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Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.

In questo blog, per il momento ho scritto 1.602 articoli, per un totale di 1.457.427 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 27 aprile 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4. 

Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).

Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.

Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è.

Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
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Digiuno secco a giorni alterni per spegnere l'infiammazione cerebrale e prevenire Alzheimer e Parkinson?

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In breve: L'obesità è uno stato infiammatorio cronico che accelera il declino cognitivo e moltiplica il rischio di Alzheimer e Parkinson. Il digiuno intermittente, nella variante a giorni alterni, ha mostrato in studi animali e umani la capacità di ridurre la neuroinfiammazione, migliorare la funzione delle cellule immunitarie cerebrali e potenziare le prestazioni cognitive, agendo in gran parte attraverso il microbiota intestinale. Il digiuno secco – senza cibo né acqua – potrebbe amplificare l'autofagia e l'effetto antinfiammatorio, ma le prove cliniche sono ancora limitate e i rischi della disidratazione impongono una rigorosa supervisione medica. Fonti russe come Filonov, Voronkova e Lavrova hanno descritto protocolli di digiuno secco a giorni alterni (o "a cascata") con finalità terapeutiche. L'articolo esamina lo stato attuale delle conoscenze, includendo gli effetti su umore e comportamento alimentare, e conclude che il digiuno secco a giorni alterni è molto più sicuro dei digiuni secchi prolungati, che possono portare alla sindrome da rialimentazione e, nei casi estremi, alla morte.

1. Cosa sono l'infiammazione e la neuroinfiammazione

L'infiammazione è una risposta difensiva dell'organismo, pensata per eliminare agenti dannosi e riparare i tessuti. Quando si esaurisce nel giro di ore o giorni, è un meccanismo protettivo essenziale. Se invece lo stimolo che l'ha innescata non scompare, o se i sistemi di controllo si alterano, l'infiammazione diventa cronica: un processo silente, di basso grado, che può durare mesi o anni e che coinvolge l'intero organismo [18].

L'obesità è una delle cause più rilevanti di infiammazione cronica. Il tessuto adiposo viscerale in eccesso produce in modo continuativo citochine pro-infiammatorie come il fattore di necrosi tumorale alfa, l'interleuchina-1β e l'interleuchina-6. Queste molecole raggiungono il sistema nervoso centrale attraversando la barriera emato-encefalica o viaggiando lungo il nervo vago. All'interno del cervello attivano la microglia e gli astrociti, le cellule immunitarie residenti, che iniziano a produrre ulteriori segnali infiammatori. Si genera così uno stato di neuroinfiammazione cronica: il cervello resta esposto a messaggi di allarme che non si spengono mai, anzi si autoalimentano. La neuroinfiammazione cronica è oggi considerata un meccanismo chiave nello sviluppo di molte malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson [10] [14] [15].

2. Morbo di Alzheimer e morbo di Parkinson: cosa sono

Il morbo di Alzheimer è la demenza neurodegenerativa più comune. A livello microscopico è caratterizzato dall'accumulo di placche formate dal peptide β-amiloide e da ammassi neurofibrillari costituiti da proteina tau iperfosforilata. Questi aggregati danneggiano le sinapsi, provocano stress ossidativo e sostengono la neuroinfiammazione, portando progressivamente alla morte dei neuroni. Le aree più colpite sono l'ippocampo e la corteccia, e i sintomi principali sono la perdita di memoria, le difficoltà di linguaggio e il declino delle funzioni esecutive. Esistono rare forme genetiche a esordio precoce, ma la maggior parte dei casi è sporadica e riconosce nell'età avanzata, nell'obesità e nell'infiammazione cronica i fattori di rischio modificabili più importanti [7].

