Avviso ai lettori
Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.
In questo blog, per il momento ho scritto 1.656 articoli, per un totale di 1.528.087 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 20 luglio 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4.
Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).
Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.
Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Come alternativa alle idee seducenti e alla propaganda, preferisco l'autoesame e l'autocritica.
Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è. Se non vi è chiaro questo tetralemma, sto dicendo che le cose non sono mai come sembrano: non c'è un modo adeguato per descrivere la realtà.
Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.
Teoria dell'obbligatorietà dell'IA
Queste sono le parole di Linus Torvalds, per lo meno secondo la traduzione di Zeus News:
"Chi rifiuta l'IA in modo ideologico dovrebbe valutare di lasciare la comunità (del kernel Linux) o creare un fork separato".
Non so se Torvalds si rende conto di quello che ha scritto. Vedo una dinamica e un modo di relazionarsi potenzialmente distruttivo.
Caro lettore, cara lettrice, ti ricordi la mia "teoria dell'obbligatorietà della connessione in mobilità"? Adesso siamo passati all'obbligatorietà dell'IA.
Come nota non secondaria, l'istanza pubblicamente accessibile di Sashiko è pagata da Google, quindi è gratuita per gli sviluppatori. Nello specifico, Google ha interesse allo sviluppo di Linux, ma cosa succederebbe se Google cambiasse politica e non volesse più supportare Linux? Quali costi dovrebbe sostenere la comunità? All'incirca da 1 a 2 milioni di dollari all'anno (secondo una mia stima riportata in calce), considerando anche server, archiviazione, rete e personale. Se anche questa stima fosse sbagliata, si tratterebbe comunque di costi ingenti.
Ci sono dei ragionamenti economici che andrebbero fatti. Ha senso creare una "forte dipendenza" di Linux da un servizio che, nel momento in cui non venisse più pagato da Google, potrebbe distruggere la comunità per i costi ingenti? Nessuno ci ha pensato? Considerazioni analoghe valgono per tutti i settori lavorativi che ormai dipendono fortemente, e che dipenderanno sempre di più in futuro, da IA il cui costo nei prossimi anni o decenni è semplicemente sconosciuto. Il risultato finale potrebbe essere la sopravvivenza solo delle grandi multinazionali che possono affrontare qualsiasi spesa. Sono un catastrofista? Forse, ma a pensar male a volte ci si indovina. Questa mia ipotesi andrebbe valutata nel lungo periodo, tenendo anche conto della crescente crisi energetica dovuta alle attuali follie nella politica internazionale, di quanto energivora sia l'IA e della probabile mancanza delle materie prime per la costruzione dei datacenter. A proposito, suggerisco di dare uno sguardo a questa intervista: Datacenter, fermiamo il mostro.
Comunque, al di là di queste mie opinioni, il messaggio rimane: o usi l'IA o sei tagliato fuori. E se l'IA, ora gratuita o con costi accessibili, richiederà un esborso economico insostenibile in futuro, pazienza, ci limitiamo a sperare che non succeda. Più o meno il senso è questo.
Un'altra frase fondamentale dell'articolo: "Torvalds ha ribadito che l'open source si fonda sul merito delle soluzioni e non sulla resistenza a strumenti che possono migliorare la qualità del codice".
Ma ne siamo sicuri? Questa frase di Torvalds è abbastanza manipolatoria, andrebbe riletta bene. Sembra la frase di un politico che vuole demonizzare gli oppositori, perché, psicologicamente, sta attribuendo la resistenza non all'IA in quanto tale, ma al miglioramento del codice. Ovviamente le cose non stanno in questi termini, la questione è molto più complessa.
È significativo, almeno sul piano terminologico, che venga utilizzata l’espressione "open source" (codice con sorgenti aperti) anziché "libre software" (software libero), perché c'è un'idea filosofica di fondo diversa (la licenza del kernel Linux è GPL v.2, quindi il kernel Linux è software libero). La mia impressione è che Torvalds ragioni più come il CEO di un'azienda orientato alle logiche di mercato, che come il leader di una comunità accomunata da un desiderio di contribuire al bene comune. Ne comprendo le ragioni, però vorrei sottolineare che il fondamento del software libero non è la qualità tecnica in sé e per sé, ma la condivisione e l'aiuto verso il prossimo. Sono differenze molto sottili che possono portare a scelte concrete diverse.
