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Conosciamoci - Un incontro interreligioso

Conosciamoci - Un incontro interreligioso

Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2016

Conosciamoci - Un incontro interreligioso

"Non esiste il nemico, esiste solo il frutto dell'orgoglio e dell'ignoranza"

Amore e Pace che uniscono le religioni

Il progetto, ideato e promosso dal blogger Francesco Galgani, che si concretizzerà nella pubblicazione di una serie di interviste che offrano un assaggio del variegato panorama religioso italiano, è mosso dal rispetto per il percorso di vita di ogni persona e per le sue scelte religiose. Lo slogan “Non esiste il nemico, esiste solo il frutto dell'orgoglio e dell'ignoranza”, che etichetta il senso di questa iniziativa, esprime quel desiderio di pace che motiva questo tentativo ambizioso.

Comunicato congiunto di cristiani e musulmani contro ogni violenza e guerra nel nome di Dio

Ultimo aggiornamento: 1 Gennaio 2015
Ancora violenza e guerra nel nome di Dio. La cronaca continua a mostrarci terribili rituali di morte, ancora più blasfemi perché compiuti invocando una fede e una tradizione religiosa.
Come credenti di diverse tradizioni spirituali, cristiani e musulmani che da anni sono impegnati in un cammino comune, ribadiamo che il nostro comune futuro sta nel dialogo e nella convivenza, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione di quello che siamo e delle ragioni che animano i nostri cuori.

Proposta di Pace 2015 - Eliminare l'infelicità dalla terra. Un impegno condiviso per un futuro più umano

Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2016

Si veda anche: Proposta di Pace 2016 - Il rispetto universale della dignità umana: la grande strada che porta alla pace

Fonte originale: Buddismo e Società n.170 - maggio giugno 2015 (link all'articolo originale)
Autorizzazione alla ripubblicazione nel presente blog concessa dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Proposta di pace 2015

Eliminare l'infelicità dalla terra. Un impegno condiviso per un futuro più umano

di Daisaku Ikeda

Terrorismo: quale strada percorrere? Poesie, citazioni del maestro buddista Ikeda, riflessioni

Ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2015

Il 13 novembre 2015 è ancora molto vicino, ma chi leggerà questa pagina a distanza di mesi, di anni o di decenni potrebbe non ricordarsi, o non sapere affatto, che in tale giornata sono avvenuti attentati terroristici a Parigi. Non entro nei dettagli: chi in futuro leggerà, e vorrà approfondire, potrà leggersi le cronache di questi giorni.

Terrorismo, studenti musulmani di Uninettuno sul web: il nostro profeta è contro la violenza

Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2015

Fonte: http://www.agenparl.com/terrorismo-studenti-musulmani-sul-web-nostro-profeta-e-contro-la-violenza/

Maria Amata Garito al centro della foto(AGENPARL) – Roma, 25 nov 2015 – “Un diluvio di post di giovani studenti musulmani, iscritti alla nostra Università, ha invaso i social network schierandosi contro il terrorismo”. Lo ha dichiarato Maria Amata Garito (nella foto qui a sinistra, al centro, n.d.r.), professore e Rettore dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno, a seguito degli attentati terroristici che hanno colpito il vecchio continente.“Ci sono commenti che fanno riflettere. Alcuni scrivono « I musulmani uccidono ma non nel mio nome», «Sono una musulmana ma non uccido» altri, oltre a scegliere come foto profilo di Facebook la bandiera francese, hanno preferito pubblicare i comandamenti del profeta Muhammad, che indica ciò che non si deve fare come «non tagliare gli alberi, non uccidere i bambini, non uccidere le persone anziane…». Il Rettore, che ha scoperto che tra le vittime degli attentati parigini c’è anche un suo amico e collega francese, spiega: “Non posso pensare che nel XXI secolo ci siano ancora le guerre, sono sempre stata contraria. Prima di arrivare a usare la violenza è necessario trovare nuove forme di cooperazione e collaborazione soprattutto con i giovani di questi paesi e per questo mi sto battendo da anni perché sono convinta che solo insieme ai musulmani riusciamo a combattere queste nuove guerre”. Uninettuno ha studenti di 140 nazionalità diverse, è presente con poli tecnologici in molti paesi europei e in 31 università nell’area euro-mediterranea: Algeria, Egitto, Francia, Giordania, Grecia, Italia, Libano, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e Iraq, quest ultimo con 4 poli a Bassora, Baghdad, Erbil, Thi-Qar, dove i giovani iracheni vengono formati all’imprenditoria. “La popolazione musulmana non è terrorista. Sono persone pacifiche, hanno una loro cultura, una loro tradizione, una fede che rispetto anche se diversa dalla mia”. La professoressa Garito è da tempo impegnata in vari progetti per instaurare una collaborazione con i paesi islamici e allo stesso tempo con gli immigrati che si trovano nel nostro territorio. “Alla base di tutto c’è l’educazione, la formazione. – afferma –  Non si può imporre il nostro sapere o i nostri metodi. Possiamo invece lavorare insieme affinché la nostra e la loro cultura camminino parallelamente nel rispetto delle differenze perché comunque sono ricchezze per tutti. E’ fondamentale – aggiunge – trovare gli strumenti adatti per vivere, istruire ed educare insieme perché è in questo modo che si formano le menti che costruiscono il nostro  futuro”. Gli jihadisti hanno capito che Internet è sia un terreno fertile per fare proselitismo che un mezzo da utilizzare per i propri fini. Il Rettore, che ha dedicato un libro al Web dal titolo “L’Università nel XXI Secolo. Tra tradizione ed innovazione” dichiara: “Le cellule terroristiche comunicano attraverso siti difficilmente riconducibili a loro, social network, applicazioni e addirittura consolle per i giochi.  Internet, purtroppo è un bene ma anche un male, perché chi lo conosce più degli altri lo sfrutta ancora meglio”. E per quanto riguarda la cyber – sicurezza aggiunge: “Non abbiamo investito con sufficienza, c’è ancora molto lavoro da fare altrimenti non ci troveremmo in questa situazione. Mi auguro che lo sviluppo di internet, che è basato sulla condivisione, consenta di far concentrare le intelligenze connettive a decifrare i messaggi del terrore e di anteporre alle logiche del business su Internet, contenuti che consentono lo sviluppo e la condivisione di quei  valori etici che ci portano al rispetto della vita e della libertà”.  La professoressa riconosce inoltre l’impegno degli hacker – attivisti di Anonymous in questa “crociata anti-Isis” per intercettare e chiudere le loro comunicazioni. Il Rettore ha rivolto un pensiero alla studentessa italiana Valeria Solesin, morta nella strage del Bataclan: “ Quando vedo la sua foto, quegli occhi che trasmettono serenità e speranza, quella gioia di vivere di una ragazza che stava costruendo la sua vita attraverso i suoi studi alla Sorbona e il suo impegno nel volontariato, mi ricorda come basta un attimo per togliere le speranze di molti giovani e quindi del nostro futuro”.

