Avviso ai lettori
Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.
In questo blog, per il momento ho scritto 1.601 articoli, per un totale di 1.454.112 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 26 aprile 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4.
Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).
Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.
Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è.
Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.
Il morso proibito: tecnologia, potere e il sonno della coscienza
“Basta un solo assaggio della mela stregata e gli occhi della vittima si chiuderanno per sempre... in un Sonno Mortale.”
La fiaba di Biancaneve non è mai stata tanto politica quanto oggi. La mela avvelenata che la Regina offre alla fanciulla non è una semplice minaccia fiabesca: è il simbolo perfetto di una promessa di dolcezza che cela un progetto di dominio. E se quell’oggetto rosso e lucido, desiderabile, apparentemente benefico, somigliasse terribilmente all’Intelligenza Artificiale che ci viene ogni giorno offerta come l’elisir del progresso?
Lo strumento degli eletti
La prima grande illusione da smantellare è l’equazione tecnologia-felicità. Nessun algoritmo, per quanto raffinato, ha mai generato un granello di senso della vita. La tecnologia non è l’amica gentile che ci semplifica l’esistenza: è, innanzitutto, uno strumento di potere. E nelle società contemporanee, questo potere non è distribuito democraticamente, ma concentrato nelle mani di pochissimi "eletti", per usare un termine gentile, che lo brandiscono con cinico interesse, senza anima, senza coscienza, senza pietà, e con la massima violenza luciferina. Sono una manciata di nuovi feudatari, arbitri occulti del nostro tempo, un drappello di architetti del consenso, gelidi ingegneri della persuasione, l’apice estremo di ogni possibile mancanza di scrupoli.
Questa minuscola, inarrivabile élite, che ha portato l’arte dell’impunità a vette mai sfiorate prima, non è fatta né di filosofi, né di benefattori dell’umanità. Sono i protagonisti di una nuova aristocrazia tecnologica che non si limita a produrre dispositivi, ma ambisce a piegare i destini delle nazioni e la coscienza degli individui. La capacità di modellare l’opinione pubblica attraverso piattaforme social, di anticipare i comportamenti attraverso la sorveglianza predittiva, di automatizzare il consenso e la repressione è già oggi la vera moneta del potere globale. La felicità promessa è solo il canto delle sirene che accompagna la resa della nostra autonomia.
La mela dell’IA: non è progresso, è guerra!
Da anni ci viene raccontato che l’Intelligenza Artificiale è un aiuto: ci aiuta a scrivere, a curarci, a organizzare il lavoro, a risolvere problemi complessi, a "pensare". Ma questa narrazione è, con esattezza, la mela stregata di Biancaneve. Il frutto viene offerto con sorriso rassicurante, e l’assaggio promette un’esistenza più facile. Solo che la vera natura di quel frutto è un’altra.
La cruda realtà è che l’IA non è nata come assistente personale; è nata — e viene sviluppata con investimenti colossali — come strumento militare, anzi come lo strumento militare per eccellenza del XXI secolo. Come il nucleare ha definito la seconda metà del Novecento, l’Intelligenza Artificiale è oggi l’arma capace di ridefinire i rapporti di forza planetari. Una singola decisione autonoma, un errore di calcolo in una catena di comando algoritmica, un sistema d’arma che impara e decide in millisecondi, possono produrre catastrofi comparabili a quelle di un ordigno atomico. La differenza è che la bomba aveva almeno la fisicità visibile del fungo; l’IA è un veleno invisibile, che si diffonde nelle infrastrutture civili camuffando il suo volto bellico.
Il manifesto del realismo tecnologico
A squarciare il velo di questa fiaba ipocrita è arrivata, in queste ultime settimane di aprile 2026, una voce tanto influente quanto esplicita: quella di Alex Karp, co-fondatore e amministratore delegato di Palantir Technologies. L’azienda, da sempre legata a doppio filo con i servizi di intelligence e il Pentagono, ha diffuso un vero e proprio “manifesto” politico-filosofico in 22 punti, contenuto nel libro The Technological Republic.
Karp non usa giri di parole. Annuncia la fine dell’era della deterrenza nucleare e l’inizio di quella fondata sull’Intelligenza Artificiale. L’equilibrio del terrore non sarà più mantenuto dalle testate nucleari, ma dalla qualità degli algoritmi e dalla velocità dei sistemi a guida autonoma. “L’IA è l’equivalente moderno della bomba atomica”, dichiara, e la vera questione non è se queste armi verranno costruite, ma chi le costruirà e con quale scopo.
