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L'evoluzione della specie: riflessione concettuale su che cos'è il "caso"

Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2015

Ricopio una frammento di Wikipedia, tratto dalla voce "Pensiero di Jacques Monod" (a cui rimando per la bibliografia), con in calce una mia riflessione:

Caso e necessità

Evoluzionisti e creazionisti

Ne L'origine delle specie (1859) Charles Darwin con la sua teoria evoluzionistica sosteneva che le variazioni morfologiche degli esseri viventi erano dovute alla casualità escludendo dalla considerazione della natura ogni finalismo di un'azione provvidenziale di un Dio creatore. Nasceva quindi una polemica con i cosiddetti creazionisti i quali rifiutavano una spiegazione meccanicistica e naturalistica dello sviluppo della vita escludente un qualsiasi intervento sovrannaturale.

Non mancarono tentativi di operare una sintesi tra le due concezioni come quella tentata da Asa Gray (18101888), corrispondente dello stesso Charles Darwin, con il quale scambiò opinioni ed informazioni che si rivelarono utili nello sviluppo dell'opera del naturalista inglese che fu uno strenuo difensore della teoria darwiniana dell'evoluzione e della selezione naturale (pubblicò in questo senso anche una raccolta di saggi, intitolata Darwiniana) ma che nello stesso tempo auspicava una riconciliazione fra l'evoluzionismo e le tesi ortodosse cristiane, a quel tempo considerate dalla maggior parte delle persone come irrimediabilmente antagoniste e mutuamente esclusive.

Schierato sulle posizioni darwiniane era invece Charles Sanders Peirce (18391914), matematico, filosofo e semiologo statunitense che in opposizione sia al determinismo positivistico che al neoidealismo, negatore della validità teorica delle affermazioni scientifiche, sosteneva con il tichismo[2] che il mondo è immerso nel dominio del caso, dell'imprevedibilità e dell'irregolarità.

Con il libro Il caso e la necessità (1970) Jacques Monod s'inserisce nella polemica affermando che «[Le alterazioni nel DNA] sono accidentali, avvengono a caso. E poiché esse rappresentano la sola fonte possibile di modificazione del testo genetico, a sua volta unico depositario delle strutture ereditarie dell'organismo, ne consegue necessariamente che soltanto il caso è all'origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera. Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice stessa del prodigioso edificio dell'evoluzione: oggi questa nozione centrale della Biologia non è più un'ipotesi fra le molte possibili o perlomeno concepibili, ma è la sola concepibile in quanto è l'unica compatibile con la realtà quale ce la mostrano l'osservazione e l'esperienza. Nulla lascia supporre (o sperare) che si dovranno, o anche solo potranno, rivedere le nostre idee in proposito.»[3]

Gli esseri viventi infatti rappresentano un sistema chiuso: essi sono caratterizzati dall'"invarianza" e dalla "teleonomia" cioè dalla capacità di trasmettere la propria struttura genetica alle generazioni successive. Quando si verifica una mutazione questa è da ascrivere non ad un'impossibile interazione con l'ambiente ma piuttosto con eventi casuali verificatisi al suo interno:
«Gli eventi iniziali elementari, che schiudono la via dell'evoluzione ai sistemi profondamente conservatori rappresentati dagli esseri viventi sono microscopici, fortuiti e senza alcun rapporto con gli effetti che possono produrre nelle funzioni teleonomiche.»[4]

Tuttavia, dal momento in cui la modifica nella struttura del DNA si è verificata, una volta avvenuta la mutazione «l'avvenimento singolare, e in quanto tale essenzialmente imprevedibile, verrà automaticamente e fedelmente replicato e tradotto, cioè contemporaneamente moltiplicato e trasposto in milioni o miliardi di esemplari. Uscito dall'ambito del puro caso, esso entra in quello della necessità, delle più inesorabili determinazioni. La selezione opera in effetti in scala macroscopica, cioè a livello dell'organismo.»[5]

Monod quindi opera una sintesi tra il caso che origina le mutazioni e il rigido determinismo che opera nel meccanismo della selezione naturale nel momento in cui l'essere vivente mutato si deve mettere alla prova con l'ambiente.

Riflessione personale... ma che cos'è il "caso"?!! Esiste realmente o è un artificio concettuale per dare ragione di tutto ciò che non è prevedibile dalla mente umana?! Postulare l'esistenza del caso non è forse un modo per spiegare ciò che altrimenti non è spiegabile? Se le cose stanno così, allora postulare il caso non è tanto diverso dal postulare un'essere trascendente... perché in entrambi i casi il risultato è sempre lo stesso: ricorrere ad un espediente per spiegare quello che non può essere spiegato.

Francesco Galgani,
22 febbraio 2015

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