Il bene del mondo sei tu che emani positività!

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2021

Gratitudine per ogni istante di vitaAl dolore di solito reagiamo con chiusura, rabbia, risentimento. Ma nel momento in cui la rabbia svanisce, oltre il velo delle illusioni, scopriamo un mondo nuovo.
Oltre il giusto e lo sbagliato, oltre il piacevole e lo spiacevole, oltre ogni pensiero, c’è soltanto la gratitudine per ogni istante di vita.
Nessun rimorso o nostalgia perché nulla va perduto: tutto è servito per arricchirci, tutto per arrivare all’istante attuale, che è l’unica cosa che esiste. Tutto per arrivare a capire che l’unica cosa che conta è essere grati per il sacro istante attuale di vita, che non è mai banale, è un dono che desta meraviglia.
Grazie!

Pillole di Buddismo - L'offerta del coraggio

Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2021

Fidarsi e affidarsi al Gohonzon, ovvero alla Legge mistica, ovvero alla natura illuminata che è dentro di noi e in qualsiasi altro luogo, corrisponde a fidarsi e ad affidarsi alla vita e a ciò che ci propone, consapevoli che ciascuno di noi ha una “missione” in questo mondo di Saha, cioè in questo mondo corrotto, ma al contempo puro, dove gli esseri si debbono esercitare nella pazienza e nella sopportazione. Questo affidamento, o fede, è la prima e principale forma di coraggio. Anche credere fermamente di avere una missione, ovvero di non essere qui per caso, è una grande ed essenziale forma di coraggio, che alimenta continuamente il nostro spirito di ricerca. Non a caso, nella visione buddista, non esistono terre pure o impure di per sé, ma soltanto terre dove gli esseri umani praticano la bontà o la malvagità.

L’equivalenza tra fidarsi e affidarsi al Gohonzon e fidarsi e affidarsi alla vita ha un profondo radicamento nel credere fermamente che la qualità della preghiera e la qualità della vita si equivalgono. Da questo punto di vista, tutti gli aspetti esteriori del rito buddista (cura del tempio, posizionamento di incenso, candele e offerte, cura e igiene del corpo, abbigliamento, postura, ecc.), hanno senso soltanto come incentivi per favorire una seria, rispettosa, dignitosa e vigorosa preghiera, al di fuori di questo non hanno altro significato. Del resto, è possibile fare anche un’eccellente preghiera in carcere, in ospedale, malati a letto o in altre circostanze che non rendono possibile la cura dei dettagli esteriori.

Un’altra forma essenziale di coraggio, che è in diretta conseguenza del proprio senso di missione, è l’offrire tutto (i propri talenti, le proprie realizzazioni anche economiche, il proprio tempo, in poche parole “la propria vita”) a un bene più grande che trascende la nostra esistenza e che ci riguarda tutti. Per dirla con una metafora buddista, ciò equivale a spostare la priorità di ciò che è realmente importante dal singolo nodo della Rete di Indra a tutta la Rete, affinché la nostra presenza nella Rete sia di benefica utilità per la Rete nel suo complesso. Questo è il passaggio dal “piccolo io” al “grande noi”.

Il coraggio dei veri eroi è quello di considerare ogni circostanza di vita e ogni incontro interpersonale come un’occasione di crescita e di apprendimento: la vita, negli infiniti modi in cui si manifesta, è nostra maestra. Il nostro modello di vita è il bodhisattva “Mai Sprezzante” (Fukyo), la cui pratica era quella di inchinarsi con riverenza di fronte a chiunque incontrasse e lodarne l’inerente natura di Budda. Tuttavia ciò provocava come risposta solo violenze e insulti. Le affermazioni di Mai Sprezzante mettevano senza dubbio alla prova le loro convinzioni sulla natura della vita di segno negativo, profondamente radicate. Tali reazioni, comunque, non riuscirono mai a smuovere le sue convinzioni: semplicemente egli si ritraeva a distanza di sicurezza e ripeteva l’inchino, onorando il potenziale positivo dei suoi persecutori. Col passare del tempo l’umanità di Mai Sprezzante brillò a tal punto che coloro che lo avevano disprezzato divennero suoi discepoli, e così poterono entrare nel sentiero per ottenere essi stessi  I’illuminazione.