Proposta di Pace 2016 - Il rispetto universale della dignità umana: la grande strada che porta alla pace

Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2017

Si veda anche: Proposta di Pace 2017 - La solidarietà globale dei giovani annuncia l'alba di un'era di speranza

SCARICA AUDIO DELLA PROPOSTA DI PACE 2016 - LETTURA IN MP3
(registrazione realizzata da "Buddismo e Società")

Le proposte di pace - http://www.sgi-italia.org/approfondimenti/PropostePace.php

Dal 1983, il 26 gennaio di ogni anno – in commemorazione del giorno della fondazione della Soka Gakkai InternazionaleDaisaku Ikeda invia una “Proposta di Pace” alle Nazioni Unite e a personalità di tutto il mondo.
Al centro del suo pensiero si trovano riflessioni sulla pace, sulla convivenza degli esseri umani nel pianeta, sul rispetto per l’ambiente e per ogni forma di vita, sull’abolizione delle armi nucleari, della guerra e della violenza, sul rafforzamento delle Nazioni Unite.
Ikeda pone una particolare attenzione ai processi educativi: strumenti fondamentali per la formazione di cittadini che sentano il mondo intero come loro casa e siano preparati per quella che Ikeda definisce “la diplomazia della gente comune”.
Gli scritti prendono in esame tutti i problemi che l’umanità si trova ad affrontare e mettono in risalto – oltre alle possibili soluzioni – anche le basi filosofiche che possono sostenere e promuovere un radicale cambiamento.
(Su questo blog è presente anche la Proposta di Pace 2015).

Fonte originale: Buddismo e Società n.176 - maggio giugno 2016 (link all'articolo originale)
Autorizzazione alla ripubblicazione nel presente blog concessa dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Proposta di pace 2016

di Daisaku Ikeda

Il rispetto universale della dignità umana: la grande strada che porta alla pace

Cibo e spiritualità, alimentazione e religione: una proposta interreligiosa per un'educazione ecologica

Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2016

Nel maggio 2016, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha inviato una lettera a tutti i buddisti, in occasione della festa del Vesakh che cade l'ultima domenica di maggio, intitolata: "Buddisti e Cristiani: Promuoviamo Insieme un'Educazione Ecologica".

Desidero condividere con quante più persone possibili la seguente risposta, che ho inviato il 7 giugno 2016, con l'auspicio di contribuire a un dialogo produttivo di cambiamenti più che mai urgenti.

Al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso
 
Ogg.: Risposta al messaggio per le comunità buddiste in occasione della Festa di Vesakh 2016
 
Innanzitutto esprimo la mia gratitudine a Sua Santità Papa Francesco e alla Chiesa Cattolica da Egli rappresentata per l'impegno accalorato nel dialogo interreligioso e nel rispetto delle diversità culturali. Sono rimasto particolarmente colpito dal messaggio di grande “Amore” per la natura e per tutti gli esseri viventi veicolato dall'evento Fiat Lux: illuminare la nostra casa comune dell'8 dicembre 2015, nella Basilica di San Pietro.
Credo fermamente, come ribadito dal Vostro messaggio rivolto alle comunità buddiste, che un impegno serio e condiviso per salvaguardare la nostra casa comune dalla progressiva distruzione operata dall'essere umano sia la necessità più urgente per ogni religione. Io, come cittadino del mondo e come persona particolarmente attenta alle ricerche operate per valute l'impatto ambientale delle attività umane e l'impronta ecologica degli stili di vita, ho seri e comprovati motivi per ritenere che il peso maggiore sull'ambiente e, collateralmente, sulla salute delle scelte individuali di ogni cittadino sia innanzitutto nelle scelte alimentari. A tal proposito, il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione ha diffuso dati che non lasciano spazio a equivoci:
Anche recenti documentari, come Cowspiracy, chiariscono ogni dubbio in proposito:
A tutto ciò andrebbe aggiunto che gli allevamenti animali sono lager in cui l'essere umano contemporaneo sta manifestando crudeltà e disprezzo per la vita, mancando completamente di amore, compassione e gratitudine per il Creato.
La maggior parte delle persone in Italia e nei paesi più ricchi si sta nutrendo della sofferenza arrecata a creature innocenti, acquatiche e terrestri, contribuendo massicciamente alla devastazione ambientale e ad autoinfliggersi malattie anche gravi, altrimenti evitabili. I dati ecologici, salutistici, medici, nonché le recenti informazioni sull'“apocalisse antibiotica” (*) causata principalmente dagli allevamenti animali, non fanno altro che confermare che la scelta più rilevante che ogni persona può attuare per tutelare l'ambiente, e la propria salute, è adottare uno stile alimentare strettamente vegano:
Un tale cambiamento di abitudini, se si diffondesse, basterebbe per cambiare il mondo e molti altri miglioramenti verrebbero di conseguenza.
Purtroppo un semplice messaggio come questo è spesso contrastato dai mass media e dalla pubblicità commerciale ovunque imperante, innanzitutto per interessi economici di parte, oltreché per non conoscenza o peggio per colpevole offuscamento della verità. A tal proposito, basta osservare come le recenti indicazioni alimentari dell'OMS, che ha invitato il mondo ad astenersi dal consumo di carne rossa e di carne lavorata, siano disattese dalla popolazione e, al contempo, in che modo siano state diffuse dai giornali travisandole; da aggiungere che un cambiamento di regime alimentare delle popolazioni più ricche è il requisito minimo indispensabile per assicurare che tutte le persone del mondo abbiano la possibilità di nutrirsi:
La politica non sta facendo nulla in tal senso. E le religioni? Credo che stile alimentare e spiritualità non siano separabili, sia per gli effetti che il cibo ha sul corpo e sulla mente, sia perché non è possibile parlare di amore, di giustizia e di un cambiamento interiore dell'essere umano seguitando a uccidere e a provocare infinite sofferenze alle creature di questo mondo. Non c'è licenza d'uccidere che possa trovar posto nel cuore di chi ama la natura, la vita, le persone. Anche la produzione di latte e uova implica uccisione di animali e problemi di salute.
Ciò non toglie, ovviamente, che occorre attivarsi su molti fronti per salvaguardare il nostro pianeta, ma una seria messa in discussione dello stile alimentare dominante mi pare imprescindibile. E' mia opinione che l'essere umano dovrebbe imparare a contenere i propri desideri e a trovare appagamento nell'incontro cuore a cuore con altre persone, anziché cadere nell'avidità senza fine che governa la nostra società e la nostra economia, avidità che si sta rivelando distruttiva sia per le persone sia per l'intero pianeta.
 
Vi sarei immensamente grato se Sua Santità Papa Francesco potesse leggere questa mia e-mail.
 
Porgo rispettosi saluti,
con un desiderio di pace e felicità per tutti,
dott. Francesco Galgani
 
 

L'ultima guerra - Non è guerra di religione - Un vero uomo non odia nessuno

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2016

L'ultima guerra

Come un messaggio in una bottiglia,
trasportata dalle correnti della vita,
per giungere in mani giuste
e orecchie pronte,

così io lascio queste parole,
affidate a una sincera speranza,
affinché il tuo cuore possa leggerle
ora e per sempre.

Custodiscile e trasmettile,
affinché possa esistere un futuro
per te, per le persone intorno a te,
per coloro che verranno:

«Lavati da ogni bisogno di dominio,
liberati dal desiderio di sofferenza altrui,
e soprattutto, se vuoi esser degno d'esser nato,
uccidi la voglia di uccidere».

(Francesco Galgani, 14 aprile 2014)
https://www.galgani.it/poesie/index.php/poesie/99-lultima-guerra


 
PaceIl breve comunicato che segue è tratto dalla sezione "Notizie" del sito della Soka Gakkai Italiana. L'immagine a lato è da fonte sconosciuta (dovrebbe trattarsi di una foto scattata a Budapest).

