Avviso ai lettori

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Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.

In questo blog, per il momento ho scritto 1.608 articoli, per un totale di 1.462.135 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 7 maggio 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4. 

Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).

Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.

Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è.

Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.

Prima farsa, poi tragedia – Viaggio al termine della democrazia europea

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"Così muore la democrazia: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo."
(parafrasi moderna di Platone, Repubblica, Libro VIII)

Questa sintesi moderna del pensiero che Platone mette in bocca a Socrate nella Repubblica non è soltanto una profezia politica: è un referto autoptico che descrive con agghiacciante precisione lo stato terminale del nostro Occidente. Ciò che era nato come spazio sacro del logos e della deliberazione collettiva si è lentamente trasformato in un rito vuoto, una pantomima dove il cittadino crede ancora di scegliere mentre gli viene soltanto concesso di applaudire decisioni già prese altrove.

Guardiamo a cosa sono serviti decenni di democrazia in Europa. A cosa è servito andare a votare, elezione dopo elezione, con la devozione laica di chi crede ancora che la scheda sia uno strumento di sovranità. A cosa è servito informarsi al di fuori dei canali ufficiali, in quei media alternativi cresciuti come erba ostinata tra le crepe di un monolite narrativo, sostenuti da donazioni spontanee, ma boicottati, censurati, ridicolizzati come complottisti, mentre raccontavano verità che il mainstream avrebbe ammesso soltanto in parte e molti anni dopo, a danno ormai compiuto.

È servito a questo: un continente che cerca con furia autodistruttiva una guerra totale contro la Russia, come se la ragionevolezza fosse diventata un tradimento e l'istinto di sopravvivenza una colpa da espiare. Un'Europa che preferisce immolare la propria economia, la propria sicurezza energetica, il futuro dei propri giovani pur di ubbidire a un copione scritto da chi considera la guerra non una tragedia da evitare ma un mercato da alimentare.

Ed è servito a offrire applausi — non semplicemente silenzio, ma applausi — alla pulizia etnica condotta con metodica brutalità dai sionisti. Abbiamo visto cortei, dichiarazioni, risoluzioni, finanziamenti. Abbiamo visto un Occidente che si proclama paladino dei diritti umani mentre fornisce armi, copertura diplomatica e legittimazione morale a chi bombarda ospedali, scuole, campi profughi. La democrazia è diventata il paravento retorico dietro cui si consuma il più classico dei crimini coloniali, con l'aggravante di essere trasmesso in diretta e tuttavia negato con la medesima sfrontatezza.

Così la democrazia è servita da fondamenta alla crudeltà neonazista, sorretta da due pilastri gemelli: il servilismo verso l'industria delle armi e la totale sottomissione alle industrie farmaceutiche. Il Covid ha rappresentato il laboratorio perfetto di questa doppia cattura: corpi ridotti a mercato, vite barattate per profitto, paure gestite come leve di controllo sociale. Mentre si chiudevano attività, si distruggevano economie familiari, si isolavano anziani e bambini, i grandi capitali farmaceutici registravano utili senza precedenti e i governi democratici eseguivano, disciplinati come funzionari di un'azienda privata, ogni dettame senza nemmeno la parvenza di un dibattito. La deliberazione democratica è stata sospesa con un'efficienza che nessun tiranno avrebbe mai osato sperare, il tutto con il consenso — anzi, la richiesta — di una popolazione ormai incapace di pensare al di fuori della paura.

Il ridicolo, appunto. Una classe dirigente che balbetta slogan mentre il mondo brucia. Cittadini che si illudono di partecipare mentre vengono soltanto amministrati. Un sistema che celebra se stesso con cerimonie vuote mentre prepara la propria tomba.

E poi il sangue. Perché dopo il ridicolo, la farsa lascia inevitabilmente il passo alla tragedia. La guerra, quella vera, quella che si combatte con i corpi dei figli della classe media e povera, è già alle porte. E quando arriverà, scopriremo che tutto questo teatro democratico non ci ha dato né voce, né scelta, né scampo.

Tuttavia...

