Avviso ai lettori
Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.
In questo blog, per il momento ho scritto 1.605 articoli, per un totale di 1.460.241 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 1 maggio 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4.
Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).
Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.
Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è.
Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.
Il muro digitale: AI diverse per Oriente e Occidente
La frattura digitale dell’AI è già realtà
Aggiornamento: 30 aprile 2026. I dati disponibili per i primi mesi del 2026 mostrano una separazione sempre più netta tra mercati in cui dominano assistenti sviluppati da aziende statunitensi — come Stati Uniti, Giappone e India — e mercati in cui stanno prevalendo piattaforme nazionali, soprattutto Cina e Russia.
Non è una frattura puramente geografica: riguarda lingua, regolazione, distribuzione, sistemi operativi, app store, pagamenti e fiducia politica. ChatGPT resta il riferimento più riconoscibile a livello globale, ma in Cina e Russia il baricentro si è spostato verso servizi domestici (cioè sviluppati internamente) come Doubao, Alisa AI, Qwen, DeepSeek e GigaChat.
DeepSeek è il caso anomalo: è l’unico grande chatbot cinese diventato familiare anche in Occidente dopo l’enorme copertura mediatica del 2025. Tuttavia, la sua notorietà non coincide necessariamente con una quota d’uso elevata negli Stati Uniti, dove alcune rilevazioni lo collocano ormai su numeri marginali.
Nota metodologica. Le classifiche qui sotto non usano tutte la stessa metrica. DAU significa “utenti attivi giornalieri”; MAU significa “utenti attivi mensili”; Q1 indica il primo trimestre dell’anno. Sondaggi, dati da app mobile, traffico web e misurazioni di rete possono produrre risultati diversi.
Classifiche nazionali aggiornate
🇺🇸 Stati Uniti
Secondo dati Apptopia citati da OfficeChai, a marzo 2026 ChatGPT era al 38,7% dei DAU nelle app AI negli Stati Uniti, seguito da Gemini intorno al 25%, Grok al 13,5% e Claude al 10%. A gennaio 2026, la stessa fonte collocava ChatGPT al 45,3%, Gemini al 25,1% e Grok al 15,2%. Il dato suggerisce una leadership ancora forte, ma meno incontrastata rispetto al 2024-2025.
🇷🇺 Russia
Le quote russe variano molto in base alla fonte. Mediascope, a ottobre 2025, riportava Alisa AI al 14,3%, DeepSeek al 9,4%, GigaChat al 4% e ChatGPT al 3,5%. Dati più recenti di Билайн.аналитики, riferiti al primo trimestre 2026, collocano invece Alisa AI al 67%, DeepSeek al 29% e ChatGPT al 7%. La differenza tra le fonti segnala un mercato in rapido movimento e probabilmente sensibile al metodo di misurazione.
🇨🇳 Cina
Secondo QuestMobile, nel primo trimestre 2026 la classifica per utenti attivi mensili vedeva Doubao in testa con 345 milioni di MAU, seguito da Qianwen/Qwen con 166 milioni e DeepSeek con 127 milioni. MoonFox, usando una diversa lettura del mercato, indica che Doubao, Yuanbao, Qwen e DeepSeek insieme superano il 70% del mercato cinese dei chatbot AI.
🇯🇵 Giappone
Secondo Statcounter, nel mercato mobile giapponese dei chatbot AI, ChatGPT mantiene una quota nettamente maggioritaria, seguito da Gemini, Copilot, Perplexity e Claude. Un sondaggio MMD Labo pubblicato a fine 2025 indicava inoltre che l’80,6% degli intervistati aveva usato ChatGPT, il 50,8% Gemini e il 39,1% Copilot. I due dati non sono direttamente confrontabili: Statcounter misura quote d’uso, mentre il sondaggio misura esperienza dichiarata dagli utenti.