Non è guerra di religione (http://www.sgi-italia.org/press/Notizie.php?id=587)

Ormai da settimane si susseguono stragi che coinvolgono persone inermi, donne, bambini, sacerdoti: Nizza, Saint-Etienne du Rouvray, Monaco, Pakistan, Iraq e altre zone del mondo

04/08/2016: Ormai da settimane si susseguono stragi che coinvolgono persone inermi, donne, bambini, sacerdoti: Nizza, Saint-Etienne du Rouvray, Monaco, Pakistan, Iraq e altre zone del mondo dove, senza clamore mediatico, migliaia di umani – e in special modo bambini – vedono quotidianamente a rischio la loro vita.
La Soka Gakkai Italiana esprime solidarietà e vicinanza alla comunità cattolica e a tutti i parenti delle vittime, e condanna chi specula su tali sofferenze per convogliare l'opinione pubblica verso l'idea di una guerra di religione. Cosa ha imparato l'umanità dalla lezione di violenza del secolo scorso? Scrive a tal proposito il Maestro Daisaku Ikeda: «In questo nuovo secolo, il XXI, il principio che l'uccisione non è accettabile o giustificata in nessuna circostanza deve diventare l'assunto morale fondamentale dell'umanità. Se non riusciamo a diffondere ampiamente e impiantare profondamente in ogni persona il principio che la violenza non è mai giustificata come mezzo per sostenere le proprie convinzioni, l'umanità non avrà imparato niente dalla lezione del XX secolo. La vera battaglia del XXI secolo non sarà tra le civiltà o tra le religioni, ma piuttosto tra violenza e nonviolenza. Tra barbarie e civiltà nel senso più autentico della parola» (Daisaku Ikeda, novembre 2001). I praticanti buddisti della Soka Gakkai ogni giorno pregano per la trasformazione pacifica del loro cuore e dell'umanità e, allo stesso tempo, agiscono in tal senso aprendo dialoghi di pace nelle loro comunità di vita.


 
Un vero uomo non odia nessuno - A true man hates no one

Non so come Napoleone Bonaparte, che è passato alla storia come uomo di guerra, abbia potuto esprimere un pensiero così bello, che ho trovato su più fonti. Comunque, al di là del fatto che siano state veramente parole sue o no, penso che meritino di essere tenute a mente.
Io aggiungo: anche una vera donna non odia nessuno.

Un vero uomo non odia nessuno - A true man hates no one

L'unica strada per una soluzione fondamentale dei problemi di quest'epoca

Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2016

Suggerisco la lettura (o l'ascolto) del libro "Per il bene della pace. Sette sentieri verso l'armonia globale. Una prospettiva buddista" (riportato per intero in questo blog), che raccoglie discorsi tenuti presso università e proposte di pace presentate all’ONU da Daisaku Ikeda dal 1976 al 2001.

Per il bene della pace. Sette sentieri verso l'armonia globale. Una prospettiva buddista

Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2016

Per amore della pace e del benessere di ognuno di noi, suggerisco un'attenta lettura del libro "Per il bene della pace. Sette sentieri verso l'armonia globale. Una prospettiva buddista" (titolo originale: "For the Sake of Peace. Seven Paths to Global Harmony. A Buddhist Perspective", edito da Middleway Press SGI-USA, Santa Monica CA, 2001), che raccoglie discorsi tenuti presso università e proposte di pace presentate all’ONU da Daisaku Ikeda dal 1976 al 2001.

I capitoli, tradotti in italiano, sono stati pubblicati a puntate sulla rivista "Buddismo e Società" tanti anni fa (da BS 88 del 2001 a BS 102 del 2004), ma i contenuti sono ancora tremendamente attuali e in grado di illuminare il nostro presente e le nostre vite. Riporto in questa pagina i link originali agli articoli di Buddismo e Società (liberamente consultabili senza bisogno di login) e, di seguito, la loro trascrizione completa. L'autorizzazione alla ripubblicazione nel presente blog è concessa dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Poiché il testo è lungo, per agevolare sia coloro che preferiscono "ascoltarlo" magari durante una passeggiata o altri momenti non impegnativi, sia coloro che sono ipovedenti o che hanno altre difficoltà di lettura, accanto ad ogni capitolo riporto un MP3 generato con un buon sintetizzatore vocale, che, pur con i suoi limiti e i suoi errori, nel complesso permette un ascolto agevole. Seguono link agli articoli originali, lista degli MP3 e la trascrizione completa del libro.

Fondamentalismo religioso: capirne le cause e l'atteggiamento necessario per prevenirlo

Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2016

Quanto segue è stato scritto da Daisaku Ikeda (che si riferisce a se stesso con lo pseudonimo Shin'ichi Yamamoto) e pubblicato da "Il Volo Continuo" alle pagine seguenti:

«[...] Pavel Ivanovič Birjukov, discepolo di Lev Tolstoj, sintetizzò in sei punti le ragioni per cui, secondo il suo maestro, gli esseri umani non possono vivere senza una religione.

«Primo: solo la religione attribuisce all’individuo la capacità di stabilire ciò che è bene e ciò che è male. Secondo: senza una religione l’essere umano non può comprendere se ciò che sta facendo è positivo o negativo. Terzo: solo la religione può distruggere l’egoismo. Quarto: solo la religione può eliminare la paura della morte. Quinto: solo la religione può dare un significato all’esistenza umana. Sesto: solo la religione può instaurare l’uguaglianza tra le persone».

Tali affermazioni dimostrano che l’esistenza della religione è indispensabile per realizzare la felicità degli esseri umani e la pace nel mondo.

Durante il colloquio, Bryan Wilson e Shin’ichi Yamamoto scambiarono i loro punti di vista riguardo alla missione che avrebbe dovuto avere in futuro la religione. Mentre dialogavano, Shin’ichi disse: «Vorrei chiederle, professor Wilson, di dirmi molto francamente e obiettivamente la sua opinione sulla Soka Gakkai, nel caso in cui ne abbia una. Desidero ascoltarla molto umilmente per lo sviluppo futuro della Gakkai, concepita come una religione per l’umanità rivolta verso il ventunesimo secolo».

Il professore, con gli occhi raggianti, rispose: «Le sue parole, presidente, sono indice di una mentalità davvero progressista e di un atteggiamento estremamente importante per un leader religioso». E motivò la sua affermazione spiegando che molte religioni tendono ad aggrapparsi al passato, a cadere nel fondamentalismo e nel dogmatismo e a perdere l’energia necessaria per rivitalizzare la propria epoca. Poi aggiunse: «Vorrei continuare questo sincero scambio di opinioni con lei, presidente».

I due concordarono quindi di rincontrarsi per approfondire i loro dialoghi e pubblicarne una serie in un prossimo futuro.

Shin’ichi Yamamoto sentiva che il colloquio con il professor Wilson era stato estremamente significativo. Si erano trovati d’accordo su molti punti, in particolare aveva condiviso profondamente la preoccupazione e il segnale d’allarme espresso dal professore sul rischio che correvano le religioni di cadere nel fondamentalismo e nel dogmatismo. Gli esseri umani, come pure le religioni, si adattano alla loro epoca, alla loro società.

Anche i fondatori delle varie religioni hanno rivelato i loro insegnamenti in determinate epoche e società. Di conseguenza, se è vero che un insegnamento si basa su princìpi immutabili, è anche vero che dovrà includere aspetti mutabili per poter rispondere flessibilmente alle differenti culture, alle abitudini locali dei singoli paesi e ai cambiamenti delle diverse epoche.

Il Buddismo si basa sul concetto di zuiho bini, che spiega come l’insegnamento buddista debba adattarsi alle culture, alle usanze e alle consuetudini locali relative alle varie epoche, purché non siano in contrasto con i suoi princìpi fondamentali. Tale concetto non indica semplicemente l’importanza di adeguarsi alle differenze e ai cambiamenti in atto nella società e nel periodo in cui si vive, ma soprattutto insegna a rispettare attivamente le diversità culturali e dei vari ambiti dell’esistenza.

