Avviso ai lettori

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Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.

In questo blog, per il momento ho scritto 1.662 articoli, per un totale di 1.534.883 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 25 luglio 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4. 

Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).

Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.

Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Come alternativa alle idee seducenti e alla propaganda, preferisco l'autoesame e l'autocritica.

Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è. Se non vi è chiaro questo tetralemma, sto dicendo che le cose non sono mai come sembrano: non c'è un modo adeguato per descrivere la realtà.

Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.

How to Mount Linux ext4 and LUKS Partitions on macOS (Intel and Apple Silicon)

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If you use a Mac but occasionally need to access drives formatted with Linux filesystems, you are probably aware of the limitations of macOS.

Apple's operating system natively supports formats like APFS, HFS+, FAT32, and exFAT, but it completely lacks native read/write support for Linux filesystems such as ext4, ext3, or ext2. When you connect an ext4 drive to a Mac, macOS typically prompts you with an annoying "The disk you attached was not readable by this computer" error, leaving you with no way to access your data. Furthermore, if your Linux partition is secured with LUKS encryption, the situation becomes even more complicated, as there are no native macOS tools to decrypt and mount these volumes.

This is where Linsk comes to the rescue. First, you need to follow the installation instructions.

Linsk is an open-source utility that allows you to mount Linux filesystems on macOS (Intel and Apple Silicon) by running a lightweight, headless Linux virtual machine in the background using QEMU. It passes the physical block device to the VM, which then mounts the Linux filesystem and shares it back to your macOS host via a network file sharing protocol (AFP). This allows you to read and write to your ext4/LUKS drives directly from the macOS Finder.

While Linsk is a powerful tool, its usage requires multiple manual steps: finding the correct disk identifier, checking whether the partition is standard or LUKS-encrypted, launching the command with the right flags, and manually connecting to the network share via Finder once the password is generated.

To streamline this process, I created a Bash script to automate the entire workflow. My motivation was to make accessing Linux drives on a Mac as close to a "one-click" experience as possible.

The script automatically detects connected external drives, locates the Linux partition, and checks for LUKS encryption by reading the partition header magic bytes. It then runs Linsk with the correct parameters, intercepts the generated AFP password from the background logs, and automatically mounts the network share in the macOS Finder for the current user. Additionally, it implements lock files to prevent multiple instances from running and handles safe cleanups upon exit.

How to use the script

Getting started is very simple. Follow these steps in your macOS terminal:

  1. Download the script: You can download the script directly from this link:
    https://www.informatica-libera.net/files/linsk_manager.txt
  2. Rename the file: Since it is hosted as a text file, you need to change the extension to .sh to treat it as a shell script:
    mv linsk_manager.txt linsk_manager.sh
  3. Make it executable: Grant execution permissions to the script:
    chmod +x linsk_manager.sh
  4. Run the script: Because the script needs to access raw block devices and interact with system-level utilities, it must be run with root privileges:
    sudo ./linsk_manager.sh

Example Log

Below is an example log of the script in action on macOS Sequoia:

% sudo ./linsk_manager.sh
Password:
============================================================
linsk source code and documentation: https://github.com/AlexSSD7/linsk
Script created by Francesco Galgani: https://www.informatica-libera.net
============================================================
>>> DISCLAIMER: This script does not support LVM volumes.
    If macOS shows the 'disk not readable' popup, click 'Ignore'.
============================================================

[INFO] Searching for Linux partitions on external disks...
[INFO] Automatically selected partition: /dev/disk2s1
[INFO] Checking partition type (LUKS vs standard)...
[INFO] LUKS encryption detected automatically.
>>> NOTE: When the terminal prompts 'Enter Password:', enter your LUKS decryption password.

