Il bene del mondo sei tu che emani positività!

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2021

Gratitudine per ogni istante di vitaAl dolore di solito reagiamo con chiusura, rabbia, risentimento. Ma nel momento in cui la rabbia svanisce, oltre il velo delle illusioni, scopriamo un mondo nuovo.
Oltre il giusto e lo sbagliato, oltre il piacevole e lo spiacevole, oltre ogni pensiero, c’è soltanto la gratitudine per ogni istante di vita.
Nessun rimorso o nostalgia perché nulla va perduto: tutto è servito per arricchirci, tutto per arrivare all’istante attuale, che è l’unica cosa che esiste. Tutto per arrivare a capire che l’unica cosa che conta è essere grati per il sacro istante attuale di vita, che non è mai banale, è un dono che desta meraviglia.
Grazie!

Poesia > Un Medico vero

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2021

Un Medico vero

Un medico vero può definirsi tale se la vita di chi gli sta di fronte, quando è in pericolo, cerca di salvare,
se le sofferenze altrui, usando le sue conoscenze, costantemente fa in modo di alleviare,
se cerca di lottare di fianco al suo paziente, senza mai nulla tralasciare,
fino a quando questi non sarà finalmene guarito, il suo cuore cercherà di rallegrare,
mentre, nell'intimo decide che mai lo potrà abbandonare,
nel "giuramento di Ippocrate'', promise di "non nuocere''..., per questo mai ad alcuno del male dovrà fare...

Un medico vero è tale se userà la sua professione,
come semplice mezzo per realizzare la sua grande e speciale missione,
solo dopo aver sviluppato coraggio, unito a saggezza e compassione,
ma nel suo intento egli riuscirà,​
quando su onesta sincerità ogni scelta e suo gesto baserà

Nobile è il motivo per cui è nato,
di certo non quello d'esser da tutti vanamente ammirato,
o, banalmente, da questi venir pagato,
di certo non guarderà nessuno dall'alto in basso, da lui nessuno si dovrebbe sentir usato,
o peggio ancora, disprezzato,
ma con tutto il cuore venir invece amato e rispettato

Un medico vero non scende mai a compromessi,
non cerca in alcun modo dall'alto approvazioni o permessi,
mai arriverebbe a osar pensare,
"il fine giustifica i mezzi... " se così facendo potrebbe gli altri ingannare,
in tal caso la gente dovrebbe usar la ragione e molti falsi miti diligentemente sfatare

Un medico vero è tale se, per aiutare chi soffre, la sua vita è disposto a rischiare,
consapevole che ciò che fa non è arte infusa da qualche divinità da adorare,
ma frutto della compassione insita nella vita universale, come espressione del suo modo unico d'amare,
così è per chi oggi, in scienza e coscienza, con dedizione sceglie davvero di curare,
A volte può sembrare che stia rinunciando a qualcosa...,
un domani, in realtà, molto di più dalla vita riceverà, davvero questa è cosa profonda e misteriosa,
meglio dire preziosa ...

Un medico è un vero essere umano
se, umilmente e al meglio delle sue capacità, ti da veramente una mano,
e gioisce nel vedere corpo e mente, trasformarsi da fonte di malattia in un essere sano,
pienamente felice e dignotoso,
ricco di emozioni e coraggioso

A tutti coloro che lottano per l'altrui salute,​ queste mie parole vanno,
i vostri nomi incisi nel cuore di tanti rimarranno,
poiché tutti un forte grazie a gran voce leveranno,​
quale miglior "medaglia al valore" le vostre vite sperar potranno?
Siate certi che di eterna luce esse splenderanno

Dora Falbo
05.04.2021

Dedicato a tutti coloro che con cuore sincero si prendono cura degli altri

Poesia > Tremila regni in un singolo istante di vita (ichinen sanzen)

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2021

Tremila regni in un singolo istante di vita (ichinen sanzen)

