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Politica ed economia

NO CETA: prossime mobilitazioni di piazza

STOP CETA - 5 luglio 2017, Montecitorio, Roma

Ultimi aggiornamenti: https://stop-ttip-italia.net/

Aggiornamento 27 giugno 2017: Pd e MDP (di nuovo assente) votano sì al CETA con Forza Italia… e contro l’Italia

Aggiornamento 22 giugno 2017: Salta il voto di ratifica del CETA. Il voto in commissione Affari esteri del Senato spostato a martedì 27 giugno 2017. Stop TTIP Italia, insieme alle associazioni agricole, ambientaliste e sindacali, rilancia la mobilitazione di piazza per bloccare l’accordo. Appuntamento martedì 27 giugno 2017 alle 10 al Pantheon: ci sarà un presidio fisso organizzato insieme a Coldiretti, CGIL, Slowfood, Arci e altre realtà. Mercoledì 5 luglio 2017 invece ci sarà un nuovo presidio-manifestazione proprio sotto il Parlamento, in piazza Montecitorio, dalle 10:00.
Sito di riferimento: https://stop-ttip-italia.net/

Sullo stesso argomento:

L'articolo che segue è a firma di Elena Mazzoni e pubblicato il 23 giugno 2017 all'indirizzo:
http://www.listatsipras.eu/2017/06/23/mobilitiamoci-contro-il-ceta/

NO CETA - Manifestazione contro la ratifica

Mobilitiamoci contro il CETA

L’imponente mobilitazione organizzata dalla Campagna StopTTIP-StopCETA Italia, le migliaia di lettere, tweet e dossier inviati ai senatori e al Presidente stesso dai cittadini, sono riuscite nell’impresa titanica di far slittare il voto della Commissione Affari Esteri a martedì 27 e quello in plenaria a mercoledì 28.

Il successo maggiore però non consiste nello slittamento del voto ma nell’aver costretto il presidente della Commissione, Pier Ferdinando Casini, a tenere audizioni e ad aprire una discussione, pur se di due soli giorni, su un tema tanto delicato ed altrettanto taciuto.

Un vero e proprio esempio di politica dal basso che ha infiammato gli animi e spinto Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Slowfood e tutte le organizzazioni che sostengono la Campagna italiana, ad organizzare due momenti di intensa partecipazione in piazza a Roma, martedì 27 al Pantheon alle 10:00 e mercoledì 5 luglio, sempre alle 10:00, proprio in piazza Montecitorio

https://stop-ttip-italia.net/2017/06/22/ceta-ratifica-piazza-333/.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa non ci piaccia del CETA con il simpatico Canada del bel premier Trudaeu.

I motivi sono tanti e potete trovarli riassunti nel libro bianco sottoscritto con Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Arci, Acli, Legambiente Fairwatch e tre associazioni di consumatori e nei due dossier tecnici  che la campagna italiana ha presentato in audizione in Senato.

Trudaeu non è il fascinoso vessillo dell’ambiente da sventolare per scacciare lo spauracchio arancione di Trump perchè, con le politiche attuali, il paese nord americano non manterrà i propri impegni nel controllo delle emissioni, elargendo 3,3 miliardi di dollari l’anno di sussidi pubblici ai combustibili fossili, tra cui l’inquinante petrolio da sabbie bituminose   http://climateactiontracker.org/countries/canada.html.

Una recente ispezione effettuata nelle zone di estrazione mineraria canadesi dall’OHCHR dell’ONU ha riscontrato delle violazioni dei diritti umani ed esortato le autorità canadesi a “integrare i diritti delle popolazioni indigene nelle loro politiche e nelle pratiche che disciplinano lo sfruttamento delle risorse naturali”. La delegazione ha inoltre sottolineato “la necessità per il governo di rafforzare l’accesso agli strumenti legali di ricorso per le vittime di abusi di diritto”.

Lo stesso Trudeau ha supportato incondizionatamente la costruzione dell’oleodotto Keystone XL, un progetto da 8 miliardi di dollari per portare quel petrolio negli Stati Uniti.