Il morbo di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa per diffusione. È dovuto alla progressiva perdita dei neuroni che producono dopamina in una regione profonda del cervello chiamata substantia nigra. Il marcatore istopatologico è l'aggregazione della proteina α-sinucleina nei cosiddetti corpi di Lewy. La carenza di dopamina causa i sintomi motori classici: tremore a riposo, rigidità, lentezza nei movimenti e instabilità posturale. Accanto a questi, compaiono disturbi non motori come depressione, disturbi del sonno e declino cognitivo, che riflettono un interessamento diffuso del sistema nervoso. Anche nel Parkinson, l'infiammazione cronica e lo stress ossidativo giocano un ruolo riconosciuto nel peggioramento progressivo del quadro [15] [18].

3. L'obesità come ponte tra infiammazione sistemica e neurodegenerazione

Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato che l'obesità in età adulta aumenta il rischio di sviluppare demenza di Alzheimer di circa il 40-60 per cento rispetto ai normopeso. La spiegazione risiede proprio nella neuroinfiammazione cronica di basso grado, che facilita l'accumulo di β-amiloide, l'iperfosforilazione della proteina tau e, nel Parkinson, l'aggregazione dell'α-sinucleina. La disfunzione metabolica che accompagna l'obesità – resistenza all'insulina, dislipidemia, alterazioni dell'asse intestino-cervello – amplifica ulteriormente il danno neuronale. Interrompere questo circolo vizioso tra eccesso di grasso, infiammazione e neurodegenerazione è diventata una priorità, e le strategie basate sul digiuno intermittente stanno attirando un'attenzione crescente [9].

4. Cosa accade al cervello quando si pratica il digiuno intermittente

Quando l'organismo resta senza cibo per un numero sufficiente di ore, si attiva un passaggio metabolico fondamentale: esaurite le scorte di glicogeno del fegato, il corpo inizia a bruciare i grassi, producendo corpi chetonici come il β-idrossibutirrato. Quest'ultimo non è solo una fonte energetica alternativa per i neuroni, ma agisce anche da potente molecola segnale. Tra i suoi effetti [10] [17]:

  • attiva le sirtuine e la proteina chinasi AMPK, che promuovono la biogenesi mitocondriale e l'autofagia, il processo di "pulizia" cellulare;
  • inibisce l'inflammasoma NLRP3, un complesso proteico che stimola il rilascio dell'interleuchina-1β;
  • aumenta la produzione del fattore neurotrofico cerebrale, indispensabile per la plasticità sinaptica e la sopravvivenza dei neuroni;
  • modifica la composizione del microbiota intestinale, favorendo batteri benefici come Akkermansia muciniphila, che producono sostanze antinfiammatorie capaci di raggiungere il cervello attraverso l'asse intestino-cervello [1] [10].

Il risultato è una riduzione dell'attivazione della microglia, una maggiore eliminazione delle proteine mal ripiegate e un ambiente più favorevole alle connessioni tra neuroni. Questi cambiamenti hanno ricadute positive non solo sulla funzione cognitiva, ma anche sulla regolazione dell'umore.

5. Digiuno secco: caratteristiche ed evidenze preliminari

Il digiuno secco, che esclude anche l'assunzione di acqua, è una pratica antica, documentata in contesti religiosi come il Ramadan e lo Yom Kippur. Sul piano fisiologico, l'assenza di idratazione amplifica lo stress metabolico e osmotico. Questo stress controllato sembra potenziare l'autofagia: secondo i dati della ricerca sovietica degli anni Novanta, ripresi dal medico russo Sergej Filonov e confermati nei protocolli ministeriali russi, un giorno di digiuno secco produrrebbe un effetto terapeutico paragonabile a tre giorni di digiuno con acqua [3, pp. 140, 223]. Filonov, che ha utilizzato il digiuno secco nella sua pratica clinica per oltre 25 anni, ha sviluppato protocolli di digiuno frazionato che prevedono sessioni di digiuno secco alternate a giorni di alimentazione, e nel suo lavoro sottolinea con forza che un digiuno secco prolungato, se non adeguatamente preparato e supervisionato, può portare a complicazioni gravi e persino alla morte [3, pp. 22, 87–88] [21].

