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L'impegno di Uninettuno per la pace e l'amicizia tra i popoli

Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2016

L'Università Telematica Internazionale Uninettuno sta dando un importante contributo per la pace nel mondo e per l'amicizia tra i popoli, di cui oggi c'è un grande bisogno per un futuro comune. In questo blog ho già dedicato alcuni articoli ad Uninettuno, nella sezione “Pedagogia e Formazione Online”, ma questa volta c'è un messaggio in più che meriterebbe di essere compreso e diffuso.

Consiglio la visione del video qui riportato, che contiene l'intervento della prof.ssa Maria Amata Garito, rettore dell'Università Telematica Internazionale Uninettuno, in occasione della sessione di apertura della Conferenza Internazionale dell’EADTU 2016 “The Online, Open and Flexible Higher Education – Enhancing European Higher Education: Opportunities and impact of new modes of teaching”, che l’Università Telematica Internazionale Uninettuno ha organizzato in occasione del suo 10° anniversario. Per informazioni sull'evento, si veda il comunicato stampa: “Istruzione globale per una cittadinanza globale: una risposta alla crisi di migranti e rifugiati”. Per i non udenti, ho trascritto sotto il video le sue parole meglio che ho potuto, inserendo soltanto alcuni omissis quando sono stati pronunciati nomi di persone, città e luoghi che non saprei trascrivere. Il video dell'intera sessione di apertura, della durata di due ore e comprensivo di vari interventi in inglese, è disponibile a questo link: Conferenza-EADTU-2016 (sessione di apertura).

La prof.ssa Garito ha anche presentato il portale di Uninettuno dedicato ai rifugiati:
http://www.istruzionesenzaconfini.it/

Io ero presente alla conferenza. Per me è stato molto bello scoprire cosa sta facendo Uninettuno proprio nel periodo di crisi umanitaria in cui siamo inseriti. Mi sono rimasti impressi il racconto del viaggio di San Francesco in Egitto (che illustra un esempio storico di incontro tra culture diverse), della nascita delle prime università e di come queste fossero attivamente impegnate nel tradurre testi da una lingua all'altra per favorire lo scambio di conoscenza tra culture diverse. La prof.ssa Garito ha sottolineato che oggi, purtroppo, spesso siamo completamente ignoranti della storia e della cultura di altri popoli, con tutti i pericolosi rischi che ciò comporta. Non sono mancati accenni al terrorismo e al proselitismo via web. Uninettuno sta fornendo istruzione universitaria gratuita ad alcuni rifugiati (oltre ad indicazioni per trovare medici e a fornire corsi di lingue). Mi ha toccato il caso di rifugiati siriani la cui Università di Aleppo non esiste più, e a cui Uninettuno sta erogando corsi che erano stati registrati proprio con i loro professori. Da ciò è nata la mia poesia "Studente siriano", che vi invito a leggere. Buona visione del video e/o lettura della sua trascrizione sotto riportata.

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«E' un grande piacere avervi tutti qui oggi, avere i miei colleghi italiani, ma anche quelli stranieri, quelli delle EADTU [Associazione Europea delle Università a Distanza] e delle ECDE, ma anche un nuovo partner, che è il rettore della Smart University di Dubai, e poi soprattutto l'Antonianum, la nuova università con cui abbiamo iniziato a collaborare oggi.

E' un grande piacere ritrovarci dopo molti anni. Dieci anni di Uninettuno li abbiamo passati insieme alle EADTU, con cui siamo stati insieme partner già prima come Consorzio Nettuno. Devo ringraziare molto le EADTU per la serietà con cui stanno facendo, e hanno fatto, le scelte delle università telematiche da inserire nella loro associazione. Alcune università telematiche italiane avevano chiesto di far parte delle EADTU, ma c'è stata una selezione […] da cui sono state escluse, [perché non all'altezza di far parte di] un sistema estremamente serio, di cui qui ci sono alcuni esponenti importanti […], personaggi che hanno veramente fatto nascere lo sviluppo dell'università a distanza in Europa. Questa serietà ci ha portato a lavorare insieme per molti anni.