🇮🇳 India
In India, dati Sensor Tower ripresi da Digit e Reuters attribuivano a ChatGPT circa 73 milioni di utenti attivi giornalieri, contro circa 17 milioni per Gemini. In questo mercato, ChatGPT supera l’80% se si considera il confronto diretto tra ChatGPT e Gemini sulla somma dei rispettivi DAU.
Il paradosso della conoscenza reciproca
Gli assistenti occidentali sono noti quasi ovunque, anche dove il loro utilizzo è limitato o mediato da restrizioni. Il percorso inverso è molto più debole: Doubao, pur avendo centinaia di milioni di utenti in Cina, resta quasi sconosciuto al pubblico europeo e americano. DeepSeek è l’eccezione: non perché domini l’uso occidentale, ma perché è riuscito a entrare nell’immaginario globale come simbolo della nuova competizione AI cinese.
Panoramica dei principali chatbot consumer
I prezzi sotto sono indicativi e possono cambiare per Paese, tasse, app store, promozioni e piani aziendali. Dove non esiste un listino internazionale chiaro, indico l’accesso come “variabile” anziché stimare importi non verificabili.
| Servizio | Paese / ecosistema | Accesso consumer indicativo | Nota |
|---|---|---|---|
| ChatGPT | USA / OpenAI | Free; Go da 8 USD/mese; Plus da 20 USD/mese; Pro da 100-200 USD/mese | Prezzi localizzati in alcuni mercati. Fonte: OpenAI e OpenAI Help. |
| Gemini | USA / Google | Free; Google AI Plus, Pro e Ultra con prezzi localizzati | Google AI Pro è indicato a 19,99 USD/mese negli USA; in altri mercati i prezzi cambiano. Fonte: Google Gemini. |
| Grok | USA / xAI e X | Free; SuperGrok su grok.com; accesso anche tramite X Premium+ | X Premium+ parte da 40 USD/mese sul web negli USA. Fonte: X Help. |
| Microsoft Copilot | USA / Microsoft | Free; funzioni avanzate nei piani Microsoft 365 | Microsoft 365 Premium è indicato a 19,99 USD/mese negli USA. Fonte: Microsoft. |
| DeepSeek | Cina / DeepSeek | Accesso web gratuito; API separata a pagamento | Fonte: DeepSeek. |
| Qwen / Qianwen | Cina / Alibaba | Qwen Chat gratuito; API e servizi cloud separati | Fonte: Qwen. |
| ERNIE Bot / Wenxin Yiyan | Cina / Baidu | Accesso pubblico gratuito; API separata a pagamento | Baidu ha reso ERNIE Bot gratuito per il pubblico con il lancio di ERNIE 4.5 e X1. Fonte: Baidu / PR Newswire. |
| Alisa AI | Russia / Yandex | Free; funzioni avanzate dentro l’ecosistema Yandex | Servizio fortemente integrato con prodotti Yandex e mercato russo. |
| GigaChat | Russia / Sber | Accesso consumer e business variabile | Rilevante soprattutto nel mercato russo. |
| Doubao | Cina / ByteDance | Accesso consumer gratuito o freemium; piani e limiti variabili | È tra le piattaforme più usate in Cina, ma resta poco conosciuta fuori dal mercato cinese. |
Gratis in Asia, premium in Occidente?
La distinzione non è “Asia gratis, Occidente a pagamento”: anche ChatGPT, Gemini, Copilot e Grok hanno piani gratuiti. La differenza più interessante è un’altra. In Cina, diversi attori nazionali hanno scelto di offrire gratuitamente al pubblico modelli molto competitivi — DeepSeek, Qwen ed ERNIE Bot — per accelerare l’adozione, rafforzare i propri ecosistemi e conquistare dati, abitudini e distribuzione.
Non ci sono prove sufficienti per dire che questi servizi siano sostenuti da finanziamenti statali diretti nella loro offerta consumer. È più prudente parlare di strategia industriale e di piattaforma: accesso gratuito o a basso costo per aumentare rapidamente la base utenti, ridurre la dipendenza da strumenti stranieri e consolidare campioni nazionali.