Non proprio in linea con la narrazione mainstream del paese dello sciroppo d’acero.

Le risposte sono quindi molteplici ed anche molto tecniche ma la prima che viene in mente a me ogni volta in cui qualcuno mi chiede perchè io mi opponga al CETA, quella data con la pancia e non con lo studio dei testi, è che chiunque abbia un’idea del commercio sostenibile, equo, rispettoso dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente, dei diritti umani, dei beni comuni, deve dire NO al CETA,

Un NO potente.

Un NO di gente stanca di un mondo che abbatte le barriere per merci e capitali ed alza, inesorabilmente, invalicabilmente, quelle per la libera circolazione delle persone.

Le macerie della democrazia

Gaza (fonte)

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La psicosi che inventa il nemico

C'è un aspetto ancora più pericoloso dello stanziare miliardi e miliardi per armare l'Ucraina e per fomentare la guerra, cioè la "psicosi del nemico" che si sta diffondendo. Abbiamo potentissimi strumenti in moto, basta guardare i principali canali del nostro main stream, è un incredibile incalzare di bugie una più allarmante dell'altra. Ci viene presentata la Russia che sta per attaccare l'Europa, ci si deve armare, dobbiamo essere pronti a combattere (ovvero a farci uccidere per difendere le poltrone dei nostri governanti).

Non esiste il nemico, esistono solo l'orgoglio, l'ignoranza e il fanatismo estremo che, insieme all'incapacità di comprendere, di amare e di sentirsi responsabili delle proprie azioni criminali, trasformano gli amici in nemici e le normali difficoltà in catastrofi.

Se non è chiaro di cosa stiamo parlando, questa fotografia vale più degli infiniti inutili discorsi a cui siamo abituati:

Cimitero militare

(22 marzo 2025)

Firme per referendum sull'abrogazione dell'obbligatorietà dei vaccini pediatrici

La raccolta firme è iniziata il 15 marzo 2025 in tutti i Comuni, per informazioni:
https://luogocomune.net/medicina-salute/obbligo-vaccinale-si-firma-per-il-referendum

Io ho firmato con l'auspicio di salvare tante giovani creature.

«Qui stanno morendo tanti, tanti giovani. Due ragazzi, due fratelli, nel giro di cinque mesi sono morti di un infarto fulminante al cuore. Un altro ragazzo è morto di meningite. Poi ci sono altre persone che si stanno prendendo tumori, tutta gente giovane. Qui da noi è uno strazio, una strage. Ogni giorno gente giovane, gente giovane che muore, tra cui anche una dottoressa. Tutti giovani». Le cronache locali d'Italia sono piene di notizie come questa. Questo è il bel regalo dei vaccini.

Speriamo in un po' di presa di coscienza. Questo referendum è una piccola speranza sulla libertà di scelta, ma quel che conta è iniziare a sviluppare un nuovo modello di salute e di medicina. Già nel lontano 2014 scrissi un mio personale "vaffanculo" all'industria delle epidemie e dei vaccini, magari vale la pena rileggerlo. Da allora ho documentato punto per punto il crimine vaccinale e ho predetto quel che sarebbe accaduto, ma la gente non era pronta ad ascoltare. Ora molti hanno capito sulla propria pelle o sulla tomba dei propri cari, ma è solo l'inizio.

I vaccini sono pieni di schifezze, sono veleni a volte gravemente invalidanti, a volte mortali. E fanno anche venire l'autismo o comunque altri danni neurologici gravi ai bambini. Cerchiamo di farla finita e smettiamola di credere a chi ha usato estorsione, ricatto, violenza ed eversione costituzionale per imporre le politiche vaccinali che fanno incassare tanti soldi a pochi stronzi assassini.

Il senso ultimo di questo referendum, espresso anche nella foto seguente (California, giugno 2015, proteste contro il "Senate Bill 277" equivalente alla nostra "Legge Lorenzin"), è di lasciare che siano le mamme a decidere, non le industrie farmaceutiche.

