Siamo tutti drogati e nessuno lo dice (di Marcello Pamio)

Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2017

Siamo tutti drogati e nessuno lo dice

di Marcello Pamio - 2 agosto 2010
fonte: http://www.disinformazione.it/siamo_drogati.htm

E’ risaputo che le droghe pervadono tutta la nostra società e il loro abuso è dilagante.
Le autorità dovrebbero vigilare sulla salute pubblica e invece non solo si girano dall’altra parte incuranti del problema, ma ci speculano sopra guadagnando cifre da capogiro.
Ma di cosa stiamo parlando?
Questo non è il classico articolo sulle droghe tradizionali: cocaina, eroina, hashish, marijuana, ecc., ma sulle droghe che inconsapevolmente assumiamo ogni giorno, tutti quanti, che ci piaccia o non ci piaccia!
Se pensate che il fenomeno non vi tocchi, leggete con molta attenzione!

Le droghe affascinano perché alterano la nostra percezione, la capacità di vedere e sperimentare il mondo. Vi sono vari modi per ottenere più o meno lo stesso effetto: cantare, ballare, digiunare, ridere, meditare, leggere, fantasticare, ecc.
Ma la droga è certamente molto più rapida, veloce e…proibita.

  • Dall’alba dei tempi l’uomo cerca e sperimenta sostanze psicotrope con le motivazioni più variegate, eccone qualcuna:
    Espandere la propria coscienza per vedere il mondo con occhi diversi;
    Pratiche di tipo religioso: la marijuana e molte piante allucinogene vengono usate in India e da altre popolazioni indigene;
    Per curare malattie: oppio, cocaina, morfina marijuana e alcol sono stati i pilastri della medicina ottocentesca e venivano usati per qualunque cosa, dai dolori mestruali all’epilessia. Alla fine dell’Ottocento la cocaina veniva pubblicizzata come medicina miracolosa mentre il vino alla coca fu il farmaco più prescritto in assoluto;
    Stimolare la creatività: Charles Baudelaire usava hashish e oppio, il collega Alexandre Dumas si univa a lui negli esperimenti con l’hashish. Lo scrittore americano Edgar Allan Poe faceva uso di oppiacei e parte della sua bizzarria descrittiva, derivava proprio da esperienze con la droga. I primi scritti di Sigmund Freud furono ispirati dalla cocaina, e lui stesso ne incoraggiò il consumo;
    Fuggire dalla noia, disperazione e migliorare l’interazione sociale;
    Fuggire dal mondo e dai problemi quotidiani, isolandosi artificialmente.
    - ...

Un bisogno compulsivo ed endemico di conferma sociale

Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2017

Solitudine e InternetA gennaio 2014, nella mia tesi di laurea su "Solitudine e Contesti Virtuali", scrissi:

«L'affettività non può essere mediata da alcuna tecnologia della comunicazione.
Ci culliamo nel pensiero che essere sempre connessi ci farà sentire meno soli, ma siamo a rischio, perché se non siamo in grado di stare soli, saremo ancora più soli.
Spinti dall’irresistibile impulso a riempire i vuoti della nostra vita con il mondo virtuale, accettiamo sempre di più la realtà come simulazione della vita invece di vivere ciò che di reale sta dentro e intorno a noi.»

Da allora sono passati più di tre anni... e la situazione attuale è ben riassunta dall'articolo seguente:

Psicologia. Nove americani su dieci sono “Internet addicted”

Fonte: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=49079

L’American Psychological Association lancia l’allarme: solo uno statunitense su 10 non è dipendente da Internet. Alla base di questo “disturbo” ci sarebbe un bisogno compulsivo di conferma sociale.

La sobrietà come fattore di cambiamento (di Giulio Ripa)

Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2017

Sullo stesso argomento, si vedano anche:

Buona lettura di questo e di altri articoli di Giulio Ripa, tutti riuniti nel suo archivio.