Nell’offrire tutto ciò alla vita, al Gohonzon, alla Legge mistica, in definitiva a noi stessi, è “normale” che riusciamo a fare cose che, con stati di coscienza meno progrediti, meno coraggiosi, meno perseveranti e più egoistici (ovvero dimorando nei mondi inferiori), giudicheremmo impossibili: queste realizzazioni fuori dall’ordinario diventano possibili perché non sono per vanto personale (che ormai ha perso significato), ma per lodare, ringraziare e riverire la vita, proseguendo insieme in un cammino di fede e di maggiore consapevolezza. Questa è la ragione fondamentale per cui nelle riunioni di discussione (zadankai) condividiamo le esperienze di fede, per progredire insieme e incoraggiarci a vicenda.

(27 luglio 2021)

Pillole di Informatica - Trascrizioni, Sottotitoli, Sbobinature automatiche

Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2021

In questi giorni una persona cara mi ha chiesto se posso aiutarla a trascrivere dei video, si tratta di alcune lezioni universitarie.

Ho così tirato fuori un mio vecchio progetto che ha, appunto, lo scopo di aggiungere sottotitoli ai video e di fornire tali sottotitoli anche come trascrizione del video stesso.

Si tratta di un proof of concept abbastanza utilizzabile: se il video non è troppo lungo (suggerisco di non superare i 40 minuti circa) e se l'audio è di buona qualità, nel complesso funziona, anche se una revisione manuale sarà sempre opportuna. Allo stato attuale ci sono molti limiti legati all'interfaccia utente, all'assenza di feedback durante l'upload, al costo per tenere in piedi il server. Con un budget relativamente contenuto, questo è ciò che posso offrire:

https://autotranscript.servep2p.com/

I risultati migliori si ottengono fornendo un link diretto a un file mp4 piuttosto che facendo un upload: non soltanto con il link diretto sarà tutto più veloce, ma sarà anche disponibile un riproduttore multimediale per vedere il video con i sottotitoli generati.

Chi sa configurarsi un ambiente LAMP sulla propria macchina, con Apache 2, PHP 7.2 e Python 2.7 (Python 3 non è supportato), può scaricarsi il codice sorgente da me preparato (che richiede anche Bash e FFMpeg), per studiarselo, usarlo, modificarlo, adattarlo alle proprie esigenze e, soprattutto, aiutare se stesso e il prossimo (come ci ha insegnato Richard Stallman). L'ambiente ideale di esecuzione è Ubuntu Server 18.04:

autotranscript.zip (è lo stesso identico codice che si trova sul server sopra linkato)

Per prestazioni al limite dell'usabilità, servono almeno 2 CPU e 4 GB di RAM, meglio se molto di più.

Assumendo di partire da una installazione di base di Ubuntu Server 18.04, è necessario installare quanto segue per permettere l'esecuzione del codice:

apt install apache2 php libapache2-mod-php
apt install php-curl
apt install python-google* python-progressbar* python-pysrt*
apt install ffmpeg
pip install autosub

Non fornisco dettagli sulla configurazione del server, che lascio al tuo ingegno. Presta però particolare attenzione al "php.ini" per permettere upload sufficientemente grandi.

(24 luglio 2021)

Pillole di Informatica - Prendiamo il controllo del nostro destino

Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2021

Il tecno-turbo-capitalismo neoliberista contemporaneo è sostanzialmente predatorio e distruttivo, cioè ladro di vita, mentre l’essenza animica che ci sostiene e che ci dona la vita, attimo dopo attimo, si nutre delle qualità positive che mettiamo in comune.

Da una parte abbiamo quindi la predazione, dall’altra la condivisione.

L’attuale deriva tecnocratica mondiale ci toglie il controllo delle nostre vite, rendendoci dipendenti in tutto e per tutto da tecnologie che, nel migliore dei casi, forse riusciamo in minima parte a usare, ma di cui realisticamente non sappiamo nulla e che in qualsiasi momento possono esserci tolte.

Maggiore e totalizzante è la dipendenza dall’erogazione di un servizio tecnologico, minore è il controllo che possiamo avere sulle nostre vite e sul nostro destino.

La chiave per una vera rivoluzione, per un vero salto di consapevolezza, parte dal voler riprendere in mano le nostre vite e i nostri destini.

Questo significa opporsi attivamente all’attuale centralizzazione tecnologica nelle mani di poche corporation, cioè psicopatiche multinazionali che distruggono il bene comune e coltivano solo il proprio interesse economico immediato.

Questo, tradotto in termini concreti, significa che, a partire dalla scuola e dall’università, quello “che ci serve” ce lo facciamo, invece di affidarci ai servizi (falsamente) gratuiti di pochi soggetti privati.

Ovviamente servono persone altamente formate e specializzate (da valorizzare) in grado di fare, con relativamente poche risorse e pochi soldi, quello su cui certe aziende investono capitali paragonabili o superiori al PIL di una nazione.