In un precedente articolo pubblicato su questo blog ho approfondito il cosiddetto "digiuno secco a cascata", così come presentato da Alla Voronkova [20]. In sintesi, quel protocollo non è altro che un digiuno secco a giorni alterni: un giorno senza cibo né acqua, alternato a un giorno di alimentazione e idratazione normale. A sua volta, anche Valentina Lavrova ha proposto un digiuno secco a cascata che, almeno nel primo mese, segue uno schema molto simile a quello descritto da Voronkova [3, pp. 38–40].

Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Metabolism Open ha documentato che, in soggetti con indice di massa corporea uguale o superiore a 25 (la soglia che definisce la condizione di sovrappeso secondo la classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità), 30 giorni di digiuno secco dall'alba al tramonto riducono in modo significativo le concentrazioni plasmatiche di citochine pro-infiammatorie come interleuchina-1β, interleuchina-15, e fattore di necrosi tumorale alfa. L'effetto antinfiammatorio persisteva per almeno due settimane dopo la fine del digiuno, suggerendo una riprogrammazione del sistema immunitario [5].

6. Le prove sul digiuno a giorni alterni e la neuroinfiammazione

Il digiuno a giorni alterni classico, che prevede un giorno di forte restrizione calorica (o digiuno completo con acqua) alternato a un giorno di alimentazione normale, è uno degli schemi più studiati [7].

Sul piano preclinico, una ricerca del 2025 pubblicata su Microbiome ha mostrato che, in topi diabetici, questo regime attenua la neuroinfiammazione grazie all'arricchimento dell'intestino con Akkermansia muciniphila e alla modulazione di un asse di segnalazione che coinvolge la microglia [1]. Sempre nel 2025, un altro studio su topi con Parkinson ha dimostrato che 16 settimane di digiuno a giorni alterni proteggono i neuroni dopaminergici, riducono l'accumulo di α-sinucleina e sopprimono le citochine pro-infiammatorie nell'intestino e nel cervello. Il trapianto di microbiota da topi digiunatori a topi malati ha trasferito la protezione, dimostrando il ruolo causale dell'asse intestino-cervello [2].

I dati sull'uomo sono altrettanto significativi. Uno studio clinico randomizzato controllato del 2025, pubblicato su Gut, ha arruolato 96 persone obese, assegnate per tre mesi a una dieta mediterranea, a una dieta chetogenica o a un digiuno a giorni alterni. Rispetto alla dieta mediterranea, il digiuno ha portato a [6]:

  • una riduzione superiore dei marcatori infiammatori sistemici (ferritina e proteina chemiotattica per monociti-1);
  • il recupero della capacità fagocitaria e una diminuzione dello stress ossidativo in cellule microgliali ottenute in laboratorio dai monociti dei partecipanti;
  • un miglioramento delle prestazioni in test di attenzione, memoria di lavoro e funzioni esecutive;
  • una modifica del microbiota intestinale che, trapiantato in topi obesi, ha aumentato l'attivazione neuronale nell'ippocampo, ridotto le interleuchine infiammatorie e indotto una morfologia microgliale compatibile con uno stato meno attivato.

7. Impatto su Alzheimer e Parkinson

Nei modelli animali di Alzheimer, una revisione scoping del 2020 ha preso in esame cinque studi che utilizzavano il digiuno a giorni alterni: due di essi hanno rilevato una riduzione significativa della β-amiloide nell'ippocampo e nella corteccia [7]. Il β-idrossibutirrato, inoltre, inibisce le deacetilasi istoniche di classe I, facilitando l'espressione del fattore neurotrofico cerebrale e di geni legati alla plasticità sinaptica [10]. Cicli di dieta che mima il digiuno hanno mostrato di ridurre la neuroinfiammazione e la patologia Alzheimer, rallentando il declino cognitivo nei topi; dati clinici preliminari indicano inoltre che il protocollo è fattibile e generalmente sicuro in un piccolo gruppo di pazienti con decadimento cognitivo lieve o Alzheimer lieve [22].