L’assenza di una visione come quella espressa dal concetto di zuiho bini può portare al fondamentalismo e il dogmatismo. In altre parole, facendo del proprio insegnamento religioso, della propria cultura, dei propri usi e costumi un “bene assoluto”, si assume una posizione di rifiuto della diversità e del cambiamento.

In definitiva, ciò porta a giudicare arbitrariamente tutto ciò che è diverso da noi come un “male” che bisogna discriminare ed escludere.

Con profondo acume il filosofo, fisico e matematico francese Blaise Pascal dichiara: «Più un individuo si basa su una coscienza religiosa, più sarà in grado di eliminare radicalmente, con gioia ed entusiasmo, il male dalle sue azioni».

Non bisogna quindi perdere la consapevolezza che la religione può diventare un’arma a doppio taglio. In origine essa esiste per la felicità degli individui, per la prosperità della società e per la pace mondiale. Per un ripristino delle sue funzioni è necessario che la religione svolga la sua missione originale, ma per realizzare ciò deve continuare a chiedersi quale sia il suo ruolo.

È solo attraverso una costante riforma e crescita individuale che una religione potrà sviluppare una forza così grande da realizzare una riforma della società.

È naturale che i religiosi siano fortemente convinti della veridicità dell’insegnamento che professano, altrimenti non potrebbero né propagarlo, né farne un solido e irremovibile pilastro spirituale. L’importante è che le loro dottrine siano avvalorate da prove sicure in modo da non essere contraddette nel momento in cui vengono verificate.

Una convinzione non validamente comprovata rimane una fede cieca, un atteggiamento autocompiacente. [...]»

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
25 agosto 2016

Democrazia e religioni non nascono per fomentare controversie e guerre

Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2016

Quanto segue sono parole di Josei Toda, pubblicate in questa puntata della Nuova Rivoluzione Umana (in cui l'autore, Daisaku Ikeda, si riferisce a se stesso con lo pseudomino Shin'ichi Yamamoto):

[...] Nel 1956, quando Josei Toda era secondo presidente della Soka Gakkai, accaddero i “fatti d’Ungheria”, sullo sfondo della tensione tra est e ovest: l’esercito sovietico varcò il suolo ungherese dove venne instaurato un governo filo-sovietico. Con il desiderio di far sparire dalla terra simili dolorosi avvenimenti, Toda scrisse subito dopo: «Posso affermare con certezza che sia la democrazia che il comunismo non sono stati pensati per creare conflitti tra gli individui. Malgrado ciò, è penoso constatare il fatto che queste due correnti di pensiero stiano suscitando nel mondo, politicamente ed economicamente, occasioni di controversia».

Egli aveva colto e respingeva categoricamente le contraddizioni di tali ideologie nate per la felicità delle persone, chiedendosi perché provocassero invece ostilità e conflitti. «Se pensiamo alla figura di Shakyamuni, a quella di Gesù Cristo o di Maometto, sicuramente essi non avrebbero dato origine a dispute o controversie. Se questi personaggi di esemplare saggezza si riunissero tutti insieme, e se a tale consesso si unissero anche Karl Marx o David Ricardo, e se la riunione si ampliasse fino a includere Immanuel Kant o T’ien tai, sicuramente essi non solleverebbero controversie infondate».

Tra le cause che provocano i conflitti, Toda individuava l’atteggiamento di «non comprendere correttamente e non accettare il punto di vista di persone con più esperienza, come i fondatori di religioni e correnti filosofiche, e di diffondere nel popolo idee distorte, guidati dall’egoismo, dall’invidia e dalla collera».

Criteri per confrontare e verificare gli insegnamenti religiosi

Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2016

Quanto segue sono parole di Daisaku Ikeda (che si riferisce a se stesso con lo pseudomino Shin'ichi Yamamoto), pubblicate in questa puntata della Nuova Rivoluzione Umana:

«Le epoche cambiano e la religione ha la missione e la responsabilità di continuare a infondere nello spirito umano la luce della saggezza per la costruzione della pace e della felicità.

A tale scopo è essenziale che le persone di fede continuino ad approfondire insieme la ricerca della suprema verità e si sforzino di confrontare e verificare gli insegnamenti stimolandosi reciprocamente per migliorare se stesse, altrimenti la religione finisce con l’allontanarsi dalla sfera sociale.

Quali sarebbero dunque i criteri che dovremmo utilizzare per confrontare e verificare gli insegnamenti religiosi? In parole semplici, potrebbero esprimersi sinteticamente nelle seguenti domande:

“Tali insegnamenti rafforzano o indeboliscono gli individui?”,

“Li rendono migliori o peggiori?”,

“Più saggi o più stolti?”.

Le religioni dovrebbero inoltre competere tra loro per poter contribuire al meglio all’umanità, ovvero dovrebbero sforzarsi di fare quella che il primo presidente della Soka Gakkai, Tsunsaburo Makiguchi, chiamava “competizione umanitaria” (*).

Ciò significa che, invece di sottomettere l’altro con la forza, ad esempio militare, impegnarsi per conquistare la simpatia e l’approvazione della gente per ciò che si fa per la propria e l’altrui felicità, e per far crescere persone di valore che possano contribuire alla pace mondiale.

Se necessario per il conseguimento della pace e della felicità, sarà ugualmente importante collaborare e creare rapporti di solidarietà che trascendano le differenze religiose.

[...]»

(*) Ho trovato questo documento in cui, da pag. 4 (ultimo paragrafo), è spiegato cos'è la "competizione umanitaria": http://www.sgi-italia.org/pdf/SokaGakkai/Ikeda%20presenta%20SGI_INTEGRALE.pdf

Per andare insieme verso la Pace

Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2016
Religioni per la Pace - World Alliance of Religions for Peace Summit
18 sett 2014 - Religioni per la Pace

Il summit del WARP, Alleanza Mondiale delle Religioni per la Pace, si è tenuto a Seoul, in Corea del Sud, il 18 settembre 2014. Molti leader religiosi mondiali si sono riuniti per firmare un accordo di pace.

Il 13 novembre 2016 si è tenuto un incontro pubblico, a Massa Marittima, nel quale alcuni aderenti all'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai sono intervenuti per illustrare i fondamenti del loro credo. Guardando questa iniziativa da una prospettiva più ampia, notiamo che in Italia c'è il desiderio di unire le persone e le religioni in uno impegno condiviso per il bene di tutti. Ad esempio, il 29 settembre 2016 il Centro culturale piemontese della Soka Gakkai ha ospitato l'incontro "Religione e Ambiente. Sviluppare un profondo rispetto a tutela della vita di tutti gli esseri" nell'ambito della dodicesima edizione di Torino Spiritualità. L'incontro è stato condotto dal sociologo Pierluigi Zoccatelli, vicedirettore del CESNUR (Centro studi sulle nuove religioni) che ha guidato gli esponenti di nove confessioni religiose (cristiana, Baha'i, ebrea, induista, buddista Soka Gakkai, mormone, musulmana, ortodossa e buddista Zen) in un'agile presentazione del loro credo sul rapporto tra esseri umani e natura. Domenica 4 settembre 2016, inoltre, a Chiavari (GE), nell'ambito della Festa dei diritti (iniziativa legata all'integrazione interraziale organizzata da CGIL e Comune) si è svolto l'incontro "Religioni per la Pace". Il dialogo tra le religioni è un segno dei tempi. Dialogo significa confronto, scambio di idee, rispetto, ascolto reciproco. I diversi rappresentanti religiosi, dalla Chiesa ortodossa alla Comunità ebraica, da quella islamica alla Chiesa evangelica battista, dalla Comunità cattolica all'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, hanno offerto il loro contributo su questi temi incontrandosi in un pensiero comune: condivisione e integrazione per aprire la strada al dialogo basato su valori comuni. Al centro dell'incontro il ruolo delle religioni come potenti motori per realizzare la pace mondiale.