La maschera ormai è caduta. L’IA non viene più venduta come l’aiutante da ufficio o il motore di ricerca potenziato: viene apertamente rivendicata come la nuova frontiera della supremazia militare globale. Palantir, con il suo manifesto, non sta facendo altro che esplicitare ciò che era già sotto gli occhi: lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale è una corsa agli armamenti. E come in ogni corsa agli armamenti, le vittime designate sono la trasparenza democratica, la pace, la libertà delle coscienze e, ovviamente, le nostre stesse vite.
Il risveglio necessario
La mela stregata della tecnologia vuole chiuderci gli occhi per sempre in un Sonno Mortale: il sonno della ragione critica, della politica consapevole, della resistenza etica. L’IA non è neutra, non è bonaria, non è un dono. È un campo di battaglia su cui si combatte la guerra per il controllo del presente e del futuro. Non una guerra metaforica, ma una guerra con morti veri, violenze di ogni genere e senza nessun freno, dominio sulle nostre vite, sui nostri corpi e sulle nostre menti.
Dobbiamo smettere di credere alla fiaba dell’innovazione innocua. La tecnologia è potere; e il potere, quando è concentrato nelle mani di pochi alienati anti-umani che parlano apertamente di deterrenza algoritmica, non è mai un regalo.
A tal riguardo, oggi mi è venuto questo pensiero:
La tecnologia non renderà nessuno più felice. Le logiche del mondo non conoscono la pace e non possono darla. Tuttavia, basta distanziarsi un pochino da esse per "essere pace".
In termini concreti, mi fido assai di più degli insegnamenti di base delle tradizioni sapienziali che di tutte queste macchinazioni infernali per piegare le nostre coscienze e i nostri corpi. In tre parole: digiuno, preghiera, non-violenza. E' saggio tenere a mente che la fragranza interna otterrà protezione esterna, mentre la corruzione dell'anima e della mente delle nostre società iper-tecnologiche non porterà mai a nulla di buono. Dobbiamo aver cura delle nostre anime e della nostra pulizia interiore.
(25 aprile 2026)
Prossima guerra in Europa
Non esiste il nemico, esiste solo il frutto dell'orgoglio e dell'ignoranza.
Ciò nonostante, avremo bisogno di un'arca per superare il diluvio di paura e di odio.
Eppure conservare uno stato mentale e corporeo pacificato dipende soltanto da noi stessi, non da quello che gli altri dicono e fanno.
Il digiuno serve soprattutto a realizzare questo miracolo, per questo ha innumerevoli nemici ovunque.
(25 aprile 2026)
Digiuno secco: muscoli, dimagrimento, disidratazione e reni? No problem.
Espongo queste considerazioni basandomi sull'autorevole libro 20 domande sul digiuno secco di Vera Giovanna Bani e Sergej Filonov, a cui rimando per tutti gli approfondimenti.
Il libro definisce il digiuno secco (DS) come una pratica di completa astinenza da cibo e acqua per un periodo determinato di tempo e precisa che, nella sua forma più rigorosa, esso limita anche il contatto esterno con l’acqua. Nella presentazione iniziale, il testo distingue inoltre fra pratica domestica breve e pratica più lunga sotto controllo medico.
Quanto ai tipi di digiuno considerati, il volume colloca il digiuno secco dentro una famiglia più ampia di protocolli di RDT, cioè “dietodigiunoterapia”, sviluppati in Russia. Nell’indice e nei capitoli centrali compaiono in particolare il digiuno secco completo (DSC) di 7, 9 o 11 giorni, il digiuno secco a cascata, il digiuno secco frazionato (DSF) proposto da Filonov, oltre al digiuno combinato, nel quale alcuni giorni secchi sono seguiti da un periodo di digiuno idrico. Il testo descrive dunque non un solo “digiuno secco”, ma una famiglia di approcci con durata, intensità e finalità diverse.
Detto questo, veniamo ad alcuni legittimi dubbi tra i più diffusi, che riguardano i muscoli, il dimagrimento, la disidratazione e i reni.
1a. Il digiuno secco “consuma i muscoli”?
1b. Il digiuno secco brucia più o meno grasso del digiuno ad acqua?