La sobrietà come fattore di cambiamento (di Giulio Ripa)

Il tipo di sviluppo economico attuale con una produzione sempre in crescita, necessita del consumismo come pratica sociale. Questa ideologia si basa sull'incremento continuo del consumo delle cose e, il linguaggio delle cose e degli atti ad esse collegate è un linguaggio pragmatico. La realtà possiede questo linguaggio e non può essere che vissuta. Infatti il consumismo ha provocato un mutamento antropologico del cittadino in consumatore, con tutti le conseguenze tipiche di una società dell'opulenza e del superfluo.

Il consumismo determina il modo di vita della comunità basato sulla ricerca individuale del piacere (edonismo) attraverso l'incremento continuo di nuovi consumi e bisogni, dove ognuno fa riferimento esclusivamente a se stesso o ai propri desideri (autoreferenzialità) con un atteggiamento di chi prepone i propri interessi e le proprie esigenze a quelle altrui (individualismo).

L'illusione propagandata dai mass-media che il “benessere” dipende direttamente dalla quantità di merci prodotte e consumate, dimentica che avere troppe cose rende limitato il tempo per il piacere immateriale e non aumenta lo stato di benessere dell'uomo perché sposta ad un livello diverso tutti i suoi bisogni. Si crea un circolo vizioso per cui la soddisfazione dei propri bisogni e desideri non fa che aumentare l’insoddisfazione perché produce ancora ulteriori bisogni e desideri da soddisfare.

Il risultato finale è uno stato di malessere psicofisico caratterizzato da eccessiva irritabilità (nevrosi) nelle persone che volenti o nolenti sono ridotti a meri consumatori e spettatori.
Il mancato rispetto dei principi ecologici e la rottura dei rapporti sociali basati sulla solidarietà sono il prezzo che si paga per questo modello di sviluppo.

Il potere del silenzio

Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2017

Taccio,
per poter ascoltare.

Aspetto,
affinché le emozioni e i pensieri maturino.

A volte scrivo,
per dar forma alle idee.

A volte parlo,
affinché dalla condivisione nasca qualcosa di più grande.

 
(Francesco Galgani, 29 febbraio 2017, www.galgani.it)

Associata a questa poesia, scarica la musica ambientale per meditazione e rilassamento, con campane tibetane e suoni della natura, "TI AMO RELAX", che ho creato nel dicembre 2016, con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia. Ringrazio la mia amata compagna di vita Serafina Barbara Greco per avermela ispirata.

L'intersoggettività dalla vita intrauterina alla vita di coppia (dott.ssa Serafina Barbara Greco)

Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2017

Ringrazio la mia amata compagna di vita Serafina Barbara Greco, dott.ssa in Discipline Psicosociali, per avermi autorizzato alla pubblicazione della sua tesi di laurea, dal titolo "L'intersoggettività dalla vita intrauterina alla vita di coppia".

La tesi è disponibile anche su Google Libri, Google Play e Archive.org

Abstract

L’interesse nel comprendere il meccanismo insito nella lettura della propria mente e di quella altrui ha portato alla stesura di questo lavoro che tratta il tema dell’intersoggettività. Per indagare tale ambito sono state usate 130 fonti bibliografiche, consultate sia tramite materiale cartaceo che tramite materiale disponibile su Internet. La bibliografia è riconducibile a differenti aree del sapere: infatti l’intersoggettività viene analizzata da contributi scientifici diversi che fanno uso anche dei risultati provenienti dalle moderne tecnologie.