Per il Parkinson, oltre allo studio già citato sull'α-sinucleina, lavori precedenti avevano evidenziato che il digiuno intermittente protegge i neuroni dopaminergici dallo stress ossidativo e dalla morte cellulare indotta dalla tossina MPTP, attivando proteine protettive come SIRT3 e Nrf2 [8].

8. Digiuno secco a giorni alterni: l'ipotesi

La combinazione tra digiuno secco e schema a giorni alterni – l'approccio che ho già descritto parlando del digiuno secco a cascata di Alla Voronkova e che trova paralleli nei protocolli di Filonov e Lavrova – non è stata ancora testata in trial clinici specifici per la prevenzione delle malattie neurodegenerative. Dal punto di vista teorico, l'alternanza consente un recupero nutrizionale e idrico sufficiente per rendere il regime sostenibile, mentre la temporanea assenza di acqua potrebbe amplificare l'autofagia e accelerare la riduzione del grasso viscerale, la principale fonte di citochine infiammatorie. La pratica costante sarebbe necessaria per mantenere la riprogrammazione del microbiota e il controllo dell'infiammazione [3, pp. 45, 50–51] [20].

9. Effetti sull'umore

La ricerca ha iniziato a documentare anche i benefici psicologici del digiuno intermittente. Una revisione sistematica del 2023, che ha analizzato 23 studi, ha indicato che il digiuno agisce come regolatore circadiano, migliora la disponibilità di neurotrasmettitori e aumenta i livelli di fattori neurotrofici cerebrali, la cui carenza è stata associata ai disturbi dell'umore [12]. Un intervento condotto su 32 uomini di età media intorno ai 60 anni e con un indice di massa corporea medio di 26,7 (condizione di sovrappeso) ha mostrato che tre mesi di digiuno con restrizione calorica riducono tensione, rabbia, confusione e disturbo totale dell'umore, aumentando al contempo il vigore [11].

Specificamente per il digiuno secco, studi osservazionali condotti durante il Ramadan hanno rilevato una diminuzione dei punteggi di depressione e un miglioramento del benessere emotivo percepito [16]. Questi risultati sono biologicamente plausibili: il β-idrossibutirrato, oltre a bloccare l'inflammasoma, modula la trasmissione della dopamina e della serotonina, e l'aumento del fattore neurotrofico cerebrale esercita un effetto neurotrofico e antidepressivo [17]. La riduzione dell'infiammazione sistemica, inoltre, si riflette positivamente sul tono dell'umore [13].

10. La spontanea riqualificazione delle scelte alimentari

Un aspetto di notevole interesse è la tendenza di chi pratica il digiuno intermittente a modificare spontaneamente la qualità della propria alimentazione nei giorni in cui è consentito mangiare. Diversi studi segnalano una riduzione del desiderio di cibi ad alta densità calorica e un aumento della preferenza per alimenti integrali, proteine magre e grassi insaturi [17].

I meccanismi proposti sono molteplici. Sul piano neuroendocrino, la stabilizzazione dei livelli di insulina e grelina riduce i picchi ipoglicemici che scatenano la ricerca di zuccheri. Sul piano cognitivo-comportamentale, il digiuno sembra aumentare la consapevolezza dei segnali di fame e sazietà, aiutando a distinguere la fame fisiologica da quella emotiva. Infine, la modulazione del microbiota intestinale può influenzare la produzione di neurotrasmettitori e ormoni che orientano le scelte alimentari. Si crea così un circolo virtuoso: il digiuno riduce l'infiammazione, l'umore migliora e la motivazione a nutrirsi in modo più sano si rafforza. Questo effetto, naturalmente, si realizza solo se nei giorni di alimentazione l'idratazione è adeguata e l'apporto nutrizionale è sufficiente a evitare malnutrizione [10] [12].

11. Rischi e controindicazioni

Il digiuno secco comporta il rischio concreto di disidratazione, che può manifestarsi nel giro di 12-18 ore con mal di testa, calo pressorio, stanchezza e, nei casi estremi, danno renale acuto. È assolutamente controindicato in chi soffre di diabete di tipo 1, insufficienza renale o disturbi del comportamento alimentare, e nelle donne in gravidanza o allattamento. Anche in persone obese, che potrebbero trarre beneficio dalla perdita di peso, il digiuno secco richiede una supervisione medica rigorosa [3, pp. 25–27] [5] [21].