Libertà di scelta vaccinale - NO obbligo

(19 marzo 2025)

 

Alle pendici del Grande Vulcano

Sull’Isola della Vita, alle pendici del Grande Vulcano, la natura fioriva in tutta la sua abbondanza. I cieli erano attraversati da stormi di uccelli, le foreste risuonavano di richiami e il sole splendeva ovunque, donando a tutti la sua energia divina.

Era un mondo che avrebbe potuto essere un paradiso. Eppure, un’inquietudine serpeggiava tra gli animali. Da tempo, il pennacchio del vulcano si faceva più scuro, il fumo saliva denso e greve, e ogni giorno il suo respiro si faceva più minaccioso. Gli uccelli scrutavano il cielo con angoscia, le scimmie lanciavano grida d’allarme, i cervi stavano in allerta nel silenzio. Nei fiumi, i pesci smettevano di guizzare, trattenuti da un presentimento oscuro; nei boschi, i lupi sollevavano il muso verso l’aria densa, fiutando un destino che non sapevano fermare. Tutti gli animali sapevano che, se il vulcano fosse esploso, l’isola intera sarebbe stata inghiottita, senza scampo, senza rifugio. Così, pregavano il sole, chiedevano alla terra di placare la sua ira, speravano ancora in un domani.

Gli umani, invece, erano di tutt'altro umore.

Il 15 marzo 2025, sotto l’ombra di un grande obelisco, si radunarono in migliaia (fonte). Ma non per implorare la pace, non per chiedere al vulcano di calmarsi. Con voci solenni, con gesti carichi di fervore, lo invocarono affinché si destasse, affinché riversasse su di loro la sua furia. Erano stanchi, troppo stanchi per cercare un futuro. Troppe paure, troppe lotte, troppi sforzi. Meglio il fuoco, meglio il tuono, meglio che tutto finisse in un’unica, definitiva esplosione.

Il vulcano, però, restò immobile. Non per pietà degli umani, ma per misericordia verso gli animali e le piante. Però, quanto ancora durerà la sua clemenza?

(9 marzo 2025)

IA potentissima e gratuita

A questo mondo di gratuito ci sono solo il formaggio nella trappola per topi, e la droga ai ragazzini per creare dipendenza.

Certo, c'è anche il lavoro su base volontaria, come quello negli ospedali, di coloro che scrivono e condividono libre software, dei giornalisti che fanno ottimi servizi, documentari o interviste su Youtube senza pubblicità e senza finanziatori, e di me in questo blog, ma più che di gratuità bisognerebbe parlare di "non retribuzione".

L'intelligenza artificiale gratuita in quale categoria rientra? Si tratta di un servizio che richiede centinaia di miliardi di dollari di investimenti. Forse il paragone più appropriato è quello della droga ai ragazzini? Anche, ma il formaggio nella trappola per topi mi sembra quello più preciso.

L'IA non è e non sarà mai nostra amica.

(29 gennaio 2025)

Un'alternativa all'IA (che non è nostra amica), con Francesco Galgani

In questo nuovo appuntamento su "Spunti di Riflessione", affrontiamo molti temi legati all'intelligenza artificiale, dalla storia alle sue criticità.

Appunti e citazioni: galgani-intervista-2025-01-25.pdf

Il nucleare civile è antieconomico, una truffa a danno della collettività

Nella mia intervista di ieri “Un’alternativa alla IA (che non è nostra amica)”, ho sostenuto che l’energia elettrica prodotta da centrali atomiche per uso civile è antieconomica, che è una truffa a danno della collettività, e che esiste solo perché l’impresa e i profitti privati sono coperti dai soldi pubblici. Ho anche accennato che lo scopo ultimo del nucleare civile è comunque militare.

Colgo l’occasione di aver toccato ieri questo argomento per approfondirlo adesso.

