Avviso ai lettori
Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.
In questo blog, per il momento ho scritto 1.584 articoli, per un totale di 1.437.596 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 14 marzo 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4.
Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).
Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.
Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è.
Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.
Il digiuno è libertà
Quando Gesù dice che certi demoni si vincono solo con la preghiera e il digiuno (Matteo 17:21), cerco di leggere questa frase in senso ampio. Mi sembra infatti che i demoni indichino tutto ciò che, dentro e fuori di noi, si alimenta di paura, dispersione, inerzia e mancanza di governo di sé. In questa prospettiva, un rapporto disordinato con il cibo non è mai soltanto un fatto materiale: può diventare un fattore di nervosismo, di dipendenza, di ottundimento interiore, e quindi favorire proprio quelle condizioni mentali in cui i demoni prosperano. Il digiuno, allora, non sarebbe una mortificazione fine a se stessa, ma una pratica di libertà e di ascesi: un modo per sottrarre nutrimento agli impulsi che ci dominano e per restituire alla coscienza lucidità, coraggio e padronanza di sé.
Il pensatore che più si avvicina a questa mia lettura è Evagrio Pontico (346-399), nato a Ibora, nel Ponto dell’Asia Minore, e morto nella Cellia, nel deserto nitriota d’Egitto. Evagrio fu uno dei grandi sistematori della sapienza dei Padri del deserto. La sua idea centrale è che il combattimento spirituale si gioca anzitutto nei logismoi, cioè nei pensieri che assediano la mente: non semplici idee passeggere, ma schemi interiori ricorrenti che seducono, indeboliscono e disorientano. Egli ne elenca otto: gola, lussuria, avarizia, tristezza, ira, accidia, vanagloria e superbia. In questa visione i demoni agiscono attraverso le passioni e i pensieri che tolgono unità alla persona; e la prima porta d’accesso è spesso la gola, perché chi non governa l’appetito fatica poi a governare anche il resto.
Qui è utile precisare alcuni termini. Ascesi viene dal greco askesis e significa originariamente “esercizio”, “allenamento”: non odio del corpo, ma disciplina orientata a un fine. Logismoi, come si è detto, sono i pensieri che si presentano alla mente con forza quasi ossessiva e cercano di piegare la volontà. Accidia, dal greco akēdia, non è semplice pigrizia: è piuttosto una stanchezza del cuore, una forma di tedio, di svogliatezza e di indifferenza che svuota il gusto del bene e rende pesante ogni compito interiore. In questa accezione, l’accidia non è soltanto “non aver voglia di fare”, ma non riuscire più ad aderire con slancio a ciò che si riconosce come buono, vero o necessario. È per questo che la tradizione l’ha considerata così pericolosa.
Le intuizioni di Evagrio furono trasmesse in Occidente soprattutto da Giovanni Cassiano (ca. 360-435), nato in Scizia Minore — l’odierna Dobrugia, tra Romania e Bulgaria — e morto a Marsiglia, dove fondò l’abbazia di Saint-Victor. Cassiano afferma con chiarezza che la prima battaglia è contro la gola e che non esiste una sola regola di digiuno valida per tutti: il criterio dev’essere proporzionato alla costituzione, all’età, al sesso e alla condizione concreta di ciascuno. Questa precisazione coincide molto con ciò che intendo anch’io: il digiuno autentico non è fanatismo né rigidità astratta, ma conoscenza di sé, misura, correzione progressiva, e — aggiungerei — anche attenzione medica e studio. Cassiano insiste inoltre che l’astinenza troppo dura, se poi è seguita da compensazioni eccessive, perde il suo frutto; non è il rigore in sé a liberare, ma una continenza equilibrata e stabile, capace di rendere la mente più limpida.
A questa linea appartiene anche Atanasio di Alessandria (ca. 293-373), nato e morto ad Alessandria d’Egitto, autore della celebre Vita di Antonio. Il protagonista del libro, Antonio il Grande (ca. 251-356), nato a Koma presso al-Minyā in Egitto e morto presso il suo eremo vicino al Mar Rosso, diventa il modello di una lotta spirituale in cui i demoni tentano prima con il piacere e poi con la paura. Atanasio descrive i demoni come forze che producono confusione, angoscia, tristezza e timore della morte; ma aggiunge che essi vengono respinti da fede, preghiera, digiuno, umiltà, mitezza e libertà dall’ira. È un passaggio molto vicino a questo modo di vedere: i demoni non sono forti dove trovano una persona equilibrata, ma dove trovano una persona interiormente scomposta; e arretrano quando la coscienza ritrova ordine, coraggio e centratura.
In seguito, questa interpretazione viene ripresa anche da Giovanni Crisostomo (347-407), nato ad Antiochia e morto in esilio a Comana, e da Tommaso d’Aquino (1224/25-1274), nato a Roccasecca presso Aquino e morto a Fossanova. Crisostomo vede nell’incontinenza del ventre una delle prime vie attraverso cui l’uomo perde vigilanza. Tommaso, con il suo linguaggio più sistematico, spiega che il digiuno ha tre fini: frenare le concupiscenze, elevare la mente alla contemplazione e riparare il peccato; ma precisa anche che deve sempre rispettare la natura, cioè non deve distruggere la persona nel tentativo di salvarla. In questo senso, la misura non è un compromesso al ribasso: è una forma superiore di sapienza, perché sa coniugare disciplina e realtà.