Un pericolo particolarmente insidioso dei digiuni prolungati – sia secchi sia con acqua – è la sindrome da rialimentazione, una complicanza potenzialmente fatale che può insorgere quando si riprende ad alimentarsi dopo un periodo di restrizione severa. La sindrome è caratterizzata da squilibri elettrolitici (ipofosfatemia, ipokaliemia, ipomagnesiemia), aritmie cardiache, insufficienza respiratoria e, nei casi più gravi, morte improvvisa [4] [19] [21]. Filonov, nella sua pratica clinica, ha documentato l'importanza di una rialimentazione graduale e controllata per scongiurare questi eventi [3, pp. 104–106].

Proprio per queste ragioni, il digiuno secco a giorni alterni è molto più sicuro dei digiuni secchi di più giorni consecutivi. Questi ultimi, se non preparati e gestiti correttamente (come nei protocolli medici messi a punto da Filonov), possono portare a esiti letali [21], specialmente nella fase di rialimentazione. La letteratura sulla sindrome da rialimentazione raccomanda, dopo un periodo di digiuno, di riprendere l'alimentazione con un apporto calorico pari al 20-25 per cento del fabbisogno stimato, aumentandolo gradualmente nell'arco di diversi giorni [5] [19].

12. Conclusioni

L'insieme delle evidenze mostra che il digiuno a giorni alterni è efficace nel ridurre l'infiammazione cerebrale associata all'obesità. Abbassa i marcatori infiammatori sistemici, ripristina una funzione microgliale fisiologica e migliora le performance cognitive attraverso l'asse intestino-cervello. I dati su modelli animali di Alzheimer e Parkinson confermano la plausibilità di un effetto preventivo. Il digiuno secco aggiunge uno stimolo autofagico e immunomodulante potenzialmente più intenso, ma le prove nell'uomo sono limitate e i rischi della disidratazione impongono prudenza [7] [8].

A questi effetti si sommano il miglioramento del tono dell'umore, la riduzione dei sintomi ansioso-depressivi e la tendenza spontanea verso scelte alimentari più sane: elementi che contribuiscono alla sostenibilità del regime e al benessere complessivo. Il protocollo che ho illustrato in passato come "digiuno secco a cascata" – un digiuno secco a giorni alterni, descritto da Alla Voronkova e che trova paralleli nei lavori di Filonov e Lavrova – incarna questa combinazione, ma prima di poterlo raccomandare per la prevenzione di Alzheimer e Parkinson occorreranno studi clinici che ne valutino sicurezza ed efficacia. Nel frattempo, la strada più ragionevole resta quella di integrare, sotto controllo medico, forme moderate di digiuno idrico intermittente in uno stile di vita orientato alla salute metabolica e cerebrale [3] [20].