Osservo nello specchio universale la mia mente,
cercandone la vera essenza e significato profondamente
Il cuore del mio Maestro mi sostiene con saggezza e compassione,
mi guida con calma, coraggio e tanta, tanta passione,
affinché ciò che ho costruito non vada mai perso,
ma, anzi, perché io espanda il mio stato vitale quanto l'universo
Sento che la giusta direzione dò alla mia mente,
quando un suo consiglio, una sua poesia o un dolce verso accolgo allegramente
La mente, è un altro nome per dir vita o​ semplicemente cuore,
la cui massima espressione non deve aspettare tante, infinite ore,
se tremila regni in un singolo istante di vita, in essa già vi sono,
ne esprime uno solo per come in questo momento realmente nel cuore sono
Da essa, naturale, il bene e il male hanno origine,
come dal fuoco s'alza per es. la fuligine
Baserò la mia mente ancor sulla sincerità ?
Allora che altro potrò manifestar se non la pura realtà
Ed essa nella direzione corretta per sempre andrà ?
Se la risposta è un sì, non c'è alcun dubbio, in un istante di vita certo​ apparirà,
permeata di gioia sì in tutta la sua luminosità,
dentro e fuori di noi emergerà la vera natura della realtà,
il saggio per noi la chiamò luminosa "Buddità" !!
Anche se inizialmente a volte veramente non capisco,
così come è '"Il vero aspetto dei fenomeni" meditando finalmente ora percepisco,
scopro quanto è profonda la nostra vera mente,
e sorrido nel cuore serena nuovamente
La vera sua entità è il principio di Myoho-renge-kyo,
questo adesso chiaro sento ed è vero, io lo sò
Che felicità, che gioia, che felicità!!!!
In questo singolo istante, con tutto l'universo, ne desidero condividere la sua immensità!!

Dora Falbo
27. 02.2021

Una grande epidemia nel villaggio dei Puffi

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2021

A quel tempo, c’era molto scompiglio nel villaggio dei puffi. Girava voce che l’epidemia fosse iniziata a causa di un virus che aveva colpito il gatto Birba (il gatto di Gargamella) e che da lui, per qualche misteriosa ragione, fosse arrivato ai puffi. Qualcuno addirittura sospettava che fosse stato Gargamella stesso a fare un sortilegio, qualcun altro era certo che si trattasse di un complotto degli spiriti del bosco, altri ancora non sapevano chi additare e se la prendevano con chiunque capitasse. Altri erano assolutamente certi che fosse tutta una macchinazione infernale, una bugia, una farsa. In realtà i puffi non stavano male a causa di questo misterioso virus, ma a causa del fatto che non facessero altro che litigare tra di loro per la paura di qualcosa che non conoscevano.

Ogni puffo pretendeva di avere ragione.

Puffo Quattrocchi, che ha sempre considerato se stesso più intelligente degli altri, sosteneva che erano tutti stupidi nel dar credito alle voci sul virus, perché secondo lui non c’era proprio nulla di cui preoccuparsi: «Fate la vostra vita di sempre, che è meglio!», così predicava… ma come al solito veniva scaraventato fuori dal villaggio a calci.

Puffo Tontolone invece se ne stava sempre chiuso nella sua casina e soprattutto non andava più in giro a combinare guai e a inciampare ovunque andasse: gli altri puffi sentivano la sua mancanza, perché la sua goffaggine era una delle cose più belle e divertenti del villaggio.

Puffo Inventore passava le giornate a inventare vaccini contro questo misterioso virus per salvare il villaggio… il suo scopo era nobile, però pretendeva che tutti gli altri puffi facessero da cavie. I malcapitati che provavano i suoi vaccini spesso si ammalavano o rimanevano paralizzati.

Puffo Forzuto stava perdendo il suo aspetto atletico. La palestra del villaggio era stata chiusa (per il virus), lui non si poteva più allenare, non poteva più contemplare la magnificenza dei suoi muscoli, non si udivano più le sue urla quando alzava pesi cento volte più pesi di lui… e così, alla fine, aveva perso forza, stava ingrassando e mangiava male.

Puffo Golosone era tristissimo e persino un po’ dimagrito: non poteva più rubare i dolci a Puffo Pasticcere, perché la pasticceria era stata chiusa (sempre a causa di questo misterioso virus).

