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Oltre gli schieramenti: verso una comprensione profonda dei conflitti, e di noi stessi

Mystery

Life is a mystery.
Every meeting of souls is a mystery.
Little is needed to be at peace.
I believe that nothing is by chance.

(March 6, 2024)

Il mio articolo precedente, "Mobilitiamoci contro il genocidio!", può alimentare possibili fraintendimenti, cosa non insolita dato il clima di polarizzazione del discorso pubblico. Non divido il mondo in un dualismo di "buoni" contro "cattivi". Questa tendenza alla semplificazione è uno dei motivi per cui, in genere, esito a trattare certi argomenti.

È fondamentale chiarire che, in conflitti come quello israelo-palestinese, non esistono parti coinvolte interamente virtuose o interamente malvagie. Se così fosse, infatti, non ci sarebbe speranza e ogni discorso sarebbe vano. Ma evidentemente non è così, perché le parole contano. Un discorso sbagliato, infatti, può portare violenza e distruzione, creando ferite assai difficili da superare. Parole un po' più sagge possono invece aiutarci a vivere meglio.

Il mio condividere un appello a una delle parti, cioè Israele, non implica una presa di posizione "contro" di essa o un sostegno incondizionato all'altra. Il mio intento è quello di promuovere ciò che è più urgente, non di alimentare divisioni.

La sofferenza arrecata intenzionalmente è un boomerang che torna sempre indietro, per questo, secondo me, esortare Israele a fermarsi è innanzitutto nell'interesse di Israele stessa. Stesso discorso per chiunque altro, a cominciare da noi stessi, sia come popolo mal governato e mal consigliato, sia come individui che possono essere preda di emozioni tristi. Immagino che questo punto di vista possa risultare paradossale se osserviamo la realtà con rabbia e sdegno, infatti sto invitando ad osservare le cose con un altro stato d'animo. Non possiamo sostenere la pace con un cuore che odia, sarebbe impossibile.

Tuttavia, è innegabile che anche i richiami più benevoli possono essere interpretati come attacchi, rendendo arduo il compito di trasmettere visioni che possano essere percepite come minacciose o accusatorie a livello identitario. Quindi, cosa fare?

Nell'articolo "Mobilitiamoci contro il genocidio!", ho cercato di esprimere preoccupazione per entrambe le parti coinvolte, accennando al concetto di karma ma senza approfondire quanto ritengo sia essenziale per costruire una pace duratura: la comprensione reciproca.

La situazione è intrinsecamente complessa e la strada verso la pace richiede il coinvolgimento di mediatori in ogni ambito delle società in conflitto. La pace, tuttavia, rimane un traguardo irraggiungibile senza un'autentica comprensione delle narrazioni, delle identità e delle relazioni interculturali che definiscono ciascuna comunità. Dobbiamo entrare nell'ordine di idee che, in questi casi, anche chi compie i peggiori crimini non lo fa perché è psicopatico in senso clinico, ma perché si trova all'interno di una società modellata da lunghissimo tempo secondo certe idee che, nel caso specifico, trovano fondamento in testi e tradizioni considerati sacri. Non si può comprendere Israele e il suo operato senza conoscere a fondo la Bibbia ebraica, così come non si può comprendere una parte consistente di mondo senza il Corano. La comprensione è il primo requisito minimo indispensabile per tentare di iniziare un dialogo.

Tutto ciò che nega che "l'altro" sia un interlocutore, additandolo come sub-umano o mostro, è solo propaganda di guerra che si ritorce contro chi ci crede.

Ovviamente, dobbiamo avere anche un minimo di consapevolezza di come si muovono i soldi nel mondo e di chi e cosa li fa muovere. Le guerre servono anche per far fare tanti soldi. A ciò andrebbe aggiunta una considerazione su chi realmente muove i militari, perché spesso le cose sono più intricate e occultate di come potrebbero sembrare. Ma non voglio allargare troppo il discorso, altrimenti entrerei in argomentazioni che distoglierebbero l'attenzione dal problema principale.

Solo attraverso un dialogo aperto e uno sforzo congiunto verso l'empatia possiamo sperare di superare le divisioni e costruire un futuro condiviso. Con la rabbia, l'odio o con una triste e depressa rassegnazione, invece, non risolviamo nulla.

Ciascuno di noi è come un contenitore di desideri, desideri spesso inappagati. Le sofferenze non mancano mai. Eppure, forse la cosa più importante è avere la pace come desiderio principale. Ciascuno di noi può “essere pace”.

Ciò richiede un costante sguardo attento su noi stessi, che è essenziale. Mi riferisco al fatto di trasformare le nostre emozioni negative in emozioni di pace. Ciò è più che mai necessario, perché i demoni si alimentano delle nostre energie negative, mentre le forze protettrici della vita e dell’ambiente se nutrono delle nostre energie positive.

In linea generale, le persone più inconsapevoli sono quelle che fanno le peggiori cattiverie. Le persone che invece hanno maggiore consapevolezza di se stesse sono coloro che riescono a fare del bene per sé e per gli altri.

Tutto inizia con la sfida interiore di non cedere alle negatività. E’ una sfida quotidiana, con la quale possiamo iniziare e concludere ogni giornata.

(9 marzo 2024)

Concepimento, Anima che sta per reincarnarsi
Concepimento, Anima che sta per reincarnarsi (Francesco Galgani's art, March 9, 2024)
(March 9, 2024, go to my art gallery)

 

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