Riferimenti bibliografici

  1. Gong K, Zhang S, Zheng H, et al – Alternate day fasting alleviates neuroinflammation in diabetic mice by regulating δ-valerobetaine-carnitine-microglia axis via enrichment of Akkermansia muciniphila. (Il digiuno a giorni alterni attenua la neuroinfiammazione in topi diabetici regolando l’asse δ-valerobetaina-carnitina-microglia tramite l’arricchimento di Akkermansia muciniphila). Microbiome. 2025;13:202.
  2. Wang Z, Cui Y, Li D, et al – Alternate-day fasting ameliorates α-synuclein pathology and suppresses inflammation via the gut-brain axis in an MPTP-induced subacute mouse model of Parkinson's disease. (Il digiuno a giorni alterni migliora la patologia dell’α-sinucleina e sopprime l’infiammazione attraverso l’asse intestino-cervello in un modello murino subacuto di Parkinson indotto da MPTP). npj Biofilms Microbiomes. 2025;11:228.
  3. Filonov S, Bani V – 20 domande sul digiuno secco. Simple; 2018. ISBN 978-88-6924-356-1.
  4. Ha SW, Hong SK – Recent advances in refeeding syndrome in critically ill patients: a narrative review. (Progressi recenti sulla sindrome da rialimentazione nei pazienti critici: una revisione narrativa). Ann Clin Nutr Metab. 2024;16(1):3-9.
  5. Koppold-Liebscher D, Kurtca M, et al – Dawn-to-dusk dry fasting decreases circulating inflammatory cytokines in subjects with increased body mass index. (Il digiuno secco dall’alba al tramonto riduce le citochine infiammatorie circolanti in soggetti con indice di massa corporea elevato). Metabolism Open. 2024;21:100274.
  6. Mela V, Heras V, Iešmantaitė M, et al – Microbiota fasting-related changes ameliorate cognitive decline in obesity and boost ex vivo microglial function through the gut-brain axis. (I cambiamenti del microbiota indotti dal digiuno attenuano il declino cognitivo nell’obesità e potenziano la funzione microgliale ex vivo attraverso l’asse intestino-cervello). Gut. 2025;74(11):1828-1844.
  7. Macri E, Azhar Y – Prevention of Neurologic Disease with Fasting. (Prevenzione delle malattie neurologiche con il digiuno). Semin Neurol. 2022;42(5):549-557.
  8. de Cabo R, Mattson MP – Effects of Intermittent Fasting on Health, Aging, and Disease. (Effetti del digiuno intermittente su salute, invecchiamento e malattia). N Engl J Med. 2019;381(26):2541-2551.
  9. Liu Z, Dai X, Zhang H, et al – Gut microbiota mediates intermittent-fasting alleviation of diabetes-induced cognitive impairment. (Il microbiota intestinale media l’attenuazione del deterioramento cognitivo indotto dal diabete tramite il digiuno intermittente). Nat Commun. 2020;11:855.
  10. Jensen NJ, Wodschow HZ, Nilsson M, Rungby J – Effects of ketone bodies on brain metabolism and function in neurodegenerative diseases. (Effetti dei corpi chetonici sul metabolismo e la funzione cerebrale nelle malattie neurodegenerative). Int J Mol Sci. 2020;21(22):8767.
  11. Hussin NM, Shahar S, Teng NIMF, Ngah WZW, Das SK – Efficacy of fasting and calorie restriction (FCR) on mood and depression among ageing men. (Efficacia del digiuno e della restrizione calorica sull’umore e la depressione in uomini che invecchiano). J Nutr Health Aging. 2013;17(8):674-680.
  12. Murta L, Seixas D, Harada L, Damiano RF, Zanetti M – Intermittent Fasting as a Potential Therapeutic Instrument for Major Depression Disorder: A Systematic Review of Clinical and Preclinical Studies. (Il digiuno intermittente come potenziale strumento terapeutico per il disturbo depressivo maggiore: una revisione sistematica di studi clinici e preclinici). Int J Mol Sci. 2023;24(21):15551.
  13. Bonaccorsi V, Romeo VM – Psychological and Psychiatric Consequences of Prolonged Fasting: Neurobiological, Clinical, and Therapeutic Perspectives. (Conseguenze psicologiche e psichiatriche del digiuno prolungato: prospettive neurobiologiche, cliniche e terapeutiche). Nutrients. 2026;18(1):60.
  14. Skaper SD, Facci L, Giusti P – Mast cells, glia and neuroinflammation: partners in crime?. (Mastociti, glia e neuroinfiammazione: complici di un crimine?). Immunology. 2014;141(3):314-327. doi:10.1111/imm.12170.
  15. Paris Brain Institute – Parkinson’s disease. (Malattia di Parkinson). 2026.
  16. Lone A, Hadadi AS, Alnawah AK, Alshammary AA, Almutairi RM, Ali SI, Abid N – Exploring mood and anxiety disturbances across Ramadan: a comparative study of Saudi medical students before, during, and after fasting. (Esplorando i disturbi dell’umore e dell’ansia durante il Ramadan: uno studio comparativo su studenti di medicina sauditi prima, durante e dopo il digiuno). Front Psychol. 2025;16:1570557.
  17. Marosi K, Mattson MP – BDNF mediates adaptive brain and body responses to energetic challenges. (Il BDNF media le risposte adattative del cervello e del corpo alle sfide energetiche). Trends Endocrinol Metab. 2014;25(2):89-98.
  18. Khansari PS, Sperlagh B – Inflammation in neurological and psychiatric diseases. (Infiammazione nelle malattie neurologiche e psichiatriche). Inflammopharmacology. 2012;20(3):103-107.
  19. Wirth R, Diekmann R, Janssen G, et al – Refeeding syndrome. Pathophysiology, risk factors, prevention, and treatment. (Sindrome da rialimentazione. Fisiopatologia, fattori di rischio, prevenzione e trattamento). Internist. 2018;59(4):326-333.
  20. Galgani F – Digiuno secco a cascata: metodo, benefici, controindicazioni e domande frequenti.
  21. WebMD – Is Dry Fasting Safe?. (Il digiuno secco è sicuro?). 2025. Revisione medica di Christine Mikstas, RD, LD.
  22. Rangan P, Lobo F, Parrella E, et al – Fasting-mimicking diet cycles reduce neuroinflammation to attenuate cognitive decline in Alzheimer’s models. (Cicli di dieta che mima il digiuno riducono la neuroinfiammazione attenuando il declino cognitivo nei modelli di Alzheimer). Cell Reports. 2022;40(13):111417.