E' proprio partendo da questi presupposti che avevo proposto un mio intervento nell'incontro pubblico a Massa Marittima, che però non ha trovato spazio nella scaletta degli interventi. Affinché non vada perso, lo regalo ai miei lettori, con l'auspicio di contribuire a gettare acqua sulle fiamme di disperazione che stanno bruciando il nostro povero mondo... come quel colibrì, di cui parlai tanto tempo fa, il 22 gennaio 2015, nell'articolo "Fare la propria parte per cambiare il mondo".

Possibile intervento per domenica 13 novembre 2016 a Massa Marittima
(proposto da Francesco Galgani)

Il potere della preghiera e della meditazione: una prospettiva scientifica interreligiosa

Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio 2017

(In calce a questo articolo, riporto un documentario di Voyager)

In una recente riunione buddista a proposito della "non violenza", ho spiegato che, nella mia esperienza quotidiana, la non-violenza nasce dalla "compassione" che emerge con il "Daimoku", cioè con la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, ovvero con la preghiera. Compassione significa allargare il più possibile la propria vita comprendendo all'interno di essa anche gli altri, andando il più possibile oltre il proprio microcosmo. Siamo tutti collegati in una rete di inter-dipendenza, quindi il male che facciamo agli altri lo facciamo anche a noi stessi, il bene che facciamo agli altri lo facciamo anche a noi stessi: sebbene da un punto di vista strettamente razionale una tale comprensione sia difficile ma comunque possibile (riflettendo sul principio di causa ed effetto che regola tutto l'universo), a un livello più concreto, più quotidiano, il modo più diretto e più pratico per arrivare ad un tale modo di vivere compassionevole parte con la preghiera. Quando ci preoccupiamo seriamente del benessere di noi stessi e delle altre persone, degli animali, delle piante, di tutti gli esseri viventi, senza lasciarci intrappolare dagli schemi mentali, dai rancori, dagli attaccamenti, dall'orgoglio, allora stiamo sviluppando uno spirito compassionevole che crea la pace. Ma per tutto ciò serve una seria preghiera quotidiana: senza il sostegno d’una salda fede, gli istinti negativi possono prendere il sopravvento. Anche il leader della non-violenza, Gandhi, dava alla religione un ruolo centrale nel benessere sia individuale, sia della società: egli, infatti, riteneva che la politica avesse bisogno del sentimento religioso per tenere a freno i propri impulsi. Quando le persone perdono il sentimento religioso, che costituisce il sostegno per lo spirito, divengono preda degli istinti e ciò scatena l’animalità, la stupidità, la distruttività, l'angoscia e più in generale la negatività insita nell’essere umano. La preghiera e/o la meditazione cambiano invece significativamente in meglio la nostra vita, la vita di chi abbiamo intorno e il corso degli eventi.

Il documentario seguente propone una discussione su questi temi da un punto di vista scientifico e il più possibile interreligioso. Io penso che certi aspetti della nostra natura e della vita siano comprensibili solo tramite una salda fede e una preghiera sincera, e che pertanto sfuggano all'analisi strettamente razionale... ma la ragione è indispensabile per vivere, perché una fede senza ragione è fanatismo, mentre una ragione senza fede può prendere strade assai controproducenti e distruttive. Quindi ben venga un'analisi scientifica e interreligiosa sul potere della preghiera e dei suoi effetti personali e sociali.

Buone riflessioni e buona preghiera,
Francesco Galgani,
5 gennaio 2017

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L'empatia è la chiave per i diritti umani (Daisaku Ikeda, Japan Times)

Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2017


Empathy is deaf to facts and figures; it’s engaged by the "identifiable victim effect".
Illustration by Harry Campbell (New Yorker)

In occasione della Giornata mondiale per i diritti umani del 10 dicembre, il 6 dicembre 2016 è stata pubblicata sul Japan Times una lettera di Daisaku Ikeda, in lingua inglese, intitolata: "Empathy key to human rights", liberamente consultabile online.

Siamo tutti sullo stesso pianeta. Senza la consapevolezza che è in gioco il futuro di tutti noi, continueremo a far del male a noi stessi e agli altri, procurando distruzione, sofferenza e morte. Non hanno più senso quei muri con cui ci separiamo dagli altri, perché è solo insieme agli altri che possiamo cambiare in meglio le nostre sorti. «Siamo tutti, nessuno escluso, implicati in una rete di relazioni. Quando percepiamo questo nel profondo del nostro essere, possiamo vedere chiaramente che la felicità non riguarda solo noi e che la sofferenza non affligge solo gli altri». Noi possiamo fare la differenza. Ogni giorno è il giorno giusto per fare la scelta migliore della nostra vita, ovvero vivere con Compassione e Amore, credendo nel nostro naturale impulso a proteggere la vita e a offrire aiuto.

Pubblico qui di seguito la traduzione della lettera di Daisaku Ikeda "Empathy key to human rights", tratta dalla rivista "Il Nuovo Rinascimento" del 15 gennaio 2017 (rivista dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai).

Ascolta la lettura della lettera (mp3)

«Il cuore di ogni discussione sui diritti umani è la lotta contro la discriminazione. Tutti gli esseri umani sono uguali. Nessuna discriminazione è consentita. Assolutamente nessuna».
Celebrando la Giornata mondiale per i diritti umani - l'anniversario dell'adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani avvenuta il 10 dicembre 1948 - desidero ricordare queste parole del mio amico e filosofo brasiliano Austregésilo de Athayde, uno dei membri chiave del comitato di redazione dello storico documento.

Mentre siamo generalmente capaci di comprendere i sentimenti di coloro con i quali abbiamo un rapporto stretto, le distanze geografiche e culturali spesso si traducono in una analoga distanza psicologica. Le persone finiscono per evitare l'interazione con chi è diverso, guardando piuttosto individui e gruppi attraverso la lente dello stereotipo; inoltre i moderni mezzi di comunicazione possono essere utilizzati per amplificare e diffondere l'impulso allo stereotipo e all'odio.

Per conoscere l'Islam

Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2017

Premessa

In questa pagina riporto una serie di articoli sull'Islam che, secondo me, sono meritevoli di diffusione per favorire una cultura di pace, di conoscenza reciproca e di rispetto. A me hanno chiarito tante idee errate. Purtroppo i mass media hanno ormai creato l'associazione di "musulmano = nemico", ma io sono assolutamente convinto che non esistono nemici, esiste piuttosto la nostra incapacità di vedere il buono che è negli altri, associata alla nostra ignorante arroganza che non vede oltre il nostro naso. Anche il linguaggio ha la sua importanza per non innescare l'islamofobia. Ad esempio, «l’utilizzo del termine ISIS è ritenuto offensivo per molti musulmani, che ritengono che in questo modo venga legittimata un’accezione negativa dell’aggettivo “islamico”, dato che in sostanza l’espressione stabilisce un collegamento mentale fra la fede islamica e le azioni di un gruppo estremista noto per la brutalità delle sue azioni. In passato ci sono state anche diverse campagne rivolte a media internazionali per chiedere di smettere di usare il termine ISIS.» (fonte: Il Post) «Invece DAESH (adattamento di DAIISH, acronimo dell'arabo Al Dawla Al Islamiya fi al Iraq wal Sham) è il termine usato nel mondo arabo, in realtà in senso dispregiativo (i miliziani di DAESH usano il termine arabo al-Dawla, ossia "lo stato", ndr). Parole arabe come Al Qaeda o Boko Haram non sono mai state tradotte. Perche DAESH invece sì? Titoli di giornale tipo "Le guerre islamiche" fanno pensare che tutti gli islamici siano lì pronti ad attaccarci. È terribile.» (fonte: "Pianeta Terra. Nessun essere umano è illegale")