Oggi è una svolta quella che noi facciamo, sono dieci anni [di Uninettuno]. In questo momento storico, credo che tutti noi dovremmo un po' riflettere su quello che dovrebbe essere e può essere il nostro futuro.
L'Università Antonianum mi dà una grande emozione, perché questa è l'università francescana per eccellenza e da sempre si è posta l'obiettivo di analizzare e interpretare il messaggio di San Francesco, un messaggio di fratellanza tra popoli, di paesi e culture diverse. Anche oggi, la sfida del francescanesimo del terzo millennio è di stabilire relazioni con le persone che cercano sempre di più un contatto oltre i confini del loro mondo, anche attraverso Internet, anche attraverso la Rete, attraverso gli strumenti con cui noi operiamo per trasferire culture e conoscenza.
 
E' bello ricordare la vita di San Francesco, perché è un esempio incredibile. Pensate che, nel 1219, San Francesco, a piedi, da Assisi, si reca in Egitto e va dal sultano [...]. L'incontro fra queste due persone è incredibile: il sultano era molto colto, illuminato, e volle capire molto di più da San Francesco, lo tenne con lui, creò un gruppo di pensatori che riflettevano un po' su quelle che erano le idee del francescanesimo. Nasce un incontro molto forte, di amicizia, che ancora oggi fa riflettere su questo valore simbolico dell'amicizia fra popoli di mondi, di culture e di paesi diversi. Questi due uomini, di fede diversa, di diversa origine culturale, di diverso linguaggio, di usi e costumi [diversi], testimoniano che oltre le diversità c'è sempre un terreno comune in cui avventurarsi insieme, per il desiderio della ricerca, per l'interesse a scoprire le realtà che possono contribuire ad un reciproco arricchimento. Ecco, quella è un'immagine [qui riportata sulla destra] che troviamo tra i dipinti di Giotto che ritrae San Francesco di Assisi e che rappresenta proprio l'incontro del sultano e di San Francesco in Egitto.

[…] Come Università Telematica Internazionale Uninettuno, insieme a molte altre università dei paesi del mondo arabo, ma anche dell'occidente, abbiamo cercato di rafforzare questo legame di amicizia tra popoli, perché abbiamo tutti un problema oggi – quello di formare l'uomo del XXI secolo – che chiama direttamente in causa le università. Per secoli le università hanno dato risposte adeguate ai bisogni della società e dell'umanità, e ora più che mai, in questo momento storico, devono trovare un nuovo ruolo e una nuova funzione nel mondo globale, in particolare in un'Europa che sta affrontando la più grande crisi di immigrazione della storia dell'umanità e, anche, il fenomeno incontrollato d'un terrorismo inaspettato. Ma io credo che è dalle nostre università che deve partire un modello di formazione di una cittadinanza globale. Sono le nostre università che devono armare i loro cannoni con la forza della cultura e della conoscenza. Questo è già avvenuto in alcuni momenti della storia, per esempio quando sono nate le università.

In molti libri occidentali purtroppo si descrive come data di nascita delle prime università il 1088, cioè la nascita dell'università di Bologna, e poi subito la Sorbona. Ma in effetti, se si va a scoprire le altre culture, a studiare gli altri testi, si vede che già nell'859, […], in Marocco, una donna, Fatima, crea la prima università. La seconda, quasi cent'anni dopo, nel 975, nasce invece in Egitto, […], ancora esiste questa università. Ma la cosa più bella è quando si va a scovare ancora di più in questi rapporti che venivano ad influenzare le culture dell'occidente e dell'oriente. I libri arabi venivano tradotti in greco e in latino, e così i libri latini o greci venivano tradotti in arabo. C'era una grande compartecipazione alla costruzione di un sapere, che in quel momento era assolutamente indispensabile: queste traduzioni di testi portavano a trasferire un sapere a livello globale. Del resto, tutte le università del medioevo trasferivano conoscenza a livello globale, ad es. uno studente seguiva i corsi […] di diritto a Bologna, ma poi se voleva seguire la teologia di San Tommaso andava alla Sorbona […]. C'erano questi professori e studenti che pur non avendo né aerei né treni, a piedi andavano appunto da università all'altra per conoscere, per imparare, per apprendere, per arricchirsi di quel sapere che poi oggi ci tramandano negli anni, quindi l'unico obiettivo comune di quel periodo era proprio l'elaborazione della conoscenza e la diffusione di questo sapere. Quindi le università da sempre sono stati strumenti di pace e di rispetto delle differenze, e soprattutto crogiolo di un'identità internazionale. Sono state appunto luoghi ed artefici della parte più creativa della storia del mondo.