In ambito psicoanalitico l’intersoggettività si delinea come un fenomeno, ma anche come un punto di vista da cui studiare la mente umana in relazione alle altre menti. L’approccio intersoggettivo nasce come un’evoluzione degli studi basati sulla mente individuale, tuttavia questi ultimi mantengono la loro importanza psicoanalitica. L’interesse per questo tema è emerso in maniera preponderante nell’ambito dell’infant research contemporanea, che tratta l’intersoggettività in riferimento al primo sviluppo infantile. Il termine fu introdotto per la prima volta in questo ambito di studi negli anni Settanta da Colwyn Trevarthen e da quel periodo in poi l’intersoggettività è oggetto di un’attenzione che va sempre più crescendo. Recentemente alcuni autori hanno utilizzato il concetto di intersoggettività come chiave di lettura dei rapporti che si creano in età adulta: un esempio di ciò lo si riscontra negli studi di Giulio Cesare Zavattini per quanto riguarda la coppia romantica. Nell’affrontare la questione si è cercato di declinare l’intersoggettività durante le fasi evolutive, ed in particolare essa è stata collegata con i rapporti significativi che l’essere umano stabilisce nel corso della vita: tutto questo nel tentativo di studiarla nelle sue molteplici sfaccettature, in modo da poter restituire un quadro quanto più possibile integrato del tema in questione.

Nell’ultima parte sono presentati gli esiti di ricerche scientifiche risalenti a non più di un anno fa, i quali offrono un’indicazione sugli studi che attualmente si occupano di intersoggettività e che possono, eventualmente, stimolare riflessioni per direzionare la futura ricerca nel campo.

 

La condizione umana: problemi, reazioni, soluzioni

Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2017

Riporto in questa pagina l'articolo "Divagazioni sull'uomo", di Giulio Ripa. Il titolo che ho scelto per presentare questa pagina - "La condizione umana: problemi, reazioni, soluzioni" - è sicuramente molto impegnativo, inserendosi in una discussione millenaria che non avrà mai termine. Vorrei avvertire i lettori che questo articolo di Giulio Ripa è naturalmente completato da "La sindrome di Prometeo ovvero i limiti del desiderio", scritto dallo stesso autore.

Del suo articolato pensiero, mi ha attirato il fatto che alla visione imperante consumistica, che di per sé è irrazionale e autodistruttiva, viene proposta in alternativa la "sobrietà" come risposta adeguata alla difficoltà del vivere e di conoscere se stessi. La sobrietà non è un mero contenimento dei desideri, ma una loro trasformazione verso qualcosa di più grande e al tempo stesso più sintetico, più essenziale, meno dispersivo. In questo ritorno alla vera natura spirituale ed emotiva dei desideri, io vedo una gabbia, una prigione da cui è assai difficile evadere: la prigione degli atteggiamenti e delle opinioni. Nella sua folle razionalità, l'essere umano è capace di argomentare ciò che pensa, di giustificare (innanzitutto a se stesso) i propri comportamenti, ma raramente è capace di capirli veramente e di cambiarli per viver meglio, soprattutto se li ha agganciati al proprio senso di identità.

Una volta creata un’opinione, la mente umana si affeziona ad essa e cerca in tutti i modi di preservarla. Non basta incrementare la quantità di informazioni su un dato argomento per cambiare opinione su di esso, perché la mente non è permeabile a tutte le informazioni e non è predisposta a riceverle tutte indistintamente: di solito selezioniamo solo quelle informazioni che confermano le opinioni che già avevamo e non ci facciamo condizionare dalle informazioni contrarie. Ciascuno di noi può irrigidirsi su una posizione, fissarsi su una scelta, anche se non è realistica né autentica, ma frutto di condizionamento o mode transitorie. Anche quando sarebbe opportuno (nel nostro stesso interesse) cambiare tale posizione, generalmente ci opponiamo a ogni cambiamento, azionando una modalità di pensiero tutt'altro che razionale. Innanzitutto sono le emozioni a muoverci e a indirizzare i nostri ragionamenti. Spesso cadiamo in posizioni rigide e intransigenti anche per la confusione indotta dalla complessità della vita, confusione che ci rende più seducibili dalle mode e che ci predispone verso soluzioni-ancoraggio a cui aggrapparci per non farci risucchiare da un caos intollerabile. Le pressioni sociali ci manipolano continuamente. Solo una presa di consapevolezza delle nostre prigioni mentali può aiutarci a liberarcene, per poi attuare "veri" cambiamenti di vita.