Se dobbiamo passare attraverso la catastrofe per generare un essere umano diverso, più consapevole della propria natura e più centrato sul "noi" invece che sull'"io", allora così sia. Non come augurio macabro, ma come constatazione storica: l'umanità impara raramente dalla saggezza, quasi sempre dal dolore. La speranza non risiede nelle istituzioni ormai svuotate di senso, né in una classe politica che ha abdicato a qualsiasi funzione che non sia la propria sopravvivenza. La speranza risiede in qualcosa di più profondo e più antico: l'intuizione che la nostra anima non è venuta in questo mondo per caso, ma perché ha qualcosa di importante da fare e da apprendere insieme ad altre anime.

La democrazia può morire. Le sue forme possono corrompersi fino a diventare irriconoscibili. Ma la scintilla che spinse gli esseri umani a cercarsi, a deliberare, a costruire spazi di libertà, quella non si estingue. Attraversa il disastro, si nasconde sotto le macerie, attende. E quando il rumore della farsa e il fragore della tragedia saranno cessati, quella scintilla sarà ancora lì, pronta a riaccendersi. Non per restaurare vecchi idoli, ma per immaginare qualcosa che oggi non sappiamo ancora nominare.

L'importante è non perdere mai la consapevolezza che siamo qui per qualcosa che eccede il consumo, la paura, l'obbedienza. Siamo qui per trasformare l’avidità in cura, la collera in lucidità, e l’illusione nel coraggio di guardare. Un amore senza avidità, una forza senza collera, uno sguardo senza veli. Se la catastrofe ci aiuterà in questo, allora non sarà stata l’ultima notte, ma una nuova alba.

(6 maggio 2026)

Privacy‑Friendly IP Lookup Is Back – Cleaner, Smarter, Still No Trackers

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A few years ago I built a simple, privacy‑respecting page that shows your public IP address along with a basic reverse DNS and a whois lookup. It did that without setting any cookies, without third‑party trackers, without ads, and – most importantly – without ever storing your IP address on the server. Then, for a long time, it sat behind a “Not authorized” error and stopped working.

Today I’m happy to announce that the page is back online – and it has been significantly improved:

→ Open the IP & Privacy Check Tool

The tool is meant for anyone who wants a quick, trustworthy way to see which IP address they are exposing to the internet, along with useful privacy tests. It’s still the same zero‑log, zero‑tracker philosophy, but now the whois section is much smarter.

What the page does

  • Shows your current public IP address (IPv4 or IPv6).
  • Performs a reverse DNS lookup.
  • Displays your browser’s user agent (and warns if JavaScript is enabled).
  • Links to external, reputable tests for: third‑party cookies, DNS leaks, WebRTC leaks, browser fingerprinting, and canvas fingerprinting.
  • Provides a whois information block that now shows only the actual assignee of the IP, without the confusing multi‑registry results it used to display.

What changed (and why it matters)

The original code queried up to five different whois servers (AfriNIC, LACNIC, APNIC, ARIN, RIPE). Most of the output was generic delegation data like “this range belongs to APNIC”. That made it hard to spot who really owns the IP.

Now the script:

  • Determines the correct Regional Internet Registry (RIR) for the IP via IANA.
  • Contacts only that RIR, then automatically follows any referral to the final whois server that holds the assignment details.
  • Cleans up comments and empty lines, presenting only the relevant registration information (netname, description, country, abuse contact, etc.).

The rest of the page hasn’t changed: no logs, no cookies, no analytics, no external requests except the third‑party tests you explicitly click on. The code is still simple PHP that you can read and host yourself if you want.

If you find it useful, sharing or linking to it helps others discover a transparent alternative to commercial “check my IP” services that often profile visitors.

(May 6, 2026)

Semplificare è l’arte dell’inganno, l’opera dei demoni

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C’è un’astuzia sottile e velenosa che si aggira tra i discorsi del nostro tempo. Non assume le sembianze di una menzogna grossolana, ma l’abito rassicurante della chiarezza. È l’arte di semplificare ciò che è complesso, un’operazione che, nella sua apparente innocenza, cela quasi sempre il germe dell’inganno.