pubblicato il 26 aprile 2026

Il morso proibito: tecnologia, potere e il sonno della coscienza

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“Basta un solo assaggio della mela stregata e gli occhi della vittima si chiuderanno per sempre... in un Sonno Mortale.”

La fiaba di Biancaneve non è mai stata tanto politica quanto oggi. La mela avvelenata che la Regina offre alla fanciulla non è una semplice minaccia fiabesca: è il simbolo perfetto di una promessa di dolcezza che cela un progetto di dominio. E se quell’oggetto rosso e lucido, desiderabile, apparentemente benefico, somigliasse terribilmente all’Intelligenza Artificiale che ci viene ogni giorno offerta come l’elisir del progresso?

Lo strumento degli eletti

La prima grande illusione da smantellare è l’equazione tecnologia-felicità. Nessun algoritmo, per quanto raffinato, ha mai generato un granello di senso della vita. La tecnologia non è l’amica gentile che ci semplifica l’esistenza: è, innanzitutto, uno strumento di potere. E nelle società contemporanee, questo potere non è distribuito democraticamente, ma concentrato nelle mani di pochissimi "eletti", per usare un termine gentile, che lo brandiscono con cinico interesse, senza anima, senza coscienza, senza pietà, e con la massima violenza luciferina. Sono una manciata di nuovi feudatari, arbitri occulti del nostro tempo, un drappello di architetti del consenso, gelidi ingegneri della persuasione, l’apice estremo di ogni possibile mancanza di scrupoli.

Questa minuscola, inarrivabile élite, che ha portato l’arte dell’impunità a vette mai sfiorate prima, non è fatta né di filosofi, né di benefattori dell’umanità. Sono i protagonisti di una nuova aristocrazia tecnologica che non si limita a produrre dispositivi, ma ambisce a piegare i destini delle nazioni e la coscienza degli individui. La capacità di modellare l’opinione pubblica attraverso piattaforme social, di anticipare i comportamenti attraverso la sorveglianza predittiva, di automatizzare il consenso e la repressione è già oggi la vera moneta del potere globale. La felicità promessa è solo il canto delle sirene che accompagna la resa della nostra autonomia.

La mela dell’IA: non è progresso, è guerra!

Da anni ci viene raccontato che l’Intelligenza Artificiale è un aiuto: ci aiuta a scrivere, a curarci, a organizzare il lavoro, a risolvere problemi complessi, a "pensare". Ma questa narrazione è, con esattezza, la mela stregata di Biancaneve. Il frutto viene offerto con sorriso rassicurante, e l’assaggio promette un’esistenza più facile. Solo che la vera natura di quel frutto è un’altra.