Queste persone esistono, noi abbiamo seguito le orme e la direzione del maestro Richard Stallman, abbiamo compreso quello che la quasi totalità del popolo ignora.

Siamo capaci di mettere in piedi, da soli e con pochi soldi, un social migliore di Facebook (giusto per fare un esempio) e di regalare aiuto a una moltitudine di studenti con strumenti pensati per agevolare la condivisione di conoscenza e il mutuo aiuto. Già abbiamo fatto questo e molto altro.

Il nostro segreto? Nella nostra anima abbiamo scolpito gli ideali del software libero, per cui, quando sembra che agiamo da soli, in realtà dietro ogni nostra azione c’è il sostegno di mille, diecimila, centomila, un milione di persone invisibili che alimentano la nostra forza.

Fu così che feci da solo quel che altri giudicarono impossibile.

Ciò che conta veramente non è quanto è abile il nostro scrivere codice, ma quanto siamo disposti ad usare tale abilità per un bene che va oltre il nostro “piccolo io”, per servire piuttosto un “grande noi”.

Più condividiamo, più impariamo.
Maggiore è il nostro dono, maggiore è la nostra forza collettiva.

(23 luglio 2021)

Pillole di Psicologia - Trovare la giusta motivazione

Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2021

Il fare umano, qualunque esso sia, spesso ha scopi ulteriori che trascendono l’“oggetto del farsi”, così come nel quadro di un pittore, o in qualsiasi altra opera o attività, possono esserci ragioni che stanno al di sopra della consapevolezza.

Tra queste ragioni, credo che molto del nostro “fare” sia un “sostituto relazionale”, ovvero, quando le interazioni sociali sono percepite come scarse e comunque non sufficientemente nutrienti e appaganti, riempiamo questa carenza affettiva con atti di natura diversa.

In particolare, ciò è vero nel campo delle arti, della letteratura, delle scienze e in ogni altro settore che necessiti atti creativi, sebbene ciò possa essere vero anche in qualsiasi altra situazione della vita. L’atto creativo in sé, a prescindere da quale esso sia, diventa occasione di relazione a volte nel “qui ed ora”, ma più spesso “a distanza nel tempo e nello spazio” (anche oltre la morte), diventa un possibile soddisfacimento del bisogno di riconoscimento, una maniera di affermare “io esisto” (o “io sono esistito”), ma anche un bisogno in sé che prescinde dalla relazione con l’altro, pur ricercandola.

Da questo punto di vista, qualsiasi atto creativo, o altro tipo di fatica, che non comporti una condivisione e un possibile riconoscimento, rischia di non essere sostenuto da sufficiente motivazione e di arenarsi. Non sempre è così, quel che intendo sottolineare è che si tratta di qualcosa al di sopra dell’“Io consapevole”, ovvero si tratta di un bisogno innanzitutto animico. Non è facile parlare di ciò in un contesto sociale, culturale, lavorativo e scolastico che riconosce e premia principalmente i bisogni egoici, cioè quelli contrapposti all’Anima e al di sotto dell’“Io consapevole” - vedi nota in calce (*). Eppure sono proprio i bisogni dell’Anima, espressi in sentimenti più o meno consapevoli, che motivano e sostengono il nostro agire.

Prima di impegnarsi in una qualsiasi attività, potrebbe essere questa la domanda fondamentale che ciascuno può porsi:

«Che tipo e qualità di relazione, condivisione o “atto creativo” comporta o può comportare il mio agire non soltanto in relazione con me, ma anche e soprattutto con “l’altro diverso da me”?»

Se a tale domanda non riuscissimo a trovare una risposta soddisfacente, probabilmente ci converrebbe mettere in seria discussione le nostre intenzioni, perché la vita è relazione, e in mancanza di relazione mancherebbe l’essenziale.

Tutto ciò può essere la motivazione profonda, reale e positiva alla base di una miriade di attività sociali, di volontariato, di condivisioni in cui il valore principale è proprio la “condivisione in sé”, a prescindere da possibili ritorni economici o di altro genere. A tal proposito, il mondo del Software Libero (come profetizzato dal maestro Richard Matthew Stallman) e delle licenze Creative Commons (di cui vediamo l’applicazione in progetti come Wikipedia) ne sono un esempio di grande valore umano e sociale.

Cercare “relazioni creative di qualità” è la testa d’ariete che può buttare giù il muro degli egoismi e regalarci una vita migliore.