[INFO] Starting linsk...
============================================================
>>> IMPORTANT: When you are finished using the disk:
1. Eject the 'linsk' network drive in Finder (Right-click -> Eject)
2. Then return to this terminal and press Ctrl+C to exit.
============================================================

time=2026-07-25T19:22:51.051+02:00 level=WARN msg="Using raw block device passthrough. Please note that it's YOUR responsibility to ensure that no device is mounted in your OS and the VM at the same time. Otherwise, you run serious risks. No further warnings will be issued." caller=vm
time=2026-07-25T19:22:51.086+02:00 level=INFO msg="Booting the VM" caller=vm
time=2026-07-25T19:23:03.105+02:00 level=INFO msg="The VM is up, setting it up" caller=vm
time=2026-07-25T19:23:06.007+02:00 level=INFO msg="The VM is ready" caller=vm
time=2026-07-25T19:23:06.277+02:00 level=INFO msg="Mounting the device" dev=vdb fs=<auto> luks=true
time=2026-07-25T19:23:06.364+02:00 level=INFO msg="Attempting to open a LUKS device" caller=file-manager vm-path=/dev/vdb
Enter Password: 
time=2026-07-25T19:23:20.983+02:00 level=INFO msg="LUKS device opened successfully" caller=file-manager vm-path=/dev/vdb
time=2026-07-25T19:23:21.819+02:00 level=INFO msg="Started the network share successfully" backend=afp
===========================
[Network File Share Config]
The network file share was started. Please use the credentials below to connect to the file server.

Type: AFP
URL: afp://127.0.0.1:9000/linsk
Username: linsk
Password: o281095Tp3c674Ek
===========================

. Mounting automatically in Finder..., you may need to enter manually the password: o281095Tp3c674Ek

[INFO] Finder window should open shortly.

^Ctime=2026-07-25T19:23:57.891+02:00 level=WARN msg="Caught interrupt, safely shutting down" signal=interrupt
time=2026-07-25T19:23:57.891+02:00 level=WARN msg="Canceling the VM context" caller=vm
time=2026-07-25T19:23:57.970+02:00 level=WARN msg="Sending poweroff command to the VM" caller=vm
time=2026-07-25T19:23:57.993+02:00 level=INFO msg="Shutting the VM down safely" caller=vm

[INFO] Script interrupted. Cleaning up...

(July 25, 2026)

Curare le cause profonde del malessere giovanile con la "creazione di valore" (Makiguchi)

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La domanda fondamentale: cosa significa vivere?

Di fronte al malessere diffuso tra i giovani, la domanda principale– che dovremmo imparare a fare innanzitutto a noi stessi – è una sola, essenziale e radicale: "Cosa significa vivere?". È a partire da questo interrogativo che possiamo sperare di curare un disagio che, altrimenti, rischiamo di osservare solo in superficie.

Quando ci confrontiamo con problemi come la dipendenza da alcol, l'abuso di droghe pesanti, i disturbi alimentari, il tabagismo o fenomeni drammatici come la prostituzione giovanile, commettiamo spesso l'errore di fermarci agli effetti. Tendiamo a trattare questi fenomeni come se fossero la malattia stessa. Ma se li osserviamo più da vicino, ci accorgiamo che non sono le cause originarie: sono, piuttosto, risposte disfunzionali al male di vivere. Sono gli anestetici di fronte all'impossibilità, o all'incapacità, di trovare soluzioni ai problemi della vita e, soprattutto, di trovare un senso in essa. Sono il sintomo di una società che ha smarrito la risposta alla domanda su cosa significhi vivere.

Dalle cause superficiali alle cause profonde: chi educa, e in cosa?

Per affrontare il malessere, è cruciale distinguere tra cause superficiali, cause profonde ed effetti. La tendenza generale è quella di semplificare ed eludere i problemi, a cominciare dalla difficoltà, tipica dei nostri tempi, di relazionarsi in modo autentico. Ma se scaviamo sotto la crosta delle cause superficiali, scopriamo che la causa profonda risiede nell'educazione.

Occorre tuttavia chiarire cosa si intenda per educazione. In senso ampio e generico, l'educazione oggi non manca affatto. I giovani ricevono costanti "modelli ambientali" dai quali imparare. La vera, drammatica questione è: chi educa, e in cosa? L'educazione di fatto è stata delegata alla televisione, ai social network, agli algoritmi dell'intelligenza artificiale, al gruppo dei pari, ai siti pornografici accessibili a tutti senza alcun filtro, alle consuetudini sociali e, ovviamente, all'esempio degli adulti (genitori inclusi, quando ci sono e quando sono presenti).

La causa profonda del malessere risiede in tutta quella parte strutturale della società che, progredendo tecnologicamente, ha lasciato indietro l'educazione ai valori fondamentali. Non c'è stata educazione al rispetto della vita; all'ascolto dell'altro diverso da sé; al portare avanti un progetto comune; all'idea che la famiglia – o comunque il nucleo affettivo di partenza, per chi ha questa fortuna – sia il luogo da cui iniziare la propria vita e quello verso cui tendere, da adulti, con un nuovo amore.