La cruda realtà è che l’IA non è nata come assistente personale; è nata — e viene sviluppata con investimenti colossali — come strumento militare, anzi come lo strumento militare per eccellenza del XXI secolo. Come il nucleare ha definito la seconda metà del Novecento, l’Intelligenza Artificiale è oggi l’arma capace di ridefinire i rapporti di forza planetari. Una singola decisione autonoma, un errore di calcolo in una catena di comando algoritmica, un sistema d’arma che impara e decide in millisecondi, possono produrre catastrofi comparabili a quelle di un ordigno atomico. La differenza è che la bomba aveva almeno la fisicità visibile del fungo; l’IA è un veleno invisibile, che si diffonde nelle infrastrutture civili camuffando il suo volto bellico.

Il manifesto del realismo tecnologico

A squarciare il velo di questa fiaba ipocrita è arrivata, in queste ultime settimane di aprile 2026, una voce tanto influente quanto esplicita: quella di Alex Karp, co-fondatore e amministratore delegato di Palantir Technologies. L’azienda, da sempre legata a doppio filo con i servizi di intelligence e il Pentagono, ha diffuso un vero e proprio “manifesto” politico-filosofico in 22 punti, contenuto nel libro The Technological Republic.

Karp non usa giri di parole. Annuncia la fine dell’era della deterrenza nucleare e l’inizio di quella fondata sull’Intelligenza Artificiale. L’equilibrio del terrore non sarà più mantenuto dalle testate nucleari, ma dalla qualità degli algoritmi e dalla velocità dei sistemi a guida autonoma. “L’IA è l’equivalente moderno della bomba atomica”, dichiara, e la vera questione non è se queste armi verranno costruite, ma chi le costruirà e con quale scopo.

La maschera ormai è caduta. L’IA non viene più venduta come l’aiutante da ufficio o il motore di ricerca potenziato: viene apertamente rivendicata come la nuova frontiera della supremazia militare globale. Palantir, con il suo manifesto, non sta facendo altro che esplicitare ciò che era già sotto gli occhi: lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale è una corsa agli armamenti. E come in ogni corsa agli armamenti, le vittime designate sono la trasparenza democratica, la pace, la libertà delle coscienze e, ovviamente, le nostre stesse vite.

Il risveglio necessario

La mela stregata della tecnologia vuole chiuderci gli occhi per sempre in un Sonno Mortale: il sonno della ragione critica, della politica consapevole, della resistenza etica. L’IA non è neutra, non è bonaria, non è un dono. È un campo di battaglia su cui si combatte la guerra per il controllo del presente e del futuro. Non una guerra metaforica, ma una guerra con morti veri, violenze di ogni genere e senza nessun freno, dominio sulle nostre vite, sui nostri corpi e sulle nostre menti.

Dobbiamo smettere di credere alla fiaba dell’innovazione innocua. La tecnologia è potere; e il potere, quando è concentrato nelle mani di pochi alienati anti-umani che parlano apertamente di deterrenza algoritmica, non è mai un regalo.

A tal riguardo, oggi mi è venuto questo pensiero:

La tecnologia non renderà nessuno più felice. Le logiche del mondo non conoscono la pace e non possono darla. Tuttavia, basta distanziarsi un pochino da esse per "essere pace".

In termini concreti, mi fido assai di più degli insegnamenti di base delle tradizioni sapienziali che di tutte queste macchinazioni infernali per piegare le nostre coscienze e i nostri corpi. In tre parole: digiuno, preghiera, non-violenza. E' saggio tenere a mente che la fragranza interna otterrà protezione esterna, mentre la corruzione dell'anima e della mente delle nostre società iper-tecnologiche non porterà mai a nulla di buono. Dobbiamo aver cura delle nostre anime e della nostra pulizia interiore.

(25 aprile 2026)

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