Anche in età moderna il tema ritorna. Giovanni XXIII (1881-1963), nato a Sotto il Monte e morto a Roma, parla della penitenza come di una forza capace di tenere a freno la concupiscenza e denuncia la ricerca smodata dei piaceri, che indebolisce le facoltà più nobili dello spirito. Benedetto XVI (1927-2022), nato a Marktl am Inn in Baviera e morto nella Città del Vaticano, definisce il digiuno una “arma spirituale” contro gli attaccamenti disordinati e insiste sul fatto che esso aiuta a unificare corpo e anima, a evitare il peccato e a controllare gli appetiti senza negare il valore del corpo. Anche qui ritroviamo una conferma importante: la pratica non vale per la quantità della privazione, ma per la qualità dell’ordine interiore che produce.
Da buddista, trovo però essenziale allargare lo sguardo oltre il lessico cristiano. Il linguaggio dei “demoni” può essere compreso non solo teologicamente, ma anche come nome simbolico di tutto ciò che ci distrugge interiormente, ci separa dalla nostra anima, ci squilibria, ci fa ammalare e ci rende schiavi di passioni tristi e di confusione. In questo senso, il nucleo della riflessione vale ben oltre una singola religione. L’ascesi è presente, in forme diverse, in quasi tutte le grandi tradizioni spirituali.
Il Budda Shakyamuni, negli insegnamenti più antichi (Theravada), ci invitava a non abbandonarci ai piaceri, ma nemmeno a spezzarci con pratiche estreme e distruttive (cfr. mio e-book sulla non-violenza a pag. 57, nota 11).
Digiuno, preghiera, meditazione, vigilanza, sobrietà e cura del corpo appartengono a un tipo universale di esperienza: cambiano i simboli, le teologie e i riti, ma resta costante la consapevolezza che senza disciplina interiore la paura ci governa, mentre con una pratica giusta e proporzionata impariamo, poco a poco, a non offrire più alimento a ciò che ci rende schiavi.
Un digiuno fatto bene, unito a una costante pratica spirituale, è uno stato di grazia, un meraviglioso regalo, non una privazione.
(14 marzo 2026)
[E-book] Non-violenza senza eccezioni: una via buddista per la pace

In questo e-book ho raccolto una selezione di testi buddisti (sutra), accompagnati da una prefazione in cui affronto la non-violenza nel punto in cui smette di essere un ideale comodo e diventa una domanda concreta davanti alla minaccia, all’aggressione, alla paura, alla tentazione della legittima difesa.
La prospettiva che propongo non identifica la non-violenza con la passività. Al contrario, invita a guardare al cuore dell’azione, cioè all’intenzione, alla qualità mentale che la guida, al modo in cui si forma la nostra risposta prima ancora del gesto. In questa luce, la non-violenza non è una rinuncia inerme, ma un lavoro interiore rigoroso, capace di trasformare il rapporto con il conflitto fino a ridurre, nel tempo, la plausibilità stessa della violenza.
I brani che ho scelto appartengono al Canone Pali e, in particolare, al Majjhima Nikāya, e li ho presentati come un percorso in quattro tappe. Ogni testo illumina un aspetto diverso e complementare, mostrando come non alimentare l’odio, come riconoscere la possibilità della trasformazione, come non irrigidire i rapporti, come parlare e agire senza convertire divergenze e attriti in ostilità.
La prefazione, inoltre, non offre solo un inquadramento dei testi. Ho cercato di proporre una direzione di lettura più ampia, che tocchi il tema della felicità, della disciplina della mente e dell’orizzonte con cui valutiamo le nostre azioni. Per questo può accompagnare la lettura dei sutra non soltanto all’inizio, ma anche lungo il cammino, come una chiave da riprendere più volte.
Per noi lettori italiani, l’accesso ai sutra non è sempre immediato. Pesano la distanza linguistica e culturale, il lessico tecnico spesso legato al pali, una forma espositiva talvolta formulare e ripetitiva, legata alla trasmissione orale, e riferimenti che non sempre risultano trasparenti a una prima lettura. È del tutto normale, quindi, che alcuni passaggi inizialmente restino in ombra. Spesso ciò che non si comprende subito si chiarisce nelle riletture successive.
Proprio nella consapevolezza di queste difficoltà linguistiche e stilistiche, ho scritto la prefazione con l’intenzione di offrire un orientamento alla mente con cui entrare nei testi. Anche la prefazione stessa, però, è densa e richiede tempo, perciò il mio suggerimento è di rileggerla più volte, in momenti diversi, lasciando che il suo significato maturi insieme alla lettura dei sutra.
Se cerchi una lettura sulla non-violenza fondata sugli insegnamenti del Budda, e allo stesso tempo capace di interrogare in profondità il nostro modo di reagire al conflitto, queste pagine sono per te.
DISPONIBILE COME LIBRO CARTACEO SU AMAZON.IT E COME E-BOOK SU GOOGLE PLAY E AMAZON KINDLE
inoltre, hai queste opzioni gratuite:
DOWNLOAD PDF:
Non-violenza senza eccezioni - Una via buddista per la pace - 28 febbraio 2026.pdf
DOWNLOAD EPUB:
Non-violenza senza eccezioni - Una via buddista per la pace - 28 febbraio 2026.epub
Densi d'amore
Ricordare è soffrire
perdite amare
che il destino ci impone
per la nostra missione.
Una sola foto,
o un messaggio,
e palpita il cuore
d'un'antica emozione.
Eppure è tutto qui,
nessun altro fardello
di vita in vita;
il resto è già svanito,
come in un sogno
spento al tramonto.
(24 febbraio 2026, galgani.it)