La tesi secondo cui le centrali nucleari per uso civile siano fondamentalmente antieconomiche si basa su un’analisi approfondita delle voci di costo che, per diverse ragioni, vengono spesso trasferite (“esternalizzate”) dalla società proprietaria dell’impianto al settore pubblico, quindi ai contribuenti. Proviamo a suddividere la questione in alcuni punti chiave:

1. Costo di costruzione e ritardi

• Investimento iniziale elevato: La costruzione di una centrale nucleare richiede investimenti di capitale molto alti, spesso nell’ordine di diversi miliardi di euro, e tempi di realizzazione lunghi (anche oltre un decennio). Ciò si traduce in forti oneri finanziari a causa degli interessi sul capitale investito.

• Rischio di costi extra e sforamenti di budget: È frequente che i progetti di centrali nucleari subiscano ritardi e lievitazioni dei costi durante la costruzione. Esempi noti includono progetti in Francia (Flamanville) e Finlandia (Olkiluoto), dove i costi previsti sono aumentati notevolmente rispetto alle stime iniziali. Quando ciò accade, spesso intervengono i governi o i soggetti pubblici per coprire i costi eccedenti, perché la mancanza di sostegno pubblico porterebbe a blocchi o fallimenti del progetto.

2. Copertura assicurativa e responsabilità civile

• Rischio di incidenti: Un incidente in una centrale nucleare può avere conseguenze potenzialmente molto gravi e durature. I danni economici (e umani) possono essere enormi, come visto in passato con Chernobyl (1986) o Fukushima (2011).

• Garanzie statali sulla responsabilità: Le compagnie private raramente possono coprire interamente la responsabilità di un incidente nucleare attraverso assicurazioni sul mercato libero, perché i premi assicurativi sarebbero altissimi. Spesso, quindi, gli Stati stabiliscono dei limiti alla responsabilità legale o forniscono essi stessi delle forme di garanzia per coprire i potenziali danni; questo si traduce in un “sussidio implicito” alla produzione di energia nucleare.

3. Gestione delle scorie radioattive

• Alti costi di stoccaggio a lungo termine: I rifiuti nucleari, specialmente quelli ad alta radioattività, devono essere stoccati in condizioni di sicurezza per tempi che superano di gran lunga la durata della vita dell’impianto (centinaia o addirittura migliaia di anni). La ricerca di siti di stoccaggio idonei, la loro messa in sicurezza e il controllo costante richiedono ingenti risorse.

• Trasferimento dei costi ai governi: Spesso le società che gestiscono le centrali non incorporano appieno nei propri bilanci tutti i costi di stoccaggio a lunghissimo termine. In molti Paesi, esistono fondi pubblici o partecipati dallo Stato che si occupano (o si occuperanno in futuro) della fase finale di smaltimento. Questo alleggerisce la singola azienda da un onere così dilatato nel tempo e di incerta quantificazione economica, spostandolo sulla collettività.

4. Decommissioning (smantellamento a fine vita)

• Smantellamento costoso e complesso: Il decommissioning di una centrale nucleare è un processo tecnicamente impegnativo e può durare decenni. Anche qui, i costi possono superare le stime originarie e raggiungere cifre molto rilevanti.

• Sussidi diretti o indiretti: Di frequente, per coprire il decommissioning, vengono costituiti fondi alimentati dalle stesse aziende ma spesso insufficienti o basati su stime ottimistiche. Nel caso di emergano ulteriori costi, è ancora lo Stato a intervenire. Esistono anche esempi di centrali in cui la proprietà è passata a società statali proprio per gestire la fase di smantellamento, socializzandone i costi.

5. Concorrenza sul mercato dell’energia

• Costi comparati: Se si confronta il costo “tutto compreso” di un kWh di energia da fonte nucleare con quello derivante da altre fonti (rinnovabili, ma anche fossili), risulta che il nucleare è competitivo solo quando:

1. Vengono omesse o minimizzate voci come assicurazione, stoccaggio delle scorie e decommissioning.

2. Lo Stato garantisce un prezzo di vendita dell’energia (o sussidi diretti/indiretti), riducendo il rischio per l’investitore privato.