Come ha dichiarato Martina Pignatti Morano, presidente dell'associazione pacifista "Un ponte per...": «Io credo che solo chi ha vissuto vicino a persone che provengono da culture differenti può sentire il fascino di stare, per esempio, su un autobus con gente di tutto il mondo. E invece c'è chi si sente minacciato. È un peccato, frutto dell'ignoranza e della povertà.» (fonte: "Pianeta Terra. Nessun essere umano è illegale")

Pubblicando questa pagina, voglio offrire un contributo volto a squarciare tanti dubbi in questi tempi incerti e bui, dove la conoscenza e l'amore lasciano troppo spesso il passo al pregiudizio, alla disumanità, alla disinformazione e alla paura. Proprio in questi giorni (febbraio 2017) il Ministero dell'Interno ha firmato il "Patto nazionale per un Islam italiano" (testo integrale). Secondo il ministro Marco Minniti, il presupposto che ha portato a questo "passaggio cruciale" è che "si possono avere religioni differenti, si possono professare credi diversi, tuttavia siamo tutti quanti italiani" (fonte: adnkronos.com)

Il 7 ottobre 2014 avevo pubblicato un'intervista al Sig. Hamza Roberto Piccardo, membro del direttivo di "UCOII - Unione delle Comunità Islamiche d'Italia", all'interno del progetto "Conosciamoci - Un incontro interreligioso", di cui invito ad una lettura.

Il Mahatma Gandhi disse che "un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso". Per questa stessa ragione, sono convinto che il modo migliore per pacificare il mondo parta da uno sforzo attivo di demolire i nostri pregiudizi e migliorare la nostra conoscenza dell'altrui vita e cultura, in modo da scoprire la nostra comune umanità e stringere legami di amicizia. Come disse in un'intervista Augusto D'Angelo, uno dei responsabili dei senza fissa dimora presso la Comunità di Sant'Egidio a Roma: «[...] abbiamo diversi immigrati molto bravi che vanno nelle scuole a raccontare che giro hanno fatto, per dimostrare che non è vero che chi arriva così è un terrorista. Affinché i giovani abbiano chiaro che gli immigrati non sono nemici ma un'opportunità. L'idea è quella di costruire delle interconnessioni a livello cittadino che siano pacifiche piuttosto che violente. Perché quando arriverà il momento - ma speriamo che non arrivi - in cui vivremo stagioni come quelle di Parigi o di Bruxelles, la reazione non sia "sono tutti assassini". Perché sono quelli con cui hai vissuto... [...]» (tratto da un'intervista di Maria Lucia De Luca, pubblicata sulla rivista "Buddismo e Società" n.177, luglio-agosto 2016).

Gli articoli seguenti sull'Islam fanno parte dello speciale "Per conoscere l'Islam", pubblicato sulla rivista "Buddismo e Società" n.101, di novembre-dicembre 2003, edita dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Ritengo che, dopo più di 13 anni, questa serie di articoli sia ancora più che mai valida. Ringrazio la redazione della rivista per il lavoro svolto e per avermi concesso l'autorizzazione alla ripubblicazione nel presente blog.

Francesco Galgani,
4 febbraio 2017

Indice "Per conoscere l'Islam"

La pace non è un regalo, siamo noi a costruirla

Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2017

Adolfo Pérez EsquivelRingrazio la redazione di "Buddismo e Società", rivista dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, per il permesso alla ripubblicazione del seguente articolo in questo blog. E' un articolo che mi ha ispirato molte riflessioni, in particolare la storia del "segreto del miglior raccolto di mais", raccontata da Adolfo Pérez Esquivel (foto a destra), premio Nobel per la pace, che ho messo nella pagina di presentazione del blog. Ho trovato particolarmente significativa anche questa affermazione del leader buddista Daisaku Ikeda: «Il mio maestro Josei Toda diceva spesso che se si fossero riuniti a dialogare a uno stesso tavolo i fondatori delle principali religioni e sistemi di pensiero - Nichiren Daishonin, Shakyamuni, Gesù, Maometto, Marx e altri - nel loro dialogo sarebbero prevalsi l'armonia e l'amore fraterno, lo spirito di unione, di rispetto reciproco e la riflessione collettiva. Indubbiamente, la conclusione condivisa da questi grandi uomini sarebbe di mettersi a lavorare assieme per mettere fine alla guerra, alla violenza e ai conflitti per raggiungere una pace duratura del genere umano - l'obiettivo fondamentale - che comunque va di pari passo con la reale pace e prosperità dell'individuo. [...] Solo quando i seguaci delle differenti correnti ideologiche ritorneranno allo spirito dei loro maestri fondatori si potrà aprire una strada che ci porti a superare l'intolleranza delle posizioni estremiste, le rivalità e i conflitti.»

Buona lettura :-)

Link all'articolo originale: http://www.sgi-italia.org/riviste/bs/InternaTesto.php?A=4885

Buddismo e Società n.180 - gennaio febbraio 2017
Primo piano

Incontro con Adolfo Pérez Esquivel premio Nobel per la pace

La pace non è un regalo, siamo noi a costruirla

L'essenza di molti insegnamenti religiosi e filosofici

Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2017

«Amare la vita, gioire della vita e proteggerla. Amare la propria terra e proteggere tutti coloro che la abitano. Ascoltare e aiutare. Essere cittadini del mondo e fare azioni coraggiose per il bene sia delle persone a noi più vicine, sia di tutti gli esseri viventi.»

Questa, in sintesi, l'essenza di tutti gli insegnamenti con cui sono entrato in contatto, la strada compassionevole da percorrere insieme per salvare noi stessi e il nostro mondo dalla distruzione.

Deviare da questo sentiero non è saggio.

«Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace» (dal preambolo alla Costituzione dell'UNESCO).

Vi ricordate il mio messaggio "Ama il prossimo tuo come te stesso, immigrato compreso"?

Ricordate il mio progetto "Conosciamoci - Un incontro interreligioso"?

Francesco Galgani,
25 aprile 2017

Proposta di Pace 2017 - La solidarietà globale dei giovani annuncia l'alba di un'era di speranza

Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2017

SCARICA AUDIO DELLA PROPOSTA DI PACE 2017 - LETTURA IN MP3
(registrazione realizzata da "Buddismo e Società")

Le proposte di pace - http://www.sgi-italia.org/approfondimenti/PropostePace.php

Dal 1983, il 26 gennaio di ogni anno – in commemorazione del giorno della fondazione della Soka Gakkai InternazionaleDaisaku Ikeda invia una “Proposta di Pace” alle Nazioni Unite e a personalità di tutto il mondo.
Al centro del suo pensiero si trovano riflessioni sulla pace, sulla convivenza degli esseri umani nel pianeta, sul rispetto per l’ambiente e per ogni forma di vita, sull’abolizione delle armi nucleari, della guerra e della violenza, sul rafforzamento delle Nazioni Unite.
Ikeda pone una particolare attenzione ai processi educativi: strumenti fondamentali per la formazione di cittadini che sentano il mondo intero come loro casa e siano preparati per quella che Ikeda definisce “la diplomazia della gente comune”.
Gli scritti prendono in esame tutti i problemi che l’umanità si trova ad affrontare e mettono in risalto – oltre alle possibili soluzioni – anche le basi filosofiche che possono sostenere e promuovere un radicale cambiamento.
(Su questo blog sono presenti anche la Proposta di Pace 2015 e la Proposta di Pace 2016).