(22 luglio 2021)

(*) Nota: in questo contesto, quando parlo dei bisogni animici, li considero “al di sopra” dell’“Io consapevole”, quando parlo dei bisogni egoici li considero invece “al di sotto” dell’“Io consapevole”. Tale modello che qui ho utilizzato è una trasposizione dell’ovoide di Roberto Assagioli, in cui faccio corrispondere l’Ego all’inconscio inferiore e l’Anima all’inconscio superiore. Tale modello è qui disegnato: http://www.psicosintesi.it/istituto/cosa-psicosintesi/ovoide. L'inconscio inferiore è il contenitore nel quale risiedono le funzioni fisiche automatiche, gli elementi istintuali primordiali, le pulsioni e tutto il materiale rimosso dal campo di coscienza. L’inconscio medio comprende il campo di coscienza e quegli elementi che possono volontariamente essere richiamati nel campo di coscienza. L'inconscio superiore contiene le qualità più elevate della psiche ed è il recipiente nel quale affluiscono le nostre intuizioni. Al centro dell'ovoide si colloca il "Sé personale" o "Io" (centro di coscienza e volontà) illuminato, dall’alto, dal "Sé transpersonale" o "Sé spirituale", che rappresenta l’animo profondo di ognuno e che pervade tutte le cose e dà accesso alle energie transpersonali. Tutti i livelli interagiscono tra di loro ed ogni struttura psichica è immersa nell’inconscio collettivo.

Pillole di Psicologia - Darsi dei limiti = Darsi pace?

Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2021

In questa piccola pillola di Psicologia, vorrei dedicare alcune parole riguardo al fatto che “darsi dei limiti” significa anche “darsi pace”.

In realtà nessuno di noi sa realmente quali siano i propri limiti in senso assoluto, in base al principio che “tutto sembra impossibile finché non viene realizzato”. Non è una questione di porsi dei limiti per non affrontare con coraggio le sfide e le opportunità della vita, è invece questione di darsi interiormente il permesso adulto e consapevole di “essere ok” così come siamo. Quando c’è una profonda accoglienza di noi stessi così come siamo, allora possiamo anche tirare fuori – con saggezza – il coraggio di fare ciò che sentiamo giusto e adeguato in base alle circostanze. Ciò richiede un atteggiamento fondamentalmente non giudicante e fiducioso nella vita.

Un importante atto di coraggio è anche quello di riconoscere l’esistenza di un limite, qualunque esso sia. Questo limite è ciò che ci rende umani e la pace sta proprio nell’accogliere con gratitudine la vita così com’è, con quello che siamo e per quello che abbiamo.

Darsi un limite significa, quindi, non solo darsi il permesso di “essere ok” così come siamo, ma anche il permesso di “essere felici e a proprio agio” nel qui ed ora (guardando al mondo come a un regalo gradito piuttosto che rifiutarlo come se fosse un inferno). Questi due sono i permessi fondamentali. Quando l’“Io adulto” sa darsi questi permessi, probabilmente è già abbastanza maturo da concedersi anche altri permessi, tra cui:

- discernere autonomamente, valutare, fare scelte;
- percepirsi e darsi credito come “grande e autonomo” e, al tempo stesso, “essere visto”, cioè riconosciuto e rispettato dagli interlocutori;
- darsi le proprie regole e costruire la propria etica, al di là delle regole apprese da bambini e delle pressioni sociali che ci accompagnano per tutta la vita;
- ribellarsi (possibilmente con intelligenza e saggezza) a ciò che è percepito come ingiusto o comunque non adeguato o rispettoso di sé;
- poter sbagliare, poter cambiare idee, stile di vita, comportamenti;
- potersi realizzare;
- poter dire di “no”;
- poter continuare a crescere e a svilupparsi per tutta la vita;
- potersi riposare;
- eccetera.

Se l’“Io” è davvero adulto e maturo, riconosce questi permessi anche alle altre persone e al contempo considera l’interazione con “l’altro diverso da sé” come fondamentale per la propria crescita e per un continuo cambiamento e arricchimento che non vuole bloccare.

Con queste premesse, chi sa darsi dei limiti davvero semina pace interiore e coesistenza pacifica e armoniosa.

Il più grande nemico di tutto ciò è un sentimento di fondo di “non sentirsi ok”, tale sentimento è un demone che ha comunque anche una funzione positiva. Il suo scopo, infatti, è quello di metterci continuamente di fronte alla scelta di credere alle critiche dell’oscurità giudicante o a quella di aver fede nella propria scintilla divina. Tale demone svolge una funzione positiva se la scelta è quella di amarci.

(22 luglio 2021)

Un suggerimento di lettura: “Io sono ok, tu sei ok – Guida all’Analisi Transazionale”, di Thomas A. Harris, editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2013 (traduzione e riedizione del saggio originale pubblicato negli Stati Uniti nel 1969).

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