E così via… tristezza, rabbia e terrore erano le emozioni prevalenti in tutto il villaggio. Potremmo parlare delle tristi vicende di ogni puffo, ma voi, amici miei che state leggendo, avete già ben intuito la situazione: Puffo Cuoco era rimasto senza lavoro, Puffo Vanitoso non incontrava più nessuno per paura di ammalarsi e si limitava a farsi qualche selfie su Puffibook, Puffo Brontolone era ancora più sgarbato del solito e ripeteva continuamente: “Io odio il virus e chi ci crede”, Puffo Pittore aveva perso la sua vena artistica, Puffo Burlone non faceva più scherzi e aveva completamente cambiato vita (era andato a lavorare all’Istituto di Statistica dei Puffi, come vedremo nel proseguo di questa storia), Puffo Poeta non poetava più, Puffo Stonato aveva smesso di suonare la tromba e gli altri strumenti musicali a lui tanto cari (e per certi versi questa è l’unica notizia positiva), Puffo Contadino era terrorizzato dall’idea di stare all’aria aperta. E Puffetta? Aveva continue crisi di panico, i suoi capelli lunghi e biondi erano diventati corti e grigi.

Le cose non potevano andare avanti così. Gli unici puffi che, almeno apparentemente, se ne stavano abbastanza tranquilli erano Puffo Dubbioso e Grande Puffo, praticamente gli unici che continuavano a fare la loro vita di sempre. Già molto tempo prima che qualcuno iniziasse a parlare del misterioso virus, Puffo Dubbioso ripeteva tra di sé: «Per fortuna, quello che non so, non lo so, quello che invece so non corrisponde alla realtà»; al tempo dell’epidemia, Puffo Dubbioso continuava a ripetere tra di sé quella stessa frase, quindi la sua posizione era rimasta la stessa. Grande Puffo, che era il più anziano di tutti i puffi e un abile mago, sembrava mantenere un’imperturbabile pace interiore, pur sentendo dentro di sé le sofferenze degli altri puffi e rammaricandosi molto per esse. Se Grande Puffo lo avesse voluto, avrebbe potuto riportare immediatamente la normalità nel villaggio con una magia, ma preferì non farlo: dal suo punto di vista, chi non fa esperienza del dolore, della paura, dello smarrimento e dei propri errori non potrà mai capire gli altri. Lui riteneva che la vita fosse un percorso di consapevolezza personale, ed essendo personale di ciascun puffo, preferì non intervenire.

Dopo l’ennesimo litigio nel villaggio in cui ognuno pretendeva di avere ragione, qualcuno disse: «Puffo Dubbioso, tu sei l’unico rimasto zitto. Perché non vai da Grande Puffo e gli chiedi come stanno le cose e cosa dobbiamo fare?». Gli altri puffi si trovarono velocemente d’accordo nell’appoggiare questa richiesta. Puffo Dubbioso rispose: «D’accordo, visto che me lo chiedete in tanti, andrò da Grande Puffo, purché siate disponibili ad accettare qualunque risposta egli mi dia». E gli altri: «Sì, vai!».

Grande Puffo, nel frattempo, se ne stava tranquillamente seduto sotto un grande fungo, un po’ fuori dal villaggio, ma non troppo lontano, a studiare un antico manoscritto, che gli era stato lasciato in eredità dal suo mentore Nonno Puffo. Mentre leggeva, intravide che si stava avvicinando Puffo Dubbioso. Interruppe la sua lettura, guardò Puffo Dubbioso e gli disse: «Ognuno si senta libero di fare ciò che il cuore gli comanda e che è confacente alla propria natura». Puffo Dubbioso rimase zitto a guardarlo, ci fu una pausa breve ma al contempo lunga. Rispose: «Grande Puffo, tu mi accogli senza neanche salutarmi e non sai neanche perché sono venuto da te. Perché mi hai detto questo?». E lui: «A volte, Puffo Dubbioso, ti perdi nei tuoi ragionamenti e dimentichi la magia che ci è stata tramandata dai nostri avi. Ti ho detto quello che ciascun puffo vorrebbe sentirsi dire, ma che nessuno ha il coraggio di ammettere, né tanto meno di dire a se stesso».

Puffo Dubbioso rimase un’altra volta in silenzio, guardò a terra, poi si guardò attorno come se stesse cercando qualcosa; alla fine, rialzando un po’ spalle e braccia con un gesto misto di interrogativi e confusione interiore, gli rispose: «Grande Puffo, ti ringrazio, ma questo non basta. Gli altri puffi vogliono sapere chi ha ragione e chi ha torto, vogliono la verità e sapere cosa devono fare».