Buona lettura di questo e di altri articoli di Giulio Ripa, tutti riuniti nel suo archivio.

Francesco Galgani,
26 marzo 2017

Glutine: evidenze scientifiche del perché sia meglio ridurlo

Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2017

Avvertenza - Quanto scritto in questa pagina non costituisce in alcun caso un'indicazione terapeutica. La lettura delle seguenti informazioni non può sostituire un processo di diagnosi e di valutazione accurata dello stato di salute da parte di uno o più medici di base o medici specialisti.

In sintesi, la tesi che emerge da quanto qui riportato è che la precoce sospensione del consumo di glutine previene la progressione cronica di malattie autoimmuni e altri danni (tra cui disturbi dell'umore e ansia), anche in persone a cui non è stata diagnosticata la celiachia. In natura, il glutine si trova esclusivamente nei seguenti cereali: Frumento (grano), Orzo, Segale, Farro, Kamut, Spelta, Triticale, Avena. Tutti gli altri alimenti non contengono glutine, a meno di contaminazioni industriali (di solito indicate tra gli ingredienti). L’unico grano che in natura non contiene glutine è il “grano saraceno”. Consiglio una lettura della breve storia della celiachia qui riportata.

Riporto di seguito l'articolo "Tiroide? Patologie autoimmuni? Abbasso il glutine!" e l'ebook "Mal di glutine", scritti da Lorenzo Acerra.
Fonti: http://www.disinformazione.it/glutine.htm e http://www.vegetariani-roma.it/veganismo-2/glutine/535-il-mal-di-glutine.html

L'illusione di conoscere la realtà

Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2017

«Ieri ho visto una scena terribile: un grosso cane lupo - ma forse era proprio un lupo - che cercava di azzannare una bambina. Questa non aveva il coraggio di scappare perché sapeva che l'animale era molto più veloce di lei. Per difendersi gli ha dato prima da mordere una specie di coperta, già a brandelli, poi, vedendo che quello non desisteva, ha cercato di distrarlo buttando lontano la palla con cui giocava. Questo per due o tre volte, infine la bambina, terrorizzata, mentre l'altro aggrediva la palla, si è nascosta dietro un albero, ma invano... Non so come è andata a finire perché sono corso via a chiedere aiuto».

Oppure:

«Ieri ho visto una scena deliziosa: una bambina che giocava con un cane lupo più grosso di lei. Cercavano di strapparsi a vicenda una vecchia coperta a brandelli, ma si vedeva chiaramente che il cane tirava piano per non far cadere la bambina. Poi lei ha cominciato a lanciargli una palla e quello correva a riprenderla. Questo per due o tre volte, finché la bambina si è nascosta dietro un albero, e il cane per un po' ha fatto finta di non vederla... A una certa distanza c'era un altro bambino che evidentemente avrebbe voluto giocare anche lui, ma qualcuno deve averlo richiamato, perché un certo punto è corso via».

Storielle che aprono la mente anche a bambini molto piccoli: non ci sono soluzioni precostituite su qual è il modo corretto di interpretare [la realtà]. Te lo devi cercare da solo.

(tratto da un'intervista a Boris Porena, pubblicata sulla rivista "Buddismo e Società" n. 162, gennaio / febbraio 2014)

Non esiste una realtà, non esistono fatti oggettivi: esiste piuttosto il nostro personale modo di interpretarli. Noi non percepiamo e interpretiamo il mondo in un certo modo perché la realtà è in un certo modo, ma innanzitutto perché noi, in un certo momento, siamo fatti in un certo modo e ci troviamo in un certo stato psico-fisico e relazionale.

Mi tornano a mente le parole che Bud Spencer, nel ruolo di Bulldozer (film del 1978), disse a un giovane: "Non dar credito a quello che gli altri dicono, ma impara a cercarti da solo la verità".