Oggi più che mai, nel fermento di questo mondo contemporaneo, le università possono ancora svolgere un ruolo determinante, sicuramente indispensabile per il progresso dell'umanità. Devono affrontare le grandi sfide, naturalmente, della società contemporanea, che ormai chiedono una nuova generazione di cittadini, che deve essere formata alle nuove conoscenze. Noi, oggi, abbiamo appunto questa realtà che vi ho già detto prima, che ci deve far riflettere, perché deve cambiare totalmente il modo con cui noi dobbiamo operare nella nostra università. Noi dobbiamo assolutamente affrontare questa sfida globale, che è una sfida a doppio taglio: la sfida globale, da un punto di vista di trasferimento di contenuti, ma anche di trasferimento di conoscenza, dall'una e dall'altra cultura nel mondo. Ecco perché, indipendentemente dalla razza, dalla religione, dalla posizione sociale della propria vita, tutti gli uomini condividono aspirazioni comuni, come quella di vivere in pace e in sicurezza, quella di volersi istruire e avere un lavoro dignitoso, quella di amare le nostre famiglie, le nostre comunità, il nostro Dio. Queste sono le speranze e le ambizioni di tutto il genere umano. La casa comune di tutto il genere umano è il nostro pianeta, ecco perché dobbiamo sentirci oggi responsabili di riuscire a formare un cittadino globale. Naturalmente riconoscere questa appartenenza è soltanto l'inizio del nostro cammino. Il compito diventa sempre più difficile nella formazione dei cittadini globali del XXI secolo. Oggi siamo tutti artefici, ma nello stesso tempo spettatori, di una rivoluzione culturale che viene alimentata dal fenomeno tecnologico. Le tecnologie stanno influenzando tutti i processi della nostra mente, le collegano ad una dimensione planetaria, è una rivoluzione veramente epocale. Riguarda ormai il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia mai avuto a disposizione, è la nuova piazza della società, che mette in discussione i nostri equilibri (come vedete), le nostre sicurezze. [Pensiamo a] quante sono le guerre che si stanno combattendo e che si sono combattute dentro, appunto, alle piazze globali di Internet… e queste non sono più legate a un solo paese o a una sola nazione, coinvolgono e sconvolgono il mondo. Quindi queste tecnologie sono tecnologie della mente, sono tecnologie intellettuali, che non occupano una posizione qualsiasi nella mutazione antropologica contemporanea, ma ne sono il fulcro.

Questi uomini comunicano oggi, tutti, nelle piazze virtuali di Internet, però sono poche le popolazioni che hanno delle culture, delle etnie, delle religioni che sono veramente unite. Cosa succede? Ancora vediamo che le università sono prodotti molto nazionali, spesso molto locali, che le riforme di ogni paese sono riforme locali e nazionali, mentre il mondo si muove nel globale. E le conseguenze di questa globalizzazione del mondo cadono della nostra vita quotidiana. I cittadini naturalmente del XXI secolo devono essere formati… da chi? Da noi, dalle università, ad interagire e cooperare in questo mondo globalizzato e interconnesso. Devono conoscere le culture degli altri paesi, non possiamo lasciare i nostri giovani liberi di interagire sulla Rete con una completa ignoranza delle culture con lui loro interagiscono. I proselitismi non sono delle cose inventate, stanno veramente toccando tutta la nostra sicurezza, e soprattutto sono proselitismi che toccano i giovani europei e occidentali, che hanno vissuto nelle nostre case e nelle nostre università. Allora, c'è una soluzione a questo problema? Cosa possiamo fare? Io credo che c'è una grande soluzione a questo problema. La soluzione è data veramente dalla stessa università, se la si fa ritornare in quello che era stata all'inizio l'università: l'università del mondo, non di un paese, non di una regione, non di una nazione… un'università che insieme ad altre università del mondo, soprattutto insieme alle università a distanza che gli danno gli strumenti tecnologici, mettono insieme le loro culture, condividono curricula con paesi di culture diverse, di mondi diversi, e riscrivono i testi. Sì, bisogna riscrivere i testi della storia, della filosofia, non dobbiamo dimenticare che abbiamo popoli totalmente divisi dal punto di vista culturale, che i nostri ragazzi studiano alcune parti della storia europea e non sanno niente della storia di altri paesi del mondo, interagiscono con questi ma non sono protetti da nulla dal punto di vista culturale. E il momento è arrivato, è un momento in cui tutte le università devono rimboccarsi le maniche, devono capire che sono entrate in una crisi in cui non possono essere più autorefenziali, non si può più vivere in un mondo così come si è vissuto finora. La nuova università deve essere un luogo reale e virtuale, in cui sia a distanza che in presenza si mettono insieme le esperienze delle diverse culture del mondo.  E' questo che io veramente credo che tutti noi dobbiamo impegnarci a fare. Non è un'utopia. Non è un'utopia perché noi l'abbiamo realizzato prima con il Consorzio Nettuno, con 78 università consorziate, di cui 35 erano non italiane e 30 di queste del mondo arabo, e loro ci hanno insegnato come mettere insieme, come creare questi curricula comuni. E' stato molto bello, perché la creazione di curricula condivisi o comuni ha permesso veramente il rispetto e di conoscere le altre culture, ma anche veramente mettere a confronto, vedere come si interpreta un sapere. Sembrava impossibile, e invece alla fine a poco a poco ci siamo riusciti, con molto entusiasmo non solo da parte dei professori, ma anche da parte degli stessi studenti, che si sentono parte attiva di questo cambiamento culturale dell'università.