Grande Puffo: «Gli altri vogliono la verità? E tu cosa vuoi? Secondo te qual è la verità?».

Puffo Dubbioso: «Secondo me hanno tutti ragione e tutti torto. Se la verità fosse un colore, sarebbe cangiante. Proprio oggi ho letto i dati dell’ISTAP (Istituto di Statistica dei Puffi) redatti da Puffo Burlone e nello stesso documento, nello stesso paragrafo, c’è una frase che asserisce che non c’è stato un aumento dei Puffi andati nel Puffoparadiso tra prima e dopo l’epidemia, e un’altra frase che dice l’esatto contrario (*). Quindi l’esistenza e non esistenza, la pericolosità e non pericolosità del virus sono entrambe vere, o, se lo si preferisce, false. Ma io amo tutti i puffi e amo il villaggio, non mi interessa chi ha ragione e chi ha torto, mi interessa soltanto che ognuno sia felice e a proprio agio».

Grande Puffo: «La tua confusione interiore non impedisce al tuo cuore di vedere l’unica cosa essenziale. Vai e riferisci quel che ci siamo detti, chi avrà orecchie per ascoltare e cuore per capire saprà cosa fare». Puffo Dubbioso lo ringraziò e si allontanò per riferire agli altri puffi, parola per parola, quel che si erano detti.

Mentre accadevano queste cose, Gargamella, che era anch’egli un mago, all’insaputa di Puffo Dubbioso (ma non di Grande Puffo, a cui difficilmente poteva essere nascosto qualcosa), aveva osservato tutta la scena dalla sua palla di vetro. In quel castello dove Gargamella trascorreva gran parte del suo tempo insieme al suo gatto Birba, accadde qualcosa di straordinario: questa fu la prima volta in vita sua che desiderò il benessere di tutti i puffi, anziché il loro male. Lui aveva bisogno dei puffi tanto quanto i puffi, senza saperlo, avevano bisogno di lui. Lui era sempre stato follemente geloso della loro felicità, era ciò che da sempre inseguiva e che voleva catturare, ma, dal momento che i puffi erano diventati tristi e impauriti, la sua vita e il suo obiettivo di catturare i puffi non avevano più senso. In questo raro, se non unico, momento di lucidità, fu d’accordo con Grande Puffo. Tra l’altro, Gargamella e Birba non c’entravano niente con l’epidemia, lui stesso non capiva cosa stesse succedendo.

Puffo Dubbioso era tornato al villaggio. Quel che successe dopo fu una sorta di magia, ma senza bisogno di pozioni magiche né di interventi esterni: i puffi ascoltarono il resoconto dell’incontro con Grande Puffo e cominciarono a guardarsi l’un l’altro con un po’ più di cuore, senza più chiedersi chi avesse ragione e chi torto. Ognuno cominciò a intuire qualcosa che fino a quel momento gli era sfuggito, qualcosa che le parole non potevano esprimere… e pian piano tutto ritornò alla normalità di sempre. Alla fine, se questo virus ci fu o non ci fu, da dove venne o da dove non venne, nessuno se lo chiese più: erano invece tutti grati di aver fatto questa esperienza di paura e di smarrimento, perché aveva permesso a tutto il villaggio di capire cosa fosse realmente importante.