Soprattutto, è mancata l'educazione a un principio fondamentale: il fatto che ciascuno di noi esiste perché esistono gli altri, e viceversa. La filosofia africana dell'Ubuntu ci ricorda che "io sono ciò che sono in relazione a ciò che tutti siamo". La società contemporanea ha ribaltato questo principio in un individualismo estremo: "io sono ciò che sono in relazione a me stesso". Il risultato è una concentrazione sull'ego in cui non si condivide più nulla, in cui ciascuno è isolato e in competizione – cioè, di fatto, in guerra – con gli altri.

La competizione come bullismo sistemico e il peso del "karma" storico

Questa dinamica di competizione perpetua affonda le radici in scelte economiche e sociali di generazioni passate. Si tratta di una sorta di "karma" collettivo: l'educazione che stiamo subendo è quella ereditata da epoche che avevano come scopo dichiarato quello di evitare la guerra e le sue conseguenze di fame e miseria, ma che per farlo si sono affidate proprio alla competizione spietata (modello neo-liberista turbo-capitalistico). E il karma, per definizione, ci ripresenta all'infinito le stesse situazioni finché non ne comprendiamo l'errore.

Già, ma cosa c'è da capire? C'è da capire che l'unica vera via d'uscita è l'ahimsa, la non-violenza in senso gandhiano. Questo implica mettere in discussione e smontare il nostro intero sistema economico basato sulla competizione, che si concretizza quotidianamente nella bullizzazione reciproca e, su larga scala, nella guerra. La competizione, infatti, non è altro che un altro nome della guerra e del bullismo. Nell'economia, chi è il bullo se non il concorrente più forte, colui che calpesta gli altri per emergere?

Tutti questi problemi derivano da cause che stanno producendo i loro effetti. Le cause ambientali e strutturali sono devastanti: c'è un sistema economico che rende rischioso, se non da incoscienti, il fatto di fare figli; la precarietà del lavoro obbliga alla miseria o alla migrazione forzata, rendendo difficilissimo stare insieme e costruire una vera vita di famiglia. A questo si aggiungono gravi compromissioni della salute dei giovani – tra cui i permanenti danni neurologici e le morti da reazioni avverse ai vaccini pediatrici, che distruggono ogni possibilità di una vita serena per le famiglie colpite – e l'assenza di una comunità reale e di prospettive lavorative. Tutto questo va a togliere senso alla vita stessa.

In questo scenario, la scuola – che dovrebbe essere un luogo di salvezza – è spesso un mattatoio di intelligenze. È un ambiente da cui fuggire o in cui doversi difendere: un luogo in cui è facile essere "accoltellati", non solo nel corpo, ma soprattutto nell'anima, perché la coscienza dei più giovani viene continuamente calpestata e derisa. Perché, altrimenti, una parte dei giovani si perde nell'alcol e in altre dipendenze? Spesso è proprio per reagire all'angoscia della scuola e, più in generale, della vita.

La risposta di Makiguchi: la Teoria della Creazione di Valore

È in questo panorama desolante che la "teoria della creazione di valore" (Soka) del pedagogista giapponese Tsunesaburo Makiguchi (1871 - 1944) si configura non solo come una proposta pedagogica, ma come una vera e propria cura per le cause profonde del malessere.

Per Makiguchi, lo scopo della vita non è subire passivamente un ambiente ostile, ma creare felicità, per sé e per gli altri. La felicità è il risultato di un'azione consapevole volta a generare tre tipi di valori:

  • Il valore della Bellezza: Non è un'estetica superficiale, ma la capacità di trovare gioia, armonia e apprezzamento nella vita quotidiana, nelle relazioni umane e in se stessi. È l'antidoto al cinismo e alla disperazione di chi non vede più bellezza in nulla.
  • Il valore del Beneficio (o Guadagno): È l'utilità pratica, ciò che serve a sostenere e migliorare la vita materiale. Studiare, imparare un mestiere, mantenere la propria salute. È il valore della sopravvivenza e della dignità, che va oltre la dilagante precarietà.
  • Il valore del Bene: È il valore più alto. Riguarda le azioni che migliorano la vita non solo di noi stessi, ma degli altri e della società. È la traduzione concreta dell'Ubuntu e dell'ahimsa: la compassione, la solidarietà, l'altruismo.