Allora, per quanto riguarda l'internazionalizzazione di Uninettuno, i nostri studenti provengono da 156 paesi diversi del mondo, ogni giorno c'è un paese in più che si iscrive. Quelli [mostrati nella slide qui a destra] sono i paesi da cui provengono gli studenti della nostra università. Tutto questo non è casuale, perché la nostra stessa piattaforma, i nostri stessi contenuti sono stati creati con le 30 università del mondo arabo, e con altre università europee, tra cui alcune francesi […], che ci hanno permesso di creare l'unica piattaforma del mondo in cinque lingue. Ma non solo: ogni giorno, ogni volta che abbiamo nuovi incontri, nuovi contatti con altre università, si aggiungono le altre lingue. Adesso ci sono le università russe che la stanno per tradurre in russo, e c'è un gruppo di università portoghesi che vogliono farla in portoghese, e altre spagnole, dell'America latina, ecc., cioè non siamo più noi che dobbiamo spendere soldi o trovare le strade, ma sono i professori delle altre università che vogliono collaborare a questo momento di vera interazione tra culture di paesi di mondi diversi, perché nell'università questo è possibile, lì dove le due generazioni, quella della gioventù e della maturità, possono scambiarsi appunto una grande ricchezza, una grande ricchezza di passato, di presente e di futuro. La nostra internazionalizzazione è molto interessante, perché è partita dalla Rete: noi non abbiamo soldi per fare la pubblicità, non troverete mai una pubblicità [di Uninettuno] sulle televisioni e sui telegiornali perché non abbiamo fondi, però la Rete è la nostra pubblicità, è lì che ci studenti ci trovano, è lì che ci cercano, è lì che si iscrivono all'università, è lì che nascono queste interazioni. L'altra è invece un'interazione diversa, che nasce dalle istituzioni, abbiamo molte convenzioni per fare appunto curricula comuni, come quella che firmeremo oggi, che ha un grande valore simbolico. Docenti e studenti quindi dell'aerea euro-mediterranea lavorano insieme, perché sono consapevoli del fatto che questa cooperazione consente non solo di creare nuovi equilibri tra unità e diversità (l'unità dei valori e delle tradizioni che la memoria ci consegna, e la diversità della cultura e delle lingue), ma permette anche di creare in modo virtuale un nuovo modello di università, dove si costruiscono le competenze per lo sviluppo e si determinano le basi per costruire insieme il futuro. E quindi per noi è stato normale, naturale, fare un nuovo passaggio della nostra università: creare l'università per i rifugiati. Il nostro portale, appunto, si chiama “L'università per i rifugiati e l'istruzione senza confini” (http://www.istruzionesenzaconfini.it/). Naturalmente abbiamo collaborato […]. Questo strumento consente il riconoscimento dei titoli di studio già conseguiti da rifugiati e immigrati nei loro paesi origine, il riconoscimento delle loro competenze professionali per facilitare l'accesso alle istituzioni formative, scuole e università, dei paesi ospitanti. Quindi ha l'obiettivo di facilitare i rifugiati e immigrati a inserirsi nel sistema universitario. Li aiuta ad apprendere le lingue: abbiamo sviluppato corsi di lingua italiana, ma anche corsi di lingua araba. E' importante che anche la cultura e la lingua araba venga conosciuta in Europa (anche per difenderci a volte). Abbiamo poi fatto conoscere agli immigrati, sviluppato tutte quelle conoscenze che aiutano [l'accesso] ai servizi sanitari: pensate a quante difficoltà, se si ammala, un immigrato trova nei nostri paesi. Ebbene, in questo portale, […], si trova tutto un settore che riguarda la salute, grazie a cui, quando si trovano in difficoltà, gli immigrati possono trovare i medici. E sono tanti che, nel nostro paese, aiutano gratuitamente gli immigrati in difficoltà.