• Mercato e prezzi garantiti: In alcuni casi, i governi stipulano contratti di “price floor” o “contract for difference” (ad esempio il caso di Hinkley Point C nel Regno Unito), ossia assicurano un prezzo minimo di acquisto dell’energia prodotta dalla centrale. Se il prezzo di mercato scende al di sotto di tale soglia, la differenza viene coperta con fondi pubblici. Questo meccanismo è un ulteriore modo per rendere appetibile l’investimento privato, spostando sullo Stato parte del rischio di mercato.

6. Impatto ambientale e sanitario a lungo termine

• Danni potenziali all’ambiente: Un incidente o la gestione errata delle scorie può causare contaminazioni difficilmente quantificabili e da bonificare in modo estremamente dispendioso. Spesso questi rischi non sono interamente contabilizzati nei costi delle imprese elettriche, perché i danni all’ambiente, alla salute pubblica o all’agricoltura verrebbero coperti, in gran parte, da fondi nazionali.

• Effetto sul territorio: In termini di percezione del rischio e ricadute sulla popolazione, è difficile mettere una cifra su possibili esodi, calo dei valori immobiliari, perdita di produttività agricola in aree eventualmente colpite da fughe radioattive. Questo costo ricade in ultima istanza sulla comunità.

Riassunto dei problemi economici

1. Struttura dei costi e rischio di insolvenza: Gli altissimi costi iniziali, le incertezze sui tempi di costruzione, le coperture assicurative parziali e il problema delle scorie portano a un rischio finanziario enorme per qualsiasi operatore privato. Senza il supporto o la garanzia statale, molte società non avrebbero la forza di sostenere tali progetti.

2. Esternalizzazione dei costi: Gran parte delle spese correlate alla sicurezza, allo smaltimento delle scorie e allo smantellamento, così come i potenziali costi di un incidente grave, non vengono contabilizzati interamente nelle normali logiche di mercato ma vengono sostenuti (o si prevede che saranno sostenuti) con denaro pubblico. Questo riduce artificialmente il costo apparente dell’energia nucleare e ne fa sembrare la produzione più conveniente di quanto sarebbe se l’industria dovesse internalizzare tutte le spese.

3. Confronto con altre tecnologie: Mentre le fonti rinnovabili (come solare ed eolico) hanno beneficiato, in passato, di sussidi e incentivi, la loro curva dei costi è costantemente in diminuzione e i rischi di impatto ambientale sono notevolmente più contenuti. Per il nucleare, invece, i rischi e le complessità restano alti, e i costi (a lungo termine) non mostrano tendenze di riduzione altrettanto marcate.

4. Discussione politica ed economica: Se il costo reale del nucleare fosse interamente internalizzato — ovvero se le aziende dovessero pagare da sole per assicurarsi a livelli adeguati, finanziare completamente lo smantellamento e lo stoccaggio delle scorie, risarcire le comunità o gli Stati in caso di incidente — è probabile che gli investimenti privati si ridurrebbero drasticamente, rendendo il nucleare ancora più marginale sotto il profilo economico.

In sintesi, la redditività apparente del nucleare si basa su meccanismi di supporto pubblico e su un trasferimento parziale dei rischi e delle spese all’intera collettività. Se tali costi fossero internalizzati, l’energia nucleare difficilmente potrebbe competere, a parità di condizioni, con fonti energetiche che presentano rischi e oneri di lungo periodo molto inferiori.

Propedeuticità del nucleare civile a quello militare

Un ulteriore aspetto spesso sottovalutato, ma di grande rilevanza geopolitica, è la stretta correlazione tra il nucleare civile e quello militare. Sebbene i reattori per la produzione di energia elettrica abbiano finalità pacifiche, le conoscenze tecniche, le infrastrutture e, in alcuni casi, le materie prime utilizzate (ad esempio l’uranio arricchito) possono essere sfruttate anche per sviluppare armamenti atomici. La storia dimostra come diversi Paesi abbiano utilizzato il settore nucleare civile come “copertura” o trampolino di lancio per acquisire le competenze necessarie alla realizzazione di ordigni nucleari, dedicando poi appositi impianti (come i reattori che producono plutonio di grado militare) allo scopo di costruire la bomba atomica.