Scritto da un amico dei puffi,
15 aprile 2021

(*) Per chi non avesse capito bene questo discorso fatto da Puffo Dubbioso a Grande Puffo, basta leggere i documenti di allora. In una nota esplicativa dell’ISTAP (Istituto di Statistica dei Puffi) redatto da Puffo Burlone, c’era infatti scritto: «I puffi andati nel Puffoparadiso, in dodici mesi di pandemia, sono stati 755». Questa frase, presa da sola e decontestualizzata, significava che c’era, in quel momento, una grave pandemia nel villaggio. Contestualizzandola, i 755 puffi si riferivano ad una popolazione complessiva di 59.257 puffi (cioè l’1,27%), quindi il senso della frase era già diverso se contestualizzata e tenendo conto che era un dato totale, a prescindere dalla causa che portava al Puffoparadiso. Nello stesso documento, inoltre, poco dopo c’era scritto: «Il numero dei puffi che quest’anno stanno andando nel Puffoparadiso è di poco superiore alla media degli ultimi anni». Questa frase, presa da sola e decontestualizzata, significava che, in quel momento, non c’era alcuna pandemia nel villaggio. E’ evidente, cari amici, che Puffo Dubbioso avesse buone ragioni per essere confuso. Comunque, nei nostri tempi attuali, le cose non vanno meglio. In questo documento dell’ISTAT del 30 marzo 2021 ci sono statistiche identiche a quelle lette da Puffo Dubbioso (i numeri vanno soltanto moltiplicati per mille), inoltre c’è più o meno la stessa compresenza di opposti. Nel paragrafo “Sintesi delle principali evidenze”, si asserisce l’effetto della pandemia e subito dopo lo si smentisce, con un escamotage linguistico che nega tale compresenza di frasi opposte pur confermandola: https://www.istat.it/it/files/2020/03/nota-esplicativa-decessi-30-marzo-2021.pdf (link alternativo). Nello specifico, l’ISTAT smentisce completamente la presenza dell’epidemia tramite la tabella 2 a pag. 4, però l’ISTAT conferma l’epidemia con una deduzione nei quattro righi sopra la tabella stessa. Conferme e disconferme possono essere trovate all’infinito, ce ne sono quante uno ne vuole: basta cercare altrove, in altri documenti e in altre fonti. Ognuno può vedere quel che vuole e costruirsi la propria visione delle cose. Ma cos’è realmente importante? I Puffi Dubbiosi di oggi, se lo vogliono, possono rivolgersi al loro Grande Puffo interiore.

Brevi appunti di viaggio

Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2021

Appunti di viaggio di un viaggiatore tra infiniti viaggiatori diretti alla stessa meta, ma ognuno con un percorso diverso…

1. Serena attenzione nelle relazioni

Non è mai una questione di chi ha ragione o di chi ha torto, ma è solo una questione di qualità delle relazioni con le persone (compresi noi stessi), gli animali, le piante, l’ambiente.
La serenità è una conseguenza della fede nella vita, grazie alla quale la voglia di vivere prevale sulla paura di morire.
La malattia, l’invecchiamento e la morte non sono più fonte di inquietudine, uno scandalo o un problema da risolvere con qualche stregoneria tecnico-medico-scientifica o altri tipi di magie, sono soltanto una naturale conseguenza della nascita, e quindi un dono. Le pratiche di mantenimento della buona salute psico-fisico-relazionale diventano quindi un’espressione della gratitudine per tale dono, ma senza eccessivo attaccamento e senza ricercare l’immortalità, che è sinonimo di non-vita.
La serena attenzione nelle relazioni implica il riconoscimento che la propria anima fa parte di una comunità di anime.

2. Disidentificazione dai pensieri

I pensieri, al pari dei sogni, non hanno proprietari, sono entità che si muovono nello spazio e nel tempo, che attraversano noi esseri umani e che ci usano per rendersi manifesti, ma non ci appartengono: ogni pensiero è frutto di infinite relazioni.
Non attaccarsi ai pensieri percepiti come “propri”, ovvero non sentire alcun bisogno di guerreggiare per difendere un’ideologia, una credenza, un principio, un piccolo pensiero o quant’altro possa collocarsi in un ipotetico continuum duale del giusto e dello sbagliato, non significa soltanto “darsi pace”, ma anche predisporsi all’amore e a poter imparare qualcosa di nuovo da qualsiasi esperienza.

3. Comprensione mistica della vita

Se da una parte il principio di contraddizione e di compresenza degli opposti spianano la strada ad un relativismo assoluto senza punti di riferimento a priori, ovvero ad una visione dell’esistenza in cui ogni pensiero e atto umano è intrinsecamente legittimo, dall’altra il principio di interdipendenza ci ammonisce che tutto quello che facciamo agli altri lo stiamo facendo anche a noi stessi, e viceversa. La visione aperta, critica, tollerante, discutibile, amorevole e senza giudizi della vita e delle persone, in cui ogni sistema di pensiero è considerato portatore di contraddizioni interne, ovvero una visione relativistica, è al contempo accompagnata da un sentimento di sacralità e di rispetto per tutto ciò che esiste, in quanto parte di un tutto di cui tutti facciamo parte e che, al contempo, è parte di noi. Non ci sono persone in buona o cattiva fede, ci sono soltanto persone che hanno consapevolezze qualitativamente diverse.