Sembrava un sogno, ma un mattina controlliamo gli iscritti nel portale e troviamo il nostro primo studente, […], il primo rifugiato siriano che si è iscritto nella nostra università. E la bellezza delle università a distanza: non vive in Italia, vive in Libano. Era uno studente dell'Università di Aleppo, e non ha più la sua università. Non solo. Non solo […] ha 30 anni e ha voluto fare quest’avventura, ci ha scritto timidamente che non credeva che noi potessimo far iscrivere gratuitamente dei rifugiati di questi paesi. Noi non abbiamo facilità a prendere dei fondi pubblici, per cui abbiamo detto a tutti i professori di Uninettuno che siamo convinti che bisogna rimboccarci le maniche e aiutare queste persone perché con queste dobbiamo costruire il futuro. Se non lo costruiamo con queste, l’incertezza del domani non è solo di loro, ma è anche la nostra, è anche delle nostre nazioni. E quindi è talmente importante riuscire a dare loro queste competenze che nessuno di noi ha proprio pensato di non dare la disponibilità gratuita. Inizialmente abbiamo pensato solo 50 [borse di studio per corsi di laurea gratuiti per immigrati], adesso quando si riempiono vediamo un po’ come fare.

Ma la cosa più bella sono anche i tedeschi. Pensate che il 60% degli iscritti nel nostro portale sono rifugiati in Germania. Eppure in Germania hanno fatto molto per inserirli nelle università… Quando ho cercato di capire da loro perché “avete scelto noi”… io dico che forse ringrazio veramente tutti i professori della nostra università. Oggi ho trovato dei professori con cui abbiamo iniziato questo cammino [...], li ringrazio tutti. Questi rifugiati si sono iscritti nella nostra università perché i corsi video, le lezioni digitalizzate sul web, sono tenute dai loro professori dell’Università di Aleppo. Quell’università è distrutta, distrutta dalla guerra, ma il sapere di quell’università, dei professori di quell’università, indipendentemente dalle loro sorti (perché adesso mi occuperò anche dei professori), è conservato nella nostra piattaforma. Questo è un bene comune che i rifugiati stanno apprezzando, perché abbiamo saputo rispettare questa che è appunto la loro differenza.»

[Applausi del pubblico]

«Siamo convinti, per questo chiediamo aiuto a tutte le università a distanza, ma anche europee, ma anche alle università tradizionali, perché noi siamo convinti che il futuro di pace lo possiamo costruire solo così.  E una sola parola per dire quello che faremo dopo: questa firma, ringrazio moltissimo […] il rettore della Smart University e tutti gli altri, che è un po' il simbolo in questo momento del mondo arabo, perché noi insieme, tutte le università, formiamo l'Accademia delle Civiltà. Vogliamo costituire un'Accademia delle Civiltà. E' un obiettivo ambizioso? Ma, forse no, è arrivato il momento di rileggere un po' i nostri testi, di mettere a confronto i nostri linguaggi. Rincominciamo con i linguaggi dell'arte. Sapete, l'arte, la musica, la poesia, il cinema, sono tutti linguaggi che esprimono di più i sentimenti delle persone, quindi se noi riusciamo ad entrare, a capire meglio i sentimenti di queste persone, attraverso questi linguaggi che sono un po' universali, forse abbiamo delle strade nuove per trovare dei dialoghi che diventano costruttivi per il nostro futuro e per la nostra pace. Grazie.»

[Applausi del pubblico]