In Occidente, invece, la fascia davvero avanzata tende più spesso a essere monetizzata tramite abbonamenti premium: ChatGPT Pro, Google AI Ultra, Microsoft 365 Premium, SuperGrok o piani business. Il risultato pratico è una frammentazione: molti utenti possono provare l’AI gratuitamente, ma le capacità più potenti, stabili o integrate restano spesso dietro un paywall.
IA e modelli valoriali: non è solo speculazione
Le IA generative non sono neutre. Un LLM, cioè un “large language model” o modello linguistico di grandi dimensioni, apprende schemi statistici da enormi quantità di testi, poi viene ulteriormente adattato tramite processi di addestramento, valutazione e controllo. Questi processi possono incorporare preferenze culturali, norme sociali, vincoli legali e scelte commerciali.
Questo non significa che esista un unico “modello valoriale occidentale” contrapposto a un unico “modello valoriale orientale”. Sarebbe una semplificazione eccessiva. Però alcuni studi mostrano differenze misurabili tra modelli sviluppati in contesti diversi.
- Uno studio pubblicato su PNAS Nexus confronta ChatGPT, sviluppato negli Stati Uniti, ed ErnieBot, sviluppato in Cina, e conclude che i modelli riflettono tendenze culturali compatibili con i rispettivi contesti di addestramento: norme, valori e stili cognitivi non sono identici.
- Il benchmark LLM-GLOBE confronta modelli statunitensi e cinesi su dimensioni culturali e mostra differenze sistematiche nelle risposte generate.
- Uno studio su Chinese censorship bias mostra che i modelli possono rispondere in modo diverso a prompt semanticamente equivalenti scritti in cinese semplificato e tradizionale, suggerendo che lingua, dati e contesto informativo influenzano gli output.
- Un’analisi basata sui valori di Schwartz — una classificazione psicologica dei valori umani, come benevolenza, universalismo, potere e successo — confronta Gemini, ChatGPT e DeepSeek, trovando differenze tra i modelli pur dentro una tendenza generale a risposte prosociali.
In Cina, inoltre, la differenza non è solo culturale ma anche normativa: le regole sui servizi di AI generativa richiedono che i sistemi rispettino i “valori socialisti fondamentali” e non producano contenuti considerati dannosi per sicurezza nazionale, stabilità sociale o autorità dello Stato. Fonte: traduzione delle Interim Measures for Generative AI Services.
AI alignment significa tentare di far sì che un sistema di AI si comporti in modo coerente con obiettivi, regole e valori desiderati da chi lo sviluppa o lo governa. Non coincide solo con il fine-tuning, cioè l’addestramento aggiuntivo di un modello già esistente su dati più specifici. L’allineamento include anche istruzioni, valutazioni, test di sicurezza, feedback umano, filtri, policy, red teaming e vincoli legali.
La frattura digitale, quindi, non divide solo mercati e lingue. Può anche produrre assistenti che danno priorità a sensibilità diverse su temi come libertà di espressione, autorità, conflitto, armonia sociale, individualismo, responsabilità collettiva e memoria storica. Non è una prova di due civiltà tecnologiche incompatibili, ma è un segnale concreto che l’AI consumer sta diventando anche un’infrastruttura culturale.
Glossario rapido
- DAU: utenti attivi giornalieri.
- MAU: utenti attivi mensili.
- Q1: primo trimestre dell’anno, da gennaio a marzo.
- LLM: modello linguistico di grandi dimensioni, cioè il tipo di modello alla base di chatbot come ChatGPT, Gemini, Claude, Qwen o DeepSeek.
- Fine-tuning: addestramento aggiuntivo di un modello su dati o compiti specifici.
- AI alignment: insieme di tecniche e decisioni per far sì che un sistema AI segua obiettivi, regole e valori desiderati.
- API: interfaccia usata dagli sviluppatori per integrare un modello AI dentro app, siti o servizi esterni.