Scritto da un’anima,
14 aprile 2021

Vaccini, mascherine, lockdown: costi e benefici nella partita della vita

Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2021

Partita a scacchi "creativa"In una partita a scacchi, un bravo giocatore riflette bene prima di ogni mossa, per calcolarne i possibili costi e benefici. Un abile giocatore potrebbe persino sacrificare la propria regina, se nei suoi calcoli ciò gli convenisse per vincere la partita.

Allo stesso modo, nel caso del torneo di scacchi “covid”, ognuno valuta bene la propria strategia di gioco: se vincesse chi meglio riuscirebbe a distruggere le fondamenta della società, ridurre in grave indigenza quasi tutta la classe media, affliggere nelle pene del panico quasi tutta la popolazione e a mettere fratello contro fratello, causando la maggior sofferenza possibile alle persone, allora le attuali mosse sarebbero già ottime, comunque migliorabili. Una volta l’istigazione all’odio e il procurato allarme erano reati penalmente rilevanti, ma, come è ben noto, la legge non è e non è mai stata uguale per tutti.

Fuor di metafora: è mai possibile che nel calcolo dei costi/benefici di cui tanti si stanno riempendo la bocca per giustificare la legittimità di certe scelte (o più propriamente l’imposizione di certi obblighi decisi unilateralmente), nessuno si metta a considerare veramente tutto ciò che è in ballo, a cominciare dalla felicità e dal benessere psico-fisico-relazionale delle persone? Un calcolo del genere va oltre l’aritmetica e la statistica, la matematica è solo di parziale aiuto e nel complesso insufficiente.

Secondo me, non contano le opinioni né quanto siano giuste o sbagliate (chi può dirlo?), né tanto meno ho opinioni da difendere. Forse l’unica cosa importante, che trascende le opinioni, sono le relazioni tra le persone e più in generale tra tutti i viventi: se questa non è una partita fatta con pezzi di legno (come può essere una partita a scacchi), ma fatta con le persone e con i loro sentimenti, allora non ha senso parlare soltanto di “calcoli”, perché i calcoli si possono fare in un gioco da tavolo, ma non si possono fare con la “vita”, di cui noi facciamo parte e che è infinitamente più intelligente dell’intelligenza di ciascuno di noi.

Stesso discorso ovunque si guerreggi in una dialettica di vero/falso, giusto/sbagliato, buono/cattivo. La paura attenua la capacità di ascoltare la propria intelligenza, il panico quasi la silenzia. Soltanto quando il cuore è limpido e compassionevole può collaborare con l’intelletto: questa magica collaborazione non punta il dito contro nessuno, ma è capace di rimettere tutto in discussione, suggerendo percorsi alternativi e creativi rispetto a quelli già praticati.

Buona partita,
Francesco Galgani,
10 aprile 2021

Sull’esistenza e non-esistenza di Dio

Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2021

Per quanto il problema dell’esistenza e non-esistenza di Dio, inteso nell’archetipo di padre creatore, sia già stato sufficientemente affrontato nel corso dei secoli, stamani la mia Anima mi ha suggerito che il problema, nell’ottica semplicistica e riduttiva in cui sovente viene posto (del tipo: “Sei un credente?”), non sussiste.

Il motivo fondamentale è che il mio comportamento di essere umano trascende i concetti di esistenza e di non esistenza di Dio, perché sarebbe lo stesso in entrambi i casi: l’amore, la gratitudine e il rispetto per la vita non hanno bisogno di giustificazioni ulteriori; stesso discorso per le necessità imposte dal viver quotidiano e dai bisogni psico-fisici-relazionali. Quando una persona vive pienamente nel "qui ed ora" ed è in pace con se stessa e con la vita, probabilmente non ha bisogno di farsi troppe domande. Allo stesso modo, quando una persona è serena, il suo stato mentale è come un sole in mezzo a un cielo terso e il proprio agire è già ripulito dai tanti veleni che spesso affliggono noi esseri umani. La vita sorride a chi le sorride, tutto qua.