Fonte originale: Buddismo e Società n.182 - maggio giugno 2017 (link all'articolo originale)
Autorizzazione alla ripubblicazione nel presente blog concessa dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Proposta di pace 2017

di Daisaku Ikeda

La solidarietà globale dei giovani annuncia l'alba di un'era di speranza

Tra religione e ragione, oltre le ideologie, oltre i credo, insieme per la pace

Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2017

Con il mio caro amico Giulio Ripa, ho avuto uno scambio di riflessioni sul rapporto tra religione e ragione, giungendo entrambi, per strade diverse, alla conclusione che religione e ragione hanno entrambe bisogno l'una dell'altra. Una sintesi del pensiero di Giulio, a tal proposito, si trova nel suo articolo "Tra ragione e religione", di cui invito ad una lettura.

Da parte mia, al di là delle difficoltà di definire che cosa sia una religione, ritengo, in estrema sintesi, che se la religione manca di ragione rischia di scivolare velocemente e pericolosamente nel fanatismo intollerante ed estremista, disconoscendo tutto ciò che è diverso da sé. Il viceversa è che se la ragione manca di religione, ovvero manca di quel qualcosa che trascende il pensiero logico-deduttivo, ovvero che è proprio di altre facoltà umane che trascendono la ragione, come l'Amore, rischia di scivolare in comportamenti assai distruttivi e pericolosi, come il proliferare delle bombe atomiche, la distruzione ambientale e anche quella personale. Ragione e religione dovrebbero quindi andare insieme, perché l'una ha vicendevolmente bisogno dell'altra.

Visto che ho parlato di Amore, nel modo in cui mi sono espresso sembra che stia affermando che l'Amore sia una religione. Ovviamente dipende da come si vogliono vedere le cose. Il pensiero cristiano, ad esempio, crede in Dio, secondo il cristianesimo Dio è Amore, ne segue che tale religione è fondata sull'Amore. Il pensiero buddista ricerca la compassione e la saggezza del Budda, il Budda non è altro che Vita compassionevole e amorevole che desidera il bene di tutte le altre forme di Vita, quindi anche tale religione è fondata sull'Amore. Un discorso simile potrebbe esser fatto per altre grandi religioni. E proprio a proposito di Amore, invito i miei lettori a rileggersi la "La legge della vita umana è la legge dell'amore (Tolstoj, "Lettera ad un indù")", che avevo pubblicato alcuni giorni fa nel mio blog e che oggi ho integrato con alcune informazioni aggiuntive su Tolstoj.

Ad ogni modo, discussioni filosofiche e teologiche a parte, la mia attenzione continua ad essere colta dal fatto che oggi la vera urgenza è capire la situazione a cui siamo arrivati, come genere umano e come individui, e porvi rimedio "adesso". Tanto per esser chiari, se in questo preciso momento dovessero essere impiegate delle armi nucleari, l’umanità correrebbe il rischio di estinguersi completamente. A tal proposito, tra anni fa scrissi la poesia "L'Orologio dell'Apocalisse", il quale orologio, peraltro, esiste davvero (come riportai in calce alla poesia). Perciò è più che mai urgente rinunciare all’idea stessa di difendere la pace con la forza piuttosto che con l’uso della saggezza: in caso contrario, finiremmo per accettare implicitamente l’idea stessa della nostra autodistruzione.

La pace nel mondo ha inizio nel momento preciso in cui riusciamo ad unire i nostri cuori... ma di certo sbandierare il proprio credo filosofico, religioso, scientifico o politico o di altro genere non serve a tenerci uniti: solo un dialogo franco, espressione di una natura sincera, può farlo. Di fronte al mistero e alla grandiosità e bellezza della Vita, siamo tutti ignoranti, nel senso che non abbiamo conoscenza, e non rimane altro che qualcosa di profondo, che ci lega e che ci fa sentire la nostra reciproca inter-dipendenza con tutti gli altri viventi.

Solo superando le barriere delle strutture sociali e delle ideologie, noi esseri umani possiamo comprenderci reciprocamente e sentire, ciascuno di noi, una sincera preoccupazione per il benessere altrui, unendo i nostri cuori.

«Come le piante che si sviluppano rigogliose grazie alle radici che si estendono in profondità nel terreno, allo stesso modo solo quando i legami di amicizia si svilupperanno in questa terra della gente comune, solo allora vedremo estendersi a perdita d’occhio grandi praterie di pace.» (*)

Francesco Galgani, 30 agosto 2017

(*) citazione di Daisaku Ikeda, fonte

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Video tratto da: https://www.youtube.com/watch?v=jyMvix6Rp3A

Noi Figli delle Stelle - In omaggio a Mauro Biglino

Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2017

Premessa: chi conosce il mio blog, sa che qui ho dato ampio spazio a persone di vari orientamenti religiosi, tra cui cristiani, musulmani e buddisti, e che ho dedicato mie riflessioni alle idee provenienti da persone di culture differenti. Ho anche cercato di contattare per le mie interviste persone di religioni non rientranti tra quelle precedentemente menzionate. In questo contesto religioso pluralista e rispettoso, io ritengo che ci sia qualcosa da imparare da tutti. Mauro Biglino, a cui dedico questa pagina, è un uomo le cui idee hanno scosso gli animi di molte persone, con reazioni a volte tutt'altro che amorevoli. Secondo la mia modesta opinione, saper crescere come essere umani significa anche saper stare nel conflitto, nel senso più sano e costruttivo di questo termine, senza che esso degeneri in violenza o nella svalorizzazione altrui. Forse la cosa più importante, in questi casi, è cercare di vedere quello che di buono ha ogni persona, perché come il bene e il male esistono dentro il nostro corpo e la nostra mente, la stessa cosa vale per le altre persone. Inoltre siamo tutti inter-dipendenti, noi esistiamo perché esistono gli altri, e viceversa.

Il motivo per cui ho scritto questa premessa, in realtà inserita successivamente alla pubblicazione di questo articolo, è che sono stato accusato di mancanza di rispetto e di umiltà (verso i cristiani) per aver dato spazio alle idee di un uomo che, sostanzialmente, asserisce che la Bibbia non ha i contenuti teologici che ci sono stati tramandati, ovvero non è un testo religioso, ma al massimo (secondo lui) è un testo con una base storica su cui sono stati costruiti dei racconti. Finora, come dicevo, ho dato spazio e ascolto a molte idee, ragion per cui non vedo perché non dovrei accogliere anche Mauro Biglino. Tanto, in ogni caso, nessuno di noi ha la verità in tasca. Il dubbio è molto importante, perché genera la molla della conoscenza e dello spirito di ricerca. Soltanto gli stolti non hanno dubbi.

Se qualcuno si sente offeso nell'ascoltare convinzioni diverse dalle proprie, secondo me, allora, potrebbe essere per lui o per lei una buona occasione per dare uno sguardo profondo alle radici delle proprie convinzioni: penso questo perché, nella mia esperienza, quando una persona è in pace con se stessa, allora è libera di ascoltare qualunque opinione senza offendersi e senza arrabbiarsi. Questo, ovviamente, lo dico innanzitutto a me stesso.