Nel Faust di Goethe, il diavolo Mefistofele si presenta come colui che semplifica le questioni complicate: invece di accompagnare l’essere umano nello sforzo della comprensione, il demone offre la scorciatoia della semplificazione, escludendolo da un autentico processo di conoscenza della realtà.

Questa intuizione letteraria è di una lucidità sconvolgente. La realtà in cui siamo immersi è un groviglio di forze storiche, economiche, psicologiche e culturali. Affrontarla richiede tempo, studio e la capacità di tollerare l’incertezza. La semplificazione, al contrario, ci consegna un mondo in miniatura, pulito e ordinato, dove ogni evento ha una causa unica e ogni problema una soluzione immediata. È un mondo falso, ma terribilmente confortevole. Ed è proprio in questo comfort che si annida la trappola.

Quando un’informazione viene “semplificata” per essere resa più digeribile, non viene solo accorciata, ma anche amputata, deformata, violentata. Si tagliano via i nessi causali, le sfumature, i contesti, le contraddizioni. Ciò che resta è uno slogan, un’etichetta, un nemico da additare. Non siamo più chiamati a capire, ma a schierarci. Non siamo più cittadini, ma tifosi. E il nostro pensiero critico, privato dei suoi strumenti, si arrende docile ai nuovi padroni del discorso pubblico e privato.

Oggi la dinamica descritta da Goethe ha trovato il suo compimento tecnologico. Chi possiede l’informazione dominante nei mass media, nei social e, soprattutto, nell’intelligenza artificiale a cui tutti ormai si rivolgono, domina il mondo psichico delle masse e quindi le loro creazioni illusorie. Chi dirige, filtra e altera l’informazione in base ai propri desideri, possiede il mondo e può fare accettare l’inaccettabile, spingere ciascuno a lottare assiduamente contro se stesso, contro i propri amici e familiari, e rende invisibile l’evidenza e visibile l’inesistente. La semplificazione diventa allora l’ingranaggio di una macchina ben oliata, che trasforma la complessità del reale in un racconto fittizio, fabbricato a uso e consumo dei demoni.

Proprio per questo, in un’epoca così radicalmente esposta all’inganno, la figura dell’eroe assume un significato nuovo e necessario. Un eroe è colui che ha la forza, il coraggio e la compassione di svelare queste dinamiche del potere e pronunciare parole di realtà, descrivendo la vera natura degli accadimenti. Un eroe dovrebbe essere un esempio. L’eroismo di cui parlo non abita soltanto in parole di realtà che creano scandalo in mezzo a coloro che si nutrono di bugie miste a follia: si manifesta innanzitutto nelle scelte quotidiane. Ciascuno di noi è figlio delle scelte che decide di fare e del motivo per cui le ha fatte. Queste scelte, volta per volta, ci portano sempre di più verso la luce o verso un abisso tenebroso.

Non ho dubbi che dietro le scelte della maggioranza di noi ci siano buone intenzioni. Eppure, dove può portarci il nostro agire, se si basa su una rappresentazione della realtà semplificata a uso e consumo dei demoni, e quindi falsa? La risposta è già scritta nella nostra focosa e distruttiva sicumera del saper distinguere il vero dal falso, i buoni dai cattivi, il giusto dallo sbagliato.

Ogni mezza verità è una bugia e ogni bugia è un fiammifero acceso sulle foglie del giardino divino in cui dimora la nostra anima. Tante bugie diventano un lanciafiamme. Tanti incendi rendono il nostro mondo inabitabile, così rimaniamo smarriti e svuotati dell'anima, ombre di noi stessi, utili idioti nelle mani dei demoni, incapaci di amare.

Resistere alla semplificazione è allora molto più che un esercizio intellettuale: è un atto di lealtà verso noi stessi e verso la vita nella sua interezza, una scelta ostinata di cercare la complessità, di sopportare la fatica del dubbio e di non inchinarsi al falso-dio della chiarezza a buon mercato. Forse, è l’unico modo per rimanere umani.

(4 maggio 2026)

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