Il motivo accessorio, non essenziale ma al contempo meritorio di essere esplicitato, è che, in base al principio di contraddizione, di interdipendenza e di compresenza degli opposti (come trattato in: “Collaborazionismo autolesivo umano nell’aderire a verità assolute”), è vera l’esistenza di Dio ed è vera la sua non-esistenza (o, se lo si preferisce, a libera scelta, sono false entrambe). Al contempo, se ammettessimo che il problema della esistenza e non-esistenza di Dio esista, allora probabilmente rientreremmo nella terza casistica proposta dal principio di igiene mentale (come trattato in: “Principio di igiene mentale, trasposizione del rasoio di Occam”) e, forse, come suggerito dal principio in questione, potremmo concludere che il problema non esiste. Entrambi i principi filosofici qui citati ci indirizzano a guardare il problema da una prospettiva diversa da quella usuale, che potrebbe essere sintetizzata in: “Non ti preoccupare di Dio, non importa se Dio esiste oppure no. Metti da parte paure, pregiudizi e preconcetti. Ciò che importa è come è indirizzato il tuo cuore e quale consapevolezza hai del tuo agire”.

Ad ogni modo, so che quanto ho fin qui esposto potrebbe risultare inaccettabile. Chi ritiene che io abbia scritto cose insensate ha pienamente ragione; parimenti, chi ritiene che io abbia scritto cose ragionevoli e giuste ha altrettanto ragione. In entrambi i casi, il percorso di acquisizione di consapevolezza è personale. Spesso, per comodità, preferiamo seguire persone o cose che ci fanno credere di avere la soluzione dei nostri problemi a prescindere dal nostro stato di consapevolezza: ci conviene stare molto attenti, perché in questo modo possono accadere cose molto spiacevoli, se non veri e propri disastri.

Vorrei concludere con una storiella:

«C’era una volta un pesciolino che stava cercando l’oceano. Un giorno, incontra il vecchio pesce saggio e gli domanda: “Pesce saggio, sto cercando l’oceano, sai indicarmi la strada?”. Il pesce saggio rispose: “Dove pensi che stiamo nuotando? Nell’oceano, questo è l’oceano!”, subito il piccolo pesciolino ribatté: “Ma quale oceano, questa è solo acqua!” e se ne andò a cercare in un’altra direzione».

Francesco Galgani,
5 aprile 2021

Principio di igiene mentale (trasposizione del rasoio di Occam)

Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2021

In linea di massima, una soluzione di un problema è semplice se rientra in ciò che, con un certo stato di consapevolezza, capiamo e riteniamo di poter realizzare, non-semplice in tutti gli altri casi. In questo senso, la semplicità o non-semplicità non sono strettamente legate a quanto tempo e impegno possa richiedere una soluzione, bensì a quanta comprensione ne abbiamo.

Con questa premessa semantica, dato un problema, se vogliamo salvaguardare la nostra salute mentale, fisica e relazionale:

  1. Se c'è una soluzione semplice tra quelle che riteniamo possibili, allora realizziamola.
  2. Se ci sono soltanto soluzioni non-semplici, allora occupiamoci di altro per permettere al nostro stato di consapevolezza di cambiare (al momento opportuno guarderemo il problema da un'altra prospettiva).
  3. Se non vediamo soluzioni, allora: o non esiste il problema o c'è qualcosa di importante che (ancora?) non abbiamo capito, in entrambi i casi è meglio se pensiamo ad altro.

Francesco Galgani,
3 aprile 2021

Genesi e risoluzione dei problemi di vita (messaggio di Pasqua)

Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2021

I problemi non sono dove sono, ma sono dove noi decidiamo di metterli, più o meno consapevolmente o inconsapevolmente. Dove c’è il male c’è anche un po’ di bene, e dove c’è il bene c’è anche un po’ di male, quindi… perché ci dovremmo preoccupare?

Buona Pasqua 2021,
Francesco Galgani

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Regalo (poesia)

Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2021

Regalo

Influssi benefici,
protettivi,
oltre il tempo e lo spazio,
ti invio ogni giorno,

così d’alleviar sofferenze
e imbellire la vita,
anche se non mi faccio vedere,
anche se non te n’accorgi.

(Francesco Galgani, 2 aprile 2021, www.galgani.it)

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