Noi Figli delle Stelle

Massimo rispetto a Te,
Autore valoroso:
Udisco le Tue parole,
Risonanti di coraggio,
Oltre ogni paura...

Bagliori di storia
Incredibile e bella
Giungono dal Tuo studio,
Lasciando volare
Immense fantasie
Nei sogni d'un passato
Ora forse svelato.

Grazie!

(Francesco Galgani, 8 settembre 2017)

 
Mauro Biglino (Torino, 13 settembre 1950) è un saggista e traduttore italiano. Cultore di storia delle religioni, specializzatosi nella traduzione dall'ebraico antico, ha tradotto dal testo masoretico diciannove libri della Bibbia, di cui dodici pubblicati nel libro "I profeti minori" ed i rimanenti ne "I cinque Meghillôt", libri pubblicati a cura di P. Beretta per la casa editrice Edizioni San Paolo. Conferenziere e curatore di prodotti multimediali sugli argomenti trattati, come traduttore della Bibbia è stato intervistato dalla televisione nazionale italiana e da diverse emittenti radiofoniche. Secondo Biglino, attraverso l'analisi diretta di quanto riportato dai testi ebraici della Bibbia, si potrebbe meglio accedere alla conoscenza ed alla comprensione del loro significato. Biglino pone in risalto come dalla lettura letterale della Bibbia non emerge alcuna traccia dei concetti teologici facenti parte del pensiero cristiano, come il Dio Immanente, Eterno ed Onnipotente, la Creazione, il Peccato Originale, l'Immacolata Concezione, l'Amore per tutti, ecc., documentando le sue affermazioni con dizionari accreditati e studi di docenti e teologi. Mette anche in risalto come l'attuale traduzione della Bibbia adottata dalla Chiesa Cattolica contenga errori significativi e interpretazioni arbitrarie assai differenti dal testo originale, errori segnalati già da decenni nei dizionari.

Biglino pone anche in risalto i riferimenti e le conoscenze tecnologiche di coloro i quali, per i propri scopi, secondo la Bibbia avrebbero creato l'uomo a propria immagine e somiglianza. Inoltre evidenzia come, nei testi biblici, sarebbero riscontrabili riferimenti a velivoli alieni - o comunque a dispositivi dotati di tecnologie all'epoca non conosciute e non compatibili con il livello di conoscenze tecnologiche del periodo - ed alla presenza di esseri provenienti da altri pianeti.

Sempre aperto al dialogo e al confronto con altri studiosi, ci tiene a precisare di non possedere alcuna verità e di non avere alcun tipo di conoscenza della divinità o della vita dopo la morte, lasciando tale questione alle valutazioni, alla sensibilità e alla fede individuali.

E' facile trovare in rete molte sue conferenze integrali, libri ed e-book.

Il 6 marzo 2016, a Milano, Mauro Biglino ha partecipato ad una tavola rotonda (sotto riportata) sulle differenti letture storiche, teologiche, filologiche e letterali dell'Antico Testamento. L'incontro è stato organizzato dalla Uno Editori con lo scopo di fornire al pubblico le differenti visioni che l'Antico Testamento ha ispirato nei secoli. Hanno partecipato anche:

- Ariel Di Porto, Rabbino capo della Comunità Ebraica di Torino;
- Mons. Avondios, Arcivescovo della Chiesa Ortodossa di Milano;
- Daniele Garrone, biblista e pastore protestante, uno dei maggiori esperti di Antico testamento all'interno della confessione valdese;
- Don Ermis Segatti, sacerdote e docente di Teologia e Storia del Cristianesimo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale;
- Emilio Salsi, ricercatore indipendente.

Mauro Biglino è, come facile intuire, oggetto di critiche e offese da parte di coloro che non sono ben disposti ad accettare la libertà di espressione di un pensiero diverso dal proprio. Egli asserisce sempre di non possedere alcuna verità: ciò dovrebbe valere per qualunque persona abbastanza umile da non volersi collocare al di sopra degli altri. Come ho scritto in questa sezione del mio blog dedicata al dialogo interreligioso: «Non esiste il nemico, esiste solo il frutto dell'orgoglio e dell'ignoranza».

Questa mia poesia è un omaggio al suo coraggio e un ringraziamento per avermi fatto sognare ad occhi aperti una ricostruzione della storia dell'umanità diversa sia da quella strettamente darwiniana, sia da quella teologica, ricostruzione che per certi versi è affascinante e compatibile con altri testi antichi, con le conoscenze di ingegneria genetica di cui già disponiamo e con alcune evidenze che, per il momento, la scienza ufficiale ancora non sa spiegare, ma su cui si sta interrogando.

Tavola Rotonda 6 marzo 2016, Milano: Mauro Biglino, Ariel Di Porto, Mons. Avondios, Daniele Garrone, Don Ermis Segatti, Emilio Salsi. Fonte: https://maurobiglino.it/conferenze-e-video/

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Riporto qui di seguito anche l'intervista doppia tra Mauro Biglino e Monsignor Avondios, perché mi sembra un buon esempio di dialogo tranquillo e pacifico tra persone che hanno idee diverse, ma tra le quali c'è comunque rispetto e reciproca stima.

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Piccolo manifesto per una nuova religione

Ultimo aggiornamento: 24 Settembre 2017

Più ascolto e osservo la vita nelle sue molteplici manifestazioni, con attenzione alle persone, alle relazioni interpersonali e allo svolgersi delle nostre società, e più mi rendo conto dell’urgenza di una nuova religione… una religione che non ha un nome e neanche comandamenti, ma un solo scopo al di là di tutti gli egoismi che ci separano, delle paure che ci fanno chiudere in noi stessi e dei giudizi che ci avvelenano.

Al centro di questa nuova religione c’è un nuovo stile di pensiero, davvero rivoluzionario e sufficiente a cambiare le nostre sorti: ci prenderemo cura degli altri esseri viventi in modo semplice, sobrio e compassionevole. Il nostro appagamento non sarà nel possesso e nella fama, ma nelle relazioni cuore a cuore che riusciremo a costruire. Ogni volta che incontreremo una persona, una domanda ricorrente nell’intimità dei nostri pensieri sarà: “E se io fossi al tuo posto? Se avessi vissuto io le tue esperienze, se avessi il tuo corpo, la tua storia, le tue pene? Cosa posso fare io per te?”. L’ascolto e l’accoglienza saranno il nostro credo, il non-giudizio sarà la base della nostra pace interiore.

Se tutto ciò già fa parte della tua religione, del tuo credo o della tua filosofia, io ti ringrazio.

La vita è eterna e in questa esistenza abbiamo l’opportunità di migliorarci come esseri umani. Quali cose abbiamo fatto nelle vite passate? E in questa vita? In un tempo infinito, vita dopo vita, in questo e in altri mondi, probabilmente abbiamo già sperimentato di tutto… probabilmente noi stessi abbiamo già fatto quello che adesso non ci piace, o che persino deploriamo, e che vediamo fare ad altri: il giudizio tace, perché anche noi abbiamo fatto quelle cose, o potremmo trovarci prima o poi nelle stesse condizioni di chi le sta facendo. Tutti abbiamo una bontà innata: ciò che conta è gioire della vita, giorno dopo giorno, cercando di migliorarci e di aver fede nella nostra e nell’altrui preziosità. Non avremo bisogno di etichettare le persone o di inserirle in determinate categorie: quel che conta è che siamo tutti esseri umani.

La vita è bella e degna di essere amata, lodata e ringraziata, sempre.

Ti ringrazio per aver letto queste mie parole. Basta poco per creare un mondo nuovo.

Francesco Galgani,
24 settembre 2017