In molti programmi nucleari nazionali, quindi, il segmento “civile” è strettamente legato (o almeno complementare) al potenziamento di eventuali capacità militari. Ciò non solo accresce i costi e le implicazioni di sicurezza (perché la tecnologia sensibile deve essere protetta da possibili appropriazioni indebite), ma può anche innescare tensioni internazionali, spinte alla proliferazione e un aumento della diffidenza reciproca tra Stati. La distinzione tra un programma energetico puramente pacifico e uno con finalità belliche è quindi molto sottile.

In aggiunta, come precedentemente accennato, non si tratta esclusivamente di un trasferimento di conoscenze o di competenze tecniche: il materiale nucleare utilizzato negli impianti civili può effettivamente essere “dirottato” verso fini militari. Il combustibile usato nei reattori a scopi energetici, infatti, contiene isotopi di uranio e plutonio che, se opportunamente lavorati (ad esempio attraverso processi di arricchimento o di ritrattamento), possono essere impiegati per la fabbricazione di ordigni nucleari. Ciò rende il controllo e la messa in sicurezza di tali materiali di importanza critica, poiché un eventuale sfruttamento illecito (da parte di gruppi o governi) comporterebbe gravi rischi di proliferazione e minacce alla stabilità internazionale.

La presenza di reattori civili, quindi, non solo fornisce a un Paese competenze tecnico-scientifiche utili all’eventuale sviluppo di un programma militare, ma mette anche a disposizione materie prime (o semilavorate) dalle quali è più facile ricavare, in tempi e costi relativamente ridotti, sostanze fissili impiegabili in ordigni bellici. Questo intreccio tra nucleare civile e militare può essere quindi il vero motivo a sostegno della propaganda a favore del nucleare civile.

(26 gennaio 2025)

Dall'illusione del cosmismo russo ai poveri transumanisti come Elon Musk

Il pensiero transumanista, con la sua fiducia incrollabile nella tecnologia come strumento per risolvere ogni problema umano, trova inaspettate similitudini con le visioni utopiche dei cosmisti comunisti russi del XX secolo. Sebbene i due movimenti abbiano radici culturali ed economiche profondamente diverse, condividono l'idea che il progresso scientifico possa trascendere i limiti della condizione umana e portare l'umanità a un futuro radicalmente nuovo.

L'eredità dei cosmisti russi

I cosmisti russi, tra cui Nikolaj Fëdorov e Konstantin Tsiolkovsky, sognavano una fusione tra spiritualità e scienza. Il loro obiettivo era l'immortalità, non solo per i vivi, ma anche per i morti. L’imbalsamazione di Lenin, orchestrata con l’idea che un giorno la tecnologia potesse resuscitarlo, è uno degli esempi più emblematici di questa visione. Il cosmismo combinava un profondo misticismo con un ottimismo quasi illimitato nei confronti della scienza, considerata la chiave per superare la morte e colonizzare l’universo.

Un concetto centrale del cosmismo è quello di "noosfera", introdotto da Pierre Teilhard de Chardin e Vladimir Vernadskij. La noosfera rappresenta una fase evolutiva in cui l'attività mentale umana, basata sulla conoscenza scientifica e sulla coscienza collettiva, diventa una forza geologica capace di influenzare il destino fisico e sociale del pianeta, trasformandolo in un luogo governato dalla razionalità e dalla conoscenza collettiva.

A me piace immaginare che le idee siano entità viventi, in grado di evolversi e plasmare il destino della Terra. Questo spiegherebbe tante cose, sia nel bene che nel male. Ma questa mia visione è più simile al concetto di eggregora che di noosfera. Andiamo oltre...

Elon Musk: il cosmista capitalista

Tra i moderni transumanisti, Elon Musk è forse il più emblematico. Con le sue ambizioni di colonizzare Marte, costruire un’intelligenza artificiale benevola e spingere oltre i limiti conosciuti la scienza medica, Musk incarna una versione capitalista dei sogni cosmisti. Non è un caso che Musk citi spesso Tsiolkovsky, ricordando la sua famosa frase: “La Terra è la culla dell'umanità, ma l'umanità non può rimanere nella culla per sempre”. Musk sembra vedere in questa massima un mandato morale per spingere l’umanità verso un futuro interplanetario.

