani. Alla fine, con rabbia e risentimento, la comunità si separò e gruppi di persone andarono in luoghi diversi, ciascun gruppo con la propria verità. Per ogni arancia che colsero, sorsero civiltà umane diverse in luoghi diversi, con regole diverse, lingue diverse, visioni del mondo diverse, religioni diverse… e soprattutto spesso in guerra cruenta tra di loro.

Generazione dopo generazione, passavano i secoli, poi i millenni e le cose non facevano che peggiorare. Nessuno si ricordava più della felicità nel giardino della vita, che divenne mito. Ognuno pretendeva che esistesse almeno una verità oggettiva e che, oltretutto, l’unica verità fosse la propria. Mentre ciascuno si attaccava ossessivamente a quelle che riteneva le “proprie” idee (senza peraltro rendersi conto che le idee non sono mai il frutto di una sola mente), il cuore non veniva più ascoltato. Il senso di separazione e di solitudine dominavano la vita delle persone, l’inquietudine e la paura di ammalarsi e di morire guidavano le scelte dei governi, tutti vedevano “nell’altro” un potenziale nemico e la natura era devastata, l’ecosistema quasi distrutto. C’erano già state guerre mondiali e molti temevano che presto ce ne sarebbe stata un’altra. La disparità tra ricchi e poveri era così esagerata da essere ormai ingestibile e violenze di ogni genere accadevano ovunque. Chi tentava di dire «Vogliamoci bene!», veniva messo in croce.

«Tutta colpa di quel germe infettivo!», dirà qualcuno dei miei lettori. «Questa storia non ha senso, non potrà mai accadere un disastro del genere!», borbotterà qualcun altro.

Amici miei, non preoccupatevi, sono soltanto mie fantasie. Comunque, se mai dovesse accadere qualcosa del genere, ricordiamoci che esiste un semplice antidoto. Basta rinunciare all’attaccamento alle proprie idee, rigettare in blocco qualsiasi argomentazione che voglia sostenere in senso assoluto il “vero” e il “falso” o il “giusto” e lo “sbagliato” e accettare la “volontà del tutto” di cui facciamo parte, senza sovrapporvi giudizi personali. Affinché l’antidoto funzioni, intelletto e cuore dovranno rimanere collegati. Il primo segnale di guarigione è che rabbia e solitudine si attenueranno molto, o spariranno, cambieranno anche le proprie reazioni di fronte alle cose che non ci piacciono: al posto di un rifiuto, ci sarà la consapevolezza che gli accadimenti sgraditi o dolorosi sono utili per progredire nel proprio percorso di consapevolezza. Un altro segnale di guarigione è che la fiducia nella vita prevarrà sul desiderio di controllo: voler controllare le cose, gli accadimenti, le persone, ecc., non sembrerà più un bisogno innato, ma una (poco consapevole) reazione alla paura di vivere.

Un effetto collaterale dell’antidoto è un forte alleggerimento: chi si muove nel mondo sentendosi oppresso o schiacciato dal peso delle proprie esperienze, del proprio passato, delle ingiustizie subite e dei rancori mai placati, scoprirà che questo macigno non avrà più motivo di esistere.

L’amore per la realtà è la più bella forma di amore, perché equivale ad una completa accettazione incondizionata della vita, ovvero ad una profonda pace interiore con effetti positivi su noi stessi e sul nostro ambiente. L’amore per la verità potrebbe invece essere l’amore per un solo “spicchio” della realtà, con la pretesa che esista solo il proprio spicchio: stiamo attenti, se mai ci dovesse accadere qualcosa del genere potrebbe essere un segnale di nevrosi, con effetti nefasti per noi e per gli altri.

Per concludere, qualcuno potrebbe notare che “volontà del tutto” significhi “volontà di Dio”: se per Dio intendiamo qualcosa di molto simile alla “rete di Indra”, in cui ciascuno di noi è posto in un nodo della rete, allora… potrebbe essere così.

Scritto senza pretesa di conoscenza e senza firma (*),
23 aprile 2021

(*) Firmare i propri lavori creativi è un “sano” atto narcisistico, nel senso che non c’è nulla di male. Nel momento però in cui ci accorgiamo che i “nostri” pensieri non sono “nostri”, ma il frutto di infinite relazioni, allora questo atto narcisistico, per quanto legittimo, non è più necessario. Del resto, il mito antico a cui questo testo vagamente si ispira non ci è giunto firmato, perché è di “tutti”, è un “bene comune”, non è di proprietà di chi l’ha scritto, chiunque sia stato.

Poesia > Un Medico vero

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2021

Un Medico vero

Un medico vero può definirsi tale se la vita di chi gli sta di fronte, quando è in pericolo, cerca di salvare,
se le sofferenze altrui, usando le sue conoscenze, costantemente fa in modo di alleviare,
se cerca di lottare di fianco al suo paziente, senza mai nulla tralasciare,
fino a quando questi non sarà finalmene guarito, il suo cuore cercherà di rallegrare,
mentre, nell'intimo decide che mai lo potrà abbandonare,
nel "giuramento di Ippocrate'', promise di "non nuocere''..., per questo mai ad alcuno del male dovrà fare...

Un medico vero è tale se userà la sua professione,
come semplice mezzo per realizzare la sua grande e speciale missione,
solo dopo aver sviluppato coraggio, unito a saggezza e compassione,
ma nel suo intento egli riuscirà,​
quando su onesta sincerità ogni scelta e suo gesto baserà

Nobile è il motivo per cui è nato,
di certo non quello d'esser da tutti vanamente ammirato,
o, banalmente, da questi venir pagato,
di certo non guarderà nessuno dall'alto in basso, da lui nessuno si dovrebbe sentir usato,
o peggio ancora, disprezzato,
ma con tutto il cuore venir invece amato e rispettato

Un medico vero non scende mai a compromessi,
non cerca in alcun modo dall'alto approvazioni o permessi,
mai arriverebbe a osar pensare,
"il fine giustifica i mezzi... " se così facendo potrebbe gli altri ingannare,
in tal caso la gente dovrebbe usar la ragione e molti falsi miti diligentemente sfatare

Un medico vero è tale se, per aiutare chi soffre, la sua vita è disposto a rischiare,
consapevole che ciò che fa non è arte infusa da qualche divinità da adorare,
ma frutto della compassione insita nella vita universale, come espressione del suo modo unico d'amare,
così è per chi oggi, in scienza e coscienza, con dedizione sceglie davvero di curare,
A volte può sembrare che stia rinunciando a qualcosa...,
un domani, in realtà, molto di più dalla vita riceverà, davvero questa è cosa profonda e misteriosa,
meglio dire preziosa ...

Un medico è un vero essere umano
se, umilmente e al meglio delle sue capacità, ti da veramente una mano,
e gioisce nel vedere corpo e mente, trasformarsi da fonte di malattia in un essere sano,
pienamente felice e dignotoso,
ricco di emozioni e coraggioso

A tutti coloro che lottano per l'altrui salute,​ queste mie parole vanno,
i vostri nomi incisi nel cuore di tanti rimarranno,
poiché tutti un forte grazie a gran voce leveranno,​
quale miglior "medaglia al valore" le vostre vite sperar potranno?
Siate certi che di eterna luce esse splenderanno

Dora Falbo
05.04.2021

Dedicato a tutti coloro che con cuore sincero si prendono cura degli altri

Pagine

Abbonamento a Informatica Libera - Blog di Francesco Galgani RSS