Secondo Makiguchi, una vita realizzata richiede l'equilibrio di questi tre valori. La società odierna spinge i giovani a cercare solo il "Beneficio" (il successo, il denaro) attraverso una competizione sfrenata (che è l'opposto del Bene). Senza il Bene e la Bellezza, il successo diventa vuoto e l'individuo si isola, perdendo il senso della vita e cadendo nelle dipendenze. La creazione di valore restituisce invece al giovane il potere d'azione (agency): insegna che, anche in una situazione di precarietà o sofferenza, si ha sempre la facoltà di compiere un atto di gentilezza (Bene) o di imparare qualcosa (Beneficio).

Cosa significa "educazione" nella prospettiva di Makiguchi

Se la causa profonda del malessere è un'educazione delegata al mercato e al conflitto, la soluzione è riprendere in mano il concetto di educazione. Per Makiguchi, educare non significa riempire la testa di nozioni per passare test ed esami in un "mattatoio di intelligenze", ma ha ben altri obiettivi:

  • Educare alla felicità e al senso della vita: La scuola e la famiglia devono insegnare come vivere, fornendo gli strumenti per creare i tre valori. Le conoscenze tecniche sono solo mezzi; il fine è imparare a trasformare gli ostacoli in opportunità.
  • Sviluppare la persona intera: Un'educazione che non si ferma all'intelletto, ma sviluppa l'empatia (per fare il Bene) e la sensibilità (per cogliere la Bellezza), formando il carattere.
  • Apprendimento per la vita: Imparare a creare valore è un'educazione che dura tutta la vita, una bussola per orientarsi nelle crisi e smettere di cercare rifugio nell'alcol o nelle droghe.
  • Relazione paritaria: L'educatore non è un bullo autoritario, ma una guida che cammina accanto al giovane aiutandolo a scoprire i propri talenti per metterli al servizio della comunità.

Conclusione: scegliere la vita attraverso il valore

In conclusione, curare il malessere giovanile richiede di abbandonare l'idea che i giovani siano "il problema" da curare con regole più rigide o terapie palliative. Il vero problema è un sistema che educa alla competizione, all'isolamento e all'impotenza. Rispondere alla domanda "cosa significa vivere?" significa abbracciare la sfida di Makiguchi: sostituire la logica della guerra con quella della creazione di valore, dimostrando che l'unica vera sopravvivenza dell'essere umano sta nel prendersi cura reciproca. Solo così potremo spezzare il karma della violenza e restituire ai giovani un motivo per scegliere la vita.

In ogni situazione, potremmo chiedere a noi stessi: "Sto creando valore? Che valore c'è in quello che sto o che stiamo facendo? C'è Bellezza? C'è Beneficio? C'è del Bene?"

(24 luglio 2026)

Vietati social under-15: qualche domanda per noi adulti

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Caro lettore, cara lettrice,
siete invitati a commentare su Youtube questa mia intervista con domande e considerazioni potenzialmente utili per altri incontri su "Spunti di Riflessione"

Fonte: Social e giovani, tra divieti e qualche domanda per i genitori

 

Ringrazio Paolo Arigotti per avermi concesso questa nuova intervista, che prende le mosse dal mio articolo "Proteggere i minori dai social: il divieto non basta se lasciamo intatti solitudine, persuasione e bisogno di appartenenza". Vietare l'accesso in base all'età, infatti, non risolve il problema: i social e l'intelligenza artificiale sono ormai le fondamenta del nostro mondo e, come dimostra l'esperimento fallito in Nepal, i blocchi totali non sono praticabili.

Nel video abbiamo smontato il falso mito della tecnologia neutra, toccando alcuni veri pericoli per i giovani: dipendenza, gravi danni fisici, cyberbullismo e algoritmi che alimentano disturbi e oggettivizzazione del corpo. La radice del problema, però, è culturale: i ragazzi cercano nei social un rifugio alla loro solitudine e alla mancanza di relazioni autentiche. Il mio appello ai genitori è di non accontentarsi di false risposte legislative, ma di tornare a un ruolo presente, iniziando a farsi le domande giuste.

(24 luglio 2026)

Interviste precedenti:

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