L'atteggiamento di Torvalds mi sembra uguale a quello di Coinbase, che ha licenziato i programmatori che non hanno voluto usare l'IA generativa.
Ormai l'IA è come lo smartphone: contestare il cellulare, nel senso di non usarlo, e in particolare di non usare i social e i sistemi di messaggistica, porta all'esclusione sociale e lavorativa. Tutti lo danno per scontato, e non usare Whatsapp è considerato quasi una colpa, se non una colpa vera e propria (giusto per fare un esempio). Anche "non usare" l'IA è ormai un problema grave, e lo sarà sempre di più in futuro, sarà un "colpa" vera e propria.
(20 luglio 2026)
Dettagli sulla mia stima dei costi
Non essendo pubblicati i consumi effettivi di Sashiko, la cifra di 1–2 milioni di dollari l’anno deve essere considerata una stima approssimativa. Supponendo che il sistema esegua tra 150.000 e 200.000 revisioni complete all’anno, equivalenti a circa 410–550 al giorno, e che ciascuna revisione multistadio accumuli complessivamente 1,5 milioni di token in ingresso e 100.000 token di output e ragionamento, il costo unitario sarebbe di circa 7,80 dollari. Nel calcolo applico prudenzialmente le tariffe standard di Gemini 3.1 Pro previste per prompt superiori a 200.000 token: 4 dollari per milione di token in ingresso e 18 dollari per milione in uscita. Una revisione costerebbe quindi 6 dollari per l’input — 1,5 × 4 dollari — più 1,80 dollari per l’output — 0,1 × 18 dollari. Moltiplicando 7,80 dollari per 150.000 revisioni si ottengono 1,17 milioni di dollari l’anno; con 200.000 revisioni si arriva a 1,56 milioni. Aggiungendo indicativamente il 10–25% per server, database, rete, archiviazione e gestione operativa, il totale salirebbe a circa 1,3–1,95 milioni di dollari annui, arrotondabili nell’ordine di grandezza di 1–2 milioni. Sashiko utilizza effettivamente un protocollo articolato in undici fasi e gli sviluppatori avvertono che il sistema può comportare costi API significativi; il calcolo, tuttavia, usa prezzi pubblici di listino e non considera sconti aziendali, caching o elaborazione batch, che potrebbero ridurre la spesa reale.
Lettera da Teradomari (riunione di studio, appunti)
Appunti personali per la riunione di studio di luglio 2026 sul Gosho Lettera da Teradomari. La traccia segue i quattro brani scelti nello studio mensile pubblicato su Il Nuovo Rinascimento.
Titolo-guida della lezione: Avanziamo senza paura sul sentiero di kosen-rufu, convinti che la verità e la giustizia prevarranno.
Introduzione storica
Questo Gosho nasce in uno dei momenti più drammatici e decisivi della vita di Nichiren Daishonin. Il 12° giorno del nono mese del 1271 le autorità tentarono di decapitarlo a Tatsunokuchi. Fallita l'esecuzione, fu affidato alla custodia di Homma Rokuro Saemon Shigetsura, viceconestabile (cioè vicegovernatore militare e responsabile dell’ordine pubblico) della provincia di Sado, e rimase segregato per quasi un mese nella residenza del viceconestabile a Echi, nella provincia di Sagami, non lontano da Kamakura. Il decimo giorno del decimo mese Nichiren lasciò Echi sotto scorta.
Ricapitolando:
- 12º giorno del nono mese del 1271: condanna all’esilio a Sado.
- Notte tra il 12 e il 13: tentativo di decapitazione a Tatsunokuchi (deciso arbitrariamente da Hei no Saemon, funzionario governativo di alto rango)
- 13º giorno: Nichiren viene affidato a Homma e trasferito nella residenza di Echi.
- Permanenza di quasi un mese a Echi: attesa di nuove istruzioni o della conferma pratica di come procedere dopo il fallimento dell’esecuzione.
- 10º giorno del decimo mese: partenza effettiva verso Sado.
Durante il viaggio verso Sado, passò per Kumegawa, nella provincia di Musashi, e dopo dodici giorni di viaggio raggiunse Teradomari, porto della provincia di Echigo affacciato sul Mar del Giappone. Era caduta molta neve, il mare era agitato e il vento impediva la traversata verso l'isola di Sado. Il viaggio si svolse infatti fra la fine dell'autunno e l'inizio dell'inverno, in condizioni assai più dure di quanto possa suggerire il "ventiduesimo giorno del decimo mese". Per capire meglio il clima, nel 1271 abbiamo questa corrispondenza con il calendario gregoriano:
- nono mese: mese lunisolare corrispondente grosso modo a ottobre;
- decimo mese: periodo successivo, grosso modo tra novembre e dicembre.