Francesco Galgani,
19 marzo 2017

Ridono di te

Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2017

Ridono di te…

e falli pure ridere,

difendi ogni creatura,

che al mondo vuole vivere…

Non conta cosa dicono

nemmeno che gli piaccia,

ti chiuderan la bocca,

sperando che poi taccia,

ma un giorno capiranno,

e si uniranno al coro,

non giudicar sta gente

perchè eri uno di loro.

Se poi non cambieranno

almeno ci hai provato,

la voce di ogni schiavo

percosso e poi umiliato…

e brilla il cambiamento

che sai, sarà fatale…

aprendo ogni gabbia

con dentro un animale.

Vincent

http://www.larionews.com/lario/langolo-della-poesia-di-vincent-tutti-ridono-di-te

Sport: prevenzione e cura di tante malattie (tumori compresi)

Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2017

Vedi anche: i 12 COMANDAMENTI CONTRO IL CANCRO, passaparola del Dott. Franco Berrino, epidemiologo presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Ad avere un effetto preventivo sulla prevenzione del cancro sono soprattutto le attività aerobiche, perché aumentano la frequenza cardiaca. Via libera dunque a passeggiate, escursioni in montagna, percorsi in bicicletta, nuoto e corsi in palestra. Quante volte esercitarsi? L'Oms raccomanda 30-60 minuti di attività moderata-intensa almeno 5 volte alla settimana. Anche se molto, naturalmente, dipende dal livello di forma fisica e di allenamento individuale.

Vi propongo un breve video, poi alcuni dati:

DOWNLOAD MP4

Passiamo ai dati. Il 20% dei tumori è causato dalla sedentarietà. I benefici dell’attività fisica sono evidenti e diversi studi hanno dimostrato la sua influenza su alcune delle neoplasie più frequenti, sia a livello preventivo, sia a livello curativo: l’attività fisica è sempre consigliata, infatti, anche quando la malattia si è già manifestata. In presenza di una massa tumorale alcune cellule del sistema immunitario, le Natural Killer (NK), si spostano dal circolo sanguigno e migrano verso il tumore con l’obiettivo di attaccarlo. Negli studi animali, l'attività fisica ha portato ha una riduzione del 50% delle masse tumorali iniziali.

Per quanto riguarda la prevenzione, chi ha l'abitudine di fare sport ha una minor incidenza di adenocarcinoma dell'esofago (-42%), di tumore del fegato (-27%), del polmone (-26%), del rene (-23%), dello stomaco a livello del cardias (-22%), dell'endometrio (-21%), della leucemia mieloide (-20%), di mieloma (-17%), di tumore del colon (-16%), di tumori della testa collo (-15%), di tumore del retto (-13%), della vescica (-13%) e della mammella (-10%). L'effetto protettivo dell'attività sportiva contro il tumore rimane evidente anche dopo aver considerato la dieta e l'eventuale status di fumatore. Addirittura, nel caso dei tumori di polmone ed endometrio, l'attività fisica è risultata ancor più protettiva nei soggetti in sovrappeso e obesi. Complessivamente, chi fa sport ha il 7% di rischio in meno di ammalarsi di tumore, ma in un quarto dei tumori considerati la riduzione del rischio supera il 20%.

Solo per due neoplasie l'attività fisica ha dimostrato di avere un effetto 'negativo', quello della prostata (+5%) e soprattutto nel melanoma maligno (+27%). Almeno in quest'ultimo caso però la colpa è facilmente attribuibile non all'attività sportiva, ma ai raggi del sole visto che il dato è riferibile solo agli stati statunitensi più soleggiati, quelli cioè con i più elevati livelli di radiazione ultravioletta. In questo caso il consiglio è quello di ricordare sempre di proteggersi con adeguati filtri solari durante le attività sportive all'aria aperta.

Va sottolineato che diminuire del 20% l'incidenza dei tumori equivale all'effetto terapeutico di molte terapie oncologiche usate in senso preventivo o come terapia adiuvante. In altre parole, lo stile di vita, in termini di riduzione del rischio di tumore, può avere lo stesso impatto delle terapie oggi disponibili.

Fonti:

Francesco Galgani,
19 marzo 2017

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