Il transumanesimo di Musk si basa su una convinzione fondamentale, ovvero che la tecnologia può risolvere tutto. Le sue parole – “Voglio costruire un futuro per il quale ci si possa alzare la mattina ed essere entusiasti”, aggiungendo che “la vita non dovrebbe consistere solo nel risolvere un misero problema dopo l'altro” – riecheggiano un ottimismo quasi religioso, che rifiuta l’idea che l’esistenza umana debba essere ridotta alla mera sopravvivenza o alla soluzione di problemi contingenti. Per Musk, la tecnologia non è solo uno strumento, è anche una promessa di redenzione.

L'illusione del futuro?

Musk, e con lui molti transumanisti, sembra ignorare una verità fondamentale: non è necessario aspettare il futuro per trovare entusiasmo nella vita. Molti di noi, oggi, vivono già con una gioia e una curiosità quotidiane che non dipendono da macchine avanzate o dalla colonizzazione di Marte. La meraviglia è già accessibile, nella semplicità del presente, nello stupore e nel mistero della vita, e nelle relazioni umane.

Non è neanche necessario affaticarsi costantemente a risolvere un problema dopo l'altro, seguendo i ritmi alienanti della nostra società, né tantomeno autoingannarsi che il proprio valore sia in funzione di quante cose difficili riusciamo a fare. Cosa dire allora degli eremiti, dei monaci, o delle ragazze che nella clausura sono più felici di tanti altri? Cosa dovremmo pensare dei semplici contadini che gioiscono nel vedere l'alba dal loro campo e nel parlare con i loro animali?

A questa "incapacità di gioire del presente", va aggiunta anche un'altra questione. I cosmisti russi credevano che il futuro fosse un progetto collettivo, un sogno che richiedeva la partecipazione di tutti. Il transumanesimo contemporaneo, invece, è spesso dominato da una visione individualistica e capitalistica, in cui il progresso è guidato da imprenditori visionari piuttosto che da comunità unite. Questa differenza non è trascurabile, perché la tecnologia, per quanto avanzata, non può sostituire i valori umani fondamentali.

Il presente è già meraviglioso

La fiducia smisurata nella tecnologia va di pari passo ad una sfiducia crescente in noi stessi, nella vita e nelle relazioni. L'innovazione tecnologica sta gettando l'umanità in un abisso di disperazione, e siamo solo all'inizio. La tecnologia non solo ci sta rubando il lavoro e il senso di identità che ne consegue, ma rischia anche di farci dimenticare che la bellezza della vita è già qui, ora.

La capacità di svegliarsi ogni mattina con entusiasmo non è un lusso riservato a un futuro tecnologico, ma una "scelta" che possiamo fare ogni giorno. Invece di guardare costantemente avanti, potremmo imparare a riconoscere e celebrare ciò che già abbiamo, in un mondo ricco di possibilità, connessioni e meraviglie.

Il transumanesimo promette falsamente di allargare i nostri orizzonti, disconoscendo però la straordinarietà del presente. Invece di pensare all'illusorio potenziale della tecnologia, che può solo "spostare" i problemi ma non "risolverli", potremmo meglio abbracciare la bellezza intrinseca delle nostre esistenze.

(13 gennaio 2025)

Per approfondimenti:

La tecnologia si mangerà il lavoro (con Giuseppe Masala)
(Elon Musk e il cosmismo russo sono discussi a partire da 58 minuti)
https://m.youtube.com/watch?v=9Ijs_kaLd_g

Elon Musk: A Dangerous ‘Evolution’
https://bylinetimes.com/2024/10/02/elon-musk-a-dangerous-evolution/

 

Dall'illusione del cosmismo russo ai poveri transumanisti come Elon Musk (Francesco Galgani's art, January 13, 2025)
(go to my art gallery)

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