Per approfondire
- The Alignment Problem from a Deep Learning Perspective — introduzione tecnica al problema dell’allineamento.
- AI models as cultural beings — confronto tra ChatGPT ed ErnieBot su bias culturali e collaborazione uomo-AI.
- LLM-GLOBE — benchmark sui valori culturali incorporati negli output dei modelli linguistici.
- An Analysis of Chinese Censorship Bias in LLMs — studio sul bias da censura nei modelli linguistici.
- Cultural Value Alignment in Large Language Models — analisi di valori culturali in Gemini, ChatGPT e DeepSeek.
La sazietà che non viene dal cibo: digiuno, mettā e la rivoluzione interiore
Ci sono esperienze che ci trasformano senza che possiamo spiegarle del tutto. Il digiuno, specialmente quello secco – senza cibo né acqua – è una di queste. Apparentemente è un semplice “non fare”: non mangiare, non bere. Ma chi lo ha vissuto sa bene che dentro quel vuoto apparente si accende qualcosa. Si fa spazio un silenzio abitabile, e da quel silenzio emergono stati mentali che non avevamo previsto: pace, sazietà senza cibo, un senso di gratitudine che trabocca e, soprattutto, un amore senza confini che spontaneamente si rivolge a tutte le creature.
Tutto questo ha un nome antico. Il Budda lo chiamava "mettā" (reso in sanscrito "maitrī"), e lo descriveva come il sincero augurio, profondo e disinteressato, che ogni essere vivente sia felice e libero dalla sofferenza. Non un sentimentalismo fragile, ma una forza interiore capace di reggere lo sguardo anche su ciò che è più oscuro: i nemici, i violenti, coloro che hanno commesso i crimini peggiori. E ci ha insegnato che questo amore non ha bisogno di giustificazioni. È un dono che sgorga da dentro, e chi lo dona ne riceve subito il primo beneficio: una mente limpida, un cuore leggero, un benessere interiore.
Per questo, quando digiuniamo, non stiamo solo purificando il corpo. Stiamo creando le condizioni perché mettā possa radicarsi in noi senza ostacoli. Lontani dalla pesantezza della digestione, dai desideri e dalle irritazioni, la mente diventa naturalmente più quieta, e in quella quiete l’amorevolezza non è più uno sforzo: è l’unico modo di respirare che ci sembri sensato.
È significativo che il Budda, in molti discorsi, abbia unito esplicitamente il digiuno e la pratica di mettā. C’è una giornata di osservanza, chiamata Uposatha, in cui ci si astiene dal cibo dopo mezzogiorno, si semplifica la vita e si dedicano le ore alla purificazione della mente. E tra i precetti che alcuni scelgono di seguire in quei giorni, accanto all’astensione dal cibo, c’è proprio la coltivazione della gentilezza amorevole universale: irradiare mettā in tutte le direzioni, senza limiti, senza eccezioni. Un digiuno non solo del corpo, ma anche dell’odio, del giudizio, della separazione. Come se il corpo si svuotasse per fare spazio a un amore più grande, che non dipende da quel che riceviamo ma da quel che abbiamo imparato a diventare.
Chi ha provato il digiuno secco con un’intenzione interiore sa che per “funzionare” bene, per essere davvero trasformativo, ha bisogno di tre elementi: fede, pratica e studio.
La fede non è credere ciecamente. È quel movimento spontaneo interiore che ci spinge a digiunare non come esito di un ragionamento, ma come un desiderio intimo, quasi un richiamo. È l’affidarsi a ciò che il digiuno può fare per noi, non in termini di performance, ma come occasione di chiarezza, di incontro con la nostra natura più profonda, di salute e guarigione. Senza questa fiducia, senza questa motivazione interna che non ha bisogno di essere spiegata, il digiuno rischia di diventare un’imposizione sterile o, peggio, controproducente.