Il libro non descrive il digiuno secco come un consumo indiscriminato dei tessuti, ma come una condizione in cui il corpo, in base alla sua fisiologia, tende a usare prima il grasso, e lo fa in misura maggiore del digiuno ad acqua. Riporto un estratto dal capitolo 7, dedicato ai vantaggi del digiuno secco rispetto al digiuno idrico, preso dalle pp. 46-47:
Effetto dimagrante: durante un DS nell’organismo del paziente non entra né cibo né acqua vale a dire che si arresta completamente l’apporto di energia dall’esterno. L’organismo è costretto a produrre energia e acqua in modo endogeno, cioè all’interno di se stesso. Per questo nell’organismo cominciano a prodursi delle reazioni chimiche insolite, si modificano i processi metabolici, per esempio si perde meno tessuto muscolare rispetto a quello adiposo. Durante un digiuno ad acqua la perdita di tessuto muscolare e adiposo è quasi in uguale proporzione. Durante un DS, invece, il paziente assomiglia a un cammello, vediamo perché: l’organismo mantiene la sua capacità vitale soprattutto a spese dei grassi di riserva. Il tessuto adiposo viene distrutto in modo molto efficiente e non riacquista più il suo volume iniziale. Esso infatti viene distrutto 3-4 volte più rapidamente del tessuto muscolare perché il tessuto grasso per più del 90% è costituito da acqua mentre quello muscolare rimane relativamente intatto. L’organismo non soffre a causa del deficit di acqua, per i suoi bisogni utilizza l’acqua ricavandola dal tessuto adiposo. In un DS il tessuto adiposo brucia 3 volte più rapidamente che durante un digiuno ad acqua. [...] Se dopo un digiuno ad acqua il tessuto adiposo si ripristina più rapidamente (se il regime alimentare è quello precedente il digiuno), con un DS ciò avviene in misura minore. [...]
2. La disidratazione?
Il secondo grande timore riguarda l’acqua. La paura comune è intuitiva, del tipo: "Se non bevo, il corpo si svuota e si disidrata in modo inevitabile e lineare". Il libro contesta questa rappresentazione troppo semplice.
Il primo argomento è il concetto di acqua endogena. Come abbiamo già visto, già nel capitolo 7 il testo sostiene che, durante il digiuno secco, l’organismo ricava acqua per i propri bisogni dai tessuti adiposi. Il capitolo 8 approfondisce questa idea: una parte centrale del meccanismo descritto da Filonov è proprio la produzione interna di acqua ed energia a partire dalle riserve corporee.
Il secondo argomento è quantitativo. Nell’appendice, il Manuale per medici afferma che dalla scissione della massa grassa si può liberare acqua metabolica e che, in condizioni ordinarie, il deficit idrico giornaliero durante il digiuno assoluto non supererebbe in genere 0,5-1 litro; aggiunge inoltre che, se l’assenza assoluta di cibo e acqua non supera i 3-4 giorni, la disidratazione rimane di livello basso. È un passaggio molto importante, perché traduce una tesi generale in termini più concreti e suggerisce una gestione interna dei liquidi entro margini che fisiologicamente sono ammissibili nei protocolli brevi.
Il terzo argomento riguarda i protocolli alternati, cioè quelli che non prevedono un digiuno secco continuo indefinito ma cicli di astinenza e fasi di reintegrazione. Il libro descrive infatti sia il digiuno combinato — con 1-3 giorni secchi seguiti da giorni di digiuno idrico — sia il metodo frazionato di Filonov, con cicli successivi intervallati da periodi di reintegrazione alimentare.
3. I reni?
Se c’è un punto in cui il tono di Filonov diventa particolarmente netto, è quello dei reni. Nel capitolo 20, affrontando i “luoghi comuni”, il testo è esplicito. Ecco da un estratto dalle pp. 196-198:
Nel corso di una pratica di DS l’organismo non ha bisogno di riciclare l’acqua come avviene durante un regime abituale di alimentazione e assunzione di liquidi. E' ovvio che durante un DS i reni e il fegato sono praticamente a riposo quasi completo, cosa che non si può dire con un digiuno idrico. [...] Parlare dei pericoli cui verrebbero sottoposti i reni durante un DS significa non riuscire a comprendere i processi che si verificano durante questo tipo di digiuno. Sarebbe più corretto chiedersi se non siano piuttosto le bevande di oggi e l’acqua del rubinetto a causare danni ai reni. [...] Per danneggiare i reni durante una pratica di DS bisogna volerlo fortemente. [...] Al fine di curare malattie renali bisogna normalizzare l’attività dell’organismo nel suo insieme. Il digiuno a secco è uno dei metodi più efficaci per ripristinare la salute perduta. [...]
Avvertenze finali
Lo stesso libro, però, contiene una avvertenza esplicita: non considera i propri suggerimenti terapeutici sostitutivi di una fondata indicazione medica e invita il lettore a consultare un medico prima di intraprendere un digiuno idrico o secco. Inoltre elenca controindicazioni assolute e relative, fra cui diabete mellito di tipo I, insufficienza renale cronica, gravidanza e allattamento, oltre ad altre condizioni cliniche che richiedono prudenza o esclusione.
A questo punto, rimando i miei lettori a leggersi direttamente la fonte, cioè il libro linkato all'inizio, e a consultare la pagina "Malattie da cui si può guarire con il metodo del digiuno terapeutico" su siberika.it.
(23 aprile 2026)