Nichiren era arrivato a Teradomari il 21º giorno e scrisse la lettera il 22º. Approdò a Sado il 28º: rimase quindi bloccato al porto per diversi giorni, all’incirca una settimana considerando anche la traversata.
Indirizzò la lettera a Toki Jonin, uno dei suoi principali discepoli laici. Toki era un samurai al servizio del signore di Chiba, nella provincia di Shimosa; aveva abbracciato l'insegnamento del Daishonin intorno al 1254 e conservò con grande cura molti dei suoi scritti. All'inizio della lettera Nichiren chiede che «tutti coloro che aspirano alla via» si riuniscano per ascoltarla: pur rivolgendosi a Toki, pensa dunque all'intera comunità dei discepoli.
Quella comunità era stata sconvolta dalla persecuzione di Tatsunokuchi. Cinque discepoli erano rinchiusi in celle scavate nel terreno; altri credenti, sottoposti alle pressioni del governo, cominciavano a dubitare o ad abbandonare la fede. Il prete laico inviato da Toki avrebbe dovuto accompagnare Nichiren a Sado, ma il Daishonin lo rimandò indietro perché trasmettesse il suo messaggio e gli portasse notizie dei discepoli imprigionati. Anche in quel frangente, la sua preoccupazione principale non era per sé, ma per loro.
Lettera da Teradomari è il primo di una serie di scritti con i quali, durante l'esilio a Sado, Nichiren dissipò i dubbi dei discepoli e chiarì il significato delle persecuzioni alla luce del Sutra del Loto. Ne fanno parte, fra gli altri, L'apertura degli occhi, Lettera da Sado e La pratica dell'insegnamento del Budda. La sosta forzata a Teradomari non diventa quindi una pausa nella sua lotta: diventa l'inizio di un nuovo, grande contrattacco spirituale.
Il problema di fondo non era soltanto personale. Nel Giappone dell'epoca numerose scuole buddiste difendevano le proprie dottrine e il proprio prestigio, spesso cercando l'appoggio delle autorità. Nichiren sosteneva invece che il criterio dovessero essere i sutra predicati dal Budda e il loro intento fondamentale: permettere a ogni persona di manifestare la Buddità. Le reazioni ostili, le accuse false e infine l'intervento del potere politico mostrano quanto fosse concreta la battaglia fra una religione al servizio delle persone e una religione usata per conservare autorità e privilegi.
Filo conduttore
Idea-guida: il percorso esteriore di questo Gosho va da Echi a Teradomari e poi verso Sado; quello interiore va dalla decisione di non lamentarsi alla certezza di stare vivendo il Sutra del Loto con il proprio corpo. Nichiren è prigioniero e prossimo all'esilio, eppure la sua vita è libera, rivolta a incoraggiare gli altri e ad affermare verità e giustizia.
Una possibile chiave di lettura: il Daishonin non afferma che ogni opposizione dimostri automaticamente che abbiamo ragione. Verifica la propria condotta confrontandola con il Sutra, con la ragione e con la prova concreta. La sua convinzione non è ostinazione personale: nasce dal voto di risvegliare la Buddità delle persone.
Arco emotivo dei quattro brani: dalla fatica affrontata senza lamento, alla comprensione delle persecuzioni; dalla fiducia che la storia farà emergere la verità, fino all'appello ai discepoli perché non rimangano spettatori, ma vivano anche loro il Sutra del Loto.
Primo brano
«Il decimo giorno del corrente mese (il decimo mese) abbiamo lasciato il villaggio di Echi nel distretto di Aiko della provincia di Sagami, abbiamo sostato a Kumegawa nella provincia di Musashi e, dopo aver viaggiato per dodici giorni, siamo arrivati al porto di Teradomari, nella provincia di Echigo. Da qui dobbiamo salpare per l'isola di Sado, ma, poiché i venti non sono favorevoli, non so quando partiremo.
Le difficoltà lungo la strada sono state maggiori di quanto pensassi e impossibili da descrivere. Ti lascio immaginare che cosa ho dovuto sopportare. Ma poiché ero preparato fin dalla partenza a tali difficoltà, non vedo perché debba cominciare a lamentarmi adesso. Perciò non ne parlerò».