Poi c’è la pratica, che in questo contesto significa innanzitutto lo stato mentale in cui entriamo: restare in pace, tranquilli, rilassati, con un senso di sazietà e di felicità che non ha giustificazioni razionali. Siamo felici di “esserci” e amiamo tutto e tutti, semplicemente. Significa non toccare cibo né acqua e al contempo nutrire pensieri di amore universale verso tutte le creature, insieme a un’immensa gratitudine. Non sono stati mentali accessori. Sono fondamentali, necessari, e – quando il digiuno è autentico – sorgono spontanei. Solo con una mente così disposta ha senso digiunare. Perché digiunare con rabbia o disprezzo, per “resistere” o per punirsi, non fa che amplificare ciò che vorremmo lasciare andare. Al contrario, digiunare con mettā converte l’astinenza in un atto d’amore. Ci riconnette a una verità dimenticata: l’odio non cessa con l’odio, ma solo con l’amore, come recita un’antica legge che il Budda non ha inventato ma ha semplicemente ricordato a tutti noi.
Il terzo pilastro è lo studio. Serve a sviluppare consapevolezza, senza la quale il rischio di fare danni – al corpo e alla mente – è molto alto. Il digiuno secco è potente, e come tutto ciò che è potente va maneggiato con cura. Purtroppo il materiale di studio valido è difficile da trovare: il mondo scientifico tende a ignorare il digiuno secco e a considerarlo più un pericolo che una risorsa. All’opposto, pullulano fanatici e sedicenti guru a pagamento, abili con le parole ma vuoti di sostanza. Chi digiuna ha bisogno di discernimento, di ascolto profondo, di studio onesto e di un dialogo costante con il proprio corpo. Bisogna anche avere l'umiltà di riconoscere quando fermarsi e la fortuna di essere seguiti da un bravo medico.
Quando fede, pratica e studio si tengono per mano, il digiuno si rivela per ciò che è: una terapia per eccellenza, uno strumento fondamentale di prevenzione di una grandissima varietà di malattie, comprese le sofferenze mentali. Non è esagerato dire che alimentazione e digiuno, compreso nel suo aspetto interiore, sono la base di una salute che nasce dalla nostra capacità trasformativa.
C’è un ultimo dono, forse il più prezioso in questo tempo. Abituare corpo e mente al digiuno è anche un modo per rivalutare i nostri bisogni e le nostre priorità. È un esercizio di libertà. Quando scopriamo che possiamo stare bene, lucidi e perfino felici senza toccare cibo né acqua, le paure si ridimensionano. I pensieri si ripuliscono. E ci facciamo trovare pronti, con il meglio di noi stessi, di fronte all’incertezza e – perché non dirlo – all’imminente disastro bellico in cui stiamo entrando. Non si tratta di allarmismo, ma di realismo compassionevole. Chi ha coltivato dentro di sé uno spazio di pace indistruttibile, chi ha imparato a non dipendere da nulla di esterno per sentirsi sazio, può affrontare l’ignoto senza crollare. E può, forse, essere un punto di quiete per chi gli sta accanto.
Alla fine, tutto si tiene. Il Budda ci ha mostrato che la vera non-violenza non consiste nel subire, ma nel non permettere che l’odio trovi casa dentro di noi. Il digiuno, vissuto con amore universale, diventa un gesto profondamente non-violento: verso il nostro corpo, che si riposa, si rigenera e si cura; verso gli altri esseri, a cui auguriamo ogni bene; verso la terra, che non deprediamo per un giorno. Diventa un modo per fermare la ruota della sofferenza, cominciando dal punto esatto in cui possiamo davvero agire: la nostra mente.
Digiunare con mettā non è una fuga dal mondo, ma un ritorno. È un abbraccio silenzioso a tutto ciò che vive. E in quell’abbraccio, senza bisogno di parole, scopriamo che l’amore è l’unico nutrimento che non ci ha mai tradito.
Suggerisco una lettura del mio e-book gratuito “Non-violenza senza eccezioni: una via buddista per la pace”, disponibile anche come libro cartaceo.
(30 aprile 2026)