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Quattro suggerimenti per non impazzire

Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2021

Vista la situazione particolarmente critica che come individui, come famiglie, come gruppi, come comunità e come collettività umana stiamo vivendo, ho cominciato a farmi delle domande, che potrebbero condensarsi in «Stiamo sbagliando qualcosa?» e «Cosa possiamo fare?».

Forse, però, prima di occuparci del “fare” potremmo indagare l’“essere”, ovvero: «Chi siamo?» e «Dove siamo?».

Vorrei partire proprio da queste ultime domande, ma con una doverosa premessa: poiché il percorso di consapevolezza è personale, e ciascuno ha quello più adatto a sé, questo mio scrivere è da intendersi solo come una condivisione di pensieri, senza alcuna pretesa di assurgere a verità. In questo senso, secondo me, l’unica vera maestra è la vita stessa.

Tornando alle domande «Chi siamo?» e «Dove siamo?», la mia impressione è che ognuno di noi viva immerso in un campo invisibile di forze, che è molto potente e di cui, di solito, non sa assolutamente nulla. Da ciò ne segue che nessuno di noi possa autodeterminarsi da solo, anzi, l’asservimento a forze che stanno al di sotto (o al di sopra) del livello di consapevolezza è l’inevitabile normalità: tentare di negare questo fatto è già di per sé una follia. Il rischio di impazzire è alto se cediamo a certe forze distruttive, di cui siamo poco o per niente consapevoli ma che sono molto radicate nella nostra cultura e nel sistema economico-politico che la governa. Ritengo che la cosa giusta da fare sia rinvigorire e allenare altri tipi di forze, a cui possiamo avere accesso focalizzandoci sui quattro punti seguenti, dopodiché il modo di affrontare le vicende della vita sarà più naturale, più consapevole e anche più saggio.

1. Accettiamo la vita per quello che è.

2. Sentiamoci parte del tutto, con gratitudine e rispetto. I pensieri ricorrenti diventano abitudini, le abitudini diventano carattere, il carattere diviene destino: pensieri radicati nella piena accoglienza e accettazione delle cose che accadono, e nella gratitudine per la vita così com’è, sono di base per un ottimo destino.

3. Asteniamoci dal giudizio e dalla pretesa di conoscere, con l’auspicio di smantellare la visione dualistica del mondo che ci separa dalla vera umanità, ovvero dalla ricerca del bene comune.

4. Facciamo pratiche ricorrenti e quotidiane di lode alla vita e di ricongiunzione con il tutto, tra le quali rientrano sane risate innocenti di gioia. Guardiamo il mondo con sguardo innocente e meravigliato delle cose più semplici, come bambini e bambine sanno fare.

In estrema sintesi, questi quattro punti “per non impazzire” fanno parte di un percorso di vita libero dalla prigionia di “lamentele, pretese e accuse”, che mai hanno migliorato la vita di qualcuno, anzi.

Questi quattro punti sono le risposte che a me sono giunte alle domande iniziali «Stiamo sbagliando qualcosa?» e «Cosa possiamo fare?». Ho usato l’espressione “che a me sono giunte” per sottolineare che nessun pensiero è “mio”, ma fa parte di un modus cogitandi et operandi in cui sono immerso insieme a tante altre persone, delle quali non so nulla ma che, come me, sono nodi della rete di Indra, cioè della rete della vita.

Potrebbe essere interessante confrontare questi quattro suggerimenti per non impazzire con un ipotetico percorso coscienziale, in quattro fasi interconnesse e con possibili somiglianze con quanto molti di noi stanno sperimentando.

1. Inizialmente l’individuo crede nel “caso”, nella fortuna o sfortuna: la sua capacità di collegare cause con effetti è molto scarsa ed è sempre pronto a puntare il dito contro la sfortuna, i fatti o le persone.

2. L’individuo inizia ad accorgersi che ci sono, almeno per quanto riguarda il piano fisico, delle leggi naturali precise, ma non ha la stessa consapevolezza per il piano mentale e spirituale. Anche in questo caso, se la prende sempre con qualcun altro per tutto ciò che gli accade, o con il caso o con il destino.

3. L’individuo inizia ad accorgersi e a prendere sempre più consapevolezza che nulla accade casualmente, ma che tutto ciò che esiste, in ogni piano di esistenza, segue delle leggi ben precise. A questo livello, spesso è portato a cercare di scoprire queste leggi per potersi creare la propria realtà, per eliminare da essa tutto ciò che gli causa dolore e sofferenza. Con uno sguardo compassionevole, si sente fiducioso di poter fare qualcosa per creare un mondo migliore anche per le altre persone, fiducia che nasce dalla scoperta di poter fare cose che, precedentemente, avrebbe ritenuto impossibili. Tuttavia, a parte questi “miracoli” di cui ora è capace, la sua “volontà” non si è ancora identificata con la “volontà del tutto”: l’intensità della sofferenza che può provare nei casi in cui non riesce a raggiungere un obiettivo, o che può provare di fronte ad avvenimenti o situazioni di vita che non accetta, ne è una prova. In questa fase di “illuminazione parziale”, si sente ancora portatore di verità, tenta di insegnare ad altri e ha ancora una mente giudicante.

4. L’individuo accetta la vita così com’è, limita il più possibile i propri giudizi, accetta la contraddittorietà della realtà senza pretesa di risolverla, non cerca discepoli o seguaci di alcun genere, non ha nulla da insegnare e nei fatti che accadono vede un riflesso della volontà del tutto. Non è più interessato a difendere i propri pensieri o il proprio ego, non cerca la fama e non ha più paura della morte: sentendosi parte di qualcosa di infinitamente più compassionevole e intelligente di quanto possa esserlo una singola persona, non si identifica più con la propria visione delle cose, piuttosto si sente “strumento” di questa volontà amorevole più grande, in funzione della quale cerca di agire. Vive con la fiducia che tutto ciò che accade, a livello personale e collettivo, è “necessario”. La consapevolezza che “il male non viene mai per nuocere” è sorretta da una solida fede nella vita. L’interesse alla qualità delle relazioni è molto più forte e prioritario rispetto al corretto discernimento della realtà, di cui ne mette seriamente in dubbio la fattibilità.

Lascio a te una riflessione sulle possibili conseguenze personali e sociali di ciò che hai appena letto,
ti ringrazio,
7 maggio 2021