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Nuovi media e libertà di espressione

Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2016

«Esiste il diritto di avere una vita privata. Il diritto a una coscienza privata è stato oggetto di lotte, di guerre di religione monumentali, e la lotta per ottenerlo ha prodotto centinaia di milioni di morti. La tolleranza e il principio della tolleranza era quello di lasciare la pace agli individui per un pensiero privato, e libero. Questo pensiero privato l'abbiamo acquisito con il nostro sangue, in un certo modo, nel corso della storia. Non vedo la ragione per abbandonarlo!» (De Kerkhove)

Argomenti:

  • L'11 settembre 2001 e il Patriot Act
  • L'attuale stato della libertà di espressione in rete negli Stati Uniti e in Italia
  • Il problema etico della privacy (tratto da un'intervista su Mediamente del 27 luglio 1998)

L'11 settembre 2001 e il Patriot Act
L'11 settembre 2001: secondo me, per capire cosa questa data abbia comportato nella storia di Internet, sarebbe bene essere consapevoli dell'esistenza del “Patriot Act”, assolutamente decisivo sia da un punto di vista storico, sia attuale (in quanto è ancora in vigore). Per un'analisi precisa, si veda l'articolo "Cyber-sorveglianza e tutela della privacy dopo l'11 Settembre 2001". Il Patrioct Act, concepito negli Stati Uniti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 e firmato dall'allora presidente Bush – che è una norma incostituzionale (come dichiarato dalla Corte Suprema nel 2007), ma ancora in vigore – ha limitato fortemente, per non dire cancellato, la privacy in tutte le telecomunicazioni, in deroga ai principi costituzionali di libertà. Nulla di ciò che transita tramite Internet è da considerarsi “privato” in quanto è sistematicamente intercettato e analizzato, tantopiù che i servizi forniti dai grandi dell'ICT (Google, Facebook, Twitter, Apple, ecc.) transitano attraverso gli Stati Uniti (dove le leggi garantiste europee non trovano applicazione). In poche parole: dopo l'11 settembre 2001 è iniziata un'intercettazione di massa a livello globale, denunciata nello scandalo Datagate. Per informazioni:
http://www.informatica-libera.net/content/datagate-non-dimenticare

L'attuale stato della libertà di espressione in rete negli Stati Uniti e in Italia
Ecco allora, in base a quanto scritto al punto precedente, che i social network sono un mezzo primario di controllo delle persone, che vedono fortemente limitarsi la libertà di espressione: nel dire ciò, mi riferisco soprattutto agli Stati Uniti, dove le comunicazioni private sono intercettate (senza mandato della magistratura) e utilizzate anche per la “prevenzione” di reati, con conseguenze a volte veramente molto discutibili, come gli arresti, le perquisizioni e i blits scattati su poveri cristi innocenti che avevano solo scritto qualche commento goliardico su Facebook.
Ad ogni modo, sempre rimanendo sul tema dei social network, anche in Italia, per altri motivi, non siamo messi molto bene, infatti basta un “mi piace”, solo un “mi piace”, per essere licenziati:
http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/sardegna_dipendente_licenziato_like_facebook/notizie/1024152.shtml
E' evidente che esiste un problema di libertà di espressione e di manifestazione del pensiero... che secondo me andrebbe tenuto presente quando parliamo dei “nuovi media”.

Il problema etico della privacy (tratto da un'intervista su Mediamente del 27 luglio 1998)

La privacy è un problema etico che va affrontato in questa società dell'informazione.
(Levy) Da questo punto di vista non c'è nulla da temere visto che abbiamo già il peggio! In ogni caso, già esistono dei software che percorrono la rete senza tregua e che registrano tutto quello che succede nel Web o nei newsgroup. Tutto viene analizzato sistematicamente e riportato in immense banche dati dei servizi segreti americani. Mi chiedo cosa facciano di tutte queste informazioni! Bisogna anche sapere che un individuo medio generalmente esiste in più di duecento schede nominative. Oggi esistono metodi per recuperare queste diverse schede, anche se, ovviamente, le legislazioni nazionali cercano di impedirlo. Tutto ciò già esiste e mi chiedo cosa cambierà per noi. Solo con le carte di credito possiamo sapere tutto ciò che si compra registrando gli spostamenti dell'utente sul WWW e leggendo la posta elettronica. C'è un modo di rendere l'individuo completamente trasparente, molto più di prima, e di questo bisogna esserne veramente coscienti. Ecco perché, innanzi tutto, bisogna tenere duro sull'aspetto legale. Sul piano tecnico siamo completamente trasparenti e l'individuo deve essere assolutamente protetto legalmente. D'altra parte, ci sono delle possibilità tecniche per proteggere la vita privata come con i sistemi di criptaggio; io sono d'accordo per lo sviluppo e la libertà di utilizzo di questi sistemi che fanno, in qualche modo, da contrappeso allo straordinario potere di coloro che potrebbero avere tutta l'informazione disponibile di un individuo.
 
Invito alla stessa riflessione De Kerkchove: il diritto alla privacy è un problema etico importante nella nostra società dell'informazione...
(De Kerckohove) Esiste il diritto di avere una vita privata. Il diritto a una coscienza privata è stato oggetto di lotte, di guerre di religione monumentali, e la lotta per ottenerlo ha prodotto centinaia di milioni di morti. La tolleranza e il principio della tolleranza era quello di lasciare la pace agli individui per un pensiero privato, e libero. Questo pensiero privato l'abbiamo acquisito con il nostro sangue, in un certo modo, nel corso della storia. Non vedo la ragione per abbandonarlo! Conosciamo bene la collettività e l'individualità ma ciò che conosciamo meno bene è la connettività: esiste un essere connettivo e una possibilità di essere se stessi e altre persone in un determinato tempo. Penso che la vita privata e la sua problematica appaiano come vecchie questioni che riguardano particolarmente una 'forma' dell'essere. La religione medievale ha dovuto fronteggiare e proteggersi contro l'apparizione dell'individuo privato creando monasteri - luoghi nei quali la vecchia immagine dell'uomo collettivo poteva ancora essere coltivata, in lotta molto dura contro l'individuo privato -; l'Inquisizione cos'è stata? Il Papa lascia entrare l'immagine collettiva di salvezza del destino dell'uomo e il pensiero totalmente individuale del povero diavolo si torturava facendo uscire dalla sua testa quello che gli apparteneva.

Francesco Galgani,
16 dicembre 2014

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