Cuore del brano: Nichiren non nega né minimizza la durezza della prova. Dice che le difficoltà sono state persino maggiori del previsto, ma non permette che siano esse a decidere la direzione della sua vita. La decisione fondamentale era stata presa «fin dalla partenza».
Da mettere a fuoco:
- Il viaggio durò dodici giorni e si concluse soltanto con un'altra attesa: il vento contrario impediva ancora di raggiungere Sado. Umanamente, sarebbe stato naturale sentirsi esausti e scoraggiati.
- «Ero preparato fin dalla partenza» non significa non provare dolore o paura. Significa aver stabilito in anticipo per che cosa vivere, così che le circostanze non possano cancellare il voto.
- «Perciò non ne parlerò» non è freddezza né rimozione della sofferenza. La lettera non vuole attirare l'attenzione su di lui, ma rassicurare e rialzare i discepoli.
- Alla fine dello scritto Nichiren si preoccupa dei discepoli imprigionati e rimanda indietro l'accompagnatore inviato da Toki. La sua calma nasce da una condizione vitale rivolta agli altri.
Aspetto emotivo: possiamo immaginare il freddo, la neve, il corpo stremato, la sorveglianza dei soldati e l'incertezza di un esilio dal quale forse non sarebbe tornato. In mezzo a tutto questo, la voce del Daishonin rimane limpida e composta. Non è insensibilità: è la libertà interiore di chi non consegna il proprio cuore alla situazione.
Punto per noi: quando una prova dura più del previsto, è facile pensare che la pratica non stia funzionando o che non abbiamo più forze. Questo brano ci invita a tornare alla decisione originaria: «Quale valore voglio creare, proprio adesso? Chi posso incoraggiare mentre affronto questa difficoltà?».
Frase di raccordo: il primo brano mostra come Nichiren affronta la persecuzione; il secondo spiega perché, secondo il Sutra del Loto, chi sostiene l'insegnamento corretto incontra ostilità.
Secondo brano
«Il quarto volume del Sutra del Loto afferma: “E poiché odio e gelosia nei confronti di questo sutra abbondano perfino mentre il Tathagata è nel mondo, quanto peggio sarà dopo la sua scomparsa?”. Il quinto volume dice: “Nel mondo dovrà fronteggiare molta ostilità e sarà difficile credervi”. E il trentottesimo volume del Sutra del Nirvana afferma: “A quel tempo, tutti i non buddisti [si rivolsero al re Ajatashatru e] parlarono così: ‘Oh grande re, esiste attualmente un uomo di incomparabile malvagità, un monaco chiamato Gautama [...]. Intorno a lui si è raccolta ogni sorta di persone malvagie che, sperando di trarne profitto ed elemosine, sono diventate sue seguaci. Esse non praticano il bene ma usano il potere degli incantesimi e della magia per attirare uomini come Mahakashyapa, Shariputra e Maudgalyayana’”.
[...] Anch'essi parlano di “un uomo di incomparabile malvagità” riferendosi a me, Nichiren, e dicono: “Intorno a lui si è raccolta ogni sorta di persone malvagie”, riferendosi ai miei discepoli e seguaci. I non buddisti, avendo erroneamente interpretato e trasmesso gli insegnamenti dei Budda precedenti, dimostrarono ostilità nei confronti dell'ultimo Budda, Shakyamuni. Oggi gli studiosi delle varie scuole sono come loro. In conclusione, il loro modo di intendere gli insegnamenti buddisti li ha portati a nutrire idee errate. Sono come persone a cui gira la testa e che pensano che sia la grande montagna a girare intorno a loro».
Cuore del brano: i discepoli potevano interpretare le persecuzioni come la prova che Nichiren avesse sbagliato. Egli rovescia questa lettura: il Sutra del Loto aveva annunciato l'ostilità contro chi lo avrebbe propagato e le accuse mosse contro di lui ripetevano lo stesso schema già usato contro Shakyamuni.
Da mettere a fuoco:
- Nichiren cita il capitolo “Il maestro della Legge”, il capitolo “Pratiche pacifiche” e il Sutra del Nirvana. Non offre quindi una giustificazione inventata dopo i fatti, ma interpreta la propria esperienza attraverso le scritture.
- Lo schema della persecuzione è preciso: non potendo prevalere nel confronto delle idee, gli oppositori deformano le intenzioni del praticante, lo descrivono come pericoloso e presentano i suoi seguaci come persone malvagie.
- Le accuse false raggiungono chi detiene il potere e trasformano un conflitto religioso in repressione politica. È il meccanismo che condusse alla persecuzione di Tatsunokuchi e all'esilio a Sado.
- L'immagine delle persone a cui gira la testa è molto concreta: quando il punto di vista è distorto, si attribuisce alla montagna il movimento che nasce da noi stessi. Il problema non è la mancanza di intelligenza, ma l'incapacità di mettere in discussione il proprio attaccamento.
- Questa lettura non autorizza a considerare nemico chiunque ci critichi. Il criterio resta verificare se stiamo agendo in accordo con il rispetto della vita, la ragione, il dialogo e l'intento di condurre le persone alla felicità.
Aspetto emotivo: la calunnia ferisce due volte: colpisce la persona e fa dubitare chi le è vicino. I discepoli potevano chiedersi: «Se il nostro maestro è davvero nel giusto, perché è stato sconfitto e portato in esilio?». Nichiren restituisce loro un significato, e quindi la possibilità di non essere dominati dalla paura.
Punto per noi: quando veniamo fraintesi, la prima reazione può essere risentimento, chiusura o desiderio di restituire l'attacco. Il brano suggerisce un'altra strada: controllare con sincerità il nostro comportamento, rimanere uniti, chiarire i fatti e continuare ad agire per il bene senza farci trascinare dall'odio.
Frase di raccordo: se nel presente le accuse sembrano prevalere, che cosa permette di non perdere fiducia? Il terzo brano allarga lo sguardo al tempo lungo della storia.
Terzo brano
«Ricordo il caso di Pien Ho a cui amputarono le gambe sotto il ginocchio e di Kiyomaro (Uomo Puro) che fu soprannominato Kitanamaro (Uomo Impuro) e fu sul punto di essere condannato a morte. I contemporanei risero e si presero gioco di loro ma, a differenza di questi due uomini, di coloro che li derisero non è rimasto un buon nome. Lo stesso accadrà a chi mi critica ingiustamente».
Cuore del brano: una verità può essere respinta, ridicolizzata o punita nel presente senza perdere il proprio valore. Nichiren richiama due persone perseguitate ingiustamente ma poi ricordate per la loro integrità: la storia, afferma, finirà per distinguere chi difende la giustizia da chi lo attacca.
Da mettere a fuoco:
- Pien Ho trovò una pietra preziosa, ma gli esperti di due sovrani la giudicarono una pietra comune. Fu accusato di frode e mutilato; soltanto in seguito la gemma venne riconosciuta per ciò che era. L'immagine è eloquente: il giudizio sbagliato non cambia il valore del gioiello.
- Wake no Kiyomaro, alto funzionario di corte, si oppose al tentativo del prete Dokyo di impadronirsi del trono. Fu insultato cambiandogli il nome da “Uomo Puro” a “Uomo Impuro”, esiliato e minacciato di morte, ma in seguito fu riabilitato.
- Subito prima di questo passo, Nichiren ricorda quattro critiche rivolte al suo metodo di propagazione: sarebbe stato troppo severo; avrebbe dovuto usare soltanto pratiche pacifiche; avrebbe dovuto riconoscere in silenzio la superiorità del Sutra del Loto; si sarebbe occupato solo di dottrina e non di osservazione della mente.
- La sua risposta non è una difesa dell'aggressività. Ikeda chiarisce che shakubuku serve a distinguere il vero dall'errato per risvegliare il potere interiore delle persone. Una religione umanistica non impone sottomissione: si fonda sul dialogo e lavora per la felicità della gente comune.
- La certezza che «la verità prevarrà» richiede pazienza e coerenza. Non significa aspettare passivamente il giudizio dei posteri, ma continuare a parlare e ad agire in modo che la verità possa emergere.
Aspetto emotivo: essere derisi può farci desiderare di nasconderci o di uniformarci. Nichiren, già condannato e prossimo a Sado, non misura il valore della propria scelta dall'approvazione immediata degli altri. La sua serenità nasce da un orizzonte più vasto del momento presente.
Punto per noi: difendere ciò che riteniamo giusto non significa irrigidirci. Significa essere disposti a spiegare, ascoltare, verificare i fatti e restare coerenti anche quando il riconoscimento non arriva. La domanda utile non è «come faccio ad avere ragione?», ma «come posso far emergere la verità creando valore e rispettando la persona che ho davanti?».
Frase di raccordo: nel quarto brano la fiducia nella verità diventa una sfida diretta ai discepoli: non basta ammirare il maestro che vive il Sutra; ciascuno deve assumere in prima persona lo stesso voto.
Quarto brano
«Il capitolo “Esortazione alla devozione” dice: “Ci saranno molte persone ignoranti che ci malediranno e parleranno male di noi”. Questo passo corrisponde perfettamente a me, perché non si dovrebbe applicare anche a tutti voi? “Ci attaccheranno con spade e bastoni”, continua il passo, e io l'ho vissuto con il mio corpo. Perché voi, miei discepoli, non fate lo stesso? Più avanti afferma: “Cercando costantemente di diffamarci nelle grandi assemblee”. E ancora: “Si rivolgeranno ai sovrani, agli alti dignitari, ai brahmani e ai capifamiglia, come pure agli altri monaci [calunniandoci e parlando male di noi]”. Inoltre: “Con sguardo arcigno ci copriranno di insulti; saremo esiliati più e più volte”. “Più e più volte” significa ripetutamente. E io, Nichiren, sono stato ripetutamente scacciato e due volte sono stato condannato all'esilio.
Il Sutra del Loto si accorda al modo di predicare la Legge impiegato dai Budda delle tre esistenze. Il passato del capitolo “Mai Sprezzante” corrisponde al presente predetto nel capitolo “Esortazione alla devozione” e il presente predetto nel capitolo “Esortazione alla devozione” corrisponde al passato del capitolo “Mai Sprezzante”. Il capitolo “Esortazione alla devozione” di oggi nel futuro sarà il capitolo “Mai Sprezzante” e a quel tempo Nichiren sarà il Bodhisattva Mai Sprezzante».
Cuore del brano: Nichiren afferma di aver letto il Sutra del Loto con la propria vita. Le persecuzioni descritte nel capitolo “Esortazione alla devozione” non sono rimaste parole sulla carta: egli le ha sperimentate «con il corpo». Ora chiede ai discepoli di passare dall'ammirazione alla responsabilità.
Da mettere a fuoco:
- La strofa di venti versi del capitolo “Esortazione alla devozione” descrive i tre potenti nemici: laici arroganti, preti arroganti e falsi santi arroganti. Questi ultimi usano il prestigio religioso e l'influenza sui potenti per calunniare chi propaga il Sutra.
- Nichiren riconosce nei fatti della propria vita ogni elemento della predizione: insulti, attacchi, diffamazione pubblica, pressioni sulle autorità ed esili ripetuti. I due esili furono quelli di Izu e di Sado.
- «Perché voi, miei discepoli, non fate lo stesso?» non è un invito a cercare la sofferenza o lo scontro. È l'appello a non arretrare quando praticare per la felicità propria e altrui richiede coraggio.
- Il Bodhisattva Mai Sprezzante rispettava ogni persona perché ne riconosceva la Buddità, anche quando veniva insultato e aggredito. La battaglia contro l'errore e il rispetto assoluto della persona non sono opposti: sono i due aspetti di una pratica umanistica.
- Passato, presente e futuro si collegano attraverso la stessa causa. La pratica di Mai Sprezzante nel passato vive nell'azione di Nichiren; l'azione di Nichiren diventa per il futuro la prova che la Buddità si manifesta proprio nel mezzo delle persecuzioni.
Aspetto emotivo: questo è il passaggio più diretto e forse più scomodo. Nichiren non vuole discepoli che lo compatiscano da lontano. Li considera capaci di condividere il suo stesso voto e li chiama a far emergere una forza che forse essi, impauriti, non riescono ancora a vedere in se stessi.
Punto per noi: vivere il Sutra «con il corpo» oggi può voler dire continuare a recitare Daimoku quando siamo scoraggiati, visitare una persona che soffre, affrontare con sincerità una conversazione difficile, difendere la dignità di qualcuno, trasformare un conflitto senza disprezzare l'altro, oppure ricominciare dopo una sconfitta. La prova non è quanto sappiamo spiegare, ma quanto lo studio cambia il nostro modo di agire.
Parallelismi con la storia della Soka Gakkai
- Vivere gli scritti, non limitarci a citarli. Makiguchi e Toda rifiutarono di tradire le proprie convinzioni davanti al governo militarista e furono arrestati nel 1943. Makiguchi morì in carcere; Toda, liberato nel 1945, si alzò per ricostruire la Soka Gakkai e trasformare la sofferenza del dopoguerra in un movimento di emancipazione delle persone.
- Le accuse non decidono la verità. Nel 1957 Daisaku Ikeda fu arrestato nell'incidente di Osaka sulla base di accuse dalle quali venne infine assolto. Come nel terzo brano, la verità non fu stabilita dalla forza immediata dell'accusa, ma emerse attraverso una lotta perseverante.
- L'unità trasforma la paura in forza. La Soka Gakkai ha superato persecuzioni e calunnie grazie all'unità di «diversi corpi, stessa mente». Non un'uniformità passiva, ma persone differenti unite dallo stesso voto per la felicità degli altri.
- Una religione per le persone comuni. Il punto della refutazione non è vincere una disputa: è liberare le persone da idee che le rendono impotenti. Per questo Ikeda insiste su una religione umanistica, non autoritaria, capace di promuovere rispetto, saggezza, dialogo e potenziamento individuale.
- La vittoria di kosen-rufu comincia nella vita di una persona. Superare una sofferenza, incoraggiare qualcuno e dare una prova concreta della pratica crea onde che raggiungono la famiglia, l'ambiente e la società. La grande storia nasce da queste vittorie quotidiane.
Conclusione
Lettera da Teradomari ci mostra un Nichiren che esteriormente viene spinto sempre più lontano - da Kamakura a Echi, da Echi a Teradomari, da Teradomari verso Sado - ma interiormente diventa sempre più libero. Non si lamenta, comprende la prova alla luce del Sutra, affida alla storia il giudizio sulla verità e infine chiama ogni discepolo ad alzarsi.
Il messaggio non è che la fede ci renda invulnerabili o che ogni conflitto sia una persecuzione. È che, quando fondiamo la vita sul voto per la felicità nostra e degli altri, nessuna difficoltà deve avere l'ultima parola. Possiamo controllare con sincerità la nostra condotta, correggerci quando serve e, nello stesso tempo, non arretrare davanti alla paura.
Domande finali da condividere:
- Qual è la decisione alla quale voglio tornare quando le difficoltà durano più del previsto?
- Come posso difendere ciò che è giusto senza perdere il rispetto per la persona che ho davanti?
- Quale passo concreto posso compiere adesso per vivere il Gosho «con il corpo» e incoraggiare qualcuno?
Fonti: Daisaku Ikeda, lezione su Lettera da Teradomari, pubblicata originariamente su Buddismo e Società n. 153 del 2012 e riproposta ne Il Nuovo Rinascimento n. 954, luglio 2026; Lettera da Teradomari, Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1.
(20 luglio 2026)
Pensieri sulla propaganda neofascista… (di Alessandro Pacenti)
I media di propaganda non si rivolgono alla logica, mirano a stimolare l’emozioni più ancestrali, soprattutto la paura.
A livello delle neuroscienze, semplificando al massimo, quando un persona percepisce una minaccia costante, disattiva le funzioni analitiche, logiche e #riflessive della corteccia prefrontale, rendendo così le persone più ricettive a soluzioni immediate e aggressive.
Non viene più usata la mente riflessiva che è il rilevatore di errori, colei che segna i conflitti tra ciò che l'istinto vorrebbe fare e ciò che la logica morale e la #coscienza impone.
La propaganda neofascista glorifica l’azione diretta, che necessita dell’intervento delle strutture subcorticali che governano l'asse della sopravvivenza.
Questa via innesca azioni violente, irrazionali e aime’ molto gratificanti grazie al rilascio di dopamina.
La violenza a questo punto non viene più vissuta come un reato, ma come un atto “legittimo”.
Per arrivare a tutto ciò la propaganda deve anche distruggere la fiducia nelle istituzioni #democratiche.
Deve descrivere i processi legali e lo stato come corrotti, deboli o "buonisti".
#Deumanizza poi specifiche minoranze, o categorie marginalizzate e infine mostra esplicitamente la forza brutale per intimidire e far capire che e’ una modalità giusta da attuare.
Insomma, c’è tanto da riflettere, e citando un caro scrittore, giustizia e misericordia devono lavorare di pari passo…
@inprimopiano
Alessandro Pacenti. #neofascismo #manipolazione #media #neuroscienze
(19 luglio 2026)