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Verso il fallimento dell'intelligenza artificiale

Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2020

Per approfondimenti su questo tema:

tratto da corrispondenza privata:

«[...] Interessante l'analisi che fa Federico Fagin. Concordo su tutto tranne però sul finale. Anche lui si illude che il problema si possa ridurre alla fine su come si usa la tecnologia. "Il vero pericolo è dato dagli usi malevoli dell’intelligenza artificiale." Invece il vero pericolo è la tecnologia stessa qualunque uso se ne faccia. Almeno la storia così ci ha dimostrato.

Inoltre io credo, che la scienza abbandonerà nel tempo gli studi sull'intelligenza artificiale partendo da materia inerte, per l'impossibilità di costruire robot uguali agli esseri umani, così come chiaramente ci spiega Fagin, per intraprendere gli esperimenti che hanno lo scopo di costruire macchine viventi, cioè partendo da materiale vivente (cellule staminali). Su questo la biogenetica è abbastanza avanti nella ricerca.

Da sempre l'uomo ha avuto il desiderio di creare se stesso, di essere come un Dio creatore di tutte le cose.

La tecnologia ora è si è avvicinata con la biogenetica a realizzare questo sogno. L'uomo vuole creare a sua immagine  e somiglianza l'uomo, con una differenza essenziale rispetto ad oggi, di programmare nei laboratori un uomo con caratteristiche predeterminate (modificando il DNA) e non semplicemente ereditate come succede oggi. [...]»

«[...] la vita è già intelligente. Cercare di forzare la sua intelligenza connaturata in una direzione che non le è propria, significa renderla stupida. Questa è una legge universale: non vale solo nell’educazione, dove il danno inflitto dal voler forzare i discenti su discipline lontane dalla loro sensibilità è evidente, ma vale anche per la cosiddetta intelligenza artificiale, dove l’uso di cellule vive per scopi diversi da quelli per cui natura le ha concepite non potrà che portare guai seri. Anche le pene inflitte dalle manipolazioni genetiche a piante e animali sono tutto fuorché una dimostrazione di intelligenza, anzi. Mi pare che ci siano tutte le premesse affinché l’intelligenza artificiale possa rivelarsi un grande fallimento. Forse, quando ciò accadrà, cominceremo a sviluppare più rispetto e devozione per la vita così com’è. [...]»

«[...] Se adesso mi addormentassi e poi mi risvegliassi tra mille anni, la prima cosa che chiederei è se le persone sono felici di vivere e in armonia tra di loro con amorevole gentilezza, senza che qualcuno cerchi di imporsi sugli altri. [...]»

(Giulio Ripa e Francesco Galgani, 7-